Ogni tanto e con le dovute precauzioni, abbiamo visto gente sorridere: era ora!

 

Le scenografiche postazioni del FAI offrivano tutte le informazioni del caso e le guide autorizzate per le visite

 

In esposizione nel parco la FIAT 1901 8HP, 2 cilindri che porta il numero 135. Da allora ad oggi impensabile quantificare il numero di vetture immatricolate! Da notare la foggia dei fanali, le ruote con i raggi, le molle ellittiche. i parafanghi laterali tipici della Milord: tutti elementi derivati dalle carrozze

 

 

Uno dei temi della due giorni è stato il passaggio dalla trazione animale agli HP che ha segnato una grande svolta nei comportamenti della società. Il termine tecnico è “progresso”

 

Sabato 15 e domenica 16 maggio 2021 era in programma la 29ª edizione delle Giornate FAI di Primavera, primo grande evento nazionale dedicato ad arte e cultura organizzato dopo l’ultimo periodo di lockdown. Anche quest’anno la grande manifestazione è tornata a coinvolgere gli italiani – dopo i mesi difficili vissuti – nell’entusiasmante scoperta delle bellezze che ci circondano, grazie all’apertura di 600 luoghi in 300 città e 19 Regioni, molti dei quali poco conosciuti o accessibili in via eccezionale, visitabili in totale sicurezza e nel rispetto delle normative vigenti.

Le Giornate FAI sono da sempre un’occasione per conoscere l’inestimabile patrimonio culturale d’Italia e un grande momento di incontro tra il FAI e tutti gli italiani. La partecipazione alle manifestazioni contribuisce ad aiutare la Fondazione, in un momento delicato come quello che stiamo vivendo, a portare avanti la sua missione e a compiere tanti altri “miracoli” di cui essere orgogliosi.

Ville e parchi storici, residenze reali e giardini, castelli e monumenti che svelano spazi sorprendenti, aree archeologiche e musei insoliti; e ancora, orti botanici, percorsi naturalistici e itinerari in borghi che custodiscono antiche tradizioni: l’elenco dei beni visitabili durante le Giornate FAI di Primavera 2021, come da tradizione, è ampio e variegato e per quello che ci riguarda più da vicino, abbiamo rivolto la nostra attenzione alla Fondazione Emanuele Cacherano di Bricherasio di Morzano – Roppolo – Biella.

 

Lo stupendo parco della Fondazione Emanuele Cacherano è stato invaso dai visitatori, tutti pienamente soddisfatti dell’accoglienza e della perfetta organizzazione

 

FONDAZIONE “EMANUELE CACHERANO di BRICHERASIO”

Presidente: Maurizio Aiassa – Consiglieri: Renzo Bellardone, Aureliana De Sanctis, Donatella Musolino e Claudia Zola.

 

Un bellissimo e autentico esemplare di carrozza modello “Milord” messa gentilmente a disposizione da Sig. Massimo Nicolotti

 

Osservando dal vivo oggi una delle primissime automobili a motore con accanto, a pochi metri, alcune carrozze, viene automatico dedurre che tante fabbriche artigiane di carrozze, per non scomparire e per continuare il lavoro e l’occupazione, convertirono e adattarono le loro produzioni all’evoluzione dei tempi. La difficoltà fu minima perché tutta la struttura rimase pressoché intatta, con la differenza che il guidatore invece delle redini che doveva abilmente manovrare collegate a cavalli dal grande temperamento e a volte imprevedibili, aveva a disposizione un comodo volante, tranquillo, facilmente manovrabile anche da una gentildonna e che, meraviglia delle meraviglie, se incrociava sul suo cammino un fuoco acceso o un pericolo non si spaventava! La velocità di diffusione di questo mezzo a motore che sostituiva l’animale era inversamente proporzionale al tempo della “messa in moto” dell’antico quadrupede. Dopo i primissimi anni e la sostituzione della “manovella” con messe in moto più efficienti, la partenza da casa per qualsiasi destinazione avveniva in un arco di tempo di 15 minuti, in pratica veniva eliminata l’alzata alle sei del mattino, la “brusca e striglia” dei due cavalli da attaccare alla carrozza e il loro pasto mattutino che per questioni di digestione ed efficienza doveva avvenire almeno 90 minuti prima della partenza. Per non parlare poi delle condizioni atmosferiche avverse (pioggia, neve, freddo) che consentivano la partenza in carrozza solo a fisici senzazionali ed impavidi mossi da importanti motivazioni. Con le prime auto coperte, anche la gentildonna o il marchese malaticcio potevano permettersi una tazza di cioccolata calda alla caffetteria del paese anche in caso di bufera di neve improvvisa.

 

 

Nella foto l’Arch. Antonio Carella, fondatore del R.A.C.I. insieme al Presidente della Fondazione Emanuele Cacherano di Bricherasio, Maurizio Aiassa

 

ROPPOLO (BI)

Fondazione Emanuele Cacherano di Bricherasio
La Fondazione, che opera in campo sociale con diversi progetti dedicati e sviluppa attività multidisciplinari atte a promuovere il dialogo intergenerazionale, è situata nella frazione Morzano del Comune di Roppolo, in un contesto naturalistico molto interessante. L’ente è intitolato a Emanuele Cacherano, secondogenito del cavaliere Luigi dei conti Cacherano di Bricherasio e della marchesa Teresa Massel di Caresana, che crebbe in un ambiente permeato di arte e mecenatismo. Grande appassionato di cavalli e cavalleria, fu tra i primi esponenti della nobiltà italiana a intuire le potenzialità dell’industria meccanica volta alla produzione di automobili ad uso privato e fu tra i fondatori della FIAT e dell’ACI (Automobile Club d’Italia).

Nei locali della Fondazione a lui intitolata gli appassionati di storia possono approfondire la conoscenza delle varie vicissitudini che portarono alla creazione di un impero, quello automobilistico, incluse tutte le varie industrie collaterali che ci accompagnano ancora ai giorni nostri: dal petrolio agli autovelox – in collaborazione con ossido di carbonio e polveri sottili in attesa della imminente nuova sfida green! Vi proponiamo in anteprima il contenuto del cartello ben in vista nel salone delle conferenze a titolo di curiosità, e per il solito diritto di cronaca irrinunciabile, oggi più che mai!

 

 

CENNI STORICI:  La nascita della Fiat agli albori del Novecento, fu pesantemente segnata da un paio di morti eccellenti.Pochi sanno, in realtà (perché ciò non si trova nei libri di storia), che la nascita della Fiat si intrecciò misteriosamente con la vita del nobile e ricchissimo conte Emanuele Cacherano da Bricherasio e del suo fedelissimo amico e celebre cavallerizzo Federigo Caprilli, colui che rivoluzionò in tutta Europa la disciplina equestre, chiamato “cavaliere dei cavalieri” o “cavaliere volante”.Una morte violenta accomunò i due amici a poca distanza di tempo, neanche quarantenni: una morte inspiegabile, avvolta nel silenzio e nel mistero e legata alla folgorante ascesa nel mondo dell’industria, della finanza e della politica.Sono tre i protagonisti di questa strana storia, dimenticata: Emanuele Cacherano da Bricherasio, ufficiale di cavalleria, fondatore dell’Automobile Club d’Italia e, nel 1899, della prima «Fabbrica Italiana Automobili di Torino»; il brillante e geniale capitano Federigo Caprilli, eroe dei concorsi ippici di tutta Europa; Giovanni Agnelli “primo”, a sua volta ufficiale di cavalleria ambizioso e con chiarissimi progetti in testa.I primi due frequentavano il celebre Caffè Burello, meta di appassionati aristocratici, per discuteredi cavalli ed automobili e qui le loro vite iniziano ad accelerarepericolosamente…Emanuele Cacherano da Bricherasio fu il primo ad intuire le vere potenzialità dell’industria meccanica volta alla produzione di automobili ad uso privato. Il conte Emanuele fu precursoredella visione futurista, del dinamismo, della velocità, del progresso e con la sua visione lungimirante dell’automobile e della sua divulgazione. Si passò da qui a poco ad una svolta… le prime vettureche sono ancora “carrozze” spinte dal motore con altri cavalli: i cavalli vapore. È il 1 luglio 1899 ed a casa del conte di Bricherasio si radunano alcuni amici invitati ed alla domanda “Chi ci sta?” rispondono l’Avvocato e giornalista Cesare Goria Gatti, il conte Roberto Biscaretti di Ruffia, l’Avv. Carlo Racca, il banchiere ed industriale Michele Ceriana Mayneri, l’ex ufficiale di cavalleria e possidente Lodovico Scarfiotti, il marchese Alfonso Ferrero di Ventimiglia, il Signor Luigi Damevino e l’industriale Michele Lanza che però si prende qualche giorno di tempo per confermare… e così nasce la Fiat.Il Cav. Giovanni Agnelli si aggiunse il giorno 11 luglio 1899 al posto di Lanza che rinunciò.La scalata di Agnelli è rapida e contempla disinvolti rapporti con i Savoia. Sotto gli occhi di Emanuele Cacherano di Bricherasio crescono gli affari sporchi, i traffici azionari, gli intrighi bancari, finché nell’ottobre 1904, alla vigilia di un Consiglio di amministrazione in cui Bricherasio aveva annunciato di voler «vedere tutte le carte» e denunciare gli illeciti compiuti, il conte è misteriosamente convocato a casa del duca Tommaso di Savoia-Genova (cugino del re) dove, secondo la versione ufficiale, si uccide con un colpo di pistola in testa, alla nuca (!), pare. Pare, perché non ci fu nessuna autopsia, nessuna inchiesta, nessuna spiegazione. Ma Federigo Caprilli, l’unico che ne vide il corpo prima del funerale, riferì che il viso e le tempie del conte erano intatti. La sorella del conte Emanuele, Sofia, visitata più volte da misteriosi «alti funzionari», impaurita e preoccupata, e forse temendo per la propria incolumità, affidò a Caprilli le carte del fratello morto, perché le custodisse. Tre anni dopo anche il celebre cavaliere morirà senza testimoni, il cranio sfondato da un’improbabile caduta da cavallo, di notte, in una strada del centro di Torino. Anche per Caprilli non ci saranno autopsie, inchieste, spiegazioni: solo una frettolosa sepoltura. Intanto i maneggi in Fiat erano diventati troppo palesi. Nel rapporto dell’autorità di pubblica sicurezza del 1908, sono segnalate delle manovre fraudolente in borsa che avevano turbato tutto il mercato dei valori e arrecato danni rilevanti ai portatori di azioni. Alla fine si aprirà un processo, che, tirato per le lunghe, si concluderà con l’assoluzione degli indagati dopo la vittoriosa guerra di Libia (1911-12), che vedrà un largo uso dei nuovi camion prodotti dalla Fiat.

Da qui in poi, si svilupperà quella storia della Fiat che più agevolmente troviamo nei libri.“L’inspiegabile e prematura morte non sminuisce la grandezza della figura di Emanuele Cacherano da Bricherasio, del suo pensiero, della nobiltà del suo carattere, del suo operato, del rapporto umano con le persone, dei suoi principi democratici altamente proclamati, della sua passione, della sua intuizione e della sua intraprendenza che sono stati capaci di promuovere una profonda trasformazione della società italiana e non solo.”Emanuele, Federigo e Sofia riposano insieme nella cappella gentilizia di famiglia adornata dalle opere di Leonardo Bistolfi che scolpì sul monumento: “diresse la vita operosa troppo breve per la vastità del sogno”.

 

 

IL CONTE EMANUELE CACHERANO DI BRICHERASIO primo propugnatore della Fabbrica Italiana di Automobili Torino – FIAT  Questo il titolo con il quale l’Arch. Adriano Vanara ha aperto la sua conferenza in veste di attento conoscitore delle vicende del Conte e della sua famiglia. È seguita poi la presentazione di un libro curato da lui personalmente intitolato: “Quando c’era la Corriera – Tra le colline del Monferrato”. Nella foto sottostante la presentazione del libro con il Presidente della Fondazione Maurizio Aiassa.

 

Da sin. Maurizio Aiassa e Adriano Vanara

 

Onnipresente in ogni angolo e in ogni sala il Presidente della Fondazione, Maurizio Aiassa

 

Come accennato in precedenza, la Fondazione culturale ha celebrato la figura e l’opera del conte Emanuele Cacherano di Bricherasio e per gentile concessione del Museo dell’Automobile di Torino è stato possibile ammirare la FIAT 8HP del 1901 appartenuta al conte. Posizionate in diversi punti del parco svariate carrozze d’epoca di diversi modelli alle quali sono state dedicate interessanti conferenze a tema. “Le Carrozze e i Carrozzieri nella transizione alle automobili” – con questo argomento si è aperto il breve ma intenso ciclo di conferenze in questa due giorni a Roppolo (BI) che hanno suscitato un notevole interesse da parte dei pochi esperti presenti, ma fortunatamente dei tantissimi visitatori convenuti i quali, per vari motivi, sono stati attratti e affascinati da questo mondo antico rappresentato ai giorni nostri solo tramite vecchie fotografie ingiallite e consunte dal tempo.

 

 

Massimo Nicolotti, Vice Presidente del Gruppo Italiano Attacchi – GIA – inizia la sua conferenza davanti ad un’attenta platea di pubblico

 

Tre bellissi “legni” esposti: una “Milord” e un “Landau” provenienti dalla collezione privata del relatore Massimo Nicolotti, mentre il grande “Omnibus” è di proprietà di Adamo Martin

 

Il relatore è uno dei titolari della più importante Selleria italiana di qualità per cavalli carrozzieri: Felice Moirano che vediamo in tenuta di guida, grembiale e frusta alla mano.

 

Felice Moirano oltre alle sue conosciute doti di sellaio, partecipa tutti gli anni con i suoi cavalli al Corteo Storico del Carnevale di Ivrea e nella foto lo vediamo in tenuta da guidatore. Tanto per restare nel tema “carrozza poi auto” diamo una rapida descrizione dei tre accessori di abbigliamento che indossa Felice Moirano quando a cassetta guida due cavalli e li compariamo ad un normale guidatore di auto dei giorni nostri. Il cilindro, accessorio indispensabile del gentleman, veniva sollevato dal capo brevemente solo quando dall’alto della carrozza si incrociava una gentildonna e si conosceva a memoria il manuale del galateo. A circa 10 metri dalla fanciulla a passeggio, il guidatore metteva progressivamente i cavalli al passo per non sollevare polvere, si toglieva il cilindro senza esibirne l’interno e chinava leggermente il capo con un cenno di saluto, assolutamente non “altezzoso“. Il tutto sostituito oggi dall’automobilista con l’abbassamento del finestrino elettrico, capigliatura a cresta di gallo con gel e un fragoroso “Ciao Maria, come va?” Il grembiale da guida serviva a non sporcare l’abito col grasso usato per mantenere morbidi e lustri i finimenti e per non essere ricoperto dalla polvere sollevata dagli zoccoli sulla strada spesso sterrata. In auto assolutamente inutile. La frusta che tra le altre cose serviva anticamente alle diligenze con attaccati quattro o sei cavalli per incitarli a superare un passo di montagna durante una bufera di neve, oggigiorno viene perlopiù utilizzata per dirigere i cavalli nella giusta direzione o toccarli in caso di improvvise e pericolose indietreggiate. Infatti se per le auto si usa il termine retromarcia (l’auto ha le marce) per il cavallo è più corretto usare il termine indietreggiare. 

 

Felice Moirano nei vari momenti delle conferenze che si sono susseguite nei giorni di sabato e domenica

 

Chiara Moirano, una ventata di gioventù entrata da qualche anno a fare parte dell’Azienda di famiglia

 

In esposizione un finimento da cavallo singolo unico nel suo genere, di proprietà di Felice Moirano. Sentiamo da lui il racconto più dettagliato.

F. Moirano: Questo finimento lo acquistai 52 anni fa con i risparmi della mia vita militare. Me lo fece vedere un taxista che aveva intenzione di venderlo e così nel 1968, spinto dalla mia grande passione, lo acquistai per 12.000 lire. Crediamo di avere un’idea sull’antico proprietario perché porta la corona da conte “alla francese” che è notoriamente di forma più allungata rispetto alle corone nobiliari italiane. La particolarità di questo finimento da cavallo singolo è rappresentata dalle cuciture molto raffinate e particolari che, grazie ad una apposita lavorazione, sono praticamente invisibili. Inoltre tutti gli stemmi e le iniziali sono in argento. Da qualche mese a questa parte ne abbiamo iniziato il restauro per riportarlo a nuova vita. Posso anticipare che questo finimento verrà indossato dal cavallo Murgese di mia figlia nel corso delle tante sfilate di eleganza e tradizione organizzate dal GIA.”

 

Felice Moirano ci racconta la storia del suo pezzo unico

 

Al fianco di Chiara Moirano in svariate occasioni l’esperto di guida Adamo Martin

 

Per molti di noi abituati a oggetti e manufatti “usa e getta” e confezionati uguali in milioni di esemplari è assolutamente inconcepibile sapere quanto tempo si impiega a confezionare il finimento rappresentato in foto e quali conoscenze bisogna avere, come ad esempio da dove provengono gli animali utilizzati per il pellame e quali parti di questi (pancia, fianchi, schiena ecc.) sono più adatte da utilizzare per le singole parti

 

SI CONTINUA CON LA TRANSIZIONE DALLA CARROZZA ALL’AUTOMOBILE

Trattandosi di conferenze a tema, non si poteva evitare di approfondire l’argomento della ruota. Sappiamo tutti che la ruota è una delle invenzioni che ha cambiato il corso della storia e che ha rivestito un ruolo importante, anzi, indispensabile nei trasporti terrestri. A parlarci di questo, il Signor Marco Zane – per gli amici  “Enciclopedia vivente” sul mondo delle carrozze e dei loro accessori. Non par vero, ma la ruota, da sempre, è stata la parte più importante di tutti mezzi di trasporto a trazione animale ed ha conseguentemente subito tantissime modificazioni nel corso dei secoli. Prima di entrare nel merito della conferenza ci pare opportuno e doveroso presentare un quadro dipinto dall’Artista Ennio Cobelli che sintetizza in pochi centimetri quadrati l’evoluzione della ruota dall’antichità ad oggi.

 

Microfono alla mano Ennio Cobelli illustra il suo quadro: “In alto la cornice è tagliata e sta ad indicare l’ingresso nel 3500 a.C. della prima ruota, poi al centro si trasforma con l’invenzione della gomma, ed infine sulla destra del quadro, ancora la cornice si interrompe ed esce una moderna ruota montata su di un’auto elettrica ai giorni nostri”. L’artista ha esposto per l’occasione una “Personale” delle sue opere ammirata con interesse da centinaia di visitatori

 

Marco Zane a 360° sul mondo della carrozza, migliaia di anni concentrati in pochi minuti

 

Marco Zane con Felice Moirano

 

In veste di grande esperto del settore Marco Zane ha trattato diversi argomenti nelle due giornate e, forte delle sue conoscenze acquisite in anni di studi e ricerche, ha intrattenuto il pubblico anche rispondendo a quesiti che gli venivano posti lì per lì. Senza annoiarvi con cenni storici che molti di voi conosceranno e senza ripercorrere l’evoluzione della ruota dal 4000 a.C. ai primi del ‘900, sentiamo la risposta ad una domanda venuta dal pubblico presente: “L’automobile allora non ha più nulla a che vedere con le carrozze?”

A questo punto risponde Marco Zane: “Per tanti versi tecnici e pratici appare chiaro che è così; al contrario invece per la nomenclatura: di tante parti dell’auto i nomi sono rimasti gli stessi che si utilizzavano per le carrozze e vi faccio alcuni esempi. Partiamo dalle molle ellittiche sistemate su tutte le carrozze dal 1804, anno della loro invenzione: tutte le automobili per anni le hanno montate. La scocca o cassa della carrozza: nelle auto si usa ancora il termine scocca per il telaio. Poi abbiamo la Berlina, un particolare modello innovativo nel 1500 che venne ideato dall’ingegnere italiano De Chiese nella città di Berlino da cui poi prese il nome. Tutte le automobili con quelle caratteristiche seguitarono ad essere indicate con il nome di berlina. Stesso destino con i modelli di carrozza denominati Coupé o Spider, che per le loro caratteristiche sono simili alle automobili che tuttora portano quei nomi. Poi abbiamo lo sterzo che nelle carrozze è la ralla, e le redini sostituite nelle auto dal volante. Stessa cosa con altri nomi come il parafango, il lunotto, lo strapuntino e la portiera che sulle automobili hanno mantenuto la stessa nomenclatura. Un altro nome che è rimasto è il cruscotto e a questo proposito posso citarvi il perché di questo termine che ci viene dal passato. Nelle carrozze c’era il parafango anteriore detto anche orfanella e al suo interno nella parte rivolta verso il cocchiere tante volte veniva appeso un sacchetto con dell’avena bagnata e un po’ di crusca, al fine di dare qualcosa da mangiare al cavallo nei momenti di sosta prolungata. Pare fosse un’abitudine diffusa e di quel sacchetto appeso al parafango contenente perlopiù crusca, probabilmente nel corso di centinaia di anni è rimasto il nome di cruscotto. Cruscotto che puntualmente troviamo anche oggi nella parte interna dell’auto. Concludo con l’esempio più ecclatante rappresentato dall’omologazione della potenza di un motore: ancora oggi viene misurata in cavalli vapore!”

 

Il progresso mosse la fantasia di molti e le idee si moltiplicarono a dismisura ma l’automobile si rivelò in tutta la sua potenza, bellezza, praticità e, come vediamo anche ai giorni nostri, simbolo di assoluta indipendenza. E i difetti?  Forse ci sono ma tanti di noi … fanno finta di non vederli!

 

 

Primo da sinistra l’Assessore di Fubine Monferrato (AL), Avv. Stefano Barbero con Adriano Vanara e Maurizio Aiassa

 

Altro ospite illustre primo a sinistra, l’Arch. Antonio Carella, autore di interessanti articoli sulle auto storiche curati dal R.A.C.I. (di cui è stato il fondatore)

 

Nel corso della conferenza c’è stato spazio per tanti interventi di autorità e ospiti di riguardo lì convenuti per l’interessante evento che fortunatamente è stato propiziato da una splendida due-giorni di sole

 

Da sin. Maurizio Aiassa e Antonio Carella che ascoltano le interessanti informazioni di Marco Zane sulla storia dell’Omnibus alle loro spalle

 

Tanta gente interessata che ha prontamente risposto all’appello del FAI (Delegazione di Biella) in occasione delle Giornate FAI di Primavera

 

Tanti i volontari e appassionati che oggi hanno portato il loro contributo alla riuscita della manifestazione

 

Gianna Cerchiaro, preziosa collaboratrice volontaria della Fondazione

 

 

A PROPOSITO: ABBIAMO VISTO ANCHE DEI CAVALLI AUTENTICI, NON SOLO HP!

In questo posto suggestivo in mezzo al verde e a poche centinaia di metri dalla sede della Fondazione si trova un piccolo allevamento privato di cavalli gestito personalmente da un’appassionata di Attacchi: Gianna Cerchiaro. Da svariati anni frequenta i Concorsi di Tradizione ed Eleganza organizzati dal Gruppo Italiano Attacchi (GIA) e nel 2019 ha partecipato al Concorso di Tradizione di Venaria Reale e Rivarolo Canavese con lo stupendo Danny Boy raffigurato nella foto in alto, un bell’esemplare di “Irish Cob” di 14 anni. Presenti in scuderia anche John Wick, maschio intero di tre anni razza “Percheron” poi Braveheart, maschio intero di sei anni razza “Irish Cob” e Kalinka du Villon, puledra di un’anno di razza “Percheron-Diligencier”. L’appellativo “Diligencier” deriva da Diligenza, infatti questi robusti soggetti venivano utilizzati attaccati alle diligenze in Francia. Per concludere vi presentiamo la simpaticissima asinella Turandot.

 

Gianna Cerchiaro è intenta a fornirci alcune informazioni, assistita da Tourandot. Conosciamo bene il finissimo udito di cavalli e asini, arma segreta che fin dalla notte dei tempi li aiuta nel difendersi dai pericoli, visto che non sono animali predatori. Nella foto possiamo notare un orecchio rivolto alla padrona Gianna, mentre l’altro orecchio è puntato sull’intruso o straniero (il fotoreport) affinché non faccia scherzi di cattivo gusto! In pratica “un’Asina da Guardia”

 

Accanto alla interessante mostra del pittore Ennio Cobelli, esposti anche i disegni di alcuni ragazzi, naturalmente a tema cavalli

 

Si parla di ripristinare l’antico servizio di Omnibus che collegava Ivrea a Morzano

 

 

All’interno della Fodazione la Chiesetta con la tomba della fondatrice dell’opera: Contessa Eleonora dei marchesi Massel di Caresana