Ugo Cei non manca mai negli appuntamenti che contano!

 

 

Foto e testi a cura di Susanne E.L. Probst ed Ermes Dall’Olio

 

Il 7 e 8 maggio Firenze sembrava trasformata in un set del cinema. Splendidi cavalli di gran razza attaccati a vetture con nomi stravaganti come le Mylord, Dottorine, Rally Car, Tilbury, Phaeton, trottavano brillantemente, per la gioia di chi li incontrava, lungo le vie del grande Parco urbano delle Cascine e della città del Giglio. Grazie alla presenza di queste numerose Carrozze d’Epoca provenienti dall’Italia e dall’estero – tra loro Svizzera e Germania – il capoluogo della Toscana ha rivissuto l’atmosfera del passato di quando il cavallo rappresentava ancora il principale mezzo di locomozione. La bellissima manifestazione “Cocchi del Marzocco” è stata ideata dall’Arciconfraternita Fiorentina di Parte Guelfa, in collaborazione con il Gruppo Italiano Attacchi (GIA). Nota su tutto il territorio italiano ed a livello internazionale per gli importanti spettacoli equestri, oltre che per il suo storico impegno a tutela dellambiente e nelle attività sociali, Parte Guelfa custodisce in primis le tradizioni antiche cavalleresche.

 

 

 

 

Perciò non è un caso che l’evento sia stato dedicato al simbolo della Repubblica Fiorentina, ossia al leone Marzocco. L’origine del nome dell’animale totemico deriva probabilmente dal dio romano della guerra, Marte, protettore della Firenze antica. Fin dal XII secolo il leone rappresentò la forza e il potere popolare e da quel momento la città ospitò anche una trentina di belve in carne e ossa. Rinchiuse in un serraglio dietro Palazzo Vecchio, ancora oggi il luogo è facilmente individuabile grazie al toponimo della strada “Via dei Leoni”. Tali animali erano molto importanti per il popolo fiorentino al punto che la nascita di un leoncino in cattività era considerata un momento di gran festa; al contrario, la loro perdita fu interpretata di cattivo auspicio e si racconta che, durante la notte di agonia di Lorenzo il Magnifico, due grossi leoni si sbranarono a morte nella loro gabbia.

Già nel 1420, quando uno dei più famosi scultori del Rinascimento, il grande Donatello, realizzò per Firenze la scultura in pietra serena del Marzocco che tiene il cartiglio con il giglio tra le sue zampe, un nuovo lemma si era ormai diffuso nel linguaggio locale: i cocchi. Si, perché la notorietà delle carrozze prodotte fin dal XIV secolo nella città ungherese di Koks trovò in Toscana subito terra fertile. Tecnicamente all’avanguardia, questi mezzi furono apprezzati in tutta l’Europa e le grandi famiglie fiorentine non tardarono ad acquistare “i koksi”, ossia le carrozze di Koks. Come le “Kutschen”, parola tedesca nata sempre dallo stesso etimo, anche i “cocchi” diventarono ben presto sinonimo di veicoli di qualità. Perfino la nota corsa con le bighe, istituita dal Granduca Cosimo I e praticata, a partire dal 1563, in Piazza Santa Maria Novella la notte di San Giovanni, entrerà nella storia con il nome di “Palio dei Cocchi”.

 

 

Ma i cocchi sono anche il tenero vezzeggiativo per chiamare i bambini che ci sono particolarmente cari, soprattutto quelli meno fortunati. Infatti la manifestazione “Cocchi del Marzocco” non è stata soltanto il 1° Concorso Internazionale di Tradizione (CIAT) a Firenze che farà parte del prestigioso circuito europeo patrocinato dall’Association Internationale d’Attelage de Tradition (AIAT), ma anche una grande manifestazione del cuore. Sì, perché in questa occasione un gruppo di bambini disabili e piccoli pazienti oncologici hanno avuto la gioia di salire per la prima volta in carrozza per godersi il calore dei cavalli, il rumore dei loro zoccoli e per dare visibilità alle loro problematiche ancora troppo poco condivise a livello collettivo.

Venerdì 6 maggio e la mattina del giorno successivo sono stati all’insegna dell’arrivo degli ospiti e la sistemazione dei cavalli nelle scuderie dell’Ippodromo del Visarno, nonché sede operativa di Parte Guelfa. Situati all’interno del Parco delle Cascine gli edifici attuali risalgono all’epoca del tardo Liberty. Ma già un secolo prima, ai primi dell’Ottocento, i rampolli delle famiglie nobili e facoltose fiorentine e d’Europa, tra cui russi, polacchi, francesi e britannici, vi alloggiarono i loro pregiati purosangue, insieme a quelli destinati al tiro delle loro carrozze.

 

 

 

Tutti schierati in Piazza della Signoria

 

Qualcuno ha approfittato per fare qualche giro sulla pista da trotto di questo storico luogo dove, a partire dal 1827, si corre ogni anno al galoppo il prestigioso Premio dell’Arno, la Corsa non solo più antica della Penisola ma tra le prime disputate sul Continente. Altri hanno voluto godersi le vie ombreggiate del grande Parco. Per i partecipanti arrivati nella giornata del venerdì, gli organizzatori avevano riservato una sorpresa speciale: la visita nel pomeriggio al Museo delle Carrozze di Palazzo Pitti. Grazie alla disponibilità del direttore delle Gallerie degli Uffizi, il dott. Eike Schmidt e soprattutto alla direttrice del Giardino di Boboli, la dott.ssa Alessandra Griffo, un gruppo ristretto di persone ha avuto il privilegio di ammirare la ricchissima collezione di carrozze di origini granducali, conservata attualmente nei depositi del Palazzo. Tra i presenti ha partecipato alla visita, guidata dalla stessa dott.ssa Griffo, l’editore della rivista belga Paard&Rijtuig, specializzata in attacchi. Purtroppo questo splendido patrimonio per adesso non è accessibile ai visitatori ma la direzione degli Uffizi si sta impegnando con grandi sforzi per creare un museo regolarmente aperto al pubblico.

 

 

 

Sabato 7, dopo la colazione alle scuderie, preparata dai grandi chef di Parte Guelfa con piatti ovviamente tipici toscani – in molti hanno per la prima volta assaggiato la tipica (e squisita!) ribollita -, i partecipanti sono partiti per la prima Prova di Stile che si svolgeva all’interno del prestigioso Istituto Scienze Militari Aeronautica (ISMA). Costruito dall’architetto razionalista di scuola Bauhaus, Raffaele Fagnoni, fu inaugurato dopo solo dieci mesi dalla Regia Aeronautica come Scuola di Applicazione del Volo quando all’epoca Firenze era stata destinata a diventare la città dell’industria aeronautica nazionale. Sul grande Piazzale dell’Aeronautica,contornato da autentici aeroplani del passato e dalla grande scultura del Pegaso Alato,simbolo dell’istituto e opera dello scultore Giorgio Gori, gli ufficiali di gara internazionali AIAT hanno giudicato i concorrenti sotto gli occhi di molti militari in servizio.

Al termine gli equipaggi hanno proseguito per la Prova di Campagna lungo il Parco delle Cascine. Non poteva esistere una cornice migliore di un tale evento visto che, per gran parte dellOttocento e fino alla Seconda Guerra Mondiale, il Parco fiorentino era frequentatissimo, sia dallaristocrazia che sfoggiava le carrozze dellultimo modello con attacchi formati da cavalli di gran razza, sia dai ceti popolari che in occasione delle feste si permettevano qualche giro sulle carrozze dei fiaccherai. Inaugurato nel luglio del 1791 per l’insediamento a Firenze di Ferdinando III di Lorena, la popolazione  accorreva a cavallo o in carrozza per assistere agli spettacoli organizzati da Giuseppe Manetti, l’architetto granducale e autore del nuovo allestimento.

 

 

 

 

Ma il merito di aprire le Cascine come parco pubblico agli abitanti di Firenze è attribuito alla sorella di Napoleone, Elisa Bonaparte, consorte del principe Felice Baciocchi e granduchessa di Toscana dal 1809 al 1814. L’architetto della Firenze Capitale, Giuseppe Poggi, riconobbe il potenziale di questa area e progettò un ingresso degno di una città reale. Infatti il nuovo piazzale (oggi P.zzle Vittorio Veneto) fu creato dal grande urbanista a forma ellittica ed è pensato proprio come un invito aulico per le carrozze che in quell’epoca popolavano la città. Forse il Poggi si era ispirato con questo progetto ad una sorta di Porta del Paradiso: dall’inferno rumoroso e puzzolente, rovente in estate e fatto di solo pietre quale era la città, si entrava in un vero e proprio eden, caratterizzato dall’aria fresca e dominata dalla quiete, con il suo verde lussureggiante, gli alberi ombrosi, il cinguettio degli uccelli, i suoi viali comodi con le piazze rotonde che permettevano la circolazione delle carrozze in massima sicurezza.

La serata di sabato si è conclusa degnamente con una cena di Gran Gala nei sontuosi saloni del Circolo degli Ufficiali dell’ISMA. Prima di andare a tavola si potevano approfondire le conoscenze sul luogo, grazie al tour guidato da parte dei membri dell’Aeronautica Militare, ai gioielli architettonici, alle raccolte d’arte e al ricchissimo arboreto che su più di due ettari conserva piante rare provenienti da cinque continenti.

 

 

 

Il corteo delle carrozze transita sul Lungarno e si dirige verso il centro

 

Firenze 8 Maggio 2022, le carrozze arrivano in città

La sorpresa, assolutamente piacevole, è stata l’attraversamento delle vie e delle piazze di Firenze da parte del lungo corteo di carrozze con eleganti equipaggi e cavalli che non erano da meno. Erano in tanti che, informatisi di questo evento, attendevano impazientemente questo momento. Ai turisti arrivati da lontano non pareva vero di vedere transitare, accanto a palazzi del XVII secolo, le stesse carrozze di centinaia di anni fa, che i proprietari mantengono curate e custodite come gioielli. Con una differenza , tuttavia, rispetto alle vecchie realtà museali: loro le attaccano a dei cavalli vivi e le fanno vedere in società, questo è il bello della diretta! E se tutto è andato bene e se migliaia di persone hanno potuto godere di questo incomparabile spettacolo lo dobbiamo all’encomiabile servizio d’ordine della Polizia Municipale di Firenze attrezzato di auto, moto e cavalieri, affiancati dalla Polizia di Stato a cavallo e dallo staff degli uomini di Parte Guelfa che hanno arginato con incredibile abilità e tecnica il muro di folla e curiosi che giustamente non voleva perdersi lo spettacolo di rara bellezza. Con la radio rice-trasmittente incollata al volto, Mirko Belli in bicicletta ha fatto la spola dalla prima carrozza all’ultima e viceversa per accertarsi che tutto fosse in ordine e non ci fossero problemi di nessun tipo. Questa cura maniacale si è resa ancor più necessaria per via dello scopo, anche a fin di bene, della presenza a bordo delle carrozze di svariati ragazzi con disabilità.

 

 

Una bella e salubre giornata di sport

 

 

Vedute panoramiche di Firenze

 

Lo Sport all’aria aperta

La città di Firenze si è svegliata veramente in forma smagliante, con tanta voglia di fare, di muoversi, di vedersi, insomma, di socializzare nuovamente come due anni fa. Una marea umana ha attraversato Firenze con magliette multicolori, scarpe da tennis e volti sorridenti, tutti uniti a sferrare la prima mazzata all’universo dell’automobile e al suo socio “ossido di carbonio”. (Corsa Podistica Guarda-Firenze) A completare il quadro eco-sostenibile il Lungarno, invaso ai due lati da centinaia di biciclette che girovagavano tranquille nelle comode e funzionali piste ciclabili messe a disposizione dei cittadini dall’Amministrazione Comunale. Ai primi raggi di sole primaverile l’alveo del fiume Arno è stato popolato da una miriade di piccole imbarcazioni che a colpi di remi hanno voluto pure loro contribuire al salvataggio del nostro pianeta.

L’esercito ecologista oggi ha ingaggiato una grande battaglia contro lo strapotere dei combustibili fossili, alimentati giornalmente dalle ciminiere dei telefonini con i loro messaggini allucinanti fatti di cavalli alati e asini volanti. A proposito di cavalli, sì, c’erano anche loro, ma oggi ne abbiamo visti tanti di più, tante carrozze, tanti fiaccherai e tantissimi turisti desiderosi di provare emozioni perdute, che solo a Firenze e in poche altre città italiane si possono provare. Accanto al Campanile di Giotto, in uno spazio ombroso, incontriamo il volto sorridente di Roberto Susini; il tempo di un saluto, una stretta di mano poi sentiamo una voce: “Finalmente”, un gruppo di turisti dalla lontana e fredda Danimarca attendevano la carrozzella per godersi il caldo sole italiano, il lento incedere della panoramica carrozza ed i capolavori della città toscana, accompagnati dalle precise informazioni del Fiaccheraio Roberto. Qualche centinaio di metri ancora ed eccoci in Piazza della Signoria; qui troviamo Andrea Giovannoni, ultimo rampollo di una dinastia di Fiaccherai: nonno, papà e fratello maggiore. “Ora tocca a me”, ci dice mentre offre un piccolo spuntino al cavallo. Anche per lui la solita prassi: si avvicina alla carrozza una coppia di turisti dallo sguardo innamoratissimo che desiderano coronare il loro sogno d’amore a Firenze.

 

(Da sin.) Roberto Susini e Andrea Giovannoni

 

Non ci siamo lasciati sfuggire qualche brevissima intervista ai turisti che attendevano il ritorno del Fiaccheraio e bene o male abbiamo capito, a detta loro, che tutte le nostre meravigliose città d’Arte Italiane andrebbero ammirate dai sedili di una carrozza. Stendiamo un velo pietoso sui poveri trenini elettrici da “Fiera dei Ranocchi” o le innovative Biciclette-bus con lo schiavo-pedalatore a fare da forza motrice, spettacoli che veramente fanno del male al turismo!

Non abbiamo visto nessuno dei patetici animalisti di tre anni fa, ricordate? Sei, sette lunghi anni con decine di cartelloni raffiguranti un cavallo a Roma scivolato a terra, nascosti dietro i colonnati con il termometro in mano pronti a fotografare il sudore del cavallo in agosto e all’occorrenza intervenire prontamente! E così fu. Quattro anni fa un Fiaccheraio venne sorpreso di giorno con il cavallo al sole; a nulla valsero le sue lamentele dicendo che la notte (senza sole) non poteva lavorare; si stesero dei verbali e volarono delle calunnie, poi qualche mese fa, dopo quattro interminabili anni, ecco arrivare il verdetto del Giudice: il normalissimo cittadino che aveva notificato temperature e maltrattamenti non era autorizzato da nessuno, si era autorizzato da solo, indossando una divisa simile a quella di Napoleone, con 3 etti circa di onoreficenze e alamari di tutti i corpi di mare e di terra, con la veemenza e il cipiglio guerriero di Garibaldi mentre sbarca a Marsala.

 

 

 

 

La giornata di oggi ha avuto i suoi due Benefattori: Alberto Bellini Giacomo Goldkorn Cimetta i quali hanno fatto accomodare sui sedili delle loro carrozze piccoli gruppi di persone diversamente abili per far provare pure a loro l’emozione di una gita in carrozza

 

 

Intervista a Mirko Belli.

Domanda C&C: Oltre 20 anni di attesa per un Concorso Internazionale di Tradizione in terra di Toscana. Motivazioni della lunga attesa e a chi il merito di tutto questo?

Mirko Belli: “L’idea è sbocciata dalle immagini web di una chat che racchiude gran parte del mondo degli attacchi in Toscana. In una domenica piovosa con Alberto Bellini è scaturita l’idea, che poteva essere alquanto carina, e abbiamo imbastito il da farsi. Alberto mi ha fatto conoscere Parte Guelfa, Arciconfraternita di Firenze, che si è immersa nel progetto con anima e cuore e con l’aiuto di tutti, ma in particolar modo di SERGIO TURINI e del dott. STEFANO TANI che hanno lavorato con passione e dedizione alla riuscita dell’evento”

C&C: In termini economici è stato un evento costoso?

Mirko Belli: “La parte economica è stata la nota dolente. Quest’anno abbiamo trovato solo dei piccoli sponsor che hanno contribuito nell’offrire i premi per la gara e dei ricordi per la partecipazione ma il grosso delle spese è stato affrontato dalle due associazioni che realizzavano l’evento (il GIA e LA PARTE GUELFA): credo che questa sia oramai da anni una prassi che va accettata”

C&C: Sono passate alcune settimane dall’evento, quali i pareri e commenti di equipaggi italiani ed esteri? Polemiche ce ne sono state?

Mirko Belli: “Il riscontro a qualche settimana dall’evento è stato esplosivo. I concorrenti entusiasti della organizzazione, della location che hanno permesso di godere del tuffo di popolarità nel magnifico contesto di FIRENZE con la passeggiata in centro la domenica pomeriggio. Gli stranieri, che dire? Hanno assaporato il primo sole primaverile, la bella e simpatica accoglienza, le specialità Toscane della buona tavola e sono stati cullati dalla sempre splendida e affascinante FIRENZE. Per quanto riguarda l’Amministrazione Comunale, tutti sono stati veramente soddisfatti di avere avuto delle splendide carrozze nella cornice di FIRENZE e in particolare nel contesto di  Santa Maria Novella: spettacoli del genere non se ne vedevano da anni. Grande soddisfazione anche per l’assoluta mancanza di polemiche e contestazioni animaliste”.

C&C: E’ un evento da ripetere oppure si è trattato di un fuoco di paglia?

Mirko Belli: “Senza alcun dubbio penso che sia una tappa da segnare sul calendario.”

 

Alberto Bellini saluta il pubblico che applaude gli attacchi

 

Il Giudice AIAT Massimo Nicolotti

 

La presentazione degli attacchi ad opera del Gruppo Italiano Attacchi