Con la fine di settembre è quasi terminato il calendario agonistico internazionale di massimo livello per la disciplina degli attacchi che  vedeva nella seconda settimana di settembre il CAMPIONATO DEL MONDO PARIGLIE e in quella successiva il CAMPIONATO DEL MONDO PONY. Dato che entrambi hanno avuto un andamento analogo, abbiamo deciso di unificarli in un unico reportage, andando in ordine cronologico e riportando quanto ci hanno riferito gli stessi driver impegnati nelle competizioni.

 

PARIGLIE – Kronenberg/Ned, 9-12 settembre 2021

Questo Campionato, organizzato con il nome di “Limburg 2021” dal nome della regione in cui si trova Kronenberg, è stato senz’altro caratterizzato dall’altissimo numero di concorrenti che hanno rappresentato un record assoluto: ben 97 rispetto agli 83 dell’ultima edizione, provenienti da 22 nazioni diverse delle quali 18 hanno concorso anche a livello di squadra.

 

La squadra italiana con il capo équipe e tutti i supporter

 

Presenti per l’Italia, capitanati dal Capo Equipe Cristiano Cividini e assistiti dal veterinario di squadra, dott. Giacomo Botticini:

  • Francesco ALETTI MONTANO con i cavalli J HBC (KWPN morello del 2014), King Almire (KWPN morello del 2015) e Nestor (Lipizzano grigio del 2007)
  • Ugo CEI (solo a titolo individuale) con i cavalli Alexander (KWPN baio del 2005), Aristos (KWPN baio del 2005) e Hadora (KWPN baio del 2012)
  • Rocco CORDERA con Dirkje (KWPN sauro del 2008) e Gigolo M (KWPN sauro del 2011) – Nessun cavallo di riserva per problemi burocratici.
  • Jozsef DIBAK con Fernando (KWPN sauro del 2010), Git-R-Done (olandese baio del 2011) e Golden Wonder W (KWPN sauro del 2011).

Abbiamo chiesto a FRANCESCO ALETTI MONTANO le sue impressioni su questo evento ed ecco quanto ci ha riferito.

La prima cosa che salta all’occhio è la qualità delle pariglie che è salita in maniera vertiginosa anche solo negli ultimi due anni. All’incattivimento dei percorsi – passatemi l’espressione – ha fatto da contraltare un parco cavalli con doti atletiche, di coraggio e di minuziosa preparazione dove nulla è lasciato al caso.

 

Francesco Aletti Montano

 

Un altro fattore di cui tener conto è che la prova di dressage perde sempre più importanza rispetto alle altre due. Ci sono concorrenti che hanno eseguito dei dressage più scarsi dei nostri ma con le successive due prove sono risaliti in classifica di molte posizioni. Ad esempio lo svizzero Marcel Luder o l’ungherese Tibor Nagy, terminato il dressage rispettivamente al 49° e al 35° posto, nella classifica finale sono arrivati 8° e 9°, il primo grazie ad un terzo posto nella maratona e ad una sola pallina senza fuori tempo nei coni, e il secondo per una maratona con soli 5 punti in più del primo e per un percorso coni netto negli ostacoli e con un fuori tempo di sole 1,52 penalità. La giuria in dressage è stata molto severa, se si considera ad esempio che un mio alt con uno dei due cavalli che teneva un posteriore non perfettamente appoggiato a terra ma a riposo mi ha fruttato una votazione di 5,5 punti sull’intero movimento. Noi in Italia abbiamo purtroppo poche possibilità di confrontarci con campioni del calibro di quelli presenti qui in Olanda ed anche nei nostri concorsi nazionali sarebbe importante invitare come giudici degli stranieri di alto livello, come eravamo soliti fare qualche anno fa, in modo da avere una valutazione più in linea con i parametri internazionali.

 

Jozsef Dibak

 

Dibak con Fernando e Golden Wonder ha ottenuto nel dressage decisamente un buon punteggio classificandosi 6° con 47,31 penalità precedendo concorrenti del calibro di Beat Schenk e Stan van Eijk, entrambi vincitori di medaglie nelle passate edizioni dei mondiali. Io stesso, con un punteggio di 56,10 ottenuto con un cavallo estremamente giovane, ritengo di aver messo a segno un buon risultato, pur classificandomi al 24° posto nella prova, tanto che dopo il dressage la squadra italiana era al 4° posto, segno che su questo fronte nella preparazione avevamo lavorato bene. Anche gli altri due nostri portacolori hanno effettuato delle riprese più che dignitose con Cordera che si è attestato a 59,10 punti, un risultato di tutto rispetto e sotto la soglia dei 60 punti che è un po’ lo spartiacque a cui tutti ambiscono. Per Cei, al suo debutto in un mondiale, il fatto di essere rimasto sotto i 65 punti, che è solitamente il limite previsto per le qualificazioni decadute quest’anno per causa Covid, è stata comunque una buona prestazione se si considera che ha 67 anni e compete a livello di 2° Grado solo dal 2018, avendo iniziato la sua carriera come agonista, partendo dalla base, solo una decina di anni fa. A suo onore va detto che la passione sicuramente non gli manca, come pure la grinta e la perseveranza quindi, facendo tutto da solo, si può dire che ha fatto miracoli.

 

Rocco Cordera

 

Poi nella maratona non abbiamo retto il confronto. Io avevo già fatto presente in federazione che con un cavallo così giovane non avrei potuto pretendere un exploit: non aveva l’esperienza per mantenere un ritmo veloce come i cavalli agonisticamente più maturi e il mio ordine di scuderia era quello di portare a termine la maratona per non vanificare il mio buon risultato nel dressage – e questo ho fatto. Speravamo tutti di poter recuperare qualcosa nei coni ma il percorso era talmente tosto che è stato impossibile, tanto che non c’è stato neppure un concorrente con zero penalità.

 

Ugo Cei

 

Ci siamo comunque resi conto che due sono le cose principali. Innanzitutto i cavalli devono essere esperti e veloci e ci vogliono almeno un paio d’anni di lavoro mirato e continuativo per essere competitivi: niente modifiche dell’ultima ora, niente improvvisazioni. L’altra cosa è che occorre fare una scelta: se puntare sul dressage oppure su maratona e coni e a questo punto verrebbero rivalutate razze di cavalli che erano andate un po’ in disuso, come i Lipizzani o i Polacchi, meno rinsanguati dei KWPN ma più piccoli e agili che riescono a girare al galoppo, senza mai perdere una battuta, nei continui dietro-front degli ostacoli, sia fissi che mobili.

Mi è capitato di intrattenermi con il Presidente della Commissione Attacchi FEI, il portoghese De Mello, e facendo riferimento alla sempre maggiore estremizzazione dei percorsi, è venuta fuori una proposta interessante: quella di creare, a parte, nei Campionati del Mondo la categoria Ambassador per gli over 50/55, come già esiste in altre discipline. Per quanto riguarda invece i regolamenti, sembra che ci sia una maggiore apertura per l’adozione di campo corto o lungo e per l’uso di un testo nuovo o vecchio. Questo sembra tuttavia contraddire con quanto proposto alla FEI a partire dal 2022 (ndr).

 

(in senso orario) Dibak, Aletti Montano, Cei, Cordera

 

Purtroppo in fase di preparazione, ci è mancato il confronto con i campioni internazionali. Per fortuna abbiamo in Italia un ottimo costruttore di percorso internazionale che ha veramente fatto di tutto per sostenerci nel lavoro di avvicinamento. Con i vari completi-palestra organizzati in Italia è stato fatto un grande sforzo: pensiamo se non avessimo avuto neanche quelli… Altre nazioni come Germania, Ungheria e Francia hanno continuato ad organizzare gare internazionali anche durante la pandemia e questo li ha aiutati parecchio nella preparazione. Inoltre hanno molti praticanti tanto che se contiamo anche solo i driver di queste tre nazioni arriviamo quasi al 30% dei partenti. Il nostro handicap è che in Italia non si organizzano concorsi internazionali di grande richiamo e per quelli all’estero i chilometri sono tanti, c’è bisogno di un gran numero di persone da coinvolgere, il materiale da trasportare comporta la formazione di vere carovane e alla fine i costi non sono certo indifferenti. D’altra parte è importante farsi vedere dai giudici, dovunque sia il concorso, perché se si è conosciuti si è oggetto di maggiore considerazione.

 

I quattro moschettieri con Cristiano Cividini, capo équipe

 

Una soddisfazione personale ci è venuta dalla prestazione della giovane tedesca Anna Sandmann che ha vinto la medaglia di bronzo con uno dei cavalli addestrati da noi.

Concludendo, i driver italiani hanno veramente dato il massimo che era in loro potere. E’ stato un impegno pesante, già a partire dalla trasferta. Noi ci siamo fermati per 4-5 giorni dalla Riant in modo che per l’ultimo tratto fossimo più vicini alla meta, soprattutto in considerazione dei cavalli più giovani ed inesperti.

Per quanto riguarda location, organizzazione, servizi, ecc. era tutto al top e noi abbiamo formato una bella squadra coesa. Anche Cividini e Botticini hanno fatto un eccellente lavoro e i vari personaggi del nostro entourage si sono tutti rimboccati le maniche e hanno aiutato con grande disponibilità.

Qui termina il racconto di Francesco Aletti Montano.

 

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A onor di cronaca, qualche parola ancora sui protagonisti di questo Campionato del Mondo e qualche riflessione a margine.

Che l’enfant prodige ungherese, il ventiquattrenne Martin HÖLLE vincesse per la terza volta consecutiva la medaglia d’oro era più che scontato. Da quando nel 2015 è passato dalla guida dei pony alle pariglie cavalli, non ha perso un colpo. Già nel 2017 si era presentato al mondiale di Lipica con gli stessi cavalli di questo campionato, cavalli che aveva comprato dalla Riant e con i quali il nostro Claudio Fumagalli nell’edizione precedente del 2015 si era classificato primo nel dressage contribuendo significativamente alla vincita della medaglia d’argento a squadre da parte dell’Italia e che tuttora segue costantemente la preparazione del giovane talento. In questo caso tra l’altro vengono a cadere alcune riflessioni fatte sulle razze dei cavalli e sulla loro maturità agonistica, perché Hölle guida dei KWPN che ora hanno 12 e 13 anni ma che hanno esordito brillantemente con i colori dell’Italia ben 6 anni fa. D’altra parte nei 12 concorsi internazionali a cui ha partecipato dal 2017 ad oggi, ben 10 li ha vinti quindi non si può dire che quello di Kronenberg non sia un successo meritato.

 

L’ungherese Martin Hölle, assolutamente imbattibile

 

Anche la medaglia d’argento, il francese Franck GRIMONPREZ ha affrontato questo campionato avendo a disposizione due cavalli KWPN affiancati da un soggetto di origine tedesca. Grande per lui il salto in avanti dal 40° e 46° posto nelle due precedenti edizioni, anche se a Lipiça nel 2017 facendo parte della compagine francese vinse la medaglia di bronzo a squadre. Il suo successo è comunque il risultato di ottime prestazioni in tutte le sue numerose partecipazioni a concorsi internazionali: prendendo in esame solo i 12 CAI a cui ha preso parte dal 2019 ad oggi, non si è mai classificato oltre l’ottava posizione. A Kronenberg si è classificato 3° nel dressage, 11° in maratona e nella prova coni è riuscito, grazie ad un percorso con sole 4,85 penalità, a risalire di una posizione, terminando al 2° posto.

In quanto alla vincitrice della medaglia di bronzo, la tedesca Anna SANDMANN, classe 1995, partiamo col dire che nel Campionato del Mondo Pariglie 2011 a Conty fu la  concorrente più giovane con i suoi 16 anni. Da allora spazia con destrezza tra pariglie e tiri a quattro, tanto è vero che anche quest’anno ha disputato a inizio settembre il Campionato Europeo per Tiri a Quattro di Budapest. Nelle due edizioni precedenti del mondiale pariglie si era classificata al 6° e 7° posto ma questa volta ha potuto orgogliosamente appendere al collo sia la medaglia di bronzo individuale che quella d’argento a squadre. Anna Sandmann, che combina il lavoro d’ufficio nell’impresa di trasporti del padre Christoph che tutti nel panorama dei driver di tiri a quattro conoscono, a quello di trainer e gode di un immenso vantaggio: loro è l’impianto di Lähden dove ogni anno si svolge un importante concorso internazionale e quindi hanno a disposizione permanentemente strutture di altissimo livello su cui affinare la propria preparazione. Questo ahimè è il grande handicap dei nostri guidatori: oltre a non avere una nutrita schiera di concorrenti di alto livello con cui confrontarsi, non hanno neppure a disposizione una struttura di livello top su cui allenarsi, ripetendo gli esercizi più e più volte fino a rosicare quei preziosi secondi che fanno la differenza.

 

Franck Grimonprez (argento) e Anna Sandmann (bronzo)

 

Riguardo alla classifica a squadre, le medaglie sono andate ai soliti noti: oro per l’Ungheria, argento per la Germania e bronzo per l’Olanda.

Una nota a margine. Se questa volta l’appannaggio del concorrente più anziano spetta ad un driver francese di 70 anni, al suo esordio in un mondiale, si nota tuttavia come i guidatori che riescono ad imporsi a questo livello siano sempre più giovani. Ben nove di essi infatti sono tra i 20 e i 29 anni, quasi tutti figli d’arte, come il 24enne Stefan Ulrich o il 25enne Marco Freund. A questi fa seguito una schiera di 29 giovani combattivi tra i 30 e i 39 anni, con tanti anni davanti per raggiungere il gradino più alto del podio. Insomma: le altre nazioni hanno già ampiamente programmato il ricambio generazionale e molti sono decisamente affermati. Il panorama italiano a questo riguardo sembra non riuscire a smarcarsi dallo sport amatoriale che pare prendere sempre più il sopravvento. Quali le motivazioni? Quali i sostegni possibili allo sport agonistico? Quali le strategie? Tutte domande a cui occorre dare una risposta se si vuole che la disciplina non si esaurisca nel nulla nel giro di pochissimo tempo. Se ci riesce una piccola nazione come la Svizzera a piazzare nel primo quarto della classifica ben 4 dei suoi 7 guidatori, perché non dovremmo farcela noi?

 

per le foto si ringrazia Krisztina Horvath/Hoefnet www.hoefnet.nl

 

classifiche a titolo individuale

classifiche a squadre

 

video Aletti Montano ostacolo 7

video Cordera ostacolo 7

video Dibak ostacolo 7

video Cei ostacolo 7

video Marcel Luder, Svizzera, il più veloce nell’ost. 7

 

PONY – Haras du Pin/Fra, 15-19 settembre 2021

 

(da sin.) Andrea Pili con Vasco, il veterinario di squadra dott. Giacomo Botticini, il capo équipe Cristiano Cividini e Rita Onofrio con Starwin’s Fendt

Purtroppo anche per il Campionato del Mondo Pony le cose non sono andate molto meglio. La compagine italiana non è riuscita a schierare una squadra, non avendo a disposizione né pariglie, né tiri a quattro di pony competitivi a questo livello, quindi gli unici due concorrenti di singoli ammessi a partecipare, Rita ONOFRIO e Andrea PILI, si sono dovuti presentare a titolo individuale.

Anche in questo caso per le notizie dai campi di gara ci siamo affidati a quanto riferitoci dai diretti interessati, in ordine di classifica finale.

 

 

La squadra italiana durante la sfilata inaugurale, davanti al castello

 

ANDREA PILI, con il pony di origine olandese Vasco di 10 anni, groom in dressage e coni Cristina Piccinotti, in maratona Pierre-Manuel Brasseur.

A livello scenografico il castello sullo sfondo con i campi di gara davanti rende tutto lo scenario un luogo fiabesco. D’altra parte nell’immaginario collettivo castelli e cavalli hanno sempre costituito un abbinamento di grande impatto.

I terreni, con il campo da dressage e coni in sabbia, erano abbastanza belli e non ci hanno mai creato alcun tipo di problema. Il rettangolo era stato costruito bene, senza distrazioni per i cavalli. Io ho trovato il fondo un po’ pesante e il mio pony ne ha risentito un po’, così come mi hanno confessato anche altri concorrenti. Se avesse piovuto sarebbe stato quasi meglio. Si è vista un po’ di pioggia leggera solo l’ultimo giorno, ma non ha dato fastidio alla conclusione della gara. C’è stato ogni tanto qualche temporale ma rispetto a quello che ci aspettavamo, ovvero una settimana di pioggia e freddo, siamo stati veramente fortunati.

 

Andrea Pili

 

Per quanto riguarda la maratona molte le salite e le discese, sia nella fase A che B, perché questa è la natura del terreno che circonda l’Haras du Pin, quindi se verrà confermata questa location anche per il mondiale singoli 2022 e il mondiale pariglie 2023, come mi è parso di capire dal discorso di apertura del Campionato (su quello per i tiri a quattro nel 2024 stanno ancora discutendo) credo che sarà fondamentale un accurato lavoro di allenamento alla resistenza. Gli ostacoli erano veramente belli, compreso quello con l’acqua e molti erano nuovi di zecca.

Il percorso coni era decisamente un bel giro, costruito senza eccessivi pericoli, molto scorrevole, ovviamente con le dimensioni calcolate per i pony, però molto divertente sia da guidare che da vedere, soprattutto quando alla fine si è arrivati in zona medaglie dove i concorrenti si sono dati battaglia a velocità impressionanti. Il tempo era calcolato molto stretto, tanto è vero che la strategia consisteva, più che nel non far cadere le palline, nel cercare di rimanere il più possibile nel tempo accordato. Ad esempio gli zig-zag andavano fatti tutti al galoppo; c’era poi una serie di tre oxer consecutivi e anche quelli dovevano necessariamente essere affrontati al galoppo. Io purtroppo non sono riuscito a mantenere la massima andatura però devo ammettere che mi sono divertito. Alla fine per fortuna non c’è stato nemmeno un ribaltamento, né in maratona, né nei coni.

 

Andrea Pili

 

Come fattore logistico, noi italiani eravamo organizzatissimi, con nonno Tameni che costituiva la “casa madre” dove si riuniva sempre il gruppo, con un’unica tavolata, formando una squadra coesa. Io sono stato seguito sia dal mio trainer in Italia, Cristiano Cividini, che da Claudio Fumagalli e Mieke van Tergouw, presso i quali ho trascorso gli ultimi due mesi della mia preparazione con entrambi i miei pony, potendo usufruire delle loro ottime strutture in un luogo dove tutto è in funzione dei cavalli. In Italia sfortunatamente non si trovano posti così e quindi ho cercato di sfruttare al massimo questa opportunità. Io poi a livello personale mi trovo molto bene con Claudio col quale vado molto d’accordo, riuscendo a lavorare con un’ottima intesa. Spero e credo che ci possa essere un futuro anche a tale riguardo.

L’organizzazione come sempre all’altezza dell’evento, con la cerimonia d’apertura e la festa delle nazioni che si sono svolte al castello, mentre le premiazioni di tutte e tre le prove sono state fatte alla fine di ciascuna prova di fianco al campo di gara.

Venendo più specificatamente a me, tra i miei due pony ho scelto Vasco per la tipologia di gara: entrambi, sia Claudio che Titi erano concordi che, se due anni fa con Darwina avevamo avuto qualche difficoltà con la lunghezza degli ostacoli dove arti più lunghi fanno la differenza, qui il pony di maggiore statura offriva la scelta preferibile. Anche se purtroppo proprio a ridosso della gara abbiamo avuto qualche problema di salute con entrambi, direi semplicemente che quella non era la settimana di Vasco.

 

Andrea Pili (groom Pierre Manuel Brasseur)

 

Nel dressage è stato un po’ difficile trovare la quadra e abbiamo cercato di fare tutto quello che potevamo; poi sinceramente non mi aspettavo che la maratona andasse così. Forse abbiamo fatto qualche errore nella preparazione o il pony non era semplicemente pronto ad affrontare una gara di questo livello. In Italia abbiamo partecipato a varie maratone ma gli ostacoli erano di piccole dimensioni se rapportati a questi. Io mi sono accorto fin dall’entrata nel primo ostacolo che il pony sembrava quasi avere timore nel vedere questi ostacoli non lunghi ma molto grossi e stretti: sembrava quasi che tirasse indietro, che volesse dire “no, non ci sto”. Anche a livello fisico le fasi così impegnative avevano smorzato ogni suo ardore. Probabilmente siamo stati penalizzati dal fatto di non essere andati a fare gare all’estero, privilegiando quelle di casa nostra anche come supporto ai comitati organizzatori. Da noi gli ostacoli montati per l’occasione sono piccoli rispetto a quello che abbiamo trovato in Francia, dove un ostacolo equivale a quattro dei nostri. Inoltre noi non abbiamo un posto dove ci siano due o tre ostacoli fissi che rappresentino appunto “degli ostacoli”. Non ne servono otto giganteschi con grossi pali di legno, ma il cavallo deve percepirli come ostacoli da superare. Se ci sono sei balloni di paglia intorno a cui girare, quando arrivi qui e ti trovi di fronte ad un ostacolo su cui troneggiano due carrozze messe una sopra l’altra a formare una specie di ponte, il cavallo quando entra cosa può pensare? “Dove sono capitato?”. Ecco, Darwina, avendo più esperienza e un carattere più predisposto ad andare avanti ad ogni costo piuttosto che a tirare indietro, con quel pizzico in più di incoscienza forse se la sarebbe cavata meglio di Vasco, che non è stato addestrato prettamente come singolista ma piuttosto in attacchi multipli.

 

Andrea Pili

 

Nel dressage eravamo a solo 4 o 5 punti dal terzo, quindi non ce la siamo cavata male e sarebbe stato possibile recuperare. Ovviamente sono deluso da come è andata la mia gara, tanto è vero che, una volta tornato a casa, mi ci sono voluti alcuni giorni per riprendermi perché proprio non mi sarei aspettato questo risultato. Io ero contentissimo del lavoro che avevamo fatto ed ero pronto ad affrontare questo mondiale in modo diverso da come l’avevo affrontato due anni fa, dove ero andato per fare la mia prima esperienza in un campionato del mondo. Quest’anno volevo aggiungere qual cosina in più, sentivo che si poteva fare, ma purtroppo una combinazione di cose non ce l’ha permesso. Non rimpiango niente perché comunque ho fatto una grandissima esperienza. Noi ci abbiamo provato. Abbiamo cercato di curare non il minimo dettaglio ma quasi, cancellando tutte le probabilità di errore. Purtroppo non ce l’abbiamo fatta. Credo che non fosse la sua settimana, proprio a livello mentale, avendo dovuto fare all’ultimo momento e in tutta fretta vari aggiustamenti per ovviare ai problemi degli ultimi giorni. Nell’incertezza della scelta: “Vado e mi fido o non vado e non mi fido” evidentemente ha scelto il “mi tiro un po’ indietro”. Peccato: eravamo ragionevolmente fiduciosi che, pur senza vincere, avremmo potuto portare a casa un risultato di cui essere soddisfatti e invece non è andata così.

 

La grinta certamente non mancava

 

Per i coni la stessa cosa: ho fatto un bel percorso netto sugli ostacoli, nonostante ci fossero tante cose da guardare in giro, ma nel momento in cui io chiedevo qualche cosa in più sulla velocità lui tirava indietro.

Cercheremo di migliorare, cambiando quello che si può cambiare. Abbiamo un lungo inverno davanti. Alla mia età (ancora minorenne – ndr) è stata comunque un’esperienza insostituibile e sono sicuro di poter recuperare quello che non ho potuto dare quest’anno. Purtroppo poco dopo che ho preso Vasco è scoppiato il Covid e quindi il confronto ad alto livello è stato sempre un po’ problematico. Serve un po’ più di estero portato in Italia o di Italia portata all’estero.

 

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RITA ONOFRIO, con il pony KWPN Starwin’s Fendt (detto Jack) di 9 anni, groom Chiara Usuelli

Contrariamente a quanto risulterebbe osservando le foto che vengono generalmente mostrate del Castello e delle immediate vicinanze, il terreno è molto ondulato, un po’ come quello dei Pratoni del Vivaro. La fase A della maratona si svolgeva su una pista di steeple ed era abbastanza pesante. Gli ostacoli tutti molto tecnici e quindi abbastanza complicati, tutt’altro che facili. Per quanto riguarda il campo da dressage a me era gradito, a molti altri no, perché era costituito da quella specie di tessuto molto chiaro. Per quanto riguarda i coni, il percorso era bello, sempre tecnico ma molto lineare. I giudici sono stati in generale molto stretti nei voti e non sempre allineati tra loro nei giudizi. Quindi è stata una gara molto difficile.

A me è servito tanto avere Cividini come trainer/capo equipe: ci è stato sempre vicino poi, essendo un mondiale, c’è sempre l’emozione quindi, conoscendolo anche come tecnico, ci ha dato molta tranquillità e si è occupato veramente di tutto. Ho parlato con Rocco Cordera e mi ha confermato la stessa cosa anche per le Pariglie. In quest’occasione si è comportato molto bene e se devo essere sincera e obiettiva, nella funzione di capo équipe è stato molto bravo anche perché essendo lui abituato a questi scenari, ci è stato di molto aiuto.

 

Rita Onofrio (groom Chiara Usuelli)

 

L’organizzazione è stata sempre molto attenta al problema Covid. Spettatori ce n’erano, soprattutto in maratona. Nel dressage non tanti: erano soprattutto le squadre che osservavano i propri concorrenti in campo. Da me per esempio c’erano parecchi olandesi, perché il mio pony proviene da quel paese. Nei coni invece c’erano poche persone esterne anche perché dopo i primi concorrenti aveva iniziato a piovere; il campo comunque ha retto magnificamente fino alla fine, quando sono entrati in campo i pretendenti alle medaglie.

All’inizio c’erano pochi servizi per il grande numero di concorrenti presenti ma hanno ovviato molto in fretta. Il vettovagliamento era affidato ad un posto di ristoro veloce, tipo panini, ecc. vicino al campo di gara dove si sono svolti dressage e coni. Per andare a consumare un pasto normale si sarebbe dovuti andare in macchina e il primo supermercato noi l’abbiamo trovato a circa 30 km. Ormai comunque sono tutti attrezzati col living, quindi nessuno ha lamentato un disagio in questo senso. Il posto è veramente bello, una grande attrazione turistica, che organizza anche spettacoli.

 

Rita Onofrio durante il dressage, in uno scenario fiabesco

 

Dopo che per parecchio tempo era andata avanti la diatriba, se il mio pony fosse entro i limiti di altezza previsti, faccio presente che il nuovo campione del mondo aveva il pony più alto del mio. Se li avessero misurati sarebbe successo un macello perché soprattutto nei singoli ce n’erano veramente tanti alti, più del mio che già tutti dicevano essere al limite. E’ saltata fuori la storia – vera o opportunistica che fosse – che non c’era la piattaforma adatta per la misurazione dei pony e quindi non se ne è fatto niente togliendo alla FEI la patata bollente e demandando alle varie nazioni nel corso del prossimo anno l’emissione dei certificati di misurazione. Tra i singoli i pony di piccola statura erano pochi e c’era chi aveva chiesto di ridurre il percorso per i singoli, tenendo conto proprio di questi soggetti, ma in effetti erano tutti superallenati e se la sono cavata benissimo. La fase più brutta è stata in effetti la fase A sulla pista da steeple perché essendo un posto dove piove tanto, c’erano molte buche fatte dagli zoccoli dei cavalli tanto che in certi punti io facevo fatica a rimanere seduta sulla carrozza e la mia groom Chiara mi ha detto che quasi non riusciva a respirare per le gran  botte che stava prendendo. La fase non era pericolosa perché si seguiva questa pista però la difficoltà era rappresentata dal fondo. Tutto questo evidentemente non ha riguardato il terreno in erba su cui erano stati costruiti gli ostacoli. Arrivare alla fine della fase ostacoli è stata abbastanza dura, anche perché ho avuto un problema alla ralla. La cosa divertente è che le carrozze vengono pesate a sorteggio e io sono stata sorteggiata, con tutto che era molto evidente come la mia carrozza fosse da cavallo e non da pony, quindi di oltre 40 kg più pesante del minimo consentito. Comunque io stessa penso in un prossimo futuro di cambiare la mia carrozza con una più leggera. Sono sicura che se i giudici avessero potuto selezionare le carrozze da pesare anche solo guardandole, forse la scelta sarebbe stata più mirata.

 

Rita Onofrio in maratona con l’imponente castello sullo sfondo

 

Il dott. Botticini era sempre presente e ha controllato i cavalli sia prima che dopo ogni impegno sia di preparazione che di gara, poi alla sera ripassava a ricontrollarli e li faceva passeggiare. Anche nei due giorni di sosta tra il dressage dei singoli e la maratona, mentre era il turno delle pariglie e dei tiri a quattro, ci ha assistiti in ogni momento. Sia lui che Cividini erano sempre presenti.

Anche se noi italiani eravamo in pochi, abbiamo formato un bel gruppo, anche con Pili e nonno Tameni, e abbiamo sempre mangiato tutti insieme. Anche il viaggio lo abbiamo fatto insieme, facendo tappa in un pony club a circa 300 km prima della meta, sia all’andata che al ritorno, varcando il confine italiano attraverso il Fréjus.

Sia il mio pony che quello di Pili sono stati acquistati dalla campionessa della categoria pariglie, Rodinde Rutjens, il mio poco più di 3 anni fa, quello di Andrea all’indomani del precedente mondiale pony, quindi nel 2019. Lui però, a dire la verità, avrebbe preferito, potendo, portare in gara la sua Darwina, anche perché nella maratona, con queste girate molto strette e con tutte le porte della larghezza minima una pony come la Darwina, più piccola, con molto sangue, molto più calda, avrebbe sicuramente avuto un altro risultato. Forse in dressage Vasco ha delle prestazioni migliori.

Ad ogni modo sono riuscita a portare a termine la gara. Io sono stata molto contenta di esserci andata perché dopo tanti anni era il mio sogno, poi come è andata è andata. Però io sono contenta. Anche la mia groom, Chiara, era molto emozionata ma contenta. Era un po’ dispiaciuta per l’esito della maratona, ma gli altri concorrenti in gara erano in pratica tutti professionisti. Io mi guadagno da vivere lavorando come contabile quindi posso dedicare allo sport solo il tempo che mi rimane a disposizione: finito il lavoro corro ad attaccare, mentre gli altri passano le loro intere giornate a stretto contatto con i cavalli.

Qui termina il racconto dei nostri portacolori.

 

Il difficile percorso coni

 

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Certo, un po’ di delusione rimane, soprattutto sapendo che sarebbero stati entrambi in grado di fare meglio. Evidentemente questi due anni sono stati caratterizzati da tante difficoltà che speriamo non si presentino più in futuro. Certamente le categorie pony, che in Italia non godono di grande favore, vanno implementate ma sempre in un’ottica di costante miglioramento fino ad essere competitivi sul piano internazionale.

Per la cronaca, la medaglia d’oro nella categoria Singoli (33 concorrenti) è stata vinta dal 32enne svizzero Cédric SCHERRER con un pony di origine tedesca di 13 anni. Dopo due medaglie d’argento a titolo individuale nelle due precedenti edizioni, finalmente è arrivato il coronamento del sogno, ben meritato vista la vittoria sia nel dressage che nella maratona. Medaglia d’argento all’olandese Brent JANSSEN, di soli 20 anni, con un pony di origine olandese di 9 anni, al suo secondo mondiale, vincitore anche dell’oro a squadre. Si è aggiudicata infine la medaglia di bronzo la 25enne francese Bérangère CRESSENT alla guida di una pony francese di 14 anni, al suo esordio in questo campionato.

 

I vincitori delle medaglie nella categoria Singoli: al centro Cédric Scherrer (oro – Svizzera), a sinistra Brent Janssem (argento – Olanda), a destra Bérangère Cressent (bronzo – Francia)

 

Nelle Pariglie (31 concorrenti) oro per l’olandese Rodinde RUTJENS, seguita dal britannico Roger CAMPBELL e dalla francese Louise FILLON.

Nella categoria Tiri a Quattro (20 concorrenti), ha vinto la medaglia d’oro l’olandese Marijke HAMMINK, mentre l’argento è andato allo svizzero Yannik SCHERRER (fratello minore di Cédric) e il bronzo all’olandese Jan DE BOER.

Il podio della classifica a squadre ha visto sul gradino più alto l’Olanda, seguita dalla Svizzera, con il Belgio al terzo posto.

 

N.B. Le foto ci sono state fornite dagli interessati che le hanno acquistate sul posto o ci sono state cortesemente inviate dalla stessa fotografa Melanie Guillamot che ne ha scattate oltre 500 degli equipaggi italiani. La trovate sulla sua pagina facebook e potete contattarla all’indirizzo email mgpyfrance@gmail.com.

Molte altre immagini possono essere ordinate da Swingletree Photography e visionate a questo link

 

classifiche a titolo individuale

classifiche a squadre

 

video Onofrio ostacolo 3

video Pili ostacolo 3

video Cédric Scherrer, Svizzera, il più veloce nell’ost. 3