Foto tratte dal libro di Ermanno Mori: “Il Cavallo nei manifesti”

 

Il Trotto … che passione!

Alcune “chicche” per gli amanti delle redini lunghe dalla libreria di un gentleman driver

Autore: Susanne E.L.Probst

“…. la contessa Lutzof ha una toilette freschissima, tutta d’un grigio azzurrognolo, con sottoveste chiara … mentre la duchessa di Ceri è tutta ornata di strisce di piume grigie intorno al collo”. Così descriveva Gabriele D’Annunzio, assiduo frequentatore degli ippodromi romani, le gare ippiche in veste di inviato per il giornale capitolino La Tribuna. Eppure in queste occasioni il sommo poeta non si smentiva, dedicando nei suoi resoconti di giornata molto spazio alle presenze femminili e poco alle prestazioni dei cavalli. E se a D’Annunzio si deve quando, nel 1885, ancora studente ma già perennemente in bolletta, accettò di occuparsi della rubrica Sport e altro”, l’invenzione della professione di cronista sportivo, le Corse al Trotto hanno sicuramente origini ben più antiche.

Qualcuno sostiene che esse sono nate in Ungheria durante il Medioevo grazie a contadini e commercianti che si sfidarono all’alba per le ultime centinaia di metri prima di arrivare al mercato per potersi accaparrare i posti migliori sulla piazza. La ragione di correre al trotto e non al galoppo era dovuta al fatto che la merce in questo modo rimaneva più stabile sul carro e si rischiava meno di perderla o, ancora peggio, di rovesciarsi insieme a tutto il carico. Altre voci raccontano che le prime corse al trotto furono praticate invece al ritorno dal mercato quando, a fine serata, gli stessi venditori con i loro mezzi alleggeriti della merce venduta in giornata e le tasche piene di soldi, non solo si divertivano a misurarsi tra di loro ma scommettevano anche su chi aveva i soggetti più veloci nella speranza di portare a casa un ulteriore gruzzolo di guadagno. Durante queste corse improvvisate si dimostrò ben presto la supremazia dei carri a due ruote con un attacco singolo, più veloci e agili rispetto a quelli più pesanti trainati da una pariglia.

Notizie di eventi organizzati veri e propri ci giungono dall’Olanda dove già nel 1554 gli animali più veloci tra le migliaia di cavalli partecipanti alla famosa fiera situata nel sud, ossia a Valkenburg, gareggiavano in corse al trotto. Due secoli più tardi, nel 1777, si svolgeva a Soestdijk per la prima volta la Golden Whip”, la “Frusta d’Oro” che successivamente diventerà il premio più prestigioso per i trottatori nei Paesi Bassi. Nel Secolo dei Lumi la neonata attività ippica si espanse a macchia d’olio, e non solo in Europa ma anche oltreoceano. In Russia, in Inghilterra e negli Stati Uniti alcuni allevatori, pionieri di questo sport, crearono le prime razze specifiche particolarmente adatte all’attività, tra cui l’Orlov Trotter, il Norfolk Trotter e l’American Standardbred, per soddisfare al meglio la nuova passione.

Mentre in Gran Bretagna il Trotto non acquistò mai lo stesso prestigio del Galoppo praticato con i purosangue, ben diversa era la situazione sul Continente e nel Nuovo Mondo dove nel corso dell’Ottocento esploderà letteralmente “la febbre del trotto”. In Italia trovò subito terreno fertile al punto che il famoso fondatore dell’ippica francese, promotore del primo ippodromo, nonché della razza ‘trotteur français’, e direttore generale degli allevamenti ippici nazionali Éphrem Houël du Hamel, attribuì la paternità di questa nuova disciplina proprio al Belpaese.

Secondo le testimonianze storiche spetta a Padova il primato della prima Corsa al Trotto codificata con premi per la vittoria. Già nel Settecento si svolsero regolarmente nella piazza maggiore della città, l’antico Prato della Valle, le corse con le bighe tanto amate dagli abitanti della Dotta. Con la trasformazione del sito nell’ultimo quarto del secolo, grazie all’intervento del veneziano Andrea Memmo, in un vero e proprio luogo agonistico con una pista da corsa ellittica sormontata da una loggia per gli spettatori di riguardo, la città del Santo ospitò regolarmente competizioni di ogni genere: dalle soprannominate gare con le bighe a quelle dei cavalli berberi scossi e perfino quelle dei fantini a piedi, le maratone dei “lacchè”. Il tutto naturalmente era accompagnato da forti scommesse.

Bando d’avviso della “Corsa dei Sedioli” (Archivio di Stato di Padova)

Dobbiamo però aspettare il secolo successivo prima che i documenti attestino ufficialmente quello che sarà l’evento “zero”. Come si legge nel regolamento pubblicato a stampa il 13 agosto 1808 e oggi conservato nell’Archivio di Stato: “…alle ore sei (ore 18 ndr) seguirà una triplice Corsa di così detti SEDIOLI, chiamati dagli esteri Padovanelli; Spettacolo del tutto nuovo e desiderato…”.

E sotto la voce “Metodi e discipline per la corsa dei sedioli” è scritto: “…Sarà escluso sotto la pena della perdita alla concorrenza delli premj qualunque dei Cavalli, che o volontariamente o sforzati adoperassero il passo di Galoppo o di Carriera, dovendosi adoperar in queste Corse il Trotto, Traina o Travarga soltanto.”

Il 22 agosto 1808 vi si disputò allora “nel dopo pranzola Corsa dei Sedioli, per la quale si impiegarono carrozzelle a due ruote monoposto chiamate anche “Padovanelli” e successivamente “Padovanelle”. Tale termine fu talmente familiare ai padovani che sarà poi anche il nome popolare dato all’ippodromo, costruito nel 1901 dal senatore e industriale dell’acciaio Vincenzo Stefano Breda e intitolato al suo fondatore. Le Padovanelle, antesignane dei moderni sulky, erano fatte interamente in legno e talvolta impreziosite da lavori d’intarsio da abili mani artigiane. Essi potevano pesare fino alla bellezza di 300 kg, ossia circa dieci volte quelli dei nostri modelli odierni. All’epoca furono attaccati cavalli di provenienza locale, in particolare il “trottatore friulano”. Questa razza d’origine turco-ungarica e allevata da secoli in tutto il Friuli ma anche in Laguna, si distingueva per la sua altezza media con un mantello prevalentemente grigio. Vigorosi e particolarmente resistenti e veloci al trotto, l’uso principale di questi cavalli era, a parte le corse, soprattutto il trasporto celere di persone e di merce. Se ancora alla fine dell’Ottocento lo stesso Breda prediligeva fattrici friulane da incrociare con stalloni russi e americani, ben presto purtroppo la razza era destinata a sparire a favore di cavalli trottatori importati dall’estero.

Sempre nella città veneta, nel corso del XIX secolo, venne elaborato il regolamento per le corse al trotto ma solo nel 1885 fu costituita la Consociazione Ippica Italiana” con successivo libro genealogico del trottatore italiano.

Nel secolo successivo l’Ippica italiana ha avuto importanti momenti di gloria ma anche di decadenza come il periodo tuttora in corso e ci vorrebbe un libro intero per raccontare il Novecento per poi arrivare fino ai giorni nostri. Di certo non possiamo non prescindere dal tributare l’omaggio ad un’eccellenza del Trotto del Belpaese: il Capitano ossia il mitico Varenne. L’unico cavallo nella storia ad essere eletto the Horse of the Yearin tre paesi diversi: in Italia, in Francia e negli Stati Uniti. Rimane superfluo aggiungere che nel 2010 la sua biografia è stata inserita nella “Hall of Fame” del famoso Harness Racing Museum di New York.

Se il Trotto fu disprezzato dalla nobiltà britannica perché considerato pratica dei ceti meno abbienti, di sicuro è uno sport che ha incontrato e incontra tuttora appassionati provenienti da ogni classe sociale. È perciò significativa l’intervista rilasciata da un famoso allenatore californiano quando sostiene che oggigiorno “ … harness racing is considered a sport for the blue-collars, not the bluebloods – le corse al trotto sono considerate uno sport da colletti blu e non per i sangue blu ”. Affermazione che rispecchia sicuramente per molti aspetti la realtà italiana.

Attualmente ANACT, Associazione Nazionale Allevatori del Cavallo Trottatore, elenca tra i suoi iscritti più di 550 allevatori italiani in tutta la Penisola. Tra questi risulta l’Azienda Agricola Logan in provincia di Prato. Territorio storico di allevatori per la presenza in passato nella città industriale del tessile dell’Ippodromo Comunale, in funzione dagli anni 20 fino agli anni 50 del Novecento, nonché per la sua vicinanza a Firenze e a Montecatini Terme dove tuttora le stagioni dell’Ippica sono in piena attività.

Relax al mare sulla costa tirrenica

 

 

Locandina di Corsa al Trotto con in primo piano il vincitore Sugar Bred dell’Allevamento Az. Agr. Logan. A fianco Alessandra Carlesi e Graziano Tacconi con il loro campione Sugar Bred.

 

Il titolare dell’allevamento, Graziano Tacconi, guida il sulky fin dall’età di 16 anni. Figlio d’arte, la passione venne trasmessa dal padre già proprietario e allevatore di cavalli da trotto. Il primo puledro, Logan, che darà poi il nome all’azienda e domato dallo stesso Graziano, già a tre anni ottenne il premio prestigioso “Cavallo del mese”. Nel 1988 prese la licenza di gentleman driver e le sue prime vittorie le deve a Ermelinda, trottatrice nata in casa alla quale venne dato il nome della madre. Tra i successi allevatoriali dell’azienda, gestita insieme ad Alessandra Carlesi, spiccano Frugola, Nomingo, Ombra del Vento, Vortice d’Amore e Sugar Bred. Quest’ultimo corre ancora in pista e oggi, a undici anni e trentacinque primi posti in carriera con montepremi vinti per oltre 150.000 Euro, dà tuttora filo da torcere anche ai suoi concorrenti più giovani.

Il gentleman driver Graziano Tacconi e Sugar Bred

 

Da campionessa a vita da mamma: la fattrice Frugola con Ramaya

 

Un altro campione della Az. Agr. Logan e fratellino del grande Sugar Bred: Vortice d’Amore con oltre 70.000€ di montepremi vinti finora in carriera

 

Naturalmente a casa degli allevatori non può mancare una libreria ben fornita sull’argomento. Tra gli scaffali troviamo molte “chicche” del passato la cui lettura per noi bibliofili e amanti delle redini lunghe rappresenta ancora oggi un must per nulla obsoleto. Un classico che impreziosisce ogni biblioteca ippofila è sicuramente Il trottatore, di Luigi Gianoli (con la collaborazione di Justo Bonetto, Sandro Cepparulo e Nino Gianoli, Milano, Longanesi, 1978). Con più di settecento pagine si tratta di un manuale d’eccellenza che ci racconta in maniera fluida ed esauriente come dice il sottotitolo, di “Storie e genealogie delle razze trottatrici di tutto il mondo, dai capostipiti ai campioni di oggi”. D’altronde il suo autore, Luigi Gianoli, ex ufficiale del Reggimento di Savoia Cavalleria, reduce della campagna in Russia e vincitore dei premi Bancarella Sport e Saint-Vincent per il Giornalismo, è stato definito “il poeta dei cavalli” per la sua vasta ed eclettica bibliografia riguardante i temi equestri. Dopo più di 40 anni dalla sua pubblicazione il libro è ormai fuori commercio ma con un po’ di fortuna si riesce a trovare qualche esemplare su Internet. Ne vale assolutamente la pena!

Un altro testo ancora reperibile in rete è “Cavalli al trotto. Ippodromi, corse, allevatori di ieri e di oggi”, AA.VV., Mario e M. Pia Aniballi, Edizioni GES Bologna, 1982. Si tratta di una raccolta di saggi ben scritta dai “Big” del Trotto, ad iniziare dalla presentazione di Alberto Giubilo, giornalista sportivo che per mezzo secolo ha dato la sua voce all’Ippica. Giubilo è noto per essere comparso nel film “cult”  di Stefano Vanzina “Febbre da Cavallo”.

Redini Lunghe. Il Grande Libro Del Trotto” di Roberto Valli, Mursia Editore Milano,1990, documenta la storia del Trotto italiano grazie ad un ricchissimo apparato fotografico con illustrazioni di grande qualità anche a doppia pagina, realizzate dallo stesso autore.

Last but not least, merita la nostra attenzione “Il Cavallo nei Manifesti” di Ermanno Mori, Edizioni Museo Storico del Trotto Bologna, 1999. Gli anglosassoni chiamano questo tipo di pubblicazione “coffee table book” ed è un libro che fa veramente la sua bella figura su ogni tavolino da salotto. Più di un’opera per gli appassionati di cavalli rappresenta pure una straordinaria raccolta per gli amanti d’arte. Non c’è da meravigliarsi perchè il “Capitano” della finanza, Ermanno Mori, non era soltanto il fondatore dell’Ippodromo e del Museo del Trotto di Civitanova nelle Marche ma si adoperava anche come mecenate per molti artisti sul territorio, ed incrementò la pinacoteca e la biblioteca locale grazie alle sue donazioni. Infatti il volume contiene un’ampia rassegna di manifesti pubblicitari con protagonista il cavallo, tra cui le prime edizioni della Fiera Cavalli di Verona o i rarissimi esempi di cartelloni delle Corse al Trotto. Molti furono realizzati da importanti artisti tra cui il triestino Marcello Dudovich, il romano Giorgio Olivetti specializzato in locandine cinematografiche o il futurista Ugo Grinaschi.

Buona lettura a tutti!

Sugar Bred guidato da Enrico Bellei, driver plurilaureato campione europeo e secondo in classifica nei Mondiali. Bellei si è pronunciato favorevole alla decisione recente della Svezia di bandire l’uso della frusta in pista 

 

Sitografia di riferimento:

https://www.carrozzecavalli.net/2019/06/dal-sediolo-al-sulky/

https://www.storiaememoriadibologna.it/le-corse-al-trotto-2263-evento

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/09/29/cavalli-corse-da-re-raccontati-da.html

https://www.storiasport.com/file/quaderni-siss-7/QDS7_31-44.pdf

https://www.britannica.com/sports/harness-racing/Worldwide-development

https://www.cavallomagazine.it/ippica/libri-padova-al-trotto-1-4848372

https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/economia-imprese/allegati/NUMERO_UNO.pdf