All’interno del Museo in apposite sale la più ricca e importante collezione di calessi attualmente in Italia.

 

 

Savarna 27 febbraio 2022 – Lòm a Merz

Lume a Marzo (Lòm a Mêrz in dialetto) è un’antica tradizione romagnola che vedeva le campagne accendersi sul finire di febbraio, in particolare gli ultimi tre giorni di febbraio ed i primi tre di marzo. I fuochi duravano per ore e ore, anche l’intera notte, mentre uomini, donne e bambini si radunavano lì attorno per scaldarsi e fare lume a marzo, ovvero illuminare il mese che veniva, auspicando portasse la primavera e tutto ciò che comportava.

Secondo gli esperti del folklore romagnolo, la tradizione sarebbe antichissima e deriverebbe direttamente dall’epoca romana. Infatti, circa 2500 anni fa, la prima luna piena del mese di marzo (dedicato al dio Marte) segnava l’inizio del nuovo anno, anno che a quei tempi era formato da soli dieci mesi. Quei giorni tra la fine e l’inizio dell’anno erano quindi ritenuti un periodo cruciale. Non a caso, ancora oggi, esistono vari riti e scongiuri legati all’anno nuovo.

Insomma il fatto che ancora oggi si festeggi tra febbraio e marzo ci indica quanto pagana sia l’usanza dei Lòm a Mêrz. I lumi, infatti, non sono altro che falò (la fugarena) accesi in onore della dea Cerere, la dea latina della terra e della fertilità. Cerere veniva così omaggiata dalla popolazione in cambio di un’annata prolifica per le coltivazioni.

Nella ricorrenza del 27 marzo 2022 si è creata una certa confusione tra i Santi classici, quelli Pagani, quelli “Santificati” dai Social e i “finti-Santi” dal latino “Fake”! Come organizzare questa ricorrenza per evitare che l’overdose di notizie-spazzatura ci azzerino le già deboli difese immunitarie del nostro cervello? Semplice, rechiamoci a Savarna (Ravenna), visitiamo il Museo, chiediamo informazioni su quello che vediamo al Direttore Romano Segurini e l’indomani ci sentiremo molto meglio e avremo anche le idee più chiare. A seguire vi offriamo una piccola anteprima su quello che potrete ammirare.

 

Vedute d’altri tempi in queste panoramiche degli esterni del Museo Etnografico “Sgurì”. In alto a destra una rara esposizione degli autentici cesti romagnoli in paglia, indispensabili nei vari usi dei tempi passati

 

A titolo di curiosità il 31 dicembre 2019 la Cina comunicava la diffusione di una “Polmonite Atipica” denominata Sars-Cov-2 e se la matematica non è un’opinione, da allora ad oggi sono trascorsi due anni e 40 giorni.

 

 

Un’intero padiglione dedicato ai libri d’arte e ai quadri del pittore Aldo Baldassari. Attento ed esperto conoscitore di queste opere Romano Segurini, in alto a destra

 

 

 

Alcuni scatti di una edizione passata; purtroppo le ultime due edizioni furono annullate per Covid

 

GLI “OGGETTI MISTERIOSI”

Non sappiamo bene se quella del titolo è la terminologia giusta, ma sicuramente è quella che più si avvicina alla descrizione di una serie infinita di oggetti che 150/200 anni fa erano di uso comune ed oggi in pochissime persone riescono a capire a che uso erano destinati. Da indiscrezioni raccolte tra i tanti visitatori che affollano queste sale durante l’anno è emersa prepotente la voglia di mettere in stampa un corposo volume che raccoglie tutti questi oggetti per una serie di motivi, il più importante forse quello di tramandare ai posteri certe abitudini che lentamente ai giorni nostri stanno scomparendo.

 

Oggi 2022 se usciamo dal nostro giardino con questo attrezzo veniamo prontamente arrestati dalle Forze dell’Ordine, tanto tempo fa … no!

 

Il Direttore del “Museo Etnografico” Romano Segurini si è gentilmente prestato per illustrarci questo misterioso oggetto abbastanza comune nelle campagne romagnole del secolo scorso

Se nelle automobili di oggi esiste una piccola cassetta per gli attrezzi, chiaramente anche 150 anni fa quando si usciva in calesse era di rigore un contenitore per i vari attrezzi che potevano servire

 

Questi due oggetti misteriosi avevano a che fare in qualche modo con le ruote dei calessi

 

Tanti fanali da calesse non erano molto eleganti come quelli delle carrozze, ma erano pratici e funzionali. Quello nella foto veniva posizionato sulla stanga del calesse tramite una “staffa o bragotto” e all’arrivo nei pressi della stalla il contadino rapidamente sfilafa il fanale dalla staffa e lo posizionava, illuminato da una candela accesa, in un’altra staffa fissata al muro della stalla per illuminare

 

La vasta collezione di lanterne del Museo Sgurì. Ne troviamo di tutti i tipi e per tutti gli usi, da quelle classiche con vetro bianco che si posizionavano sui calessi, carri e birocci appesi alla stanga sinistra, a quelle più grandi che illuminavano la stalla con gli animali, alcune con un serbatoio doppio da posizionare accese tutta la notte

 

Nella interessante Mostra troviamo anche tutto l’occorrente per la lavorazione del maiale che veniva effettuata dallo “Scarnador” detto anche “Norcino”. Nel collage sottostante vediamo tre pannelli illustrativi di un metro per 60 cm. che sono sempre a corredo di queste manifestazioni per meglio illustrare al pubblico ed a eventuali scolaresche le tradizioni contadine delle terre di Romagna e non solo. Questi pannelli espositivi nella misura di oltre 100 di varie tipologie sono opere curate anche in veste grafica del noto artista cesenate Fiorenzo Montalti.

 

Molto interessanti ed educativi questi pannelli illustrati che saranno esposti e visibili a tutti gli intervenuti

 

Nelle illustrazioni una anteprima di quello che potrete vedere all’interno del Museo Etnografico “Sgurì” sul tema del maiale

 

Il Museo Etnografico “Sgurì”  nel passato 2021 ha messo a disposizione alcuni rarissimi carretti e birocci per diverse riprese cinematografiche. Alcune riguardavano la fuga di Giuseppe Garibaldi, l’ultima di pochi mesi fa con il regista Pupi Avati raccontava la vita di Dante Alighieri. Nella foto sottostante Romano Segurini con la sua “Baroza -romagnola” insieme a Flavio Ancarani e il suo cavallo Bardigiano di nome Argo.

 

Prove tecniche prima di entrare sul set cinematografico

 

Romano Segurini vi aspetta a Savarna per una scorpacciata di cultura e per digerirla meglio … “Zùcaren e vin brulè”