Anticamente tutta la famiglia era occupatissima a lavorare nei campi, i bambini, i vecchi, il sabato, la domenica per 10/12 ore giornaliere. Poi passarono gli anni, arrivarono i sindacalisti e iniziò la disoccupazione! (statistiche naturalmente a “macchia di leopardo”)

 

 

Alcuni passaggi della raccolta del grano che per centinaia di anni hanno contribuito alla sopravvivenza dei popoli della Terra.

 

In passato la Redazione di Carrozze&Cavalli ha approfondito l’argomento, sempre qui, a Bastia di Ravenna come indicato nel link: https://www.carrozzecavalli.net/2022/08/lafesta-del-grano-di-bastia-di-ravenna-2022-un-successo-annunciato/

A distanza di un’anno ed esattamente giovedì 17 agosto 2023 alle ore 19,30, si parlerà ancora di grano con la presenza di  www.agrilinea.tv  che effettuerà un collegamento in diretta streaming sul tema: “Grano italiano: dobbiamo continuare a produrlo?”  Sarà sicuramente un dibattito interessante a cui tutti gli intervenuti potranno assistere, assaporando poi, in compagnia, le prelibatezze tipiche della cucina romagnola.

 

Esposizione di antichi trattori

 

Il carico dei covoni. Può essere utile una App? NO! Servono muscoli, braccia e voglia di lavorare!

Roberto, l’organizzatore da anni di questa interessante ed educativa Festa del Grano, vi aspetta a Bastia di Ravenna

 

 

 

Molto bella la lunga tavolata dove, tanti anni fa, nelle pause del duro lavoro tutti insieme si mangiava e si scherzava. Nessuno buttava via nulla, sprechi alimentari “zero-sotto-zero”

 

I buoi, animali indispensabili nelle campagne, attivi dal 6.000 a.C. fino alla fine del 1800. Nessuno ad oggi gli ha mai consegnato un premio al “merito-agro-alimentare”

 

 

Il gregge delle pecore vi permetterà di assaggiare la ricotta freschissima a “metri-uno” in esclusiva solo quì, alla Festa del Grano

 

 

 

In previsione dell’interessante dibattito sulle problematiche attuali e future del grano abbiamo voluto fare un giro informativo per non farci trovare impreparati al dibattito pubblico del giovedì sera. Abbiamo trovato due notizie che riteniamo di un certo interesse e ve le proponiamo. La prima è molto interessante ed è una iniziativa che, in chiave moderna e attuale, ripropone schemi e usanze di centinaia di anni fa, all’insegna del km-zero. Cioè: l’agricoltore produce e vende al molino, il molino vende al pastificio e il pastificio vende il prodotto finito e confezionato nella bottega vicino a casa. Il consumatore (intelligente e italiano) acquisterà sotto casa la buona pasta prodotta con il grano del suo vicino di casa, sempre italiano, creando una piacevole circolazione di euro di tasca in tasca a km-pochi!

https://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/notizie/2023/gennaio/grano-duro-alta-qualita-firmato-rinnovo-accordo-triennale-tra-barilla-e-cerealicoltori

 

La seconda notizia interessante che abbiamo trovato riguarda un approfondimento sugli sprechi alimentari degli Italiani, comprensivo anche di svariate motivazioni, che ad una prima e veloce lettura pare abbiamo un fondamento di verità. L’indagine 2022 “Waste Watcher” spiega che al primo posto c’è la frutta fresca (27%) seguita da cipolle, aglio e tuberi (17%), poi il pane fresco (16%), verdure (16%) e insalate (15%).

Ma qual è la prima valutazione dello spreco alimentare fatta dai consumatori italiani? In cima alle nostre preoccupazioni c’è lo spreco di denaro, vissuto come aspetto più grave da oltre 8 italiani su 10 (83%). La gestione oculata del cibo va quindi di pari passo con quella del bilancio familiare, ma si riflette anche sull’effetto diseducativo per i giovani (83%), sull’immoralità intrinseca dello spreco alimentare (80%) e delle risorse (78%) e sull’inquinamento ambientale (76%).

Lo spreco alimentare è subdolo, nasconde la sua vera portata. O meglio la “incorpora” tenendocela nascosta. Secondo la FAO ogni anno si perde o si spreca 1/3 di tutto il cibo prodotto sul pianeta. Ma la questione non riguarda solo il cibo che finisce in discarica. Con la nostra bistecca andata a male, infatti, finisce in discarica anche un terzo di tutta l’acqua utilizzata per produrre cibo – secondo Water Footprint Network, ad esempio, la produzione animale mondiale richiede oltre 2 mila miliardi di metri cubi di acqua all’anno. E ancora secondo la FAO gli sprechi alimentari legati alla sola agricoltura sono responsabili della dispersione di 253 Km3 di acqua potabile. Col nostro pane secco finisce nella pattumiera anche un terzo dell’energia impiegata per pompare l’acqua sui campi, di quella per la lavorazione e il trasporto dei prodotti: tutto in discarica. Il WWF ci ricorda che il 90% della deforestazione globale è dovuta all’espansione dei terreni agricoli a discapito di altri usi del suolo. Bene, un terzo di questa espansione è servito a produrre le portate che abbiamo gettato nel bidone della spazzatura. Gli scarti alimentari, quando finiscono in discarica, fermentano e producono metano (potere climalterante 20 volte maggiore della CO2) 

https://economiacircolare.com/spreco-alimentare-cibo-giornata-prevenzione/

Un’ultima notiziola (riguardante solo lo spreco generalizzato) che ho vissuto io personalmente circa 35 anni fa come barista-ristoratore riguarda la raccolta del vetro che come tutti sanno ha una sua filiera; i locali pubblici, supermercati ecc. vendono la bibita, poi buttano il vetro nel sacco nero, poi nella apposita campana la quale viene svuotata sopra un camion, il quale camion la porta in un deposito, dopodiché dal deposito viene trasportata presso lo stabilimento dove si suppone venga confezionata ex novo una bottiglia di vetro che poi viene venduta e trasportata alla ditta che imbottiglia la bevanda. Che fatica! Come andava 35 anni fa? La ditta con apposito camion scaricava le 5 casse di bottiglie di birra piene al bar ed io avevo già preparato le 5 casse di bottiglie vuote che l’autista caricava e riportava in sede. Fine.  Mi chiedo: sono io che invecchiando divento stupido o è furbo quello che le bibite tanto tempo fa ha iniziato a venderle dentro le bottigliette di plastica?