Che scenario splendido quello dei Colli Romani, degno di un Campionato del Mondo Attacchi per Tiri a Quattro. In campo il campione in carica riconfermatosi campione 2022, Boyd Exell

 

Che magnifica location quella del Centro Equestre Ranieri di Campello ai Pratoni del Vivaro (Comune di Rocca di Papa/RM) per il 50° anniversario dell’istituzione del Campionato del Mondo di Tiri a Quattro! Infatti questa categoria, l’unica al tempo con status mondiale, vide il suo debutto nel lontano 1972 a Münster in Germania e fu vinta dallo svizzero Auguste Dubey, che per qualche anno fu anche l’allenatore delle nostre squadre nazionali. Nel frattempo di mondiali per tiri a quattro ne sono stati disputati 24 (nel 2020 fu cancellato a causa della pandemia), di cui 8 all’interno dei WEG (World Equestrian Games) insieme a tutte le altre discipline FEI, olimpiche e non. Quest’anno i WEG si sono rimodulati in WEC (World Equestrian Championships) in quanto le specialità equestri sono state suddivise tra Danimarca e Italia, con diversi organizzatori (da noi solo Completo e Attacchi ai Pratoni del Vivaro).

 

Una gran festa poter assistere ad uno spettacolo inimitabile

Tanto sole – ma non troppo…

Che questo territorio fosse particolarmente adatto agli attacchi lo si era visto già nel 1998 in occasione del precedente mondiale per tiri a quattro disputato in Italia, quando le piogge battenti avevano flagellato il territorio creando fino a un paio di giorni prima dell’inizio rivoli di acqua. I popoli scesi dal nord, non abituati ai terreni vulcanici, furono allora molto preoccupati ma in 48 ore la natura del suolo fece scomparire nel nulla qualsiasi traccia di acqua e il campionato fu salvo.

La situazione si è ripresentata puntuale anche quest’anno, fortunatamente solo alla domenica durante le ultime fasi della prova conclusiva del percorso coni, quando in campo c’era la crème de la crème. La loro professionalità e l’abitudine ad altri climi non ha tuttavia spaventato i grandi campioni e la gara si è conclusa, nonostante la pioggia, con la solita eccitazione crescente di una finale coi fiocchi. Molto più magnanimo il tempo nelle giornate precedenti, con il dressage spalmato su 2 giorni sotto un piacevole sole di inizio autunno che ha permesso agli atleti di mostrare uno spettacolo ineguagliabile. I team ai nastri di partenza erano 37 in provenienza da 16 nazioni di cui 6 hanno concorso anche per le medaglie a squadre. Pochi? Teniamo conto però che il numero totale di cavalli ospitati nelle scuderie ha raggiunto quota 185. Non male, vero?

 

Dalle brume mattutine, passando per giornate soleggiate che fanno sollevare nuvole di terra, per terminare con scrosci di pioggia, il tutto caratterizzato da forti escursioni termiche: ai Pratoni si è visto di tutto

 

Contrassegnata da uno splendido sole che ha persino regalato immagini coreografiche di nuvole di terra sollevata dagli zoccoli di cavalli nell’impeto dell’azione, tipica delle “terre del sud”, la giornata di sabato dedicata alla prova di maratona, inimmaginabile all’alba, quando i campi biancheggiavano sotto una coltre di brina.

Molta cura era stata dedicata nella preparazione dei vari terreni interessati dalle gare, dovendo in primis contenere lungo tutto il perimetro con alte reti in metallo i branchi di cinghiali che scorrazzano nella zona, artefici di un’intensa opera di “dissodamento del suolo”. Purtroppo ben poco si può fare contro le talpe, ma il fondo del rinato Centro Federale, abbandonato a se stesso a partire dal 2010 e completamente rinnovato per questi campionati, era stato oggetto di un restauro attento e minuzioso.

 

Non potevano mancare i nostri Lancieri di Montebello a sottolineare che qui siamo nel comprensorio di Roma Capitale

 

Il concorso

Che si trattasse dell’evento top lo si è visto fin dalle prime riprese di DRESSAGE. Cavalli di cui si può solo sognare e driver che difficilmente sbagliano una mossa. Al termine delle due giornate, solo due i concorrenti rimasti sotto la soglia dei 40 punti: Boyd Exell, ancora una volta imbattibile con le sue 34,13 penalità, tallonato dalla sua allieva, la 37enne tedesca Mareike Harm, che dopo aver partecipato, sempre qui ai Pratoni del Vivaro, al mondiale singoli nel 2010, aveva deciso di fare il grande salto prendendo in mano le redini di un tiro a quattro. Classificatasi 9^ a titolo individuale al mondiale 2016 di Breda, Mareike puntava a migliorare la sua performance, pur sapendo che una donna non dispone della forza fisica pari a quella degli uomini in una maratona tosta come quella di un campionato del mondo: non per niente erano solo due le concorrenti del gentil sesso che si cono cimentate nell’impresa, entrambe rappresentanti della compagine tedesca. Mareike ha quindi consapevolmente scommesso sulle altre due prove per ottenere un risultato soddisfacente, soprattutto a favore della squadra, centrando pienamente l’obiettivo con l’argento a squadre e il 5° posto individuale grazie proprio alle due prove preventivate, affrontate con grande maestria e che le hanno regalato, oltre al 2° posto in dressage, anche un ottimo 3° posto nella prova coni. La connazionale della Harm, di 10 anni più giovane e paladina del nuovo che avanza, la figlia d’arte Anna Sandmann, conquistava nel dressage la quarte posizione con 42,52. Tra le due rappresentanti del gentil sesso, sempre nel dressage, 3° posto per l’americano Chester Weber, detentore della medaglia d’argento a titolo individuale conquistata sia nel 2014 ai WEG di Caen/Fra che nel 2018 ai WEG di Tryon/USA, che superava di poco i 40 punti, con al suo attivo un bel risultato di 41,52. A poco più di 1 punto di distacco, con 42,98, il mattatore di tutti i tempi, quell’inossidabile Ijsbrand Chardon (ormai indicato familiarmente come “Chardon padre”, da quando il figlio Bram insidia il suo trono) che ha vinto il maggior numero di medaglie a titolo individuale ai Campionati del Mondo, a iniziare dal lontano 1986 quando ancora Boyd Exell non aveva fatto la sua comparsa sulla scena: in tutto 4 volte oro, 6 argento e 3 bronzo, per un totale di 13, oltre alle 16 – ora 17 – medaglie nelle classifiche a squadre. In sesta posizione l’ungherese Zoltan Lazar, vincitore dell’oro nel 2004 ma più spesso impegnato alla guida di una pariglia, con cui è spesso salito sul podio.

 

Premiazione del dressage: (da sin.) 1° Boyd Exell/Aus, 2° Mareike Harm/Ger, 3° Chester Weber/Usa, 4° Anna Sandmann/Ger, 5° Ijsbrand Chardon/Ned. Quote rosa rispettate: poche ma buone, anzi buonissime!

 

La MARATONA è stata contrassegnata da una strenua lotta all’ultimo secondo che ha visto ribaltarsi più volte la classifica parziale nel corso della gara. Il percorso, disegnato dal tedesco Josef Middendorf, assistito dal nostro Gabriele Panier Suffat che si è sobbarcato anche il compito di costruire manualmente tutti gli ostacoli, abbellimenti compresi, trascorrendo quest’anno più tempo ai Pratoni che a casa, ne prevedeva 6 del tipo “mobile pesante”, ovvero con i pali appoggiati sul terreno, seppure saldamente ancorati, e 2 di tipo tradizionale con i pali infissi per più di un metro nel terreno. Questo ha fatto sì che fossero posizionate ben 109 palline in vari punti strategici (la caduta susseguente all’urto con una parte qualsiasi dell’attacco provoca 2 punti di penalità) in modo da frenare l’irruenza degli equipaggi. L’intento ha avuto successo, visto che le palline cadute sono state relativamente poche. Lo svolgimento di questa prova ha messo in risalto le doti degli specialisti del “fuori strada”, con il tedesco Michael Brauchle, maniscalco a tempo pieno e driver per hobby – così afferma, anche se sembra essere un hobby maledettamente serio – che, pur scegliendo spesso le traiettorie più lunghe in modo da non interrompere l’azione dei suoi cavalli perennemente al galoppo, ha bruciato per meno di 1 punto la prestazione dell’olandese Koos de Ronde. Terzo Daniel Schneiders, unico rappresentante della vicina Austria, cosa che ha creato non poche polemiche all’indirizzo delle decisioni di quella federazione. Anche in questa prova i due big, Ijsbrand Chardon e Boyd Exell, se pur non vittoriosi ma rispettivamente 4° e 6°, sono riusciti a mantenere un piazzamento privilegiato che al termine delle due prove li metteva in lizza per una medaglia: Exell manteneva infatti il primo posto e Chardon il terzo, con Michael Brauchle che si insediava al 2° provvisorio grazie alla sua splendida maratona. Un’unica defezione in questa prova a carico del giovane Jozsef Dobrovitz Jr. dovuta ad un piccolo intoppo che lo ha costretto al ritiro.

 

Il tedesco Michael Brauchle, vincitore della maratona

 

Cosa dire della prova CONI? La vera difficoltà consisteva nella presenza, prima dell’entrata in ogni ostacolo, di un altro ostacolo che impediva di indirizzare agevolmente il lungo attacco verso la porta da affrontare in sequenza. 3 tra zig-zag e onda, 5 oxer di cui 2 con carreggiata ridotta al pari di altre 3 porte singole. Difficile? Nei fatti la risposta: un solo doppio netto! Autore del miracolo il giovane Bram Chardon (Chardon figlio, per intenderci), che veniva catapultato dall’8° posto in classifica provvisoria al 4° finale – ahimè non abbastanza per contendere il podio al padre Ijsbrand, arrivato 2° nei coni con percorso netto agli ostacoli e solo un’infrazione di tempo e conseguente argento finale. Per Bram tuttavia un ottimo risultato per un astro nascente: anzi, già nato, visto che il driver non ancora 30enne nell’ultima FEI World Cup indoor è riuscito a vincere la medaglia d’oro battendo persino Boyd Exell, oltre ad essere campione olandese 2022 in carica e ad aver vinto nel 2021 il Campionato Europeo sia a titolo individuale che a squadre. Se proprio prima della partenza non avesse dovuto rinunciare ad uno dei suoi cavalli di punta per sopravvenuti problemi fisici, sostituendolo con un soggetto per così dire di ripiego, forse le cose sarebbero andate diversamente. Ha comunque davanti a sé ancora una lunghissima carriera e siamo sicuri che lo scettro del regno passerà come da tradizione dal padre al figlio. Alle spalle dei due Chardon altri 3 percorsi con sole penalità dovute al tempo impiegato: nell’ordine Mareike Harm, che, conscia della maggiore debolezza in maratona, aveva anticipato di voler puntare sulla prima e terza prova, seguita da Boyd Exell, che non poteva permettersi di rischiare errori sugli ostacoli per paura di perdere il vertice della classifica finale e infine il francese Benjamin Aillaud. Purtroppo gli ultimi concorrenti ad entrare in campo hanno dovuto vedersela con una pioggia che diventava sempre più insistente, dimostrando soprattutto un sangue freddo da veri professionisti. Il terreno vulcanico per fortuna ha retto bene e ha permesso di concludere il Campionato in maniera imparziale. Anche in questa prova una sola eliminazione a carico del concorrente australiano Tor van den Berge dovuta unicamente ad una sua malaugurata disattenzione.

 

L’olandese Bram Chardon, vincitore della prova coni

 

In conclusione il podio finale a titolo individuale ha visto salire sul gradino più alto l’insuperabile Boyd Exell, seguito da Ijsbrand Chardon e da Michael Brauchle.

 

Parata finale per i vincitori delle medaglie a titolo individuale: (da destra) 1° Boyd Exell, 2° Ijsbrand Chardon, 3° Michael Brauchle

 

Nella classifica a squadre, esclusa dal computo l’Australia per l’eliminazione del secondo concorrente di bandiera, non potevano che vincere i Paesi Bassi, al loro 11° oro (con i 2 Chardon e Koos de Ronde), seguiti dalla Germania (Michael Brauchle, Mareike Harm e Georg von Stein) e dal Belgio con un Glenn Geerts in ottima forma (6° individuale), supportato dal compagno di squadra Dries Degrieck (11° individuale) e con il terzo membro della squadra, anche se ininfluente, Tom Stokmans.

 

Autorità e Carabinieri schierati per la premiazione delle squadre: 1° i Paesi Bassi (al centro), 2° la Germania (a sinistra), 3° il Belgio (a destra)

 

Italia: un debutto che per noi vale oro

Veniamo ora all’unico portacolori dell’Italia, quel sognatore un po’ visionario di Luca Cassottana che nel 2020 partecipò per la quinta volta ai mondiali singoli e a capodanno come proposito per l’anno nuovo decise che aveva bisogno di cimentarsi in qualcosa che sentiva più nelle sue corde. Fu così che, nonostante il periodo difficile per chiunque praticasse uno sport a livello agonistico di vertice, all’inizio del 2021 partì un’avventura che lo avrebbe portato in meno di 2 anni a competere con i migliori del mondo, campioni sulla breccia da decenni e in parte dei veri professionisti dediti alla pratica delle redini lunghe tutto il giorno per 365 giorni all’anno. Non per niente il nostro Luca è stato definito a caratteri cubitali dalla FEI: “Italy’s Home Hero”. E un po’ dell’eroe ce l’ha il nostro driver, proveniente da una famiglia che nulla ha a che fare con questo sport, impegnato di giorno con il suo lavoro di imprenditore nel settore edile e con cinque cavalli acquistati un po’ qui e un po’ là da mettere insieme e portare avanti trasformandoli in un team competitivo. Nell’impresa lo ha aiutato Bram Chardon, con il quale Luca ha trovato fin dalla prima volta un’ottima intesa, e che per 5-6 volte all’anno viene dall’Olanda in Piemonte per indottrinare il nostro Luca: incredulo persino lui, Bram ha dovuto ammettere a inizio stagione che forse Luca ce l’avrebbe fatta a qualificarsi e così sono andati avanti insieme con testardaggine. Partendo da zero si può ben dire che la tenacia di Cassottana ha fatto miracoli: tanti sacrifici, lunghe serate ad allenarsi al buio perché di giorno bisogna pur lavorare per poter mantenere cinque cavalli, e le poche ferie dedicate alle trasferte per frequentare i concorsi. E’ vero: nella stagione 2022 ha dovuto incassare qualche delusione in eventi importanti, ma questa si chiama a tutti gli effetti “esperienza”. Poi finalmente le cose hanno incominciato ad andare per il verso giusto fino ad ottenere le qualifiche FEI necessarie per accedere ai Campionati del Mondo – e non si può proprio dire che abbia sfigurato!

 

Il team di Luca Cassottana al completo, con il capo equipe Cristiano Cividini e il veterinario di squadra Tajana Falconi

 

Una prova di dressage più che dignitosa, con i cavalli ben impostati anche se uno dei leader appariva a tratti un po’ contratto condizionando la regolarità dell’intero team. Il buon punteggio di 58,24 rispecchia una prestazione di tutto rispetto: ricordiamo in quale contesto è stato ottenuto!

 

Luca Cassottana nel dressage

 

Anche nella maratona Cassottana se l’è cavata molto bene. Buone le manovre, le traiettorie, la comunicazione con i cavalli. Peccato la rottura per ben 2 volte di un moschettone di sicurezza che ha fatto staccare la tirella all’interno degli ostacoli, moschettone prontamente sostituito dai validi groom (Davide Ollearo e Adamo Martin) appena l’attacco ha varcato la porta di uscita, in una situazione gestita con molto sangue freddo dal team. Con il procedere dell’addestramento basta mettere una piccola marcia in più e il gioco è fatto.

 

Luca Cassottana in maratona: visibile la tirella staccata per un cedimento del gancio di sicurezza

 

Lo stesso vale per la prova coni dove il 15° posto ottenuto dopo l’abbattimento di 2 palline e un leggero fuori tempo fa comunque onore a chi è riuscito a fare un giro pulito, scorrevole, piacevole da vedere, se confrontato alle performance di mostri sacri come Chester Weber, Zoltan Lazar, Jozsef Dobrovitz Jr. e Anna Sandmann.

 

Per Luca Cassottana una bella prova coni

 

Dalla viva voce del diretto interessato, ecco le impressioni di Luca Cassottana al suo rientro dopo l’esaltante esperienza.

“Non sono molto soddisfatto del mio dressage: avrei potuto totalizzare 4/5 punti in meno, se uno dei cavalli di volata non fosse stato particolarmente nervoso, obbligandomi ad entrare in campo con un ritmo troppo sostenuto, che a tratti si è trasformato in un’andatura affrettata. Solo a posteriori ho capito quale poteva essere stato il motivo di tanto nervosismo. Una delle fibbie del reggi-tirelle del compagno che lo affiancava non era stata chiusa in modo che fosse ben appiattita e, mancando tra i leader un timone che li tenesse distanziati, l’ardiglione sporgente andava a sfregare contro di lui, graffiandolo. Inoltre se le valutazioni di quattro giudici erano perfettamente allineate, il quinto mi ha letteralmente massacrato assegnandomi 20 punti in meno, probabilmente per una diversa percezione degli aspetti su cui focalizzare l’attenzione.

 

Luca Cassottana si esibisce con il suo splendido attacco. In cabina si intravede la nostra giudice nazionale attacchi Nicoletta Milanese, impegnata come segretaria della Presidente di Giuria, la francese Anne-Marie Turbé

 

Nella maratona mi pare di essere andato abbastanza bene. Gli ostacoli erano veramente stretti e in alcuni punti ho preferito optare per giri più lunghi per non rischiare di rimanere incastrato e di non trovare poi una via di uscita. Riconosco che i cavalli mancano ancora di lavoro perché nelle curve strette tendono a fermarsi prima di girare. Sono invece contento di come hanno affrontato gli ostacoli con l’acqua e soprattutto della loro condizione fisica veramente ottimale alla fine di una prova così dura: tutto quello su cui avevo lavorato in fondo ha pagato.

 

Due degli otto ostacoli prevedevano molteplici attraversamenti del laghetto artificiale, un elemento sempre coreografico nelle gare di attacchi

 

Per quanto riguarda la prova coni, sono entrato con un bel ritmo che ho mantenuto per tutto il percorso. Ho abbattuto la prima pallina perché ho preso la porta leggermente in diagonale e, a dire il vero, della seconda nella combinazione non mi sono neppure reso conto. Non è stato facile per i cavalli mantenere la concentrazione, sia per la vicinanza delle tribune che per tutto quanto lampeggiava, sventolava, incombeva a pochi metri dal campo di gara. Per fortuna io quando entro in campo mi isolo completamente da ciò che mi circonda e, conservando il mio sangue freddo, siamo riusciti a destreggiarci bene nonostante tutto.

 

La prova coni, ultima fatica di Luca Cassottana per raggiungere un risultato di tutto rispetto nel suo primo Campionato Mondiale di Tiri a Quattro, a meno di due anni dall’esordio in questa categoria.

 

E’ stato un campionato fantastico e sono stato soprattutto felice di constatare che i tanti italiani presenti erano orgogliosi di quello che ero riuscito a fare. Sono perfettamente conscio dei miei limiti, sapevo di non poter fare cose assurde e non ho voluto strafare: ho cercato per quanto possibile di evitare errori grossolani e di fare in generale bella figura. I miei cavalli sono ancora giovani (6 e 8 anni quelli di volata, 7 e 10 quelli di timone con il quinto cavallo di 12 anni attaccato come volata in maratona e coni) e mi ha fatto piacere che anche il mio trainer, Bram Chardon, fosse contento di me – e di loro. Delle tante interviste rilasciate l’unico ricordo è che ad ognuna di esse a prendere il sopravvento è stata l’emozione, tanto che la lacrimuccia era sempre presente. E’ stata una fatica immane ma ho voluto partecipare ad ogni costo perché quando mai mi capiterà di nuovo nella mia vita di disputare un mondiale in Italia, circondato dall’affetto e dalla vicinanza di quei tanti appassionati che mi hanno visto crescere agonisticamente? E’ ovvio che alla fine l’emozione sia incontenibile.

Da ultimo non voglio dimenticare di ringraziare tutto il mio staff e in primo luogo i miei groom: Adamo Martin impegnato in tutte e tre le prove, insieme a Carlo Rimondi nel dressage, Davide Ollearo in maratona e Giorgia Brillantino nei coni. Un ringraziamento anche al Capo Equipe, Cristiano Cividini e al veterinario di squadra, Tatjana Falconi, che mi hanno affiancato in ogni fase della gara. Grazie ragazzi, è stato bello gareggiare con voi!”

 

Il team Cassottana (in senso orario): 1) con il capo equipe Cristiano Cividini; 2) in dressage con i groom Carlo Rimondi e Adamo Martin; 3) in maratona con i groom Davide Ollearo e Adamo Martin; 4) nella prova coni con i groom Giorgia Brillantino e Adamo Martin; 5) con il trainer Bram Chardon; 6) con la veterinaria di squadra Tatjana Falconi

 

Dal veterano Mascheroni al debuttante Cassottana

Venerdì, al termine della prova di dressage, l’attenzione degli spettatori è stata catturata da quello che può definirsi il passaggio di testimone dall’82enne Carlo Mascheroni – che iniziò la sua presenza ai mondiali di tiri a quattro nel lontano 1994 totalizzando ben 11 partecipazioni – a Luca Cassottana, poco più della metà dei suoi anni, al suo esordio in un mondiale nella stessa categoria.

Mascheroni, che si era visto poco prima sventolare la bandiera tricolore sugli spalti con l’entusiasmo di un ragazzino, un tratto che non lo ha mai abbandonato, si era improvvisamente trasformato nel driver che tutti hanno avuto modo di apprezzare nel corso della sua lunga carriera: sempre maestro di eleganza, con cavalli, carrozza ed equipaggio tirati a lucido come solo lui sa fare, fino a battere nella presentazione a Sandringham nel 1985 persino il Principe Filippo (allora la prova di dressage prevedeva due voti distinti: uno per la ripresa e uno per la presentazione costituito dalle 5 voci tipiche di una gara di eleganza). Mascheroni ha sempre messo grande cura nel trasmettere ai suoi fan che gli Attacchi sono veramente una disciplina a parte, dove ovviamente contano le prestazioni sportive ma dove anche l’aspetto formale fa parte del DNA di un team. Si tratta di uno sport che non può prescindere dalla tradizione da cui ha preso origine, pur con le giuste concessioni ad un’attività agonistica che si evolve costantemente e rapidamente con l’obiettivo di raggiungere sempre più alte vette di eccellenza. Basti guardare il campione dei campioni, Boyd Exell, per rendersi conto di quanta cura viene riservata all’apparenza che in questo caso sottolinea magnificamente la sostanza. Così ad esempio il fatto di salire a bordo di una carrozza sempre a capo coperto e in abbigliamento consono, mai sciatti, per rispetto, fa il pari con l’abbigliamento adottato dai giudici che, anche senza regole scritte, non si presentano mai in campo senza un copricapo, come invece è normale nelle altre discipline equestri. Non è una formalità: è semplicemente un modo di essere che nulla ha a che vedere con l’attribuzione talvolta appioppata agli attacchi di sport elitario, destinato a ricchi e blasonati. Lo sanno anche i semplici appassionati che li praticano per hobby, alla domenica, con gli amici, o le nuovissime leve, ben inquadrate da bravi tecnici.

 

L’82enne Carlo Mascheroni, applauditissimo in quanto conosciuto veramente da tutti, si avvia con il Presidente FISE a ricevere un premio alla carriera, passando idealmente il testimone al 43enne Luca Cassottana

 

Ecco dunque che nelle rinate strutture del Centro Federale Ranieri di Campello, il Presidente della FISE Marco di Paola ha voluto tributare il giusto riconoscimento a Carlo Mascheroni per la sua lunga carriera e per aver motivato così tanti nuovi adepti alla pratica dello sport in modo serio e costruttivo. Uno degli ultimi in ordine di tempo il nostro para-driver Giulio Tronca, che proprio a Mascheroni deve la sua iniziazione. Solo grazie alla personalità travolgente del “maestro”, Tronca non solo è arrivato fino alla partecipazione di Campionati del Mondo di Para Driving, ma sta lavorando assiduamente alla diffusione della disciplina degli attacchi nei soggetti con disabilità, in un contesto di sport veramente inclusivo.

 

Alcune curiosità dai campi di gara

Come in tutte le grandi famiglie, dove tutti si conoscono, si stimano, si rispettano e sanno tutto gli uni degli altri, a volte trapelano particolarità che il grande pubblico neppure sospetta. Così ad esempio uno dei cavalli di volata di Dries Decrieck ci vede solo da un occhio – ma scommettiamo che nessuno se ne è accorto? Infatti se la cava benissimo nonostante le difficoltà imposte da prove così impegnative e variegate, solo perché un team è un tutt’uno: la fiducia trasmessa dalle redini e dalla voce rassicurante del suo “capo” nonché la vicinanza del suo compagno gli bastano per non avere incertezze.

 

Uno dei cavalli di volata del belga Dries Degrieck è cieco da un occhio, ma questo non gli ha impedito di contribuire ad un ottimo 11° posto in classifica individuale e alla medaglia di bronzo a squadre

 

In quanto all’età dei driver, i due più giovani hanno entrambi 27 anni: la tedesca Anna Sandmann, (figlia di Christoph, già pluri-medagliato ai mondiali di tiri a quattro) al suo debutto in un mondiale e il belga Dries Degrieck, maniscalco, attivo agonisticamente dal 2010 e passato nel 2013 alla guida del tiro a quattro subito dopo il compimento del 18° anno di età. Entrambi 61enni i due concorrenti più anziani: Ernesto Colman Mena, uomo d’affari, in gara per i colori dell’Uruguay ma residente in Spagna, e lui, la leggenda, il coriaceo Ijsbrand Chardon.

 

In alto i due concorrenti più giovani, Anna Sandmann/Ger e Dries Degrieck/Bel (27 anni) e, in basso, i due più anziani, Ijsbrand Chardon/Ned ed Ernesto Colman Mena/Uru

 

Ai nastri di partenza anche due combinazioni padre/figlio: Ijsbrand e Bram Chardon (Ned) e Jozsef Dobrovitz Senior e Junior (Hun).

In quanto ai cavalli, nei tiri a quattro si continuano a vedere in gran parte KWPN, tra questi anche i soggetti portati in gara da Luca Cassottana. Non sono mancati tuttavia rappresentanti di altre razze che si sono distinti sia per l’aspetto che per le prestazioni, essendo da sempre soggetti primariamente destinati ad essere attaccati. Così ad esempio i Kladruber di Jiri Nesvacil Jr., con il loro tipico profilo montonino, provenienti dall’allevamento di stato della Repubblica Ceca, dove il driver lavora. Magnifico anche il tiro a quattro di cavalli iberici attaccati a dama dell’unico concorrente spagnolo, Llibert Calvet Martinez, o i Lipizzani presentati sia dal concorrente rumeno Gergo Rakoczi che dai driver magiari Ferenc Galbacs Jr. e Istvan Vaczi, mentre un loro connazionale, Janos Papp, ha presentato un team di Nonius. Statuari i morelli Arabo-Frisoni del francese Benjamin Aillaud e i più rustici ma decisamente performanti i Franches-Montagnes dello svizzero Jerôme Voutaz. Non sono mancati neppure le razze tedesche da sella – Oldenburg, Renano e Hannover, inserite nel team di Mareike Harm.

A proposito di razze, anche in Italia esiste a Tormancina, nei pressi di Monterotondo/RM l’Azienda Sperimentale Statale che alleva Lipizzani, definiti dallo stesso Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali come cavalli dal “portamento elegante, l’enorme resistenza al lavoro, la capacità di apprendimento e la docilità” – quindi non dei buoni a nulla, visto che in altre parti del mondo sono fortemente apprezzati per gli attacchi e si vedono sempre più frequentemente soprattutto nella Coppa del Mondo indoor, dove la morfologia più compatta agevola le manovre in campo ristretto. Eppure in Italia nessuno attacca Lipizzani allevati da noi: ancora una volta atleti malati di esterofilia o forse qualcosa non funziona nel sistema?

 

Io c’ero

Calato il sipario sulla manifestazione, tanti i commenti di apprezzamento, incominciando dal Presidente della FEI, Ingmar De Vos che non ha lesinato i complimenti per i due campionati, definendo il mondiale attacchi come memorabile e commentando che i due eventi “hanno superato tutte le nostre aspettative. È stato incredibile assistere alla graduale trasformazione di questo storico impianto e vedere i nostri atleti, cavalieri, amazzoni e cavalli, sistemati in strutture di prim’ordine grazie alle quali abbiamo vissuto due fantastiche settimane di sport. Questi Mondiali sono un’altra pietra miliare nella grande tradizione equestre dei Pratoni del Vivaro e siamo fiduciosi che la Federazione Italiana Sport Equestri continuerà a rafforzare il suo successo per garantire un’eredità duratura. Vorrei ringraziare l’Event Director Giuseppe Della Chiesa, il presidente della FISE Marco Di Paola e il segretario generale Simone Perillo per il loro impegno e la loro dedizione nell’organizzare questi Mondiali memorabili.

 

Decisamente soddisfatto il Presidente FISE Marco di Paola che così si è espresso:  “I FEI World Championships di Concorso Completo e Attacchi  sono stati il miglior biglietto da visita del made in Italy nel campo dell’organizzazione di eventi sportivi. Un successo sottolineato dalla presenza delle 51 mila persone che nelle due settimane hanno assistito alle competizioni. Gli apprezzamenti ricevuti dagli addetti ai lavori e soprattutto da parte del presidente del CIO, Thomas Bach, che sabato 17 settembre ha visitato l’impianto equestre di Rocca di Papa ai Pratoni del Vivaro, già sede delle Olimpiadi del 1960, sono stati per noi la più autorevole conferma. Così come avviene per lo CSIO di Piazza di Siena anche per i Pratoni del Vivaro l’obiettivo della Federazione è sempre stato quello della valorizzazione dell’impianto e dei luoghi che lo ospitano. Il nostro è uno sport che si pratica in mezzo alla natura e a noi va la responsabilità di rispettarla e preservarla, realizzando eventi eco-compatibili e sostenibili».

 

Direttore dell’evento un grande professionista in campo equestre, sia come praticante prima che come organizzatore poi, Giuseppe Della Chiesa, alla cui lunga esperienza in campo internazionale è dovuto in gran parte il successo dei due Campionati, Completo e Attacchi, e che nella conferenza stampa ha così commentato: “L’obiettivo principale di un grande evento sportivo come un campionato del mondo è assicurare che siano garantiti tutti gli aspetti organizzativi legati ad ogni singola questione tecnica. Posso dire con orgoglio di aver centrato l’obiettivo, come testimonia l’universale approvazione che abbiamo ricevuto da tutti coloro che sono stati ai Pratoni del Vivaro in questi giorni: driver, groom, staff tecnico, delegazioni nazionali, addetti ai lavori, media, ecc. Le strutture storiche sono state completamente restaurate e sono stati eseguiti tutti i lavori per presentare una struttura all’avanguardia, curata in ogni dettaglio moderno a partire dal fondo dei campi di gara e prova. Tutto è stato fatto anche nel rispetto dell’ecosostenibilità richiesta nel Parco Nazionale che ci ha ospitato. L’Italia e gli sport equestri hanno riconquistato un luogo di eccellenza che corrisponde alla celebrità che ha raggiunto nel mondo in oltre 60 anni di storia”.

Unici ufficiali di gara italiani in campo, nominati dalla FEI, il nostro Roland Morat, assistente al Delegato Tecnico, (l’olandese Jeroen Houterman), e Gabriele Panier Suffat, assistente allo Chef de Piste, (il tedesco Josef Middendorf), oltre al Veterinario FEI Giacomo Botticini che si è avvalso dell’assistenza della veterinaria volontaria Cristina Picinotti . Con l’incarico di steward erano presenti Massimo Buzzi, Walter Mileto e Giulia Elena Amorena. Questi alcuni commenti.

Roland Morat“Campionato Mondiale di Attacchi molto ben organizzato: possiamo vantarci a ragione di aver fatto un’ottima figura. Nulla è stato lasciato al caso, tutto è stato curato nei minimi dettagli. Anche le riprese live hanno ricevuto ampi consensi. I Giudici hanno lavorato in modo molto leale, con valutazioni allineate e sempre collaborativi. Il posto si presta magnificamente per questo tipo di eventi, ora che è stato rimesso completamente a nuovo. Ho trovato le prestazioni del nostro Luca Cassottana molto dignitose in tutte e tre le prove. Ottima la logistica. La cucina italiana, di ottima qualità, abbondante, variegata, ha spopolato tra i concorrenti, i groom e gli addetti ai lavori di mezzo mondo, tutti graditi ospiti. Anticipata al martedì sera, per timore di un’eventuale peggioramento delle condizioni atmosferiche, la tradizionale “cena delle nazioni” che ha molto impressionato i rappresentanti della Federazione Italiana presenti, all’oscuro di tale usanza propria solo di questa disciplina e che hanno dimostrato di gradire molto. Immenso il numero dei volontari e staff di supporto: ad ogni ostacolo della maratona erano presenti equipe di medici e veterinari oltre ai mezzi di soccorso per entrambi, steward dovunque e la squadra incaricata delle eventuali riparazioni pronta ad intervenire in tempi brevissimi. Molti gli spettatori in tutte le giornate di gara, dressage compreso, anche se durante la maratona, dati gli ampi spazi, sembravano perdersi nel paesaggio. Sicuramente i Pratoni del Vivaro hanno una grande vocazione per manifestazioni di alto livello che si spera possano essere replicate”.

 

Gabriele Panier Suffat e Roland Morat, qui con l’assistente giudice Nicoletta Milanese

 

Gabriele Panier Suffat

“Sicuramente è stato un mondiale all’altezza di quello che doveva essere a livello tecnico, sia per quanto riguarda la maratona che per il percorso coni. Tutta la parte organizzativa è riuscita bene e a livello mio, della mia mansione all’interno dell’organizzazione, sugli ostacoli della maratona nessuno ha avanzato lamentele e non ci sono stati incidenti dovuti al tipo di costruzione. Erano ostacoli decisamente adeguati, nel senso che erano grandi, ben costruiti, con disegni diversi uno dall’altro, con varie alternative, doppie lettere, ecc. Come sempre si può fare di meglio ma si poteva anche fare di peggio. C’è stato un po’ da ridire sulla questione “mobili” e sulle tante palline ma alla fine su 37 partenti e 109 palline in totale sulla maratona, ne sono cadute in tutto 42 quindi di media poco più di una a testa. In fondo in una gara normale da 24 palline, statisticamente ne cadono 28-30, quindi la loro presenza in quantità rilevante non ha inciso così tanto. Ovviamente qualcuno le ha fatte cadere ma questo non significa niente. Mi è piaciuta sufficientemente la distribuzione della fase B: era fatta bene, non leggera perché i Pratoni sono i Pratoni, ma rispettosa dei cavalli dei quali nessuno è arrivato per così dire “cotto” o con seri problemi. Diciamo che in questo modo sono stati i cavalli a parlare, facendo capire che andava tutto bene.

 

Niente colori sgargianti per gli ostacoli, nel rispetto del Parco Naturale di cui i Pratoni del Vivaro fanno parte, e tanta fantasia per creare abbellimenti eco-compatibili e sostenibili in tempi di congiuntura

 

La questione campi prova è stata molto ben gestita: i campi che al Test Event erano pieni di buche che sono state appianate. Purtroppo si saltava ancora un po’ perché non è una cosa che in tre mesi si riesce a sistemare del tutto, però sono stati messi a disposizione dei campi in sabbia e altre aree, quindi i concorrenti su quello non hanno avuto da lamentarsi e tutto è filato per il meglio.

Il giro del percorso coni a me è piaciuto molto: sufficientemente selettivo da tirare fuori chi meritava di vincere e chi no e così è stato. Il tempo era leggermente tirato; io avrei dato qualcosa in più perché è vero che Bram è stato bravo però il tempo era veramente molto, molto stretto, specialmente dopo una maratona di quel tipo.

Lavorare con Josef Middendorf, un disegnatore di quel livello, è sempre piacevole: uno impara tanto, si condividono le esperienze e alla fine si esce con qualcosa in più. Dal punto di vista della gestione della maratona, a livello di riparazioni, non abbiamo avuto grossi interventi; un po’ di più sull’ostacolo 3 ma questo già lo si sapeva e ha comportato un intervento continuo su quell’ostacolo, ma in genere cose veloci e di poco conto, a parte il penultimo a partire, Lazar, che ha preso in pieno un palo. Per come è fatto quell’ostacolo, per come è stato disegnato da Josef, è andata bene. Al Test Event, su un disegno leggermente più morbido, i singoli pony picchiavano contro i pali in un ostacolo costruito al minimo della misura del fisso. In generale comunque pochissimi interventi: tre ostacoli non li abbiamo mai toccati e sul numero 2 abbiamo dovuto semplicemente tirare su un paletto caduto dalle traverse ma niente di più. Bravi i giudici e i commissari agli ostacoli che non hanno creato allarmismi e hanno gestito molto bene la cosa; diciamo che come lavoro di gruppo nel team la scelta dei collaboratori è stata molto azzeccata. Quando c’erano da fare riparazioni eravamo sempre pronti e nessuno ha dovuto aspettare fuori dall’ostacolo in holding, a parte il concorrente dopo Lazar. La squadra riparazioni ha funzionato molto bene, grazie anche alle attrezzature messe a disposizione: avevamo due sollevatori telescopici sul percorso di maratona, poi c’ero io con il mio furgone e un altro gruppo di ragazzi che lavorano come operai ai Pratoni con il loro furgone.

 

Squadre di manutenzione degli ostacoli sempre pronte ad intervenire, e l’estemporanea bilancia per le carrozze, inventiva tipicamente italiana!

 

Come mondiale, se dovessi dare un voto da 1 a 10 sicuramente darei un 7 ½ – 8 perché ovviamente ci sono posti dove fanno le cose molto meglio e molto più belle, però, qui dove era completamente sparita qualsiasi cosa relativa agli attacchi, si è arrivati in meno di un anno, partendo dal nulla a mettere giù una maratona con 8 ostacoli di un certo livello e non è stata un’impresa facile. Non è un posto assodato dove ogni anno si svolgono una/due gare internazionali, dove tutto è già ben collaudato. Considerando che qui c’era un’organizzazione che non aveva mai fatto una gara di attacchi a parte il Test Event, di più era difficile fare. Dovesse rimanere tutto in piedi, sicuramente la prossima volta è ancora meglio, come è normale che sia. Diciamo che un posto preso da zero, dopo un fallimento, una rinascita e un continuo tira e molla, arrivare a fare queste cose qualche mese fa non era dato per scontato. I driver sono stati sufficientemente contenti: una maratona di quel livello, con i tiri a quattro, dove non c’è nessun ribaltamento e non si verificano lesioni o problemi ai cavalli, rappresenta sicuramente un fatto positivo che fa bene allo sport. Anche l’incidente di Dobrovitz Jr è stata una stupidaggine; che un cavallo rimanga impigliato in una tirella è una cosa che succede, ma è senza conseguenze, quindi alla fine anche lì è intervenuta subito una squadra di veterinari che è entrata nell’ostacolo e ha verificato, riscontrando che non c’erano stati danni: purtroppo i finimenti hanno dovuto essere tagliati, obbligando il driver al ritiro. Quando nessuno si fa male, i cavalli arrivano in fondo bene, tranquilli, a prescindere dal fatto che c’è sempre chi vince e chi perde, il non aver avuto nessuna eliminazione per errori tecnici, dal saltare un passaggio obbligato all’errore di percorso non corretto, che a questi livelli non ci si aspetta trattandosi di professionisti, ma che capita in tanti campionati del mondo anche di singoli e pariglie, è sicuramente un successo.

Nei coni abbiamo avuto un’unica eliminazione per il driver australiano Tor van den Berge che è uscito fuori dall’onda abbattendo un elemento, gli hanno suonato la campana e ricostruito, poi lui è subito ripartito senza aspettare che gli suonassero nuovamente la campana e quindi è stato fermato definitivamente. Per il resto nei coni i cavalli sotto tono, gli ultimi in classifica per intenderci, quelli un po’ meno esperti, hanno fatto un sacco di penalità su tempo e palline ma questo è il normale andamento di una gara sportiva: chi sbaglia paga.

A livello generale sono soddisfatto di quello che è successo, dell’evento in sé; dopo il Test Event dove abbiamo dovuto arrangiarci in tante cose, in questo campionato abbiamo ricevuto una forza lavoro maggiore e le poche sbavature si possono considerare decisamente peccati veniali che non comportano problemi e non compromettono il successo dell’evento. A livello mio personale sono molto contento: è stata una bellissima esperienza, è il mio primo campionato del mondo e ho avuto un feedback molto positivo, sia dalle giurie che dagli altri ufficiali di gara stranieri; tutti hanno fatto i complimenti per come ci siamo comportati, per il lavoro svolto, per come abbiamo risolto alcuni problemi che sono sorti mano a mano durante lo svolgimento dell’evento, quindi credo di aver lasciato una buona impressione e loro l’hanno lasciata a me per come si sono comportati.”

 

Grazie ai volontari esperti nel settore, qui con alcuni ufficiali di gara, lo svolgimento del campionato non ha creato alcun problema

 

Nelle vesti di volontari Alberto Tosi, Sara Bombelli, Giuseppe Giacovelli, Virginia Sategna, Nicoletta Milanese e Doriana Mino che, dismessi per una volta i panni di segretaria di concorso e finalmente autorizzata a mettere il naso fuori dai quattro muri in cui è solitamente confinata, ha avuto il privilegio di osservare da vicino lo svolgimento di questo evento di primissimo livello. Ascoltiamo il suo racconto.

Doriana Mino“Il posto è veramente impareggiabile e dal test event in maggio ad oggi è stato fatto un lavoro mostruoso per garantire una location degna di un mondiale, a cominciare dall’estesa recinzione per tenere lontani i cinghiali. Io per fortuna, avendo il privilegio di conoscere a fondo la disciplina, grazie ai tanti anni di militanza come concorrente prima e come segretaria e praticante steward poi, sono riuscita a godermi tutto lo spettacolo da vicino. Infatti in dressage ero addetta all’apertura e chiusura del rettangolo in A e quindi non ho perso nemmeno una ripresa, in maratona fungevo da assistente al commissario all’ostacolo dell’acqua che tra l’altro era suddiviso in due, con un terzo ostacolo nelle immediate vicinanze, mentre nei coni facevo parte dello staff in campo, addetto al ripristino delle porte abbattute.

 

A sinistra Doriana Mino, qui con Alberto Tosi, Walter Mileto e Roland Morat

 

Il tutto è ancora passibile di qualche miglioria organizzativa di poco conto dovuta principalmente, a mio parere, ad una eccessiva rigidità dei protocolli che spesso fanno perdere soldi, energia e tempo, portando a perdersi nel classico bicchiere d’acqua. Un peccato che gli stand del villaggio commerciale fossero ancora in fase di allestimento nella giornata di giovedì, e quindi non accessibili al pubblico e che, per le previsioni meteorologiche poco confortanti, sia stato deciso di chiudere definitivamente gli stand già nella serata di sabato.

 

In alto il villaggio commerciale con uno stand allestito anche dalla pregiata Selleria Moirano (ritratti uno dei fratelli Moirano con la figlia e l’Avv. Bruni, coordinatore del Dipartimento Attacchi FISE). In basso la compagine di fan olandesi, sempre compatti e facilmente riconoscibili con le loro sgargianti divise

 

Questa volta gli spettatori italiani erano tanti per rapporto al numero totale e sarebbe stato bello che anche i nostri connazionali fossero distinguibili dall’abbigliamento con il classico e inconfondibile “azzurro Italia” come accade per gli olandesi, tutti con la stessa maglia arancione, o i tedeschi con un’identica giacca rossa, a formare plotoni che si spostano all’unisono là dove si svolge l’azione e dove il sostegno morale dà quella motivazione in più per indurre i propri beniamini a mettercela tutta.

 

Alcuni volti noti del mondo italiano degli attacchi: (in senso orario) 1) M. Belli, M. Nicolotti, F. Buffoni; 2) C. Mascheroni, provetto sbandieratore; 3) E. Tortella e A. Calzavara; 4) G. Grasso, italiano ormai di stanza negli Usa, dove lavora come groom di Chester Weber; 5) Désirée e Maurizio Morbis

 

La Festa delle Nazioni è sconosciuta in tutte le altre discipline equestri e anche ai membri della Federazione, e questo ha determinato qualche intoppo burocratico per il suo svolgimento. Alla fine però si è svolta con il consueto apprezzamento da parte delle squadre in gara e delle autorità che sono rimaste favorevolmente impressionate.”  

 

Molto ricercate le prelibatezze offerte dal Team Italia durante la Festa delle Nazioni: (in senso orario) Luca Cassottana con il suo trainer Bram Chardon poi con tutta la squadra olandese che 5 giorni dopo avrebbe vinto la medaglia d’oro e infine Doriana Mino con Davide Ollearo, groom di Cassottana in maratona

 

E’ così calato il sipario su un Campionato del Mondo che può fregiarsi di aver riscosso un grande successo. Assolutamente democratico, dove sesso ed età dei concorrenti – come anche dei cavalli – non ha alcuna importanza, in una disciplina che coinvolge la partecipazione attiva di intere famiglie, dove i professionisti competono a fianco di chi svolge tutto un altro lavoro e si allena nei ritagli di tempo. Il ringraziamento va a tutti coloro che hanno deciso di affrontare il lungo viaggio per partecipare: meriterebbero tutti una medaglia anche solo per il loro grande impegno a favore dello sport.

L’ultimo grazie però va ai cavalli: grandi compagni, sempre generosi, senza i quali tutto questo non sarebbe possibile.

 

I cavalli, veri protagonisti del campionato

 

Per le foto si ringrazia Krisztina Horvath/Hoefnet e tutti coloro che con le loro istantanee hanno contribuito a rendere palpabile l’atmosfera dei “Pratoni 2022”

 

Con la medaglia d’oro al collo, io, Boyd Exell, vi do appuntamento a fra due anni, non so ancora esattamente dove, ma scommetto che ci sarete anche voi!

 

 

classifiche finali a titolo individuale

classifiche finali a squadre