© Brigitte Gfeller

 

A conclusione dei Campionati del Mondo di Singoli al Haras du Pin in Francia del 18 settembre 2022 a salire sul gradino più alto del podio è stata per la seconda volta consecutiva l’olandese Saskia Siebers: un’impresa eccezionale nella storia dei mondiali di categoria, visto che mai prima, fin dall’anno della loro istituzione nel 1998, un atleta aveva centrato il bis. Al secondo posto si è piazzata la francese Marion Vignaud, già medaglia di bronzo nel 2018, mentre è terminata terza la canadese Kelly Houtappels-Bruder (residente nei Paesi Bassi e sposata con un olandese) che nella passata edizione si era aggiudicata l’argento. Ergo: podio individuale tutto al femminile!

 

Il podio a titolo individuale, tutto al femminile: oro a Saskia Siebers/Ned (in alto), argento a Marion Vignaud/Fra (a sinistra), bronzo a Kelly Houtappels-Bruder/Can (a destra) – (© Brigitte Gfeller)

 

Non che la prevalenza del gentil sesso sia venuta meno anche nella classifica a squadre, dove ognuna delle tre rappresentative nazionali a cui sono andate le medaglie era composta da 2 donne e 1 uomo. Così l’oro è stato vinto dalla Francia (già argento nel 2020) con Marion Vignaud, Claire Lefort e Fabrice Martin, mentre l’argento è andato ai Paesi Bassi (vincitori dell’oro nel 2020) con Saskia Siebers, Eline Houterman e Frank van der Doelen. Bronzo infine per la Germania con Marie Tischer, Anne Unzeitig e Dieter Lauterbach.

 

Il podio a squadre vede al centro la Francia (oro), a sinistra i Paesi Bassi (argento) e a destra la Germania (bronzo)

 

In tutto 75 i partenti in provenienza da 19 nazioni, 16 delle quali presentavano una squadra. Tra queste anche l’Italia, con Cristiano Cividini e Gabriele Grasso, dei quali parleremo più avanti.

Non è passata inosservata l’assenza del campione polacco Bartlomiej Kwiatek che, dopo 15 anni di servizio presso il deposito stalloni di Ksiaz con la cui divisa ha vinto 3 medaglie individuali e 3 a squadre (le ultime, di bronzo, sia a titolo individuale che a squadre, nella passata edizione), da quest’anno si è messo in proprio e gestisce con la sorella Weronika, già vincitrice di una medaglia d’argento a titolo individuale e di due medaglie a squadre, un proprio centro nei pressi di Varsavia, un cambiamento che non ha permesso loro di prepararsi adeguatamente per un impegno così importante.

Ambiente spettacolare per la cerimonia d’apertura con la presentazione delle rappresentanze nazionali davanti al castello

 

IL CONCORSO

Già perfettamente rodato in occasione dei Campionati del Mondo di Attacchi Pony dell’anno scorso, la location si è confermata come perfetta per un tale evento, offrendo oltre ad uno scenario degno dei re, anche dovizia di terreni vari nonché strutture particolarmente adatte ad ospitare i cavalli, in quanto “Haras Nationale” ovvero Allevamento di Stato,  tanto è vero che sono già in corso i lavori per ospitare le Olimpiadi degli sport equestri nel 2024. Già l’anno prossimo comunque la presenza degli Attacchi è riconfermata per il Campionato del Mondo di Pariglie 2023 in calendario dal 27 settembre al 1° ottobre, preceduto nella prima metà di luglio da un CAI 3*.

Il sole è stato molto magnanimo per tutta la durata della manifestazione anche se il terreno, soprattutto alla mattina, risultava un po’ pesante per le carrozze, cosa che ha avuto un riflesso soprattutto nel dressage dove si sono viste alcune forti discrepanze nelle valutazioni, soprattutto e per fortuna nelle prestazioni meno qualitative.

Nel dressage vittoria della francese Marion Vignaud con il castrone KWPN First Quality al suo debutto in un mondiale, l’unica a rimanere sotto la soglia delle 40 penalità. Alle sue spalle la canadese Kelly Houtappels-Bruder con il cavallo Flip di 14 anni, che partecipava per ben la quarta volta ai mondiali singoli. Terza posizione per il dipendente del Haras ospitante alla guida di il cavallo di proprietà del deposito Lanzaro IFCE, Fabrice Martin, grazie al cui risultato la Francia si accaparrava la testa della classifica a squadre dopo la prima prova. Ottima prestazione anche per l’olandese Saskia Siebers alla guida di Axel, castrone KWPN di 17 anni, quarta, che con poco più di 4 punti di svantaggio rispetto alla capolista, metteva la prima ipoteca sui vertici della classifica finale.

 

Il campo da dressage davanti al magnifico scenario del Haras du Pin, uno dei più prestigiosi depositi stalloni francesi; in primo piano Fabrice Martin che indossa la sgargiante uniforme degli Haras (© Brigitte Gfeller)

 

Molto dura la maratona disegnata dall’olandese Johan Jacobs, che prevedeva una Fase A di tutto rispetto con i suoi oltre 6 km di lunghezza, contrariamente alle tendenze moderne che propendono per la sua eliminazione a favore di un riscaldamento in campo recintato, di scarso gradimento da pare di un gran numero di fan degli attacchi. Gli ostacoli seguivano invece la moda, con la costruzione “mobile pesante”, il che ha implicato la presenza di ben 128 palline distribuite sui vari elementi per contenere l’irruenza degli equipaggi, in una fase B tutta a dislivelli che premiava i cavalli più forti e più allenati. Gli ostacoli erano molto belli, con molte opzioni.

Dopo la vittoria nel dressage Marion Vignaud eseguiva una maratona da manuale, veloce, fluida, sempre scegliendo le traiettorie più brevi e riportando un’altra vittoria con soli 0,74 punti di distacco dall’olandese Eline Houterman che con 2 penalità per l’abbattimento di una pallina vedeva sfumare il primo posto. A tallonarla lo svizzero Mario Gandolfo, terzo. Saskia Siebers, nonostante un’incertezza nell’ostacolo 5, riusciva a piazzarsi al 6° posto in maratona, insediandosi in seconda posizione nella classifica provvisoria e, grazie all’ottima prestazione della connazionale Houterman, permetteva alla squadra olandese di mantenere la seconda posizione anche dopo le prime due prove. Purtroppo per quattro concorrenti la maratona ha segnato l’eliminazione dai mondiali, due per ribaltamento della carrozza (senza conseguenze) e due per errore di percorso non corretto.

 

Ottime prestazioni in maratona anche per l’olandese Eline Houterman, 2^ (a sx) e lo svizzero Mario Gandolfo, 3° (a dx) – (© Brigitte Gfeller)

 

Grazie alla magnifica maratona Marion Vignaud affrontava la terza prova in testa alla classifica, con quasi 8 punti di distacco dalla diretta inseguitrice ed è lecito supporre che, con più di 2 palline di vantaggio, pensasse di essere molto vicina al primo gradino del podio, anche se la Siebers aveva affermato in un’intervista che non era assolutamente disposta a mollare. Così la Siebers, effettuando un eccellente percorso netto nei coni, con solo una piccola deviazione dal tracciato che le è costato 0,03 penalità sul tempo, si è messa alla finestra ad osservare quello che avrebbe fatto dopo di lei la Vignaud, la quale evidentemente non è riuscita a gestire la pressione. A questo punto è stato il fattore psicologico a determinare l’esito del campionato. La Vignaud non ha retto e prima una, poi due e infine, proprio all’ultima porta, ecco cadere la terza pallina tanto che, pur avendo la vittoria quasi in tasca, si classificava 31^ nella prova e scivolava al secondo posto in classifica finale. Se per un punto Martin perse la cappa, anche negli attacchi basta una pallina all’ultimo ostacolo per perdere la medaglia d’oro. Eppure non era un percorso impossibile. E’ infatti raro che in un mondiale ci siano ben 8 percorsi netti nel tempo e altri 13 con solo un lieve sorpasso del tempo accordato inferiore ai 3 punti di penalità. Tra questi ultimi anche la Houtappels-Bruder che con 2,9 penalità si aggiudicava la medaglia di bronzo.

Grazie ai due bei percorsi coni degli altri due membri della squadra francese (Claire Lefort doppio netto e Fabrice Martin 3,63) la Francia è salita sul gradino più alto del podio anche nella classifica a squadre mentre Baesi Bassi e Germania hanno mantenuto rispettivamente la 2^ e la 3^ posizione già conquistata dopo la maratona.

 

Volti sorridenti per i vincitori delle medaglie a squadre: a sin. oro per la Francia (Claire Lefort, Marion Vignaud e Fabrice Martin); in alto argento per i Paesi Bassi (da sin. Frank van der Doelen, Saskia Siebers e Eline Houterman); in basso bronzo per la Germania (da sin. Anne Unzeitig, Dieter Lauterbach e Marie Tischer) – (© Brigitte Gfeller)

 

GLI ITALIANI

Diciamo che un po’ di delusione per l’esito finale dei nostri portacolori è innegabile; lasciamo però a loro la parola perché sarebbe ingiusto commentare da lontano quello che solo chi l’ha vissuto direttamente può inquadrare in modo obiettivo.

 

I portacolori italiani Cristiano Cividini con Gladiador del Equisport e Gabriele Grasso con Hendrik

 

Cristiano Cividini  (groom Laura Bortolato)

“Indipendentemente dal risultato sportivo, che può anche lasciare in parte l’amaro in bocca, sono veramente contento di come il cavallo si è comportato, di come ha risposto alle mie richieste in tutte e tre le prove. Purtroppo non è stata una gara baciata dalla fortuna a cominciare dal dressage dove, sapendo che il cavallo non aveva delle andature eccezionali, ho puntato sulla precisione e regolarità che mi sembra di avere dimostrato in modo perfetto, a parte la mancanza di appeal nel galoppo – a detta dei giudici internazionali – e considerando che il terreno molto pesante e appiccicoso ha reso veramente difficile il traino della carrozza da parte del cavallo. Però io, alla fine del dressage, ero veramente soddisfatto di ciò che il cavallo è riuscito ad apprendere in questo breve tempo di lavoro.

 

Cristiano Cividini durante la prova di dressage (© Brigitte Gfeller)

 

La maratona purtroppo, per conto mio, è stata segnata dall’abbattimento di 4 palline date un po’ dalla mancanza di conoscenza precisa del cavallo. Dopo Chablis ho fatto dei cambiamenti che hanno pagato: il cavallo è diventato molto più veloce, entrando in gara con una scelta di imboccature più morbide per permettergli di avanzare di più. Infatti il cavallo ha risposto molto bene. La cosa mi è piaciuta: mi è sembrato di tornare ai fasti della Promesys e di Tango, dove il cavallo galoppava sempre. Una maratona molto lunga, molto pesante, molto dura, con una Fase A di quasi 7 km, tutta nei prati, con continui saliscendi.  Ostacoli veramente molto belli, dove si poteva spaziare, con girate tecniche e galoppo, veramente una vera maratona da mondiale.

 

Cristiano Cividini impegnato in un ostacolo della maratona (© Brigitte Gfeller)

 

Idem il percorso coni. Molto tecnico, ben disegnato, dove c’era molto da guidare. Il cavallo è stato stupendo. Io ho avuto purtroppo un inghippo tra la porta 6 e 7 con le redini che si sono incastrate sotto la pedana della carrozza tanto che non sono potuto entrare nella combinazione ma ho dovuto cambiare la linea, rallentare, passare le redini in una mano per liberare il fiocco, ritornare sui miei passi e ritornare là dove si era verificato il problema. A quel punto ho tirato veramente forte per cercare di recuperare un po’ la situazione. Il cavallo ha reagito molto bene. La seconda parte del percorso l’ho fatta anche un po’ da pazzo e il non aver buttato giù neanche una pallina, considerando che più della metà dei coni aveva la carreggiata ristretta, è stato per me un grandissimo successo.

 

Cristiano Cividini sul percorso coni con evidenziate le redini impigliate nel poggiapiedi (© Brigitte Gfeller)

 

In definitiva un vero campionato del mondo, con i cavalli vincenti di una qualità eccelsa, ben lavorati, ben preparati e la scomparsa di tutto un genere di cavalli un po’ finti. Ha molto inciso il fatto che l’Haras du Pin sarà sede olimpica, quindi è un cantiere a cielo aperto e ci sono stati anche dei momenti difficili perché c’erano dei passaggi all’interno del cantiere; nessuno però si è lamentato perché ciò che stanno facendo è grandioso. Credo che l’anno prossimo sarà un teatro stupendo per il campionato mondiale pariglie tant’è che mi sta venendo la malaugurata idea di provare a fare una stagione puntando ad una partecipazione anche solo d’esperienza a quel campionato del mondo. Sono tornato veramente molto motivato e molto carico.”

 

Detto da fuori, dopo aver visionato il video della ripresa, a nostro avviso la valutazione del dressage non rende merito ad una prestazione decisamente pulita, corretta, che avrebbe meritato di rimanere almeno entro il limite dei 65 punti negativi, il che avrebbe significato una quindicina di posti più in su nella classifica della prova. Ciò vale anche per la maratona, dove l’abbattimento delle 4 palline è costata la stessa quindicina di posti. In quanto ai coni, con così tanti netti sul percorso, il tempo si è rivelato decisivo e l’incidente purtroppo è l’incognita con cui ogni agonista deve fare i conti. Aggiungiamo che Gladiador del Equisport, cavallo lusitano di 11 anni baio dorato, è entrato nella scuderia di Cividini in piena stagione di pandemia, non ha un passato da agonista e può vantare un addestramento mirato da poco più di un anno, cosa che lo ha tenuto lontano dalla scena internazionale per tutto il 2021 con un’ovvia mancanza di esperienza sul campo, senza contare che quest’anno in un paio di concorsi importanti ha dovuto ritirarsi per problemi alla carrozza. Questo è stato veramente il suo banco di prova ed ha dimostrato che le premesse per una crescita ci sono: quindi avanti tutta!

 

Driver e cavalli in attesa della prima ispezione

 

Gabriele Grasso  (groom Pierre-Manuel Brasseur)

“Diciamo che non è andata come mi aspettavo. Forse il cavallo ha subito anche un po’ la fatica del viaggio. Nel campo prova era molto rilassato, molto di più di quanto non lo sia solitamente. Poi abbiamo fatto la familiarizzazione con il campo e ho visto che ci sarebbe stata qualche difficoltà perché il campo prova era situato in una parte molto tranquilla mentre il campo gara era al centro del viavai, sotto il castello e già mi aspettavo che il cavallo avrebbe accusato questo cambiamento di scena. Siccome però era andato bene quando l’avevo lavorato in tutti e tre i giorni prima del dressage, mi sono detto che magari si stava ambientando. E invece mi ha un po’ fregato il fatto che prima di me ci fosse la belga Laure Philippot (5^ nel dressage) e quando è uscita dal rettangolo tutti si sono messi a gridare, applaudire e sventolare bandiere proprio mentre io passavo di lì tanto che il cavallo mi si è «ribaltato»: sfortunatamente si tratta di un soggetto con molto sangue dovuto in parte alla razza e in parte a brutti ricordi e io non sono riuscito a rimettermelo in mano come avrei voluto. Perciò il dressage è andato come è andato, che poi il mio non è stato un bruttissimo dressage: sono riuscito a eseguire il testo in maniera pulita ma i giudici mi hanno un po’ bastonato, soprattutto uno; se avessi preso 60 sarei rimasto tra i primi 15, ma pazienza.

 

Gabriele Grasso durante la ripresa di dressage (© Brigitte Gfeller)

La maratona era molto lunga e tecnica, ma non difficile, anzi completamente fattibile tanto che la ragazza americana (Taylor Brandish – ndr) che è arrivata 4^ solitamente io riuscivo a batterla in America senza problemi. Purtroppo avevo la sensazione come se il cavallo non fosse lui, non fosse aggressivo come sempre. Forse ha conservato dei brutti ricordi di quando ci siamo ribaltati a Chablis perciò non era in avanti come era ad esempio nella gara che ho fatto ai Pratoni prima di Chablis. Io comunque non ho mai smesso di combattere; infatti nella maratona, anche se abbiamo avuto qualche problema, non per la mia guida ma perché il cavallo non reagiva come faceva di solito, io mi sono adeguato e siamo riusciti a classificarci 19esimi, il che mi ha dato la possibilità di recuperare alcune posizioni in classifica provvisoria.

 

Gabriele Grasso in maratona (© Brigitte Gfeller)

 

Poi ho visto il percorso coni e mi sono detto che forse sarei riuscito a risalire ancora di più, anzi ne ero certo: sono quindi entrato in campo e ho fatto il primo doppio netto. Tutti quelli che mi osservavano da bordo campo hanno visto le traiettorie che seguivo e hanno incominciato a spingere di più e questo ha fatto sì che io alla fine risultassi 6° seppure con le stesse penalità del 1°. Non ho volutamente spinto troppo perché non volevo rischiare l’errore e infatti così sono riuscito a recuperare altre 10 posizione nella classifica finale, arrivando 24° su 75 partenti. Posso concludere che sono molto contento.”

 

Gabriele Grasso porta a termine un magnifico doppio netto nella prova coni; in primo piano la porta 3 di colore azzurro perché con carreggiata ristretta (© Brigitte Gfeller)

 

In considerazione delle varie difficoltà esposte, possiamo dire che il 24° posto finale su 75 partenti rappresenta per Grasso comunque un miglioramento rispetto alla precedente edizione dove era arrivato 21° su 49 concorrenti. Per la strabiliante prova coni non possiamo che complimentarci con Gabriele e con Hendrik, cavallo KWPN di 10 anni, di proprietà del suo datore di lavoro, l’americano Chester Weber con il quale proprio in questi giorni sta disputando in veste di groom il campionato del mondo di tiri a quattro nella cui ultima edizione vinse la medaglia d’argento.

Per la squadra italiana, composta solo dai suddetti, ovviamente non c’è storia. Quello che ci rammarica maggiormente è che dal territorio nazionale si sia riusciti a trovare un solo concorrente all’altezza e l’altro abbiamo dovuto andare a pescarlo tra i talenti espatriati. Nessun terzo componente della squadra con la possibilità almeno di eliminare dal computo il risultato peggiore di ogni prova. Dove sono finiti i nostri driver rampanti? Se un Cassottana è passato negli ultimi due anni ai tiri a quattro, scorrendo le classifiche e senza andare troppo indietro, vediamo che atleti ancora nel fior fiore dell’età e che avevano già partecipato ai mondiali come Bordet, Addondi e Perinotto hanno smesso completamente di competere, senza che ai vertici si sia evidenziato un possibile ricambio, mentre a livello medio-alto c’è la propensione a favorire i concorsi amatoriali anziché puntare sull’agonismo di qualità.

E’ pur vero che se non ci sono concorrenti, non si può neppure impostare un discorso serio in termini di preparazione. La Francia, quest’anno oro a squadre e argento a titolo individuale, può ad esempio contare per tutte le categorie di attacchi, dai singoli fino ai tiri a quattro, fin dal lontano 2010 sullo stesso trainer, Félix-Marie Brasseur – non un atleta qualunque, ma un vero uomo di cavalli che si è formato al Cadre Noir di Saumur, ha praticato l’agonismo nel salto ostacoli, completo a sella, dressage, polo e ovviamente attacchi nella categoria tiri a quattro dove ha vinto 2 medaglie d’oro e 2 di bronzo – e questo ha fruttato ai driver francesi nella sola categoria singoli ben 5 medaglie a squadre e numerose a titolo individuale: un percorso evidentemente costruito anno per anno, sempre puntando al successo.

 

Arrivederci ancora qui tra un anno, magari con una pariglia. Chissà…

 

Per la maggior parte delle immagini più belle si ringrazia la fotografa Brigitte Gfeller di fotografie-bygfeller.ch che ce le ha messe gentilmente a disposizione e che ne ha scattate moltissime, tutte visibili ed acquistabili in alta risoluzione a questo link

 

classifica finale individuale

classifica finale a squadre