“NON HO NULLA DA INSEGNARE, MA UNA GRANDE PASSIONE DA CONDIVIDERE”

 

Parlando di morsi – Consigli utili per scegliere ed utilizzare il morso in modo corretto

 

E’ fondamentale partire dal presupposto che è sempre il morso che deve essere adattato alla bocca del cavallo e non la bocca del cavallo al morso: su questo principio si basano le regole per ben “Imbrigliare o Ammorsare” il cavallo.

Le regole sotto riportate sono tratte dai testi scritti nel 1800 e nel 1900 da grandi uomini di cavalli e noi ancora ad esse ci dobbiamo attenere quando vestiamo un cavallo per attaccarlo ad una carrozza.

Se è vero che dal cavallo dobbiamo ottenere ciò che desideriamo, dobbiamo farlo senza recargli disturbo o, peggio, dolore usando un morso inadeguato, mal posizionato, imposto in modo brutale, con un uso errato anche delle mani, che tutti sappiamo bene, devono essere sempre “MANI LEGGERE”.

Per capire i morsi, bisogna prima capire la bocca del cavallo e, particolarmente, la mandibola.

Cinque sono le parti della bocca che ci interessano per lo studio dei morsi:

  1. LA CAVITA’ DELLA BOCCA DETTA CANALE DELLA LINGUA

  2. LA LINGUA

  3. I DENTI

  4. LE BARRE

  5. IL PALATO

DESCRIZIONE

  1. La CAVITA’ DELLA BOCCA racchiusa tra l’arcata dentaria ed i molari, cioè il CANALE DELLA LINGUA detto anche SPAZIO INTERMASCELLARE.

  2. LA LINGUA, attaccata nella parte alta della bocca, per gran parte della sua estensione è libera dal resto dello spazio intermascellare, l’osso ioideo (ioide) ne forma la base e dà inserzione ai vari muscoli che costituiscono la sua sostanza e ne determinano i vari movimenti.

  3. La forma della lingua e la grandezza del suo canale possono provocare le seguenti conseguenze: se la lingua è grossa ed il suo canale stretto, cosicché non vi abbia lo spazio necessario per entrarvi ad ogni compressione del cannone, essa si estenderà sulle barre diminuendo di conseguenza la sensibilità delle medesime, al contrario se la lingua è piccola ed il suo canale grande, questa, ad ogni compressione del cannone, non potrà coprire le barre, di conseguenza queste rimarranno scoperte quindi più sensibili.

  4. I DENTI, sono corpi durissimi impiantati negli alveoli, lungo i margini delle mascelle dove formano due curve cui si dà il nome di “arcata dentaria”, interessate in ciascun lato da uno spazio vuoto detto “barre”. A seconda della loro posizione e compito, i denti prendono il nome di:

incisivi, canini o scaglioni, premolari, molari o mascellari.

Gli incisivi, (arcata dentaria) da cui si riconosce l’età del soggetto, hanno funzione di prendere, incidere e tagliare il cibo, i premolari ed i molari di triturarlo prima di ingerirlo.

I cavalli hanno 40 denti, le cavalle 36, essendo, di solito, prive dei canini o scaglioni.

Gli incisivi si dividono in:

PICOZZI che sono i due centrali

MEZZANI, a ciascun lato dei picozzi

CANTONI, ai lati dei mezzani e sono gli ultimi dell’arcata

I CANINI o SCAGLIONI sono in numero di due sia nella mascella che nella mandibola, nei maschi.

I premolari e molari posti in alto della bocca sia nella mascella che nella mandibola sono 12 ciascuna, cioè 24 in totale.

  1. LE BARRE – Si dicono barre gli spazi delle mascelle coperti da gengive, che si trovano fra i canini o scaglioni ed i premolari nei maschi e tra gli incisivi ed i premolari nelle femmine,
    La sensibilità maggiore o minore delle stesse barre deriva dalla loro conformazione e cioè, se le barre sono coperte da gengive sottili e taglienti, allora esse sono, di regola, più sensibili che se fossero arrotondate e coperte da una carnosità più compatta.

  2. IL PALATO – Secondo la conformazione della testa, il palato può essere più o meno alto e largo; per questo il cannone e la lingua possono avere più o meno spazio nella bocca. Il palato è sensibilissimo perciò i cavalli possono avere reazioni anche violente se il cannone entra in contatto con esso.

I morsi “snodati” o a “passaggio di lingua” troppo arcuati possono provocare le sopra citate reazioni se entrano in contatto con il palato, perché proprio essi, con la loro forma, sono i più a rischio.

Perciò occorre mettere sempre un morso snodato o a passaggio di lingua proporzionato all’altezza del palato del soggetto in esame.

Questi sono i principi basilari sui quali riflettere per stabilire la scelta del morso più adatto, soggetto per soggetto.

Fig. 3

 

L’imboccatura è la parte centrale del cannone, quella che entra in bocca al cavallo e sta fra le due aste.

I CANNONI ED IL LORO MODO D’AGIRE

  1. I cannoni spezzati, detti anche snodati, hanno un’azione particolare detta “schiaccianoci”; possono pizzicare un poco la lingua e comprimere le barre; le comprimono maggiormente quando il cavallo prende certe posizioni con la testa. Questi cannoni tendono a toccare il palato.

  2. Cannoni a tre articolazioni: l’azione schiaccianoci è meno percepita.

  3. Cannoni a passaggio di lingua: questi cannoni hanno un’azione più diretta sulle barre, che sono le più sensibili, non potendo la lingua agire sul cannone. E’ possibile che l’arco passa-lingua possa toccare il palato, altra zona estremamente sensibile.

  4. Cannoni a tortiglione: in proporzione alla loro grossezza hanno un’azione più severa di un cannone normale.

  5. Cannoni a pompa: hanno la possibilità di salire e scendere lungo le aste, allo scopo di dare al cavallo la possibilità di rilassare la mandibola. Producono un’azione di elevatore.

  6. Cannoni con giocattolo (chiavi): servono soprattutto per quei cavalli che hanno la tendenza a passare la lingua sopra il cannone. Il giocattolo si appoggia sulla lingua ed aiuta la stessa a stendersi sotto il giocattolo; serve anche a vivacizzare la bocca di certi cavalli ”passivi” con la lingua.

  7. Cannoni a canna grossa o sottile: queste servono per quei cavalli che hanno più o meno sensibilità sulle barre (data la loro conformazione); più morbida l’azione della canna grossa, più dura quella della canna sottile.

Fig. 5

 

MORSO

Sui morsi esiste una vasta letteratura ma in particolare si cita il volume SUL MORSO PIU’ CONFACENTE AL CAVALLO, “operetta” del cavaliere Massimiliano Weyrother, “imperiale regio cavallerizzo alla scuola spagnuola”, tradotto e stampato a Milano nel 1830.

L’autore analizza gli orientamenti dell’epoca per definire l’azione del morso provvisto di aste come leva di primo o secondo genere arrivando alla conclusione certa che trattasi di leva di secondo genere.

Si dà il nome di “morso” a quello strumento in metallo che si mette in bocca al cavallo, che agisce come leva e serve per dirigerlo, per trattenerlo, per regolarne le andature, per fermarlo, per farlo indietreggiare ecc. Esso costituisce, per mezzo delle redini, la relazione tra le mani di chi guida e la bocca del cavallo. La leva comune a tutti i morsi è quella di secondo genere, perché la resistenza è applicata in un punto situato tra la potenza ed il fulcro (fig. 7); la leva deve agire sulla mandibola. La potenza è esercitata nelle guardie (aste inferiori) ove si allacciano le redini, il fulcro è dove sono imperniati l’uncino e la S alle estremità del barbozzale, la resistenza è il cannone, situato in giusta posizione sulle barre. (Per le leve, vedi nota di richiamo a fondo articolo)

La potenza agisce sulle chiamate delle aste inferiori, dove si attaccano le redini, ma gli occhi delle aste superiori diventano il punto di appoggio e lo sono precisamente dove il barbozzale le trattiene.

Se si osserva ora l’effetto che il morso produce sul cavallo, avendo riguardo della sua sensibilità, si vedrà che le barre e la lingua, per mezzo del cannone, e la barbozza (mento) per mezzo del barbozzale, risentono di una pressione.

Qui si tratta di supporre, in primo luogo, quale pressione riesca più sensibile al cavallo, se quella del cannone o quella del barbozzale, dipende quindi dall’essere esercitata sul cavallo la sensazione più forte, del cannone o del barbozzale e quindi di conseguenza l’agire del morso come leva di primo o di secondo genere.

Il cavallo cede alla pressione più forte.

Se la pressione del barbozzale è più forte di quella del cannone, allora il cavallo solleva la testa, si oppone all’azione delle redini invece di obbedirvi e ne consegue così una leva di primo genere. Se è più forte la sensazione che risulta dalla pressione del cannone, il cavallo abbassa la testa, segue l’azione delle redini, ed allora il cannone esercita l’azione della leva di secondo genere.

Prima regola dunque per la scelta del morso che il cannone e il barbozzale debbano essere adattati in modo che il cavallo riceva una maggiore sensazione alla bocca che alla barbozza.

Questo dipende spesso dalla diversa struttura della bocca stessa, l’essere, il cavallo, più o meno sensibile. Il cannone ed il barbozzale agiscono semplicemente sulla mandibola, perciò è questa che deve essere principalmente considerata.

Fig. 6

 

La posizione del cannone deve essere sui sostegni della mandibola, vale a dire sul margine delle barre ed a un’altezza tale da non “increspare le labbra” del cavallo, deve posizionarsi sotto la commessura delle labbra. La giusta posizione è, normalmente, un dito più in alto dei canini (scaglioni). Le cavalle sono normalmente prive di questi, per cui la giusta posizione del cannone deve precisamente posarsi sulle labbra di rimpetto alla cavità del barbozzale (canale della barbozza) – (Fig. 7)

Per mezzo di questa determinata posizione del cannone, il morso rende un’azione migliore e di conseguenza viene in parte impedito l’ascendere del barbozzale.

Si posizionerà il cannone un poco più in alto per i cavalli con maggiore sensibilità, ed un poco più in basso per quelli “duri” di bocca.

Si dice che un cavallo “gusta” bene il morso quando fa schiuma in bocca.

Ripetiamo! La bocca più sensibile è certamente quella in cui le barre sono taglienti e coperte da sottili gengive, in cui la lingua ha molto spazio nel suo canale, cosicché a ogni pressione che avviene questa non copra le barre.

Al contrario la bocca più “dura” è quella nella quale le barre sono più grosse e molto carnose, la lingua più grossa del suo canale cosicché vada a coprire le barre quando è compressa dal cannone.

Altri argomenti – Il cannone che per varie ragioni tocchi meno le barre (che sono la parte più sensibile) è senza dubbio il più dolce, e nello stesso tempo è di maggior grossezza, per contro, quel cannone più sottile e che opera unicamente sulle barre, senza impedimenti, è di conseguenza il più attivo. I cannoni a “passaggio di lingua” possono avere un arco più o meno pronunciato.

Si immagini che il morso prema sulle barre nei punti giusti (indicati sopra): se usiamo un cannone ricurvo (a passaggio di lingua) quanto più il cannone sarà curvato, tanto più la lingua godrà di libertà, così essa non sarà fortemente compressa da stendersi sulle barre, il cannone opererà assai più sulle medesime, diventando automaticamente più attivo. Ancor più attivo, è per gli accennati principi, quel morso che porta un cannone a tutta libertà di lingua. Attenzione a quanto già detto in proposito!

Nel cannone a libertà di lingua, l’ampiezza dell’arco deve essere al massimo uguale alla misura del canale della lingua, poiché, se l’arco fosse più ampio cadrebbe sulle barre, si verrebbe così a perdere l’azione del morso; se al contrario esso non fosse tanto ampio da cadere sulle barre, ma fosse più piccolo, allora premerebbe dolorosamente i suoi angoli sulle barre.

Altra regola basilare: prima di stabilire quale cannone si adatti meglio alla bocca del cavallo preso in esame si proceda come segue.

Si deve innanzitutto stabilire la misura del cannone, cioè l’ampiezza della sua bocca (canale della lingua più barre, più labbra).

A tale scopo si prenderà un bastoncino lungo una ventina di centimetri, ci si metta di fronte, rispetto al cavallo, e gli si metta in bocca il suddetto bastoncino nella esatta posizione dove dovrebbe appunto posarsi il cannone sulle barre, tenendo con la mano il bastoncino il modo che il lato sinistro dell’indice destro tocchi la parte sinistra delle labbra del cavallo, ed il lato destro, dell’indice della mano sinistra si appoggi in ugual maniera alla parte destra della bocca del cavallo, si appoggi le estremità del bastoncino alle dita (avvertendo di non comprimere e spingere in su le labbra) – (Fig.8)

Fig. 7 – 8 – 9

 

Leva di Secondo genere: il punto in cui si trova la forza resistente si trova fra il fulcro e il punto in cui noi applichiamo la forza. 

Fig. 9 bis

La lunghezza del bastoncino, fra i due indici, determina l’ampiezza della bocca del cavallo e di conseguenza la misura del cannone.

Oppure utilizzare il misuratore del cannone – (Fig.9)

La quiete delle labbra si ottiene solo rispettando la giusta lunghezza del cannone. Se troppo corto le labbra verrebbero strette dalle aste all’interno delle labbra e si darebbe così un motivo al cavallo di imparare a prendere le aste in bocca e, di conseguenza, impedire il necessario movimento. Al contrario, se il cannone è troppo lungo, (cioè le aste sono troppo discoste fra loro) il barbozzale non può abbracciare tutto il mento (barbozza), poiché rimangono isolati gli anelli esterni. Infatti, a causa della distanza dal mento degli stessi anelli manca un giusto appoggio su tutto il barbozzale, ma si esercita solo su una parte di esso.

La posizione del barbozzale è precisamente la conservazione di questa posizione, che dipende interamente dalla proporzione delle aste superiori, supposto che il cannone sia giustamente collocato.

Altra considerazione: quanto più il barbozzale abbraccerà il canale del mento, tanto più sarà distribuita la sua pressione e quindi meno viva.

Quanto più pianamente gli anelli del barbozzale sono concatenati fra loro tanto più equamente agirà sulla barbozza e quindi diminuirà la sensazione della pressione.

Perché quanto più una pressione è suddivisa sopra un maggior numero di punti di una parte sensibile del corpo, tanto più debole sarà la sensazione che essa provocherà.

Fig. 10

 

Si deve sempre tenere presente che sotto il mento del cavallo passa un nervo che si chiama “mandibolare” (mascellare inferiore) – (Fig. 10)

Questo nervo è sensibilissimo, innerva i denti e le gengive; se schiacciato troppo duramente provoca al cavallo un dolore intenso che lo porta a mettersi sulla difensiva o ad avere delle reazioni.

Perciò l’uso del barbozzale, cioè la pressione che deve esercitare sulla barbozza, non deve mai essere eccessiva; per questo, come detto in precedenza, il barbozzale deve essere allacciato pianamente e allentato in modo da cadere il più basso possibile nel canale del mento.

ASTE SUPERIORI

Dalla diversa costruzione del morso e del barbozzale ne deriva un buon effetto del freno, e la maggiore o minore sua attività.

Ma la forza con la quale il cannone preme sulle barre è determinata interamente, ad uguale tensione delle redini, dalla proporzione delle aste in se stesse, vale a dire dalle aste superiori ed inferiori, le une in rapporto alle altre. E’ quindi principalmente necessaria la giusta divisione delle aste del morso, poiché soltanto queste possono considerarsi come leva.

La misura dell’asta superiore deve essere sempre uguale all’altezza delle barre.

Per misurare le barre bisogna misurare l’altezza della mandibola. Tenendosi lateralmente dalla parte sinistra della bocca del cavallo, si introduca l’indice della mano sinistra al posto del cannone sulle barre e sotto la lingua, a questo dito si appoggi un’estremità di un bastoncino, l’indice della mano destra si metta in linea parallela al dito della mano sinistra e si appoggi con il nodo intermedio nel canale del barbozzale sorreggendo, con il palmo della mano e con le altre dita, il bastoncino: la distanza del bastoncino compresa fra le due dita indicherà l’altezza della mandibola e di conseguenza l’altezza delle barre e la lunghezza delle aste superiori. Le cause per le quali tanti morsi “traboccano” ed il barbozzale ascende il suo canale, si devono solo rintracciare nell’inesatta altezza delle aste superiori – (Fig. 11).

Le aste superiori, e precisamente gli occhi, muovendosi in avanti, sotto la spinta di quelle inferiori a loro volta sollecitate dalle redini, creano una pressione sulla nuca del cavallo che lo porta ad abbassare la testa. Questa pressione varia in proporzione della lunghezza delle stesse aste.

ASTE INFERIORI O GUARDIE

Prima di parlare della lunghezza delle aste inferiori ricordiamo che secondo le leggi teoriche della leva: la potenza vince la resistenza in proporzione della distanza del punto di appoggio; l’azione non dipende solamente dalla maggiore o minore distanza, ma anche dall’angolo sotto il quale verrà esercitata sulla leva. L’ignoranza di questi principi ha spesse volte prodotto pregiudizi tanto riguardo alla forma che alla piegatura e lunghezza delle aste inferiori.

Bisogna quanto mai ricordare che la forza delle aste dipende anche dalla direzione sotto quale avviene la tensione delle redini e dall’angolazione di queste ultime rispetto alle aste. Si è, per lo più, dell’opinione che l’asta posta più avanti “a” della linea perpendicolare chiami il cavallo (Fig. 12), l’asta più indietro “b – d” della linea collochi il cavallo in alto, ma l’asta situata sulla linea perpendicolare mantenga il cavallo in buona posizione.

L’asta del morso si dice dritta quando la perpendicolare tirata dall’alto verso il basso passi dal centro degli occhi dell’asta superiore e cada negli anelli (guardie) delle redini dell’asta inferiore. Chiamasi aste fuori linea la “a”, e aste dentro la linea le “b – d” (Fig. 12).

Fig. 11 – 12

In relazione a quanto detto, ne consegue che la lunghezza dell’asta inferiore rende più forte l’azione del morso soltanto quando l’angolo formato dalle redini e dalle aste si avvicina a 90°, cioè angolo retto. Angolatura che deve essere sempre rispettata.

Quando l’asta superiore è corta diverrà necessariamente maggiore l’azione del morso, ma fino ad un certo punto, poiché se il peso viene troppo vicino al punto di appoggio, allora cessa l’azione della leva, giacché se l’asta superiore sarà più corta in proporzione all’inferiore il morso traboccherà (e dipenderà altresì dal barbozzale).

Da queste considerazioni si desume che l’asta inferiore deve sempre essere il doppio di quella superiore.

La maggiore o minore lunghezza delle aste si stabilisce anche dietro le diverse proporzioni del cavallo, tanto nella parziale che nell’intera sua conformazione.

Ricapitolando quanto esposto, per avere un cavallo tranquillo ed “alla mano”, molte volte basta trovargli il morso adatto.

I principi esposti sono la base per capire la bocca del cavallo preso in esame, di conseguenza trovare il morso che meglio si adatti ad essa.

Tutto questo per il rispetto del cavallo ed una maggiore sicurezza di chi lo guida.

BARBOZZALE

Consiste in una catenella di ferro o d’acciaio fatta ad anelli ovali o tondi alquanto contorti e schiacciati disposti, quelli di maggior grandezza, al centro del detto barbozzale, e progressivamente decrescenti verso le estremità; questa catena deve essere formata in modo che si possa applicare sulla barbozza con una superficie piatta, prima di attaccarla ai ganci bisogna quindi disporne convenientemente le maglie (Fig. 13). La lunghezza del barbozzale deve corrispondere ad una volta e mezza, circa, quella del cannone. Il barbozzale, in linea di massima, deve poter dare al morso un’angolazione di 45º.

Dall’altezza dell’asta superiore vengono determinate le lunghezze dell’uncino e della S del barbozzale; esse devono essere lunghe i ¾ dell’altezza dell’asta superiore. L’uncino e la S, inoltre, devono essere paralleli all’asta, ma alquanto piegati di forma; ambedue debbono precisamente serrarsi intorno agli occhi dell’asta a cui sono agganciati ed avere, per giocare, soltanto quel poco spazio che deve bastare ad impedire l’ascendere del barbozzale.

Fig. 13

Fig. 14

Fig. 15

Fig. 15 a

Fig. 16

Fig. 17

Fig. 18

RIEPILOGO

Scegliere bene il morso da mettere al cavallo:

1 Bisogna studiargli la bocca

2 Mettergli quello più adatto per avere il cavallo tranquillo e rilassato

3 Posizionarlo in modo che le labbra non vengano “INCRESPATE”

4 Applicare le redini in giusta posizione

5 Avere le mani leggere

Le redini non vanno mai attaccate al rosone del morso Liverpool o altri similari, perchè il barbozzale non lavora, portando il morso ad agire come un filetto, quindi meglio mettere direttamente un filetto che lavorerà in modo esteticamente più gradevole, senza avere le aste inferiori sempre in movimento.

Fra i tanti grandi autori che hanno scritto trattati su come si deve adattare il morso alla bocca del cavallo, trascrivo alcuni brani da loro citati che ho ritenuto fra le più significativi per chiarire quanto esposto.

Commandant JOUFFRET

Traité de la conduite en guides, 1889

Il cavallo è dominato e diretto attraverso il morso, che i romani chiamavano fraenum e la cui invenzione attribuivano a Minerva (Minerva Fraenatix).

Azionato dalle redini il morso trasmette alle barre del cavallo dei segnali che il dressage trasforma in indicazioni precise; si deve fare molta attenzione a non viziare queste precise istruzioni primarie con la scorretta azione delle redini.

Qualsiasi morso si usi, prima di metterlo in bocca al cavallo, controllare che sia pulito, perchè niente disgusta il cavallo come mettergli in bocca un morso coperto di saliva, di schiuma o di ruggine.

ERCOLE TASSINARI

Il Cocchiere, 1908

Modo di applicare il morso

Per poter guidare gradevolmente e con sicurezza è indispensabile mettere al cavallo il morso che ad esso conviene, e tale da renderlo ubbidiente ai comandi e leggero di mano senza disturbarlo.

In ogni caso è indispensabile l’adoperare le redini con dolcezza, il cedere avanzando, la curva del pugno, abbassare la mano, il riprendere indietreggiando il corpo od alzando la mano ciò che dicesi giocare con la bocca del cavallo.

Il morso ad un cavallo si mette due centimetri sopra lo scaglione, e ad una giumenta, dai tre ai quattro centimetri.

FAUCANIER PIETRO

Il Morso a doppia leva, 1900

La lunghezza del barbozzale deve corrispondere ad una volta e mezza circa quella del cannone. Per i cavalli che hanno la pelle ed il pelo molto fino si può applicare al barbozzale un pezzo di cuoio o di gomma per impedire delle ferite o lacerazioni nel punto ove il medesimo fa pressione. Siccome non esiste un morso adattabile a qualunque bocca così bisogna che anche questo sia applicato con cognizione e arte ed adattato alle diverse conformazioni della medesima.

Le aste inferiori del morso dovranno retrocedere di 45° e formare angolo retto con le redini. Se le aste del morso obliquassero più di 45 gradi si dirà che il morso beve, se invece al ritrarre delle redini retrocedessero in modo di restare oltre la linea verticale si dirà che il morso è a pipa.

DE LA GUERINIERE

Scuola di Cavalleria, 1740

Della maniera di disporre la briglia secondo le differenti bocche

Fa mestieri adattare il morso secondo l’interna struttura della bocca del cavallo; le aste, in ragione della sua incollatura, ed il barbazzale secondo la sensibilità della barba.

Il morso deve posare sopra le barre un mezzo dito più al disopra dello scaglione o canino, e qualche volta un dito, secondo che la bocca è spaccata; ma se poggiasse più in alto farebbe aggrinzare il labbro, ed offenderebbe l’osso che è più tagliente in questa parte che vicino allo scaglione.

MAX PAPE

L’Art de l’Attelage, 1966

Autore delle regole stabilite dal grande Benno von Achenbach

Il morso è fatto per convenire al cavallo che lo porta.

La posizione normale, nella sua bocca, si trova ad un dito messo per traverso più in altro degli scaglioni, e lo stesso posto per quanto riguarda le femmine, ma senza che la commessura delle labbra sia rialzata. Un attacco offre ben misero colpo d’occhio se il morso di briglia (Liverpool o morso inglese – Elbow) si presentano con le aste inferiori puntate in avanti come zanne d’elefante: questo si evita allacciando le redini al banco (vedi disegni).

Si eviti al cavallo di fare delle sciocchezze come arrotar l’incollatura e d’incensare la testa; questo si evita se si affibbiano le redini più in basso nelle apposite chiamate.

Generale C. VOLPINI

L’arte di guidare i cavalli 1915

Leggerezza di mano – Una delle principali qualità che deve possedere chi s’accinge a guidare cavalli è quella di avere la mano leggiera; ma avere la mano leggiera non vuol già dire lasciare le redini allentate o fluttuanti, ma bensì tese in modo da sentire un leggiero appoggio sulla bocca del cavallo.

La lunghezza dei montanti sarà regolata in modo che il morso abbia ad agire sulle barre del cavallo a circa tre centimetri al disopra dei denti scaglioni se trattasi di maschio, e all’altezza corrispondente, se trattasi di femmina o più genericamente a cinque centimetri dalla connessura delle labbra.

MASSIMILIANO WEYROTHER

Sul morso confacente al cavallo, 1830

L’istruzione per ben imbrigliare i cavalli è senza dubbio uno de’ più importanti oggetti dell’equitazione: eppure questa è stata con minor precisione d’ogni altra cosa trattata, sì per riguardo alla teoria, come per la pratica.

Tutti i libri che trattano dell’imbrigliare hanno una notabile mancanza in ciò, ch’essi non danno veruna sicura istruzione del come si possa trovare la più confacente immorsatura colla scorta dei principi sviluppati con chiarezza sulla proporzione del morso alla bocca del cavallo, e sull’arte di misurarlo e calcolarlo.

Né meno importante è la mancanza di un’esatta ricerca teorica di què principj che l’immorsatura, come l’intera arte del cavalcare, deve ricavare dalla meccanica.

Soltanto su tali principj appoggiata esporre si può la teoria dell’immorsatura: tuttavia essere deve chiara e semplice, se atta debba essere a dirigerne l’uso pratico.

A scanso di confusione egli è necessario di premettere il seguente schiarimento.

Sotto il nome di morso s’intende tutto l’intero freno, cioè le aste, tanto superiori, quanto inferiori, il cannone e l’intero barbozzale. Il foro nell’asta superiore, mediante il quale il morso è sostenuto dalle bande in cuoio, o montanti, verrà nominato l’occhio.

L’anello poi, o foro nell’asta inferiore pel quale passano le redini, verrà nominato l’anello delle redini.

SU CENTO MORSI, UNO SERVE ALLA BOCCA DEL CAVALLO E NOVANTANOVE PER LA TESTA DI CHI LO GUIDA

Prof. A. SANSON

Dal “Trattato di zootecnica”, 1880

Fra gli “arnesi” degli equini è la briglia con il morso e le redini, che serve a dirigerli, usati per qualunque sia il servizio a cui sono destinati.

In generale i cavallerizzi di tutti i tempi sono persuasi che gli “arnesi” sopra citati siano strumenti contenitivi.

La parte principale (morso) è considerata “ab antiquo” per un freno, e ciò parrebbe vero se si guarda al risultato, giacché sotto la sua azione il cavallo si ferma.

Però, cercando meglio, non si può ammettere che il freno agisca sempre e direttamente in virtù della sua potenza meccanica, capace di moltiplicare quella del braccio dell’uomo, sino al punto di fare equilibrio ed annientare l’impulso meccanico dell’animale.

Le parti necessarie alla briglia hanno un’importanza secondaria, il solo morso merita considerazione, perché è l’agente diretto dell’azione delle redini e, quindi, delle mani.

Comunemente si crede che il morso possa vincere le resistenze sotto la stretta delle mani.

Vennero quindi create tutte le combinazioni più o meno ingegnose tendenti a crescerne la potenza, rendendolo più offensivo, più duro, più costrittivo in ragione della poca sensibilità della bocca.

Ciò dipende da un’erronea interpretazione dei fatti.

Per la verità il cavallo, se lo volesse, non si curerebbe dell’azione fisica del morso, e lo dimostra quando, esasperato da ruvidi attacchi, si diparte dalla sua soggezione volontaria ai desideri dell’uomo.

Quando obbedisce è segno che ciò che fa gli conviene, ed il morso non è che il mezzo di comunicare ad esso le nostre intenzioni, senza il concorso della parola.

Per questo è opportuno capire la sua bocca per non ferire la sua delicatezza, e metterlo sulla difensiva.

Dapprima egli non ne capisce i segnali ed è necessario di addestrarlo poco a poco a riconoscerli: il ché non sarebbe se il morso avesse un’azione puramente meccanica.

E’ un errore credere che i cavalli siano semplici automi; essi sono esseri sensibili e pensanti.

Le azioni fisiche hanno effetto sulla loro intelligenza e non sulla loro forza meccanica.

Esse propendono il cavallo ad atti involontari conformi alle intenzioni dell’uomo, mediante segni muti e convenzionali.

Essi capiscono le intenzioni del morso trasmesse alla loro bocca mediante le redini; è questo un linguaggio al quale obbediscono perché vogliono e non perché vi siano costretti.

Ne consegue praticamente che per addestrare i cavalli al gioco del morso, conviene cominciare colle azioni moderate di un morso dolce; e che per vincere la resistenza di individui indocili, prima di ricorrere a morsi potenti – la qual cosa peggiora sempre il loro vizioso carattere – conviene piuttosto agire sulla loro intelligenza colla dolcezza e coi buoni trattamenti per accattivarsene la fiducia e l’obbedienza.

Causa d’indocilità è spesso il dolore che reca un morso non adatto e frettolosamente imposto a nature nervose e sensibili, e contro il quale esse reagiscono sino al delirio.

I cavalli fini ed energici prendono la mano, in termini di equitazione, e fuggono in preda ad una specie di follia.

Giunte le cose a questo punto, l’animale è in uno stato morboso, né più è possibile agire sulla sua intelligenza e sulla sua volontà.

Bisogna ricorrere a mezzi fisici per fermarlo, tanto peggiori quanto brutali, tanto meno efficaci quanto dolorosi alla bocca.

L’esperienza lo prova, invece una mano intelligente permette di conservare l’azione normale del morso e di farla intendere all’animale, calmo e rilassato.

BIBLIOGRAFIA

Elenco alcuni autori le cui opere ho trovato le più interessanti e moderne