Di Susanne E.L. Probst

A gennaio, molti di noi hanno partecipato con i propri cavalli, in sella o in carrozza, alle Benedizioni degli Animali.  La chiesa le celebra in onore di SantAntonio Abate, protettore degli animali domestici, la cui festa cade il 17 del primo mese dell’anno. Ma come nasce questa bellissima tradizione, diffusa fin dal Medioevo in tutta la Penisola?

 

Benedizione all’Impruneta

 

La vita di SantAntonio Abate ricorda molto quella di San Francesco. Come il Santo di Assisi, anche egli amava gli animali e donò tutto ciò che possedeva ai poveri. Nato in Egitto nel 251 d.C. da una ricca famiglia cristiana di agricoltori, la Legenda Aurea ci racconta che, quando rimase orfano a diciott’anni, si occupò della tenuta e mantenne la sorella più piccola. Un giorno, durante la messa, rimase folgorato dalle parole del Vangelo di Matteo: “Se vuoi essere perfetto, va, vendi quanto hai, dallo ai poveri”. Il giovane fece tesoro del consiglio, rinunciando ai suoi beni e ad una vita agiata per poi ritirarsi in una grotta nel lontano deserto. Da quel momento si dedicò soltanto alla preghiera e alla meditazione e l’unica sua compagnia erano gli animali. Nel corso della sua lunga vita da eremita – mori all’età di 105 anni il 17 gennaio del 356 – fu venerato dai suoi contemporanei e reputato essere potente taumaturgo capace di guarire dalle malattie.

L’iconografia consueta mostra il Santo con un maiale che porta un campanellino al collo. Tra i miracoli attribuitigli, si narra che un giorno una scrofa gli portò i suoi piccoli, tutti affetti di cecità. Sant’Antonio Abate li guarì e, riconoscente, la scrofa gli rimase fedele per tutta la sua vita. Un’altra leggenda ci riferisce che l’Abate, per rubare il fuoco infernale e farne dono agli uomini, discese nell’oltretomba. Per riuscire nel suo intento, egli mandò avanti il suo porcellino con una campanella al collo in modo da creare confusione e distrarre il diavolo.  

Il fuoco è un altro attributo con cui viene spesso accomunato. Nel corso del Medioevo le popolazioni furono regolarmente afflitte da patologie la cui sintomatologia includeva piaghe sulla pelle e gangrena, convulsioni e persino allucinazioni. Chiamate comunemente Fuoco di SantAntonio, molte volte erano cruenti come la Peste Nera. Tra queste fu particolarmente letale l’ergotismo, intossicazione da segale cornuta: le cronache testimoniano che nel 944, nella sola regione francese dell’Aquitania, vi perirono circa 20.000 persone e una quarantina di anni dopo, sempre nella stessa regione, le vittime furono 40.000. Ma anche l’herpes zoster, provocata dal virus della varicella, era una malattia altamente contagiosa molto diffusa che si presentava con sintomi simili e dolorosi.

 

Benedizione all’Impruneta

 

Nell’XI secolo un nobile francese ottenne in dono dall’Imperatore di Costantinopoli le reliquie del santo e nel 1070 un altro nobile fece costruire a La Motte in Provenza un santuario. Luogo di pellegrinaggio per i malati che speravano di guarire grazie alle facoltà taumaturgiche dei resti del santo, vi nacque la Confraternita che presto divenne l’Ordine Ospedaliero dei canonici regolari di Sant’Agostino di Sant’Antonio Abate. Chiamati comunemente degli Antoniani, l‘Ordine si espanse ben presto in tutta l’Europa per accogliere le persone affette dal Fuoco di Sant’Antonio. La cura applicata dagli Antoniani consisteva in unguenti medicamentosi ricavati dal grasso di maiale unito ad erbe officinali e in una dieta basata sulla carne degli stessi suini. L’attività dei monaci portava ricchezza e prestigio a tutta la comunità e loro godevano del diritto di far scorrazzare liberi i loro maiali, riconoscibili dalle campanelle al collo, per le vie del paese con l’obbligo degli abitanti di provvedere al loro nutrimento. Inoltre gli animali non erano protetti solo da parte della legge ma anche dalla superstizione: si temeva che Sant’Antonio avrebbe colpito con il suo fuoco chi se ne sarebbe appropriato illecitamente.

 

Benedizione all’Impruneta

Ogni anno, il 17 gennaio, in occasione della festa del Santo, i maiali venivano portati a Messa e benedetti per poi essere macellati. Con il tempo, si aggiunsero alla cerimonia quelli dei contadini e successivamente tutti gli animali da lavoro e domestici. Alla fine del Medioevo questa usanza era già molto diffusa in tutta l’Italia e non solo nei centri rurali ma anche nelle grandi città. A Parma nel 1691 vi partecipò anche Ranuccio II Farnese con ben 250 dei suoi cavalli.

A Roma, le Benedizioni degli Animali si svolgevano sia alla chiesa di Sant’Antonio Abate all’Esquilino che a San Pietro dove ancora oggi vengono celebrati. Il poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe assiste, durante il suo soggiorno nella città eterna, alla Festa del Santo e ne dà una bellissima testimonianza nel suo diario:

Roma, 17 gennaio del 1786.  Sant’Antonio Abate è il Patrono di ogni creatura a quattro zampe e la sua festa non è solo una giornata saturnale per tutti gli animali da lavoro ma anche per chi si prende cura di loro come contadini, pastori, stallieri e cocchieri. I gran signori si devono fare una ragione che in quella giornata non possono usare la carrozza. Chi ha osato viaggiare il giorno del Santo in carrozza è stato vittima di gravi incidenti. La piazza davanti alla chiesa è animata da cavalli e muli le cui code e criniere sono riccamente ornate da bellissimi nastri colorati. Il prete distribuisce generosamente l’acqua benedetta su tutti i presenti; in molti portano dei ceri e altre offerte in dono, nella speranza di essere protetti per tutto l’anno da malattie e infortuni. Pure asini e bovini, animali di lavoro preziosi e insostituibili, non possono mancare.”

E i panini benedetti? Dopo le Benedizioni si usa offrire ai fedeli dei panini. La loro storia è sempre legata a quella di SantAntonio Abate. Poco dopo la sua morte una donna lasciò il proprio bambino incustodito vicino all’acqua. Quando la madre tornò, trovò il figlio annegato. Presa dalla disperazione, invocò il Santo e promise di sfamare i poveri con tanto pane quanto era il peso del bambino se questo fosse risorto. È così avvenne.

Cavalieri in arrivo per la Benedizione a Massa Marittima