(a dest.) “L’Urlo” di Edvard Munch, 1895 –  “Aratura in Autunno” – 1919 – Museo Nazionale di Oslo

 

Autore: Susanne E.L.Probst

 

La Norvegia vale sempre un viaggio. I paesaggi incontaminati e frastagliati dai caratteristici fiordi, le montagne con i più grandi ghiacciai del mondo, i fenomeni naturali come il sole di mezzanotte in estate e le aurore boreali in inverno rendono unico questo bellissimo paese nel Nord dell’Europa. Città come Oslo e Bergen sono ormai mete turistiche ambite che offrono al visitatore un patrimonio culturale inestimabile.

 

Una carrozza a Bryggen, il quartiere storico del porto di Bergen. Al posto del plaid si usavano pellicce di renna

 

Ma la Norvegia è anche un paese di cavalli; questi arrivarono in Scandinavia con la fine dell’era glaciale e vi furono addomesticati dall’uomo circa tremila anni fa. L’antica mitologia norrena ci racconta di “Hrimfaxi”, il cavallo dalla criniera di ghiaccio che tira il carro della dea della notte, “Nott”. Al mattino la sua schiuma che cade dal morso cosparge la terra di rugiada. Il figlio di “Nott”, Dagr” guida il carro solare trainato da Skinfaxiche, grazie alla sua criniera splendente, illumina tutto il cielo. Il possente morello Svadilfori, padre del destriero a otto gambe cavalcato dal sommo re Odino, Slipnir”, trascinò le pietre gigantesche per costruire le mura della città degli Asi, la mitica Asgard.

Per i Vichinghi il cavallo era sacro e prima della cristianizzazione il loro rito funebre prevedeva che, alla morte di un guerriero, il suo cavallo lo avrebbe seguito nella tomba per affrontare assieme il viaggio nell’aldilà. Di recente gli archeologi hanno scoperto in Inghilterra un cimitero vichingo del IX secolo e, grazie ai ritrovamenti nei tumuli funebri di resti animali, gli studiosi hanno potuto stabilire che i membri di questo popolo portavano con sé i propri cavalli sulle loro navi durante le spedizioni in mare alla ricerca di nuove terre da conquistare. Ciò spiega come mai alcune razze equine presenti in Inghilterra, nel Nord della Francia e in Islanda possiedono un DNA simile a quelle norvegesi. Oggigiorno in Norvegia si allevano tre razze originarie, considerate tra le più antiche nel mondo. Esse hanno in comune la predisposizione fisica al traino; in passato, durante i lunghi inverni innevati e l’acqua dei fiordi gelati, il cavallo attaccato alla slitta rappresentò il mezzo principale di trasporto.

 

Cavallo da Tiro Pesante del “Dole” al lavoro

 

Il Dølahesten, o il “le Gudbrandsdal, nativo della più grande valle del paese, il Gudbrandsdal, è una razza di cavalli da tiro, forte e possente. Imparentato con i “Frisoni” che erano stati introdotti durante il periodo vichingo, è adatto per i lavori più pesanti. Da questa razza discende il Dole Trotter, cavallo più leggero e veloce. Nato nel 1834 dall’incrocio con lo stallone purosangue inglese Odin (secondo altri si trattava di un “Norfolk Trotter”), il Dole Trotter” viene soprattutto utilizzato per le corse al trotto, lo sport che appassiona i norvegesi fin dall’Ottocento.

 

In una foto dei primi anni del Novecento vediamo le carrozze con i “Dole Trotter” in attesa dell’arrivo dei turisti

 

Il cavallino del “Nordland” guidato da una ragazza in abito tradizionale norvegese in una foto dei primi del Novecento

 

Il Nordlandshesten o Nordland horse/Lyngen horse” è più piccolo, con un’altezza al garrese di 125-140 cm. Nonostante la sua scarsa statura è forte e robusto; essendo originariamente allevato nei territori del Circolo Polare Artico, si distingue per la sua grande resistenza anche alle temperature molto basse. Fino alla fine del XIX secolo derivati di questa razza di stazza più piccola e caratterizzati da un pelo lunghissimo erano diffusi nelle isole Lofoten; l’ultimo esemplare morto nel 1888 oggi si trova esposto nel Museo Naturalistico dell’Università di Bergen.

 

L’ultimo cavallino delle isole Lofoten nel Circolo Polare Artico con il suo mantello estivo, morto nel 1887 ed ora esposto nel Museo Scientifico Universitario di Bergen

 

Il “Fjordhest” o “Fjord Norwegese” è sicuramente la razza equina norvegese più conosciuta. A tuttora esistono una dozzina di libri genealogici in diversi paesi europei e oltreoceano, tra cui in Canada, Nuova Zelanda e Australia. I ricercatori ritengono che si tratti di una delle razze più antiche e incontaminate del mondo, nonché diretti discendenti degli equini che immigrarono dall’Asia nelle aree sud-ovest dell’odierna Norvegia. Proveniente dalle terre dei fiordi, si distinguono per il caratteristico mantello “falbo” nelle sue varie sfumature e per la criniera bicolore bianconera tagliata a spazzola. Il “Fjord” era il cavallo preferito dei Vichinghi, in grado di trasportare e trainare carichi pesanti ma anche molto adatto ad essere montato.

I cavalli dei Fjordi una delle razze equine più antiche e incontaminate già molto apprezzata dai Vichinghi, che vediamo nelle due foto risalenti all’inizio dello scorso secolo

 

Cavallo del Fjordi con accanto un giovanissimo guidatore in una immagine degli inizi del secolo scorso

 

Per chi si trova a Oslo è un must assoluto visitare il Museo Nazionale e il nuovissimo Museo monografico d’avanguardia che espongono ambedue le opere del pittore più importante della Norvegia, Edvard Munch. L’artista è universalmente conosciuto per il suo quadro più famoso, L’Urlo” di cui esistono diverse versioni realizzate tra il 1893 e il 1910. Solo qualche anno fa l’immagine iconica è balzata alla cronaca per il prezzo record raggiunto ad un’asta: il dipinto realizzato da Munch nel 1895 fu battuto nel 2012 a New York da una famosa casa d’asta per una cifra da capogiro,120.000.000 USD, inserendolo nell’Olimpo delle opere più costose nella storia del mercato dell’arte e alla stregua dei capolavori di Leonardo Da Vinci e Vincent van Gogh. Definita da un noto critico la “Monna Lisa dei nostri tempi“, ha in comune con l’opera leonardesca di aver subito furti clamorosi. In passato due dei quadri sono stati sottratti dalle sale nei musei della capitale scandinava ma per fortuna i ladri vennero scoperti e ambedue furono ritrovati.

 

“L’Urlo” di Edvard Munch, 1895 – Museo Nazionale di Oslo

 

Edvard Munch non è soltanto famoso per “L’Urlo” ma anche per le sue scene di vita quotidiana. Nato nel 1863 in una fattoria nella località rurale di Løten, a 120 km dall’antica Christiana, la odierna Oslo, i cavalli, soprattutto quelli da lavoro, gli erano da sempre famigliari. Quando nel 1909 l’artista, dopo due decenni turbolenti passati in Europa, ritorna in patria afflitto da un grave crollo nervoso, decide di abitare nel Sud del paese, nella città di Kragerø. All’epoca il porto di Kragerø era particolarmente importante in tutto il mondo per il commercio di legname pregiato e, non essendovi ancora arrivata la ferrovia, servivano i cavalli per il suo trasporto all’imbarco.

 

Edvard Munch, 1912 “Cavallo al Galoppo” – Museo Munch, Oslo

 

Qui, tra il 1911 e il 1912, Munch realizzò un altro dei suoi capolavori, “Cavallo al galoppo”. Questo grande dipinto (misura 1,48 x 1,28m) mostra un cavallo attaccato ad una slitta da trasporto durante una giornata d’inverno che passa da una strettoia tagliata nella roccia lungo la collina. Il pittore, che abitava lì vicino, coglie l’attimo del cavallo in fuga. Forse spaventato dagli spazi angusti e non rallentato da alcun carico, l’animale imbizzarrito prende velocità al galoppo e si sottrae al controllo del suo conduttore in bilico sulla slitta. I passanti terrorizzati sono costretti a schiacciarsi lungo le pareti per non rimanere travolti. Non sappiamo se qualcuno viene ferito nell’incidente ma sicuramente l’artista rimane molto impressionato dalla scena.

 

“Rousseau”, il grande grigio molto viziato che viveva insieme all’artista, lasciato completamente libero nella tenuta di Egerly alle porte di Oslo

 

Nel 1916 Munch acquista a Ekely, un sobborgo di Oslo, una grande proprietà con quarantacinque ettari di terreno. Lì vivrà fino alla sua morte nel 1944 in compagnia dei suoi cani e del suo amatissimo cavallo Rousseau. Sembra che il bellissimo ma viziatissimo grigio, chiamato così in onore del pittore francese Henri Rousseau, non sia mai stato montato né attaccato ad una carrozza dal suo proprietario ma lasciato completamente libero a girovagare a volontà per tutta la tenuta. Nel corso degli anni gli farà da modello per alcuni dipinti nei quali l’artista affronterà più volte il rapporto tra uomo e cavallo. Allora la casa era circondata da campi coltivati e Munch, che finalmente aveva trovato una sua pace interiore, amava passare le sue giornate a godersi l’idillio agreste e ad osservare i contadini al lavoro insieme ai loro animali.

 

Edvard Munch, 1919 “Aratura in Autunno” – Museo Nazionale di Oslo

 

Nel 1919 crea un altro capolavoro, “Aratura in Autunno”. In questo quadro, dominato dai colori dell’autunno, un agricoltore lavora il terreno intorno alla tenuta del artista con l’aiuto di una pariglia attaccata all’aratro. I due possenti cavalli hanno i mantelli con colori contrastanti: un morello e un grigio, a sottolineare i loro caratteri diversi. Infatti i due non sono affiatati tra di loro ma mostrano una forte tensione. Ciascuno tenta di muoversi in direzione opposta e solo il conduttore riesce a controllare le loro reazioni e di convincerli a collaborare insieme a lui per compiere il duro lavoro nei campi. L’opera, della quale esistono numerose varianti, è anche intitolata “Squadra di cavalli”, a sottolineare la capacità dell’uomo di superare, attraverso la conoscenza, la pazienza e l’armonia, l’avversità della natura.

 

Edvard Munch, varie versioni di cavalli al lavoro (Museo Munch)

 

Durante gli anni del Nazismo le opere di Munch furono dichiarate “arte degenerata” e in Germania una settantina dei suoi capolavori vennero alienati dai musei o distrutti. Con l’invasione della Norvegia da parte delle truppe tedesche dal 1940 al 1945, più di mille dipinti che l’artista considerava come i suoi figli tenendoli vicini a sé nella sua casa a Ekely, rischiavano di essere confiscati. Grazie tuttavia all’intervento di amici influenti, le sue opere sopravvissero alla guerra indenni. Quando il pittore morì nel 1944 all’età di ottant’anni, aveva già predisposto il suo testamento: l’intero patrimonio artistico era destinato ad essere esposto nei musei di Oslo, compresi i numerosi quadri dei suoi amati cavalli. A testimonianza del tempo che fu.

 

Edvard Munch, 1920 “Uomini che scavano una buca con cavallo e carretto” (Museo Munch)

 

 

Riferimenti:

https://katerinamorgan.art/blogs/history-of-art/horses-by-edvard-munch

https://www.thehistoryofart.org/edvard-munch/de/horse-team/

https://www.edvardmunch.org/galloping-horse.jsp

https://www.munchmuseet.no/en/exhibitions/archive/2021/munchs-memories/

https://talknorway.no/horse-history-in-the-land-of-the-vikings-vol-1-norway/

https://talknorway.no/horse-history-in-the-land-of-the-vikings-vol-2-norway/