Ci si lamenta, a livello di leggi italiane in genere, che ne esistono troppe, che sono il più delle volte contraddittorie e che la loro farraginosità ne rende l’applicazione un vero incubo? Ebbene, se questo è l’andazzo generale non può non trasferirsi anche a livello sportivo – benché avremmo preferito di no.

Oggi vorremmo soffermarci ESCLUSIVAMENTE sul nuovo Regolamento FISE 2021 del “COMPLETO PER GLI ATTACCHI INTEGRATI” che suscita non poche perplessità.

 

ATTACCHI INTEGRATI E PARA-DRIVING

Questi due termini vengono spesso usati impropriamente ma indicano concetti ben diversi.

Del Para-Driving possono far parte esclusivamente le persone con disabilità motoria,  ovvero ad esempio chi non ha l’uso delle gambe, oppure chi ha delle menomazioni agli arti superiori, ma le cui capacità intellettive non sono compromesse, se non eventualmente in minima parte, ovvero dove “la disabilità motoria è sempre prevalente su quella intellettiva (es. atleta in carrozzina con un lieve ritardo mentale va bene, ma non un atleta con un serio ritardo mentale e un piccolo difetto di deambulazione)(*), tanto da essere perfettamente in grado di mettersi autonomamente alla guida di quello che è a tutti gli effetti un veicolo. In questo caso si può parlare a ragione di attività agonistica e si configura anche come uno dei pochi sport dove gli atleti possono gareggiare fianco a fianco con i normodotati, un fattore questo che dovrebbe attirare un ben più alto numero di simpatizzanti e aspiranti agonisti.

Davide Venanzoni, uno dei nostri para-driver di punta

Una cosa deve essere assolutamente chiara: non intendiamo in alcun modo minimizzare l’importanza degli Attacchi Integrati e sono decisamente lodevoli gli sforzi profusi negli ultimi anni dalla FISE attraverso alcuni tecnici specializzati animati da grande impegno e dedizione per rafforzare questa attività il cui successo crescente è un innegabile punto a favore dell’iniziativa anche se a livello nazionale si può parlare per il momento di una ventina di praticanti o poco più – almeno quelli che hanno acquisito visibilità -, tutti provenienti da Emilia Romagna e Toscana. Si tratta in questa sede semplicemente di fare ordine nelle idee e chiarezza sull’uso dei termini corretti e soprattutto della loro portata. Il CONI, nel suo documento sul ruolo sociale dello sport integrato parla di “vero e proprio percorso di evoluzione culturale attraverso il coinvolgimento attivo e concreto del mondo scolastico e di quello sportivo su tutto il territorio nazionale, quindi l’obiettivo è principalmente culturale e non agonistico, l’agonismo potrebbe essere uno dei mezzi utilizzati. Questo presupporrebbe un progetto più ampio e generale sull’integrazione attraverso lo sport, non solo mettiamo in un campo atleti «normali» e «disabili» e così abbiamo fatto l’integrazione!(*)

Degli Attacchi Integrati entrano a far parte anche soggetti che presentano disfunzioni mentali con problematiche cognitive-comportamentali o affetti da malattie neuropsichiche che compromettono la gestione autonoma dell’attacco. In questo caso l’attività, che fino a poco tempo fa veniva definita come “riabilitazione equestre”, riguarda più la sfera di inclusione sociale e quella del benessere psico-fisico del soggetto umano mentre il cavallo/pony perde il suo ruolo di co-protagonista diventando un oggetto o semplicemente un mezzo. “Le persone con le cosiddette disabilità intellettivo relazionali secondo quanto stabilito dai regolamenti CIP sono – a parere del nostro esperto – tesserate nella FISDIR, Federazione Italiana Sportiva Disabilità Intellettivo Relazionali, che poi, nelle varie discipline ha una ulteriore suddivisione cioè DIR A (agonismo) e DIR P (promozionale), questo proprio a fini integrativi, per cui se la disabilità è tale da compromettere un percorso sportivo, c’è però la possibilità di prendere parte a categorie promozionali(*). E’ utile considerare inoltre che mentre montando a cavallo il diretto contatto fisico con il cavallo/pony ha un effetto terapeutico molto più mirato ed efficace, con il cavallo attaccato davanti alla carrozza ad una considerevole distanza con l’unico collegamento rappresentato dalle lunghe redini, talvolta addirittura inutilizzate in quanto l’equide viene pilotato dall’assistente seduto a fianco, viene in gran parte vanificato il recupero psico-motorio di quello che va considerato più un paziente che un atleta.

Dal 2015 nelle Linee Guida per gli Interventi Assistiti con Animali è espressamente scritto “La Riabilitazione Equestre è un intervento Assistito con il cavallo“ e successivamente è specificato che gli IAC hanno fini ludico-ricreativi, educativi o terapeutici (a seconda della composizione delle équipe che li attuano) ma non si configurano MAI come attività sportiva (il cui fine ultimo è la competizione, non la terapia o la riabilitazione).” (*)

A seguito della pubblicazione sul sito FISE del Regolamento citato in apertura e regolarmente approvato con delibera Federale, notiamo che il tipo di gara in questione, ovvero il Completo di Attacchi, “prepara l’atleta per intraprendere l’attività agonistica del Paradriving”. Più che “atleta” sarebbe opportuno parlare di “driver” o guidatore/guidatrice e sarebbe utile specificare che tale obiettivo si riferisce solo ai disabili prettamente fisici, in quanto gli unici che possono essere abilitati all’attività con la visita di classificazione senza la quale è vietata qualsiasi attività agonistica, oltretutto sancita da classifiche. “Oltre all’obbligo di classificazione gli atleti para devono avere tutti anche la certificazione medico sportiva agonistica per disabili, che si ottiene con prove un po’ diverse dalla visita sportiva per normodotati. La classificazione da sola non abilita direttamente alla competizione, sancisce solo in quale categoria si può competere”.(*)

ENTRIAMO NEL DETTAGLIO

Se per quanto riguarda le normative fin qui adottate riguardanti le prove di addestramento e le prove coni, sulle quali non c’è nulla da recriminare, ad un’attenta lettura del nuovo Regolamento per il Completo ci si è voluti spingere in maniera decisa verso l’agonismo e  tanti sono i punti a dir poco incongruenti. Proviamo ad esaminarli.

  • Prova coni – “non sono ammessi slalom, serpentine, combinazioni multiple” – e poi, nella maratona, i driver affrontano gli ostacoli fissi che rappresentano dei labirinti nei quali le manovre richieste sono perfettamente identiche a quelle vietate nei coni, che oltretutto cadono al minimo urto.
  • Maratona – Lunghezza “Fase A max 20 km da effettuarsi in campo gara”. Facciamo un raffronto con i Campionati del Mondo di Paradriving: max 7 km se su tracciato esterno (bosco, campagna, ecc.) oppure 20 minuti di riscaldamento in campo, ad andatura libera, quindi con distanze non quantificabili (diverso è procedere per 20 minuti al passo, al trotto, o alternando le due andature a proprio piacimento). Verrebbe il dubbio che, trattandosi di fase da effettuarsi “in campo”, sia sfuggito un “20 km” al posto di “20 minuti”. Purtroppo così non è, visto che i dati vengono confermati poco dopo.
  • In tema di distanze infatti più avanti il Regolamento recita: “La distanza va da un minimo di 6 km ad un massimo di 20 km”. Intanto non si capisce se i famosi 20 km si riferiscono solo alla Fase A come detto in precedenza, o a tutto il percorso, compresa la Fase B. Raffrontando tali norme con quelle dei Campionati del Mondo dei Para-Driver, dove la Fase A prevista per i super-atleti con anni di pratica alle spalle va da un minimo di 3,8 km a un massimo di 7 km, le richieste appaiono del tutto spropositate. Se poi il confronto viene fatto con le categorie dei giovani e giovanissimi guidatori normodotati, le distanze sono ancora più limitate e tra gli attacchi integrati molti sono i minorenni.
  • Che dire della successiva norma sui dislivelli? Essa recita che “gli ostacoli non devono avere pendenze di terreno superiori al 30%“: ebbene, dal 2001 esiste in Italia una legge che vieta la costruzione di nuove strade con pendenze superiori al 10%, e questo per i veicoli motorizzati, 4×4 compresi!
  • Sarebbe interessante conoscere la motivazione per cui la distinzione tra categorie di pony “piccoli” e pony “grandi” viene fissata a 138 cm. Normalmente i cosiddetti mini-pony singoli hanno un’altezza fino a 120/121 cm e i pony singoli da 120/121 a 148/149 cm. Può darsi che così facendo tutti i pony attualmente in uso da parte degli integrati ricadano nella stessa categoria con una notevole semplificazione, ma è una pura congettura. Ad ogni modo un pony di 138 cm è già morfologicamente simile ad un cavallo con prestazioni molto diverse ad esempio da un mini-pony Shetland, tutto peloso e panciuto, con delle gambette che coprono pochissimo terreno. Una ragione in più per rendere illogica qualsiasi determinazione di velocità.
  • Velocità – “Il tempo accordato è compreso tra -1 minuto e +1 minuto rispetto al tempo di riferimento”. A costo di sembrare monotoni, gli atleti ai Campionati del Mondo devono rispettare una finestra in Fase A (se effettuata all’esterno dei campi di gara, cosa qui dubbia in quanto si parla di “in campo”) di +/- 2 minuti e nella Fase B, quella degli ostacoli, per intenderci, di +/- 3 minuti. Questi dati sono comunque esclusivi di un’attività AGONISTICA preclusa agli integrati.

COORDINAMENTO TRA REGOLAMENTI

Il nuovo “Regolamento del Completo per Attacchi Integrati” puntualizza che “per tutto quello non espressamente citato vige il Regolamento FISE attacchi (attualmente edizione 2019), il regolamento Driving & Paradriving FEI (edizione 2021 disponibile solo in inglese sul sito FEI) e il Regolamento del Circuito Preparatorio di Base e Sport Integrati (edizione 2020) in vigore”. A parte la complicata individuazione dei regolamenti “in vigore”, si presupporrebbe che almeno i tecnici abilitati li abbiano letti attentamente tutti e tre prima di formulare un nuovo regolamento e mi permetto di dubitare, viste le domande di chiarimenti spesso fatte durante le gare in genere. Sicuramente la conoscenza del Regolamento riferito al “Circuito Preparatorio di Base” è meno discutibile ed è questo che dovrebbe rappresentare il punto fermo per il settore in questione.

Andando quindi a leggere quanto riportato in quest’ultimo, che dovrebbe applicarsi anche alle gare di Completo, notiamo che:

  • La gimkana attacchi (gara prevista in elenco, anche se poi si parla pure di dressage) è aperta a patentati A/LS e A con disabilità HF o DIR: tutte categorie non agonistiche.
  • Il groom deve essere in possesso di patente A FISE o superiore: da notare che ciò non è concesso ai para-driver in genere, sia quelli alle prime armi che coloro che vanno ai mondiali. E qui si aprirebbe un lungo discorso di coperture assicurative.
  • Non c’è classifica”, quindi a quale scopo i tempi accordati, tanto più in maratona?
  • Sono previsti anche i non vedenti e gli ipo-vedenti, con doppie redini. Quindi, per deduzione logica, la maratona diventa una bella passeggiata senza alcun beneficio, in cui il driver si fa scarrozzare da chi effettivamente controlla il pony. E’ proprio necessario farlo in gara? Questo il commento del nostro esperto: “Ciò è veramente insensato! Anche perché ipovedenti e non vedenti sono classificati sulla base dell’ampiezza del campo visivo, addirittura in alcuni casi nel paradressage (con cavallo montato – ndr) gli ipovedenti devono competere con gli occhi bendati, ed hanno sistemi sonori o vocali di riferimento per indirizzarli nelle figure del rettangolo. Tutto questo si dovrebbe trasporre in un campo attacchi e mi chiedo quale compagnia assicurativa coprirebbe un cieco che guida una carrozza. Se non è così è appunto una “scampagnata”!(*)
  • A proposito di “redini con maniglie da dichiarare espressamente in sede di iscrizione”, non sono vietate nemmeno dalla FEI ai normodotati fino ai massimi livelli!
  • Nel circuito preparatorio “è possibile avere redini in capezza”, quindi vale anche per la maratona del completo? Dunque chi guida è in effetti il tecnico o, peggio ancora, il groom con patente A, documento che viene rilasciato a chiunque, che sappia guidare o meno?
  • Nella prova coni le porte vanno da un minimo di 10 ad un massimo di 15 porte, quindi meno delle 20 previste in questo nuovo regolamento articolato sulle tre prove.
  • Appare ovvio che in presenza di maratona decada la possibilità che ogni cavallo/pony effettui più di un percorso, come previsto nel Regolamento Preparatorio di Base, anche se la mancata esclusione in questo nuovo Regolamento lascia la questione aperta.

Quale ulteriore approfondimento, è opportuno esaminare anche la Convenzione FISDIR-FISE, visto che la FISDIR ha come scopo “quello di promuovere e disciplinare la pratica sportiva rivolta alle persone con disabilità intellettiva e relazionale e le attività ad essa connesse, agendo in tale veste quale rappresentante della specifica disabilità ecc.”. Anche a questo proposito tuttavia la formulazione dell’accordo è alquanto  fuorviante.

  • Si dice infatti che la FISDIR ha “la competenza esclusiva per la promozione, organizzazione, disciplina e diffusione della pratica sportiva per atleti con disabilità intellettivo relazionale ad esclusione delle attività rientranti nei programmi dei Giochi Paralimpici che prevedono la partecipazione di atleti con disabilità intellettivo relazionale”. Ora gli Attacchi non fanno parte della sfera Paralimpica, ma sono solo una disciplina FEI che fa riferimento esclusivamente a portatori di disabilità motorie, quindi non si capisce se tale disciplina sia libera da qualsiasi vincolo FISDIR, nel qual caso il protocollo non ci riguarderebbe. Perché allora il logo FISDIR sul Regolamento Preparatorio di Base che riguarda anche noi?
  • Al punto successivo si ribadisce che “l’INAS (International Federation for Intellectual Impairment Sport) alla quale la FISDIR aderisce in via esclusiva prevede nei propri programmi sportivi la disciplina dell’equitazione.” Equitazione (cavallo montato) o meglio Sport/Attività Equestri (anche cavallo attaccato)? L’esperto da noi consultato afferma che si tratta di “equitazione soltanto e comunque previa classificazione INAS che prevede la somministrazione della WAIS (cioè la scala per misurare il quoziente intellettivo), cosa che la FISE pare non abbia mai recepito”.(*)
  • Proseguendo si specifica che la FISE “… è l’organismo di rappresentanza nazionale del “para-equestrian” nei confronti della FEI e come tale applica le disposizioni dell’ordinamento paralimpico internazionale che non prevedono l’accesso alle competizioni degli atleti con disabilità intellettivo relazionale”
  • Tutto ciò premesso, le due Federazioni FISDIR e FISE hanno avviato “rapporti di collaborazione al fine di promuovere e diffondere la pratica dell’equitazione tra le persone con disabilità intellettiva relazionale”. Inoltre la FISE potrà “liberamente sperimentare attività che non rientrano nei programmi sportivi della FISDIR”. Ecco che finalmente entrano in gioco gli attacchi integrati gestiti dalla FISE a livello di promozione. A tale proposito il nostro esperto così puntualizza: “Ci sarebbe da discutere anche sulla dicitura perché se la disabilità intellettiva è ampiamente codificata (ritardo mentale) la disabilità relazionale può essere presente in moltissime patologie, dall’autismo, alla schizofrenia, ai disturbi di personalità: partecipano tutti?”(*)
  • Un’altra precisazione viene esplicitata al punto 4.4 della Convenzione. “Per la partecipazione alle manifestazioni indette dalla FISE gli atleti con disabilità intellettivo relazionale dovranno essere in possesso della tessera FISDIR (ottemperando così in toto alle norme sulla tutela sanitaria degli atleti agonisti dettate dalla FISDIR, anche a fini assicurativi) e della tessera FISE. Qui la faccenda s’ingarbuglia ulteriormente: i portatori di disabilità intellettivo relazionale non possono svolgere attività agonistica, tantomeno alla guida di un veicolo, ma devono limitarsi ad un’attività promozionale che esula completamente dall’ambito FISDIR. La copertura assicurativa FISE cosa dice in proposito?
  • Un concetto importante confermato dalla FISDIR è che “una reale inclusione nello sport dei normodotati è possibile solo e soltanto se l’atleta con disabilità intellettiva è in grado di rispettare autonomamente i canoni della disciplina che pratica”.

N.B. Attualmente (maggio 2021) la convezione parrebbe scaduta lo scorso settembre con la fine della permanenza in carica del precedente Consiglio FISE.

Il Campione del Mondo di Para-Driving, il tedesco Heiner Lehrter, mostra orgoglioso la sua medaglia d’oro

Un coordinamento alquanto caotico: chi si raccapezza è bravo! Poi se deve essere un gioco, che gioco sia, ma anche in questo caso un po’ più di linearità e chiarezza non guasterebbe.

I temi che necessiterebbero di ulteriori risposte sono ancora tanti.

  • A proposito di eventuali incidenti, se gli Ufficiali di Gara non possono essere perseguiti dalla giustizia sportiva in quanto tutti i regolamenti sono stati rispettati (sempreché se ne venga a capo), ciò non li esime da una responsabilità penale in capo ad ognuno in quanto esperto della materia e consapevole dei rischi connessi a determinate pratiche.
  • Il nostro esperto, medico classificatore, ci ha spiegato come “integrato” si riferisca alla sfera “sociale”, non agli aspetti “sportivo-agonistici”.(*) Quindi in un normale concorso, le manifestazioni dedicate a soggetti cosiddetti integrati vanno svolte all’inizio o alla fine delle normali gare, lasciando loro la possibilità di “socializzare” con le altre persone durante lo svolgimento dell’evento là dove tutti i soggetti coinvolti confluiscono per conversare, rifocillarsi, informarsi e disquisire.
  • Il testo di dressage indicato nel nuovo “Regolamento del Completo per Attacchi Integrati” è il 3/A, testo che si fregia della caratteristica di ripresa agonistica dedicata alle categorie Brevetti.
  • Nella maratona il groom può sedere accanto al driver. Questa prova prevede specificatamente la presenza del groom dietro il guidatore, avendo egli la funzione di navigatore per il bilanciamento della carrozza onde evitare che si ribalti o si incastri in un palo. D’altra parte che senso ha prescrivere la carrozza da maratona se poi tutto l’assale posteriore non è zavorrato dal peso di una persona? Se invece le persone a bordo sono 3 – povero pony!

Concludendo il dubbio che sorge spontaneo è se fosse proprio necessario introdurre un nuovo regolamento per attacchi integrati redatto su basi palesemente agonistiche che con l’introduzione della maratona esula dalla sfera di attività prevista già dal Regolamento Preparatorio focalizzato sulla combinata.

La squadra inglese di Para-Driving schierata e pronta ad affrontare le sfide di una maratona tutt’altro che semplice

Quale Presidente di Giuria accetterà in un prossimo futuro l’incarico di officiare in un completo che comprenda la categoria integrati, assumendosene tutte le responsabilità? Sicuramente dei soggetti attualmente compresi nel novero degli integrati vi saranno dei driver con problemi motori adatti a proseguire l’iter sportivo in chiave agonistica: questi possono partecipare, a seguito di visita di classificazione, alle gare dei normodotati con regolare patente attacchi, sulla scia di quanto fatto ad esempio dal nostro portacolori internazionale Giulio Tronca, che è partito con la patente A/Addestrativa Attacchi, è passato tramite esame al Brevetto Attacchi, poi attraverso i risultati ottenuti in gara al 1° Grado Attacchi, patente con la quale partecipa anche alle gare nazionali dei normodotati (prevalendo anche su questi ultimi e vincendo medaglie) e ai Campionati del Mondo di Para-Driving: sicuramente gli aspiranti para-driver ora inclusi nella categoria Integrati ne trarrebbero non solo più godimento ma anche maggiore beneficio personale a tutti i livelli.

Il nostro più esperto Para-Driver, Giulio Tronca, che ha rappresentato l’Italia ai Campionati del Mondo di categoria

 

UNA STRADA PERCORRIBILE

In veste propositiva e nell’ottica di un coinvolgimento attivo degli attacchi integrati anche nel giorno dedicato alla maratona, non sarebbe stato più opportuno forse prevedere una manifestazione definita come “Invito al Completo per Attacchi Integrati”? All’atto pratico, passato dalla linea di traguardo anche l’ultimo agonista e mentre in segreteria fervono i calcoli per la formazione delle classifiche, operazione che richiede sempre almeno un’ora, perché non prevedere per gli integrati un riscaldamento in campo recintato di 5/10 minuti alla presenza di uno steward e la successiva esecuzione di due/tre passaggi in ostacoli fissi in piano, senza tempi accordati e quindi senza cronometraggio, con un commissario per ogni ostacolo e sotto la sorveglianza esterna di un solo giudice incaricato? In questo modo non ci sarebbe bisogno del groom dietro che controlla il bilanciamento della carrozza. Inoltre ci sarebbe il beneficio di un più ampio numero di spettatori che, ormai terminato il proprio impegno, stanno bighellonando in zona in attesa dei risultati e possono riempire i tempi morti facendo il tifo. Si tratta solo di uno spunto per riflettere: ovviamente tutto è perfettibile.

Qui chiudiamo il cerchio e ritorniamo all’introduzione, quella per intenderci delle leggi farraginose, che si sovrappongono, poco studiate, non discusse prima di essere promulgate e sempre “da interpretare”, motivo per cui l’Italia si avvale di un numero spropositato di avvocati, circa 4 volte in più di quelli dei nostri cugini francesi! L’importante è tuttavia che alla fine non si trascurino le peculiarità del soggetto principale che in questo caso deve essere in grado di trarne giovamento ma anche pieno godimento.

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La dott.ssa Stefania Cerino: non solo teoria…

(*) Per la convalida di quanto affermato in questo articolo, ci siamo rivolti ad un esperto di massimo livello, la Dott.ssa Stefania Cerino, specializzata in psichiatria, che tra l’altro ha collaborato in prima persona su incarico del Ministero della Salute alla formulazione delle linee-guida per gli “Interventi Assistiti con gli Animali” e che, in quanto anche medico classificatore e lei stessa praticante in passato della guida con le redini lunghe, conosce la materia sia sotto l’aspetto medico che istituzionale nonché pratico. Ringraziamo quindi la dott.ssa Cerino per il prezioso aiuto e per aver definito il nostro articolo come “preciso e puntuale, capace di mettere in luce una serie di contraddizioni che a mio parere – così afferma la dott.ssa Cerino – derivano da confusione, da scarsa conoscenza degli aspetti clinici e dal presupposto alquanto superficiale che la parola «integrato» risolva tutti i problemi.”