Pienamente rispettato il pronostico ai Campionati Europei di Tiri a Quattro, organizzati ad Exloo (Ned) dal 24 al 27 agosto 2023, in parallelo con i Campionati Mondiali di Para Driving. 63 in totale i concorrenti ai nastri di partenza, in provenienza da 16 nazioni diverse. Come ha sottolineato giustamente il Presidente FEI Karoly Fugli nel suo discorso di chiusura, un raro esempio di inclusione nell’ambito sportivo, caratteristica peculiare di questa disciplina equestre.

 

I portacolori italiani: Luca Cassottana e i suoi 5 cavalli, Laura Paglicci Reattelli e Giulio Tronca, attorniati da tutta la squadra di addetti ai lavori

 

CAMPIONATO EUROPEO DI TIRI A QUATTRO

Assente dai campi di gara l’indiscusso numero uno della specialità tiri a quattro, l’australiano Boyd Exell per ovvie questioni di appartenenza geografica, ecco che le nuove generazioni si affacciano prepotentemente sulla scena degli attacchi. Bram Chardon, secondo in dressage con 39,52, settimo in maratona e doppio netto nei coni si è aggiudicato per la terza volta consecutiva la medaglia d’oro a titolo individuale, oltre ad assicurare la vittoria anche della squadra olandese, insieme ai conterranei Koos de Ronde e al padre Ijsbrand Chardon. Poco ha influito la sfortuna di quest’ultimo che nella prova di dressage, a seguito dello sgancio di una parte del finimento ha dovuto far scendere un groom sobbarcandosi 5 punti di penalità e inoltre ha incontrato delle difficoltà nell’ostacolo n. 3 della maratona, fattori che hanno compromesso il suo risultato finale personale. In un’intervista rilasciata da Bram, il giovane rampollo chiarisce che comunque non si tratta mai di una sfida tra lui e il padre: non è importante chi dei due vinca, la loro strategia è semplicemente quella che la vittoria rimanga in famiglia.

 

Il nuovo che avanza: nella squadra tedesca due giovani guidatrici, Mareike Harm e Anna Sandmann, seguite nella preparazione da sua maestà Boyd Exell (photo credit: Krisztina Horvath/Hoefnet)

 

Il nuovo però è rappresentato anche dalla compagine tedesca, che ha schierato per la prima volta in squadra due giovani guidatrici, la 37enne Mareike Harm (1a in dressage) e la 27enne Anna Sandmann (3a in dressage), a dimostrazione che i tiri a quattro non sono solo appannaggio di chi può vantare una spiccata forza fisica. Infatti per tutto il campionato hanno saputo dare battaglia agli altri 36 concorrenti uomini, conquistando per la squadra tedesca la medaglia d’argento e piazzandosi rispettivamente al 5° e 6° posto in classifica individuale.

Per la cronaca, medaglia d’argento individuale a Koos de Ronde, che alla vigilia della prova coni sapeva di poter ambire a salire sul podio: incerto era solo su quale gradino, data la poca distanza tra i primi della classifica provvisoria. Alle spalle dell’olandese si è aggiudicato il bronzo il tedesco Michael Brauchle, l’assoluto specialista della maratona, prova che ha vinto, avendo al suo attivo già un ottimo dressage (50,91) e nonostante un errore agli ostacoli nella prova coni. Il podio a squadre vede invece dietro a Olanda e Germania, il Belgio con due pezzi da novanta, Glenn Geerts e Dries Degrieck oltre al debuttante Tom Stokmans.

 

Podio individuale: 1° Bram Chardon, 2° Koos de Ronde, 3° Michael Brauchle (photo credit: Team Nederland)

 

In quanto al concorso in sé, eccezionali i campi di gara per dressage e coni, con un ottimo fondo che ha retto magnificamente ai due episodi di pioggia, variabilità meteorologica assai frequente nel nord, con precipitazioni per fortuna assenti nella giornata di sabato, quando 15.000 spettatori si sono assiepati intorno agli ostacoli per godersi lo spettacolo, ben sapendo che avrebbero potuto dare libero sfogo ai loro sonori incitamenti rivolti ai beniamini locali, sicuramente in lizza per le posizioni più prestigiose.

Otto gli ostacoli di maratona per i tiri a quattro costruiti su disegno dello Chef de Piste olandese Jeroen Houterman, tutti ravvicinati per facilitare lo spostamento da uno all’altro da parte degli spettatori, con traiettorie lunghe ma fluide, pensati per adattarsi anche ai para driver. Questo stesso concetto è stato adottato anche per il percorso coni che però molti hanno giudicato troppo facile, tesi confermata dai tanti percorsi netti nel tempo (16 su 38) tanto che la prova solitamente più suscettibile di ribaltare le classifiche ha portato poche variazioni alla classifica provvisoria prima della gara finale.

 

UNICO ITALIANO, LUCA CASSOTTANA

Presente per l’Italia l’unico driver che abbia deciso di raccogliere la sfida, passando assai recentemente dal singolo al tiro a quattro, un impegno preso in primis per non lasciare privo il nostro paese di un rappresentante nazionale quando nel 2022 il campionato del mondo veniva organizzato proprio ai Pratoni del Vivaro; infervorandosi poi sempre di più, assaporando il piacere dei piccoli progressi, imparando dalle sconfitte e traendo da questa attività svolta a titolo amatoriale un tale godimento da indurlo a perseverare, ecco che LUCA CASSOTTANA si è messo nuovamente in gioco, supportato dai confortanti risultati ottenuti nei tre concorsi internazionali disputati quest’anno che avrebbero forse fatto sperare in un piazzamento finale migliore. Purtroppo ogni concorso è un discorso a parte e ogni difficoltà rappresenta un’incognita, che il driver si chiami Ijsbrand Chardon, che vinse nel lontano 1982 la sua prima di 31 medaglie ai soli Campionati del Mondo, o Luca Cassottana per il quale questo Europeo rappresenta il secondo impegno top level. I Chardon competono al massimo livello da tre generazioni e gestiscono un centro ippico e centro attacchi dove vanno a formarsi tanti campioni, compreso il nostro Luca che, pur essendosi avvicinato al circuito da poco, ha optato per il meglio. Molto significativo il suo commento che rivela come, ben lungi dall’essere scoraggiato, si senta invogliato a dimostrare come la tendenza al miglioramento abbia solo subito una breve battuta d’arresto ma non si è per questo interrotta. Così tira le somme il nostro portacolori.

Per un commento più emotivamente distaccato, diamo la precedenza alle parole del Capo Equipe, nonché tecnico nazionale FISE, Cristiano Cividini.

“Luca sta facendo un grande lavoro di base sui cavalli, con un grosso sacrificio, ha preparato bene i cavalli, facendo anche un ultimo periodo di affinamento in Olanda. Personalmente l’ho visto bene, con i cavalli in forma. Probabilmente per lui si erano create delle aspettative molto alte che a loro volta, come in tutti i casi della vita, hanno contribuito a generare quel filo di tensioni inevitabilmente percepite dai cavalli che ne risentono, risultando più tesi. Questo è purtroppo un prezzo che Luca dovrà pagare: il passaggio dalla fase un po’ improvvisata di quando abbiamo preparato il mondiale di Roma l’anno scorso ad ora che Luca sta entrando nella parte dove occorre quello scatto in avanti che porta a difficoltà maggiori. Ho però visto Luca molto consapevole e preparato, molto desideroso di progredire. Ovviamente la tipologia dei suoi cavalli, di chiara impronta Gelder, in alcune situazioni gli fa perdere un po’ di andatura verso l’avanti e questo rende tutto più difficile ma Luca, con l’appoggio di Bram, sicuramente riuscirà a risolvere questo problema. Nel dressage è stato bravo,  con alcuni piccoli errori dati soprattutto dalla volata che andava a fasi alterne, ma lui ha guidato in maniera abbastanza precisa; nella maratona invece, una serie di episodi, con un piccolo errore sull’ostacolo 2 che lo ha un po’ bloccato, rendendo evidente che dovrà lavorare sul team per un migliore affiatamento tra lui e il suo primo groom riguardo ai consigli che gli può dare, a cui ha fatto seguito un errore di percorso corretto nell’ostacolo 5, nonché qualche pallina di troppo nei coni hanno determinato il risultato finale. In questa prima fase di passaggio di livello è normale che si possa incappare in qualche gara storta. Sta di fatto tuttavia che Luca va assolutamente coccolato, corteggiato e sostenuto con ogni mezzo perché al momento è il nostro unico guidatore di tiro a quattro.”

Passiamo ora il testimone al diretto interessato per qualche approfondimento.

 

Una ripresa di dressage iniziata col sole e terminata con un acquazzone: cieli d’Olanda! (photo credit: Krisztina Horvath/Hoefnet)

 

“La manifestazione è pienamente riuscita, molto ben preparata, ostacoli molto belli, alcuni veloci e spettacolari alternati ad altri molto tecnici, il campo in sabbia era perfetto, anche sotto la pioggia. Tutto al meglio tranne forse un po’ la logistica del parcheggio van ma non era certo colpa degli organizzatori: il terreno era molle e anzi, si sono dati da fare per posizionare dei lastroni di ferro che permettessero a mezzi e cavalli di spostarsi più agevolmente.

Io dopo Beekbergen avevo lasciato i cavalli da Chardon e nell’ultima settimana prima del campionato li ho raggiunti, sottoponendoli ad allenamenti intensi di cui ero molto soddisfatto: i Chardon mi hanno molto aiutato, mi hanno fatto capire tante cose in più. Purtroppo però al momento della gara mi sono ritrovato con i cavalli un po’ su di giri, alquanto nervosi, quindi probabilmente l’ultimo addestramento non gli è giovato molto, hanno risentito della pressione e durante il dressage ne ho pagato le conseguenze. Da notare che la mia ripresa l’ho iniziata con il sole e l’ho terminata sotto un acquazzone incredibile: il tempo in Olanda, si sa, è peggio di quello in montagna, può cambiare ogni 10 minuti. I cavalli erano belli ma, appunto, un po’ tesi.

In maratona ho avuto varie difficoltà a cominciare dall’ostacolo dell’acqua: a causa del fatto che i miei cavalli di volata sono meno in avanti dei timonieri, molto prepotenti, quando li spingo, questi ultimi li anticipano e io perdo un po’ il contatto con la volata. Così dopo la porta C, ho impostato la girata intorno al palo per entrare nella porta successiva ma i cavalli mi hanno anticipato e quindi, non avendo un buon contatto con la volata, sono entrati subito nella porta al contrario invece di girarci intorno. Purtroppo questo errore costa caro e 20 punti sono duri da recuperare. Sempre per la mancanza di controllo, anche alla porta F dell’ostacolo 2 ho perso altri 10-15 secondi, senza tuttavia incappare in errori. Infine, nell’ostacolo n. 7 si è rotta una tirella: sono riuscito in qualche modo a terminare comunque l’ostacolo, pur non potendo spingere più di tanto con la tirella della voltata a penzoloni, poi mi sono fermato subito dopo l’uscita ma dato che non era solo staccata, ma strappata, ci sono voluti un paio di minuti per ripararla e così sono incappato anche in penalità per il superamento del tempo accordato per la fase. Se tutto fosse filato liscio, avrei potuto arrivare nella prima metà della classifica, ma quando capitano questi incidenti, è facile compromettere il risultato. D’altra parte anche un grande campione come Ijsbrand Chardon ha incontrato delle difficoltà in maratona, tanto da scivolare in 21a posizione e veder sfumare la speranza di un posto sul podio.

 

Una maratona sofferta quella di Luca Cassottana (photo credit: Krisztina Horvath/Hoefnet)

 

Al controllo veterinario dopo la maratona uno dei miei cavalli aveva un filo di sangue in bocca, alla sera i giudici sono venuti a rivederlo in scuderia e hanno riscontrato una piccola ulcera che li ha indotti a decidere per la sua sostituzione, nell’ultima prova, con il cavallo di riserva. Ho quindi dovuto rivedere la formazione, con una disposizione che non avevo mai guidato prima: il timoniere di sinistra spingeva continuamente contro il timoniere di destra e il risultato è stato che ho abbattuto quattro palline, cosa che non mi era mai successa in precedenza.

Dei cavalli però sono stato in generale molto contento, ho capito su cosa devo lavorare per ovviare ai problemi e migliorare le prestazioni. Al di là del risultato, è stata alla fine un’esperienza positiva. Io ho comprato cinque cavalli e non 20 come hanno tanti in scuderia: questi ho preparato e questi ho portato al campionato. Hanno iniziato con pochissima esperienza due anni fa, stanno migliorando, hanno già fatto passi da gigante e margini di crescita ce ne sono ancora tanti. L’importante è capire di non aver sbagliato tutto ma che si tratta solo di una gara caratterizzata da una serie di sfortune, una dietro l’altra. Anche Bram era contento dei progressi, seppur dispiaciuto che non tutto fosse andato come previsto, e mi ha incitato a non mollare perché siamo sulla strada giusta.

In conclusione è stata una bellissima esperienza, purtroppo non andata come avrei sperato. Un’annata in crescita, sia per i cavalli che per me. Abbiamo lavorato intensamente per arrivare all’europeo al massimo delle nostre possibilità, macinando come sempre tantissimi km, ore e ore in carrozza; ma le gare sono piene di imprevisti e non sempre si ottiene quello che ci si prefissa. A bilancio poca soddisfazione nel risultato, ma piena fiducia nel mio team in continuo miglioramento”.

 

CAMPIONATO MONDIALE DI PARA DRIVING

Che sia ben chiaro: un campionato di tutto rispetto! Ben 25 i concorrenti in gara di cui 16 in categoria Grado I e 9 in Grado II, a seconda della gravità dell’impedimento fisico, che hanno ovviamente affrontato un testo di dressage diverso dai tiri a quattro ma poi la stessa maratona (con l’esclusione solo di due ostacoli con dislivello, quindi 6 su 8) e stesso percorso coni, con modifiche solo di carreggiata e velocità.

Come per i tiri a quattro, anche in questa categoria si è ripetuto a grandi linee lo stesso copione della precedente edizione (Schildau/Ger 2021) con la conferma nel Grado I della medaglia d’oro all’americana Tracy Bowman davanti alla tedesca Patricia Grosserichter e all’australiana Jodie McKeone, mentre a squadre si piazzava prima la Germania, seguita dagli USA e dalla Gran Bretagna.

La vincitrice Tracy Bowman, da tempo seguita nella preparazione da Bram Chardon, è subito balzata in testa alla classifica provvisoria con il suo pony Welsh del 2009 (l’unica concorrente americana a non presentare un cavallo/pony preso in prestito per l’occasione in Europa), imponendosi con un dressage senza sbavature davanti alla tedesca Patricia Grosserichter, posizione mantenuta anche dopo la maratona, mentre al terzo posto provvisorio prima dei coni si insediava l’australiana Jodie McKeone alla guida di un cavallo messo a disposizione dal mitico George Bowman, con il quale vinceva la maratona effettuando un percorso mozzafiato, piazzamento mantenuto agevolmente anche dopo il percorso conclusivo nonostante l’abbattimento di una pallina.

 

Tracy Bowman, oro Para Driving Grado I, con il suo trainer, Bram Chardon, oro tiri a quattro, vincitori in coppia del trofeo “Hand-in-Hand” (photo credit: Kismet Farms)

 

Ma chi è la campionessa del mondo? Tracy Bowman è un’istruttrice di equitazione della British Horse Society e possiede un centro ippico nella zona di San Francisco dove dal 1984, passata per ragioni di salute dall’agonismo nel completo montato all’insegnamento, ha formato tanti nuovi campioni e dove dal 2000 si dedica alla pratica degli attacchi allenandosi regolarmente, prima di trasferirsi con il suo cavallo per svariati mesi in Europa negli anni in cui si disputa il Campionato del Mondo di categoria. E’ alla sua terza partecipazione in rappresentanza degli Stati Uniti; classificatasi ottava nell’edizione 2018, ha vinto la scorsa edizione del 2021 con lo stesso pony di Exloo, ripetendo l’impresa quest’anno. Questo un suo breve commento.

“Basta un piccolo errore e scivoli in basso nella classifica, il che ti rovina la giornata, ma il mio pony era particolarmente gentile ed ubbidiente. L’atmosfera non lo ha disturbato minimamente, si lasciava guidare senza problemi, rimanendo sempre calmo e, qualunque cosa io volessi fare, me lo lasciava fare. Era tutto impostato sul lavoro, totalmente concentrato, rendendo l’evento bellissimo e divertente. Mi sembra di essere la protagonista di una favola e il mio Lars è il mio unicorno! Credo che negli sport equestri in generale a Lars vengano attribuite grande qualità e spiccate abilità. Bram è stato strabiliante: mi ha dato un piano di lavoro – che ha funzionato a meraviglia!”

Da notare che la stessa Tracy ha vinto in coppia con Bram Chardon anche il premio istituito qualche anno fa dalla principessa Haya di Giordania “Hand-in-Hand Trophy” che vede sfidarsi in coppia un concorrente di tiro a quattro ed uno di para driving, non necessariamente della stessa nazione: un’opportunità che Tracy, non potendo contare su un conterraneo nel campionato europeo, non si è lasciata sfuggire.

Nel Grado II, imbattibile la tedesca Alexandra Roeder, vincitrice di tutte e tre le prove, che ha superato di oltre 20 punti l’olandese Ingmar Veneman che a sua volta ha preceduto il connazionale Aad van Marwijk, entrambi già vincitori di medaglie in passate edizioni. La Roeder duplica così l’oro ottenuto nel 2014 a Sandringham a cui ha fatto seguito, per ben due volte, l’argento individuale.

 

Dominatrice incontrastata in tutte e tre le prove del Grado II la tedesca Alexandra Roeder, oro individuale e a squadre (photo credit Krisztina Horvath/Hoefnet)

 

Fatto eclatante l’eliminazione dei due top driver della specialità, a cominciare dall’olandese Jacques Poppen, prima medaglia a titolo individuale vinta ai mondiali del 2006, seguita da altre medaglie in ciascuna delle cinque edizioni successive. Purtroppo capita anche ai grandi campioni di sbagliare una porta in un ostacolo di maratona e, nella foga, di non accorgersene! Sfortunato anche il tedesco Heiner Lehrter, l’unico concorrente presente ininterrottamente dal primo mondiale nel 1998 e con una medaglia vinta in ogni singola edizione (23 in tutto, tra individuali e a squadre). Ad Exloo uscendo da un ostacolo un urto contro un palo, ribaltamento, driver e cavallo a terra ma per fortuna nemmeno un graffio, tanto che la commissione veterinaria, all’ispezione del giorno successivo, ha dato il via libera per la prova coni. Sembrava impossibile che potesse accadere, eppure…

 

PER L’ITALIA DEBUTTO DI UNA SQUADRA COMPOSTA DA DUE BINOMI

La squadra italiana di Para Driving (da sin.): Dr. Giacomo Botticini, Blackjack, Giulia Ranzetti Bricchetti, Cristiano Cividini, Laura Paglicci Reattelli, Giulio Tronca, Candy, Rachele Cricini

 

GIULIO TRONCA

Ci affidiamo in primis al commento del Capo Equipe, Cristiano Cividini.

“Per la categoria Para, il piacere maggiore è stato che per la prima volta l’Italia ha presentato una squadra; questa era stata una delle richieste fattemi dalla Federazione e sono soddisfatto perché, per il rotto della cuffia, ci siamo riusciti.

Giulio ha fatto una buona gara. Candy, la sua cavalla che ormai tutti conosciamo, per tipologia e per struttura sicuramente non lo aiuta. In questa categoria molti hanno cavalli più piccoli o pony, costruiti diversamente, più rotondi. Nel dressage o la sua cavalla viene spinta ad andare in avanti e allora si instaurano delle tensioni, oppure lasciandola con l’incollatura un po’ più bassa si spegne e viene a mancare l’impulso. Questo vale in generale anche per la maratona, dove ha commesso un errore corretto in un ostacolo, ma si è comportato bene al pari della sua groom, e per i coni, dove la cavalla avanza ma, per morfologia, copre meno dei suoi avversari e non riesce a mantenere la linea diritta, mettendo in difficoltà il driver. Come già detto per Luca, anche Giulio va ringraziato e coccolato, incitandolo a continuare perché è lui il grande fomentatore di questa categoria che prima di lui praticamente non esisteva.”

 

Giulio Tronca con la sua Candy e la groom Rachele Cricini (photo credit: Krisztina Horvath/Hoefnet)

 

Ascoltato il racconto di Cividini, abbiamo interpellato personalmente il guidatore per un resoconto da parte di chi ha vissuto l’esperienza in prima persona. Ecco cosa ci ha riferito il nostro Giulio.

“Questo è stato il concorso in cui mi sono divertito di più in assoluto, il più bello in quanto a gioia, a condivisione, a soddisfazione per la forma fisica smagliante della mia cavalla, ad efficienza del nostro team, ad orgoglio per aver potuto far parte per la prima volta di una squadra nazionale, una di sole cinque rappresentative al mondo.

Nel dressage, dopo un lungo lavoro per addestrare la cavalla ad essere più rotonda e decontratta, cosa che in campo prova mi sembrava avesse avuto successo,  entrati in campo gara per la nostra ripresa la musica è cambiata. La cavalla era sotto tono e poco espressiva, mancava d’impulso ed ogni sforzo per aumentare l’attività è stato inutile.

La maratona l’ho fatta bene, con decisione, galoppando, veloce, tanto che senza l’errore di percorso corretto, sarei arrivato 8° o 9°. Nei coni, su un percorso di quasi 800 m, bellissimo, io ho dovuto sempre spingerla, così lei passava per qualche tempo al galoppo perdendo in fluidità e aumentando il rischio di errore.

 

Giulio Tronca, sempre con lo stesso spirito combattivo dei primi giorni (photo credit: Krisztina Horvath/Hoefnet)

 

Detto ciò, probabilmente sarà il mio ultimo campionato del mondo e il ricambio sembra un’impresa difficile. Per praticare questo sport a certi livelli occorrono tanta passione, dedizione, possibilità economiche e strutture che ci sostengano. Io mi dedico da anni alla ricerca di nuovi talenti da inserire nel para driving. Avevamo creato un gruppetto di persone interessate, ma si è dissolto nel nulla. Ci sarebbero un paio di altri soggetti adatti e promettenti, ma per motivi personali non ne vogliono sapere. Per questo la presenza di LAURA REATTELLI – avvenuta nell’ultimissimo periodo – è stata importantissima e mi rende felice il fatto che abbia avuto un risultato migliore del mio.

D’altra parte gli altri concorrenti internazionali hanno dei cavalli di grandissima qualità, che pochi di noi qui sarebbero in grado di acquistare. La questione è sempre la stessa: professionisti contro amatori. Io mi sono fatto completamente da solo, la mia cavalla – quella che economicamente potevo permettermi – l’ho portata a non sfigurare in quattro campionati del mondo e la mia groom RACHELE CRICINI ha cominciato a guidare con me tre anni fa. Alla fine siamo sempre noi – con il mio cavallo – in un centro ippico dove nessuno sa cosa sia una carrozza. Adesso mi trovo a un bivio: o cambio cavallo – ma la mia Candy ormai fa parte della mia famiglia ed è grazie a lei che ho superato il trauma dell’incidente – o mi fermo perché due cavalli certo non posso permettermeli. Guardando le classifiche potrei rimanere deluso delle mie prestazioni, ma il solo fatto di poter competere ad armi pari con i “mostri sacri” e riuscire a portare a termine decorosamente tutte e tre le prove, è già una vittoria. Noi non viaggiamo come altri con uno stuolo di figure di sostegno, come massaggiatori umani ed equini, psicologi, ecc. e affrontiamo delle gare del tutto uguali a quelle dei normodotati, confrontandoci con difficoltà molto superiori a quelle che ci vengono proposte in patria. Essere lì, sapermi gestire da solo, rimanere sempre sereno dentro me stesso e con i pochi che mi aiutano (il tecnico federale e il veterinario di squadra presenti e collaborativi, la mia groom, mia sorella, questa volta anche Giulia Ranzetti che ha dato una mano importante) è già di per sé un risultato; tralasciamo il punto dolente del lato economico… Ovvio che, portando dei risultati, arriverebbero anche maggiori contributi, ma è il classico gatto che si morde la coda: come ottieni i risultati andando in economia?”

 

LAURA PAGLICCI REATTELLI

In questo frangente, trattandosi di un miracolo personale operato dallo stesso Cristiano Cividini che ha creato in poco tempo dal nulla una concorrente in grado di comportarsi dignitosamente in un campionato del mondo e che solo lui, assumendo le funzioni di groom, sapeva come indirizzare al meglio, non possiamo che dar voce alle sue sensazioni e osservazioni.

 

Un team ben riuscito: Laura Paglicci Reattelli con Cristiano Cividini e Blackjack (photo credit: Krisztina Horvath/Hoefnet)

 

“Laura per qualcuno può essere stata una piacevole sorpresa, ma alla fine il risultato è stato discreto. E’ stata veramente brava in gara per la scarsa esperienza che ha e per le poche malizie acquisite finora nel mondo degli attacchi, lei che viene dall’equitazione. Non ha fatto nessun errore vero e proprio, magari ha seguito delle linee troppo larghe o non ha sviluppato abbastanza velocità ma tutto ciò è dovuto solo all’inesperienza, mentre tutto quello che sapeva, è riuscita a farlo. Ne è prova l’ultima giornata dove è riuscita a non abbattere nessuna pallina, là dove aveva lavorato molto a casa sulle linee, su come affrontare le varie porte, sulle traiettorie, sul ritmo; poi ha trovato la doppia L, un ostacolo che non aveva mai visto prima e dove, comprensibilmente, ha fatto penalità. Quindi gli errori Laura li ha fatti in cose che ancora non conosce. Per il resto, il suo cavallo a mio parere è molto adatto alla categoria, sia per tipologia che per carattere (un PRE intero di 9 anni), non guarda nulla quindi non si blocca, non presenta tensioni, non si sottrae alla mano, è dotato di un bel motore ma rimane freddo, non sbanda e tutto ciò, per lei che ha un uso estremamente limitato del braccio destro, è di grande aiuto. Speriamo che anche Laura, con la sua regione, con chi l’aiuta anche a casa, prosegua questa bella avventura.”

Proprio perché per il mondo italiano degli attacchi questo nome rappresenta un volto pressoché sconosciuto, abbiamo chiesto alla new entry qualche notizia in più anche al di fuori del Campionato in sé, in modo da inquadrare il personaggio e potere in futuro seguire le sue vicende sportive con maggiore cognizione di causa. Ecco come Laura si racconta a noi.

 

Per gli esordi di Laura Paglicci Reattelli una maratona di tutto rispetto, affrontata con grinta (photo credit: Krisztina Horvath/Hoefnet)

 

Ho ereditato la passione per i cavalli da mio padre che aveva soprattutto cavalli da trotto, mi ha regalato il primo pony e un calessino quando avevo cinque o sei anni e poi diversi cavalli da sella che per un periodo, abitando a Castiglion Fiorentino, tenevo all’attuale Equestrian  Centre di Arezzo. Negli ultimi anni di università e nei primi dieci dopo la laurea ho smesso di montare in quanto l’attività professionale di medico legale mi teneva troppo impegnata ma quando alla Fiera di Città di Castello mi sono casualmente imbattuta in un simpaticissimo anglo arabo grigio, me ne sono subito innamorata e l’ho comprato all’asta senza pensarci due volte. Da allora tutto è ricominciato, la scuderia Valmarino di Perugia è divenuta la mia seconda casa, Billi Lombardi, il mio fantastico istruttore di salto ostacoli, e Marcello Zucchetti, paziente istruttore di dressage, supportandomi in ogni modo, mi hanno consentito di continuare a montare e frequentare i campi di salto ostacoli nonostante il poco tempo disponibile.

La storia negli attacchi è invece molto più breve. La Dottoressa Andrea Schulz, referente attacchi della FISE Umbria, mi ha recentemente avvicinato a questa disciplina, insegnato a guidare e molto generosamente messo a disposizione anche nelle gare una delle sue splendide cavalle. Poco più di un anno fa ho ottenuto la classificazione per il para driving e a fine anno, su indicazione di Cristiano Cividini, ho acquistato Blackjack, un puro sangue spagnolo addestrato all’alta scuola che Andrea Schulz con molta pazienza e competenza ha convertito in un cavallo da attacchi.

A giugno la prima maratona a Pisa con Cividini come groom è stata determinante perché ho sperimentato che, a differenza di quello che si può immaginare osservando da fuori, in una gara di attacchi l’agonismo, l’adrenalina, il rapporto e l’intesa con il cavallo non sono diversi dal salto ostacoli e dal dressage; quello che fa la differenza, come in tutti gli sport, è la finalità, la modalità e la passione con cui si praticano.

 

Ma quanti coni ci sono in campo? Difficile raccapezzarsi! (photo credit: Krisztina Horvath/Hoefnet)

 

Mi sono entusiasmata e ho scelto di affidarmi a Cristiano Cividini ritenendolo il tecnico con profilo professionale, carriera agonistica e capacità organizzativa più adeguati per affrontare una disciplina tanto complessa e con carattere, simpatia e doti umane idonee a supportare anche le difficoltà di un para driver.

Da allora Cristiano, tecnico estremamente meticoloso e intransigente, che non lascia nulla al caso e che non è semplice avere in carrozza perché pretende sempre il massimo impegno e non ammette errori, ha reso tutto facilissimo e grazie ad una scuderia perfettamente organizzata ed un programma di allenamento ben studiato sia per il cavallo che per me, in pochissimo tempo mi ha messo in grado di affrontare una gara di livello internazionale. Così, nonostante la poca esperienza e lo scetticismo di molti, grazie anche al sostegno della FISE Umbria e del Dipartimento Attacchi, mi sono trovata a Exloo.

A parte l’iniziale impatto reverenziale indotto da una cornice straordinaria, dalla presenza di scuderie e driver di altissimo livello e da un pubblico numerosissimo e competente, grazie anche al pieno supporto della Federazione che ci ha seguito passo dopo passo, ho avuto la sensazione e l’orgoglio di appartenere ad un team assolutamente all’altezza della situazione, perfettamente organizzato e attrezzato, che ha garantito la migliore assistenza tecnica e veterinaria e le migliori condizioni per affrontare le tre prove del completo.

Tutto ha funzionato alla perfezione ed i risultati hanno rispecchiato esattamente le previsioni di Cividini: nella prova di dressage Blackjack non si è lasciato minimamente intimidire dalla situazione ed è rimasto sempre agli ordini, consentendomi di portare a termine una buona ripresa.

Nella lunga maratona ha dimostrato un ottimo allenamento, non si è fermato di fronte a nulla, ha affrontato molto bene l’ostacolo sull’acqua, ha girato benissimo ed abbiamo concluso la prova senza errori: è stato fantastico.

La prova coni è andata oltre le aspettative perché ci aspettavamo che qualche pallina potesse cadere mentre, seguendo il percorso e le traiettorie che mi erano state attentamente indicate, non ho fatto cadere palline ma ho commesso un solo errore di distrazione in un passaggio che non poneva problemi, conquistando nella classifica finale l’11° posto.

 

Un’impresa portata a termine con soddisfazione da Laura Paglicci Reattelli grazie non solo al suo impegno a 360° ma anche per merito di chi ha reso tutto possibile: Cristiano Cividini e Blackjack (photo credit: Krisztina Horvath/Hoefnet)

 

Posso solo ringraziare Cristiano Cividini e il suo team, Blackjack (soprannominato affettuosamente Amico), la FISE e tutti quelli che mi hanno supportato in questa bellissima avventura, compresi Giulio Tronca, affettuoso, competente ed esperto compagno di squadra, Giulia Ranzetti, meravigliosa groom e Carlo Mascheroni che, instancabile, non ha mai fatto mancare un tifo da stadio, consentendomi di raggiungere un risultato che soltanto due mesi fa era impensabile.”

Vogliamo terminare proprio con le parole di gratitudine verso tutti coloro che rendono questa disciplina un vero gioco di squadra e con l’entusiasmo di chi è stato protagonista, quasi suo malgrado, di un piccolo miracolo, all’insegna dell’antico adagio: “Basta crederci!

 

classifiche finali a titolo individuale

classifiche finali a squadre

 

Per le immagini, si ringrazia la disponibilità di Krisztina Horvath/Hoefnet