Flavio Ancarani vi farà riscoprire cose mai viste prima ma … sopra i sedili della sua carrozza

 

 

 

Il nostro viaggio oggi ci porta a Bagnacavallo, città d’arte nel cuore della Romagna con un centro storico che è veramente tutto da scoprire e da visitare. Negli anni 2000 sono divenuti importanti e famosi i Centri Commerciali con i loro spazi coperti ed i tanti negozi all’interno; ebbene l’idea forse è partita da qui nel 1758 quando venne edificata la Piazza Nuova, una costruzione coperta a forma ellittica con trenta archi, sotto i quali si trovavano decine di botteghe, mentre al centro della piazza si svolgevano contrattazioni e affari con la classica stretta di mano. Non vogliamo anticiparvi troppe cose perché meritano di essere viste dal vivo e di persona; possiamo aggiungere a titolo di curiosità che fu citata da Dante, mentre in una torre, ancora esistente, venne rinchiuso il famoso “Passatore” Stefano Pelloni. Adesso dirigiamoci alla nostra mèta; il Convento di San Francesco, costruzione che risale al XIII secolo e conseguentemente una delle più antiche della città. All’interno di questo ex-Convento troveremo una bella e interessante sorpresa. A seguire il programma dell’evento.

Una nuova esperienza a Bagnacavallo! Domenica 15 Maggio
Artù ed Argo, cavallini pony protagonisti in una bella giornata insieme!
La mattina dalle 10 alle 12, giri in carrozza per grandi e piccini, tra le vie del borgo bagnacavallese.
💖🐴🌟
Il pomeriggio nel chiostro, il laboratorio “Trotta, trotta Cavallino”:
laboratorio di costruzione e decorazione del proprio cavallo a bastone.
E poi via, al galoppo, come coraggiosi cowboy o dolci principesse!
A cura di Margherita Tedaldi
🤎🤠💖
Esperienze su prenotazione, euro 5 a persona tel. 0545 1770715
Inoltre nel chiostro insieme al cavallo Argo 🐴🌳
mostra a tema di oggettistica storica a cura del Museo Etnografico “Sgurì”
con la collaborazione della Redazione di Carrozze&Cavalli.
Lancio del Video promozionale “In zir par Bagnacaval”

Bar aperto dal pomeriggio ☀   Merenda e Aperitivo

 

 

 

 

Prego … un giro in carrozza nell’antica Bagnacavallo!  Flavio Ancarani l’amico Cocchiere

 

Veduta aerea della Collegiata di San Michele Arcangelo

 

Adesso che vi abbiamo informato sull’evento del 15 Maggio 2022  presso l’Antico Convento di “San Francesco” entriamo più nel dettaglio con il preciso scopo di stuzzicare la vostra curiosità. Sappiamo bene che con i Centri Commerciali aperti anche di domenica, in tanti vanno a vedere se ci sono dei barattoli di pomodori pelati in offerta “paghi due e prendi … !?” oppure detersivi e caffè dai pacchetti di mille colori, uno diverso dall’altro, ma … per la vostra tranquillità, con la stessa miscela all’interno! Facciamo uno sforzo mentale ogni tanto e visitiamo ogni fine settimana un pezzetto della nostra Bella Italia, passeggiando serenamente e con il cellulare in tasca o spento: il vostro cervello ringrazia!

 

MOTIVAZIONI DEL NOME “BAGNACAVALLO”

Da una lettura più attenta sull’araldica riguardante questo stemma, pare che il motto “Ingredior Rhoebus Cylaros Egredior” (Entro malato, esco sano) che lo affianca, allude alla leggenda secondo la quale nel comune sgorgava una fonte risanatrice per cavalli. Lo stemma ottocentesco portava anche una testa equina “cimiero” e un fastigio di bandiere bianche e rosse attorno allo scudo. Ai giorni nostri la memoria ritorna indietro nel tempo di 150 anni circa, quando in determinate località, in presenza di acque sorgive ritenute benefiche e terapeutiche, si vedevano cavalli sofferenti a tendini o parti degli arti inferiori, legati e tenuti a bagno per svariate ore allo scopo, non sempre raggiunto, di alleviare in parte certe sofferenze dovute ad un carico eccessivo di lavoro. A questo punto per trovare qualche conferma in più, spostiamoci molto indietro nel tempo alla ricerca di altri particolari che ci riconducano alle acque.

 

Particolare dello stemma nella Sala Oriani, ex-refettorio

 

Un salto indietro nel tempo verso la fine del II e la metà del I sec. a.C. ci parla di un Santuario grande e complesso in località Bagnacavallo (probabilmente S.Pietro in Sylvis) dove, a seguito di scoperte archeologiche degli anni ’50, troviamo una precisa connotazione religiosa riguardo la presenza di un collegio di “Curatores” che presuppone un luogo di culto organizzato e radicato nel territorio.

Nel Santuario di S. Pietro in Sylvis situato in prossimità di Bagnacavallo, si praticava il culto per la propiziazione della “feracità” della terra e l’abbondanza dei raccolti, inoltre troviamo la “Bona Dea” che aiutava la fecondità femminile. Sempre nel Santuario, accanto a Giove, con diversi “epiteti” sono venerate alcune divinità femminili strettamente collegate a pratiche idriche come Feronia, divinità sabina ben conosciuta nel Santuario di Terracina. Sappiamo per certo che nei Santuari dedicati alla dea Feronia si praticava il culto della “Manomissione” , cioè la liberazione degli schiavi ad opera dei sacerdoti e confraternite del Santuario, considerati personaggi influenti e importanti nella vita sociale del tempo. La posizione di questo Santuario ed i rituali che si svolgevano, erano ancora una volta legati all’acqua. Il vicino porto dell’Adriatico ed i limitrofi scali fluviali come quello di Classe (RA) erano popolati da un continuo via vai di ciurme di marinai, gente di mare e fanterie di marina che affluivano da ogni parte del Mediterraneo ma specialmente dalla Dalmazia, dal mare di Tracia, dal Mar Nero e dal mar di Levante. Decine di migliaia di persone che giornalmente gravitavano intorno ai moli, cantieri navali, magazzini e basi militari.

 

A proposito di acqua, ecco il “Flavio Ancarani Tour”

 

Sul nome “Bagnacavallo” tanti studi e tanti pareri si sono alternati nel corso degli anni, tutti molto simili tra loro; uno dei più attendibili pare confermato in anni recenti dalla lettura di circa 150 pergamene dei secoli X-XII dove viene citato il “Castrum Quod Vocatur Bagnacavallo” in un documento del 1041 derivato dal fiume “Bagnocavallo” menzionato in una pergamena del 995 il quale scorreva poco più a sud dell’attuale centro di Bagnacavallo. Per avere un’idea del territorio e del suo paesaggio frequentemente inondato, leggiamo un documento del 1814 sottoscritto dal podestà Giulio Graziani: “ Il territorio di questo comune situato per quasi due terzi in terreno basso contornato dalla destra dal Senio, e della sinistra del Lamone, trovasi avere quasi per metà un terreno di sua natura sabbioniccio ed un buon terzo argilloso o cretoso sottoposto ad acque stagnanti essendo regolarmente soggetto a rotte dei nominati due fiumi composti di arginature sabbiose, ed alte nove metri circa, i cui alvei sono superiori in molti luoghi al suolo due metri circa.”

 

La maestosa sagoma del Convento sullo sfondo mentre un gruppo di turisti si gode il panorama in assoluta tranquillità

 

Verso la fine del XVI secolo a Bagnacavallo troviamo una situazione sociale decisamente poco industrializzata. Corporazioni Religiose come Cappuccini, Gesuiti, Carmelitani, Camaldolesi, Girolamini, Francescani, Cappuccine e Clarisse si trovano a loro agio in un paese piccolo ma con oltre quaranta chiese. Nel 1753 per iniziativa del frate cappuccino Francesco Maria Beltrami vengono fondate le Clarisse Cappuccine le quali continuarono ad aumentare all’interno del rinnovato monastero di San Girolamo fino a quando nel 1770 da semplici “terziarie cappuccine” divennero monache cappuccine. Avvengono poi nel tempo vari avvicendamenti di ordini religiosi accompagnati da costruzioni e ristrutturazioni di vecchi edifici come “Il Coventino” che porterà nel tempo all’acquisizione del monastero di San Giovanni Battista costruito nel secolo XIV. Troviamo così riunite in un unico luogo monache Cappuccine, monache di San Girolamo, le Clarisse di Santa Chiara e di altri monasteri non francescani. Tutte queste vicissitudini vengono però accompagnate giornalmente da attività di assistenza a donne inferme del “pubblico Spedale” che negli anni sfociarono con un’attività che rese famoso e importante il convento: un educandato dove accoglievano le figlie dei benefattori affinché fossero educate religiosamente. Fra queste ragazze da annoverarsi anche Allegra, figlia di Lord Byron.

Arriva Napoleone in Italia e gli Ordini Religiosi … sloggiano!

Riportiamo una testimonianza scritta dell’Ottobre 1797 del notaio Adamo Utili il quale fu incaricato dall’Amministrazione Comunale di redigere un inventario sulle proprietà dei Monasteri esistenti a Bagnacavallo su disposizioni tassative di Napoleone il quale sopprimeva di fatto tutti gli ordini religiosi. Le Clarisse il 18 settembre 1797 abbandonarono il convento. In quelle stanze c’erano le memorie spirituali e materiali di una comunità della quale si hanno notizie fin dal XIV secolo, e che, nel tempo, aveva consolidato il proprio prestigio fino alla seconda metà del Settecento. Il Monastero di Santa Chiara ospitava in media una quarantina di monache. Si professava la seconda regola di Santa Chiara, quella approvata da papa Urbano IV nel 1263 che, modificando il cosiddetto privilegio della povertà, consentiva alla comunità monastica di mantenere proprietà anche vaste e alle singole monache di non condurre una rigorosa vita di povertà assoluta. Infatti Monsignor Giulio Monterenzi nel 1619, poi il Cardinale Rossetti nel 1665 e il Cardinale Francesco Negroni nel 1692 invitarono più volte le Clarisse a non avere ripostigli e stanze personali con abiti e generi alimentari chiusi a chiave, a non concedere prestiti all’esterno del convento, a non dormire più di una per letto e che ognuna avesse la propria cella. I consigli restarono inascoltati perché nell’ultimo inventario datato 1692 così informava: “Sor Paola Brusanelli ha pecore ventuna, Sore Concordia Mingucci una vacha da formajo, Sore Isabella Tudesca si ritrova una vacha da formajo e più un brancho di pecore”

Monaca o Madre! I monasteri infatti, erano il luogo ove, da secoli, in particolare dal Concilio di Trento in poi, le famiglie nobili e benestanti collocavano tutte le figlie che non destinavano al matrimonio. Monaca o madre; ancora nel Settecento in questi due ruoli si esauriva il destino socialmente accettato dalle donne.

Chiesa di San Francesco d’Assisi a Bagnacavallo

Accanto ai vari edifici sopra citati dei vari ordini religiosi sorge la chiesa di San Francesco che fu ultimata nel 1316 e nel suo interno troviamo sull’altare secentesco la venerata immagine della “Madonna col Bambino e due angeli”. L’opera risale alla seconda metà del XV secolo ed è ritenuta di area veneta o ligure con influenze fiamminghe. Nel 1490 il terziario francescano bagnacavallese Giovanni Battista di Stefano Zani Marabesi si recò in Terrasanta accompagnato da cinque cavalieri gerosolimitani, portando con sé l’immagine della Vergine. Durante il viaggio il quadro protesse i pellegrini dai malviventi e da una furiosa tempesta sul mare. Al ritorno a Bagnacavallo il terziario donò il quadro al Comune affinché lo esponesse alla pubblica venerazione, portando come prova delle grazie ricevute alcune tavolette votive recate dai cavalieri, due delle quali ancora presenti nella cappella.

(Per tutte le notizie sopra riportate cfr. Storia di Bagnacavallo, a cura dell’Associazione Epigraphica, Bologna 1994.  Si ringrazia il Direttore del Museo Etnografico “Sgurì” Dott. Romano Segurini e la Dott.ssa Patrizia Carroli dell’Archivio Storico di Bagnacavallo)

 

Piazza Nuova vista dall’alto (Il primo “Centro Commerciale” italiano costruito nel 1758)

 

 

La Madonna del Patrocinio di Albrecht Durer

Terminiamo il nostro viaggio a tema artistico con un altro quadro di inestimabile valore, il quale per oltre un secolo venne custodito dalle monache di clausura Clarisse Cappuccine nei locali che oggi ospitano il Museo Civico di Bagnacavallo. Ma come arrivò al convento quel prezioso quadro? Il legame tra le monache Cappuccine e la Madonna col Bambino dipinta da Dürer risale al 1822, quando una suora proveniente dal soppresso convento di Cotignola entrò nel monastero delle Cappuccine di Bagnacavallo portando in dote il prezioso dipinto, che ancora non si sapeva fosse di mano del grande maestro di Norimberga, ma che tuttavia aveva già fama di essere un’immagine miracolosa, tanto è vero che intorno alla metà dell’Ottocento venne anche istituita una festa ad essa dedicata la seconda domenica di novembre. Dopo essere scampata a varie vicissitudini tra cui le requisizioni post-unitarie ottocentesche, grazie all’ingegnosità delle suore che riuscirono a nascondere la tavola nella legnaia, la Madonna del Patrocinio fu “scoperta” nel 1961 come un capolavoro del Dürer che lo dipinse nel 1495.

 

La visita delle Clarisse Cappuccine a Bagnacavallo. (Foto: Ravennanotizie.it e Ravennaedintorni.it )

 

Il ritorno delle Clarisse Cappuccine dopo mezzo secolo è stato un momento di grande commozione per le nove Clarisse che lasciarono i locali del convento di Bagnacavallo nel 1971 per stabilirsi a Brescia. Le Clarisse Cappuccine, in particolare le due più anziane, ricordano ancora i locali adibiti alle loro celle, oggi luminose sale museali dove il 14 dicembre 2019 Il Comune di Bagnacavallo mise in mostra una collezione di oltre 120 opere grafiche di Albrecht Dürer provenienti da prestigiose collezioni private e pubbliche.

Per chi si fosse perso questo importante evento:

Una nota di cronaca interessante sempre in tema con “Le Clarisse”

https://www.lalucedimaria.it/il-misterioso-ritrovamento-nel-convento-dei-corpi-incorrotti-di-17-suore-video/

 

Spero non avere annoiato nessuno, anche se abbiamo ripercorso in pochi clik, un periodo storico che parte dal  II secolo a.C. fino al 2019. D’altronde non è colpa nostra se Bagnacavallo è ricco di Storia e Arte; speriamo che arrivi anche il tassello mancante … il Turismo!

 

 

ANTICO CONVENTO SAN FRANCESCO – Via Cadorna, 10 – Bagnacavallo (RA)

www.anticoconventosanfrancesco.it          Tel:  +39  0545. 177 0715