Cento anni e non sentirli!

 

Esattamente cento anni fa veniva pubblicata la prima edizione del Manuale scritto da Benno von Achenbach “Anspannen und Fahren” (Attaccare e Guidare) e in questa ricorrenza abbiamo deciso di dare voce al Maestro stesso su un argomento che torna alla ribalta ogni volta che un gruppetto di appassionati si ritrova a conversare di carrozze e redini lunghe. Chi è il detentore del verbo? Howlett? Achenbach? Si tratta di una diatriba tuttora irrisolta, quindi lasciamo giudicare ai nostri lettori quale argomentazione sia più valida.

Fin alle prime righe ecco la sorpresa: in effetti i metodi sarebbero tre, se consideriamo anche il sistema cosiddetto del Coaching, che viene tuttora insegnato ed applicato in Gran Bretagna per qualsiasi tipo di attacco, dal pony singolo in su. Ma ecco cosa dice Achenbach in un apposito capitolo della sua famosa opera che abbiamo tradotto per voi.

 

“L’INGHILTERRA, HOWLETT ED IO:

COSA FACCIO IN MANIERA DIVERSA E PERCHÉ”

 

“Nei tre stili di guida (inglese o “coaching”, Howlett, Achenbach – ndt) coincide la tenuta delle redini del singolo e della pariglia nella mano sinistra ed inoltre la mano destra afferra per intero la redine destra.

L’Inghilterra richiede – vedi tutti i buoni libri inglesi – che si guidi con una sola mano e si eseguano le manovre con l’altra. Per girare a destra la presa delle redini per la girata è data dalla tenuta delle redini. Per girare a sinistra però, e per accostare a sinistra, i libri inglesi prescrivono che la mano destra vada a maneggiare la redine sinistra. Questo ha come conseguenza, dove per esempio c’è poco spazio in un passaggio lungo e stretto o su una strada con forte traffico, che la mano destra salti da una redine all’altra pizzicando ora l’una ora l’altra.

Sia Howlett che io, nella mia modestia, non approviamo assolutamente queste manovre, ritenendo che tanto nei cambiamenti di direzione che nelle girate sia molto più efficace ruotare le mani o, in caso di bisogno, estraendo o riprendendo la redine destra.

Immagini tratte dal volume “Driving lessons” di Edwin Howlett

Howlett insegnava, contrariamente agli inglesi, a guidare il singolo e la pariglia senza eccezioni con due mani e precisamente come segue: la mano destra estrae la redine destra dalla mano sinistra per circa 40 cm (eccessivo e brutto), poi la mano destra scivola sulla redine destra indietro fino a quando le due mani sono affiancate. Io ritengo che questo lungo pezzo di redine tra le due mani non abbia scopo, perché non serve proprio a nulla. Se si deve  improvvisamente frenare, fermarsi, usare la frusta o salutare, la mano sinistra è in grado di riprendere il pezzo di redine intermedio molto più in fretta se è lungo solo 5-10 cm anziché 30-40, soprattutto in caso di redini molli e bagnate e con le dita fredde. Se i cavalli si stringono troppo, il guidatore deve spostare in continuazione la mano sinistra verso destra e la mano destra verso sinistra, affinché, come accade per i russi, per alcuni trottatori e per le bambinaie, non stiano troppo lontani.

Il mio metodo prevede  di posizionare la mano destra ad una distanza di circa 5 cm accanto e poco più avanti della sinistra.  Questo offre la possibilità in primo luogo di reinserire velocemente il pezzo intermedio di 5 cm in caso di frenata, ecc., in secondo luogo permette alle due mani, grazie a questo pezzo intermedio, di tenere le mani vicine ed in terzo luogo, appoggiando l’indice destro sulle redine sinistra, permette di allungarle, accorciarle e metterle in ordine velocemente entrambe. Il pezzo intermedio lungo di Howlett è privo di senso con il singolo o con la pariglia, tanto quanto lo sarebbe con il tiro a quattro o con il tandem, cosa quest’ultima che egli stesso condannava aspramente. Il mio punto di forza è quello di afferrare con il solo indice destro le redini sinistre del singolo, della pariglia, del tiro a 3, a 4 o a 6 e del tandem e le redini destre esclusivamente con la mano intera.  Ogni guidatore potrebbe afferrare le redini “come più gli aggrada”; questo però è un grave errore perché costituisce una gigantesca chimera. Infatti se qualcuno assume una tenuta delle redini apparentemente scomoda per una mezz’ora al giorno per due giorni, questa diventa un’abitudine. Il valore inestimabile di esercitarsi solo con le prese di redini migliori e sperimentate conferisce un’incredibile sicurezza nei momenti di difficoltà, come di notte e con la nebbia. A questo si aggiunge che in fondo sono solo due! Questa semplicità manca in Howlett.

Immagini tratte dal volume “Anspannen und Fahren” di Benno von Achenbach

Contrariamente al sistema inglese, che presenta anche la guida del tiro a quattro con una mano come unica giusta, io consiglio esattamente il contrario, ovvero su strada diritta di usare sempre la mano destra come suppporto alla sinistra, nella posizione “di aiuto” davanti alla sinistra. Solo così la mano sinistra rimane fresca e capace, se necessario, di lavorare da sola.

Assolutamente d’accordo siamo gli inglesi, Howlett ed io sul fatto che non deve mai capitare, volontariamente o involontariamente, che le redini scivolino perché questo è e rimane un pasticcio e provoca insicurezza in quanto le redini ed i cavalli sono sempre diversi e quindi il fatto di far scorrere le redini non avviene volontariamente, ma, a seconda se la superficie è liscia, fa attrito, o i cavalli si traversano, accade in maniera del tutto scoordinata.

Con il tiro a quattro gli inglesi guidano indiscutibilmente meglio di qualsiasi altro popolo sul pianeta, ma dimostrano un po’ di imprecisione e mancanza di profonda formazione, come lo dimostrano ancor più nel montato. Nella guida del tiro a quattro rimangono talmente legati allo “stile” che guardano dall’alto in basso, deridendola, ogni innovazione, anche se rappresenta un grosso miglioramento. Essi pretendono che si tenga la mano bassa vicina al corpo, benché con essa non si riesca a cedere decentemente se – come è frequente da loro – si guida da una carrozza alta.  Quando i cavalli di timone si buttano contro il timone in curva Howlett crea opposizione accorciando la redine del timoniere esterno, e questo lo costringe a raccorciare in ogni girata di 10 cm i cavalli di volata del tiro a quattro e del tandem. Con il mio metodo questo non è mai necessario. Ho detto precedentemente quanto io ritenga importante, per creare questa opposizione, che il guidatore tenga le redini sempre esattamente nella stessa maniera. Howlett, ormai in età avanzata, non era più riuscito ad adeguarsi a questa innovazione. Egli afferrava le redini di volata per i raddoppi come se fossero delle prese di tabacco da fiuto. Questo è sbagliato, in primo luogo perché bisogna guardare le mani, in secondo luogo perché con i cavalli che si avvicinano e con le dita fredde la presa è insicura ed in terzo luogo perché nella girata a destra si tocca inavvertitamente il timoniere sinistro con la frusta e questi di conseguenza porta la carrozza a urtare l’angolo. ”L’opposizione sul pollice” di Howlett è una cattiva manovra perché è troppo grossolana e tira indietro i cavalli di timone. A dire il vero, l’opposizione destra sull’indice me l’ha lasciata passare, ma lui stesso, in tarda età, non ne volle sapere. Io mi differenzio da Howlett principalmente nel fatto che lui all’inizio insegnava prese di redini facili, ed in seguito quelle più difficili. Questo è profondamente errato. Io ho potuto verificarlo da capo scuderia con centinaia di allievi: la difficoltà sta solo nel dover poi imparare qualcosa di diverso. Allora si ricevono reazioni come: “Questo non mi riesce!” Chi vuole veramente imparare si spazientisce ad esercitarsi finché la presa riesce. Mettere il raddoppio destro sotto il pollice, come lo fa la maggior parte degli inglesi e come mi ha insegnato all’inizio Howlett è assolutamente sbagliato. Provate pure!

Quindi: con qualsiasi tipo di attacco afferrare la redine sinistra con l’indice destro, come lo si fa sempre nella posizione di aiuto. La redine destra sempre con tutta la mano, che non deve mai essere coperta (con il dorso verso l’alto – ndt).

Howlett, per accorciare le redini di volata, le tira completamente fuori dalla mano sinistra portandole verso destra e verso l’indietro, posizionando poi la mano destra dietro alla sinistra e ripassando le redini così accorciate all’indice sinistro; questa manovra difficile non è consigliabile soprattutto con tempo freddo e cavalli in avanti. A confronto del mio sistema, i raddoppi di Howlett erano solitamente troppo piccoli. Per questa ragione, in tutte le immagini del suo libro riprese nella natura, i suoi cavalli di volata appaiono controflessi e si appesantiscono sulla redine esterna. Nei disegni, dalla prospettiva aerea, la loro posizione è giusta!”

Il “coaching style” così come viene tuttora insegnato in Gran Bretagna

RIFLESSIONI

di Elvezia Ferrari

Recentemente, in occasione di un seminario sulla tradizione organizzato dall’Associazione “Le carrozze raccontano”, si è parlato dello stile di guida e puntuale si è riaffacciata l’ormai proverbiale questione: Howlett o Achenbach? Proviamo a fare qualche riflessione.

Secondo quanto riportato da Achenbach stesso, gli stili in effetti sono tre. Se tuttavia consideriamo che Howlett si occupa esclusivamente del tiro a quattro, ne rimangono in effetti solo due applicabili alla guida con due redini, che corrispondono poi al panorama italiano: Achenbach e stile inglese, che in Gran Bretagna viene indicato come “coaching style” anche se non appannaggio esclusivo della guida dei coach. Infatti quest’ultimo viene insegnato tuttora oltre Manica a partire dall’attacco di pony singolo, ma rimane confinato alla sola isola britannica. Probabilmente la sua mancata diffusione a livello globale dipende proprio dagli svantaggi messi in risalto da Achenbach, ovvero la necessità di saltare in continuazione con la mano destra dall’azione su una redine a quella sull’altra.

Nel “Coaching Style” gli accostamenti si effettuano con la sola mano sinistra mentre ogni girata viene effettuata agendo con la mano destra sulla rispettiva redine

Un motivo addotto dai nostri concorsisti per rifiutare a priori l’uso del metodo Achenbach è che con le riprese di dressage e i percorsi coni attuali, il metodo non dà sufficiente ampiezza e libertà di movimento. Questo, per chi non lo sapesse, l’aveva già sostenuto Achenbach 100 anni fa! Infatti, al principio dell’estrazione di 5 cm della redine destra dalla mano sinistra, in un altro capitolo scrive: “Nell’addestramento di giovani cavalli e per eseguire delle figure in un campo prova o in concorso, il pezzo intermedio (della redine destra estratto dalla mano sinistra – ndt) può essere prolungato fino a 30 cm e pendere tra le due mani tenute vicine …”. Di questa necessità aveva preso coscienza anche Giuseppe Del Grande, strenuo sostenitore della validità del metodo Achenbach, basandosi non tanto sui testi ma sulla sua personale esperienza di maestro che tanti driver aveva formato nel corso degli anni. Infatti nella revisione del suo manuale aveva modificato in tal senso la prima stesura.

Il fatto di tenere entrambe le redini nella mano sinistra, pur con il quadrato aperto, offre due grandi vantaggi. In primo luogo è una prevenzione contro i rischi a cui si andrebbe incontro se al guidatore scappasse di mano la redine destra: fiocco che va a finire tra i raggi della ruota (già capitato in varie occasioni), nonché più tempo per recuperarla e riprendere il giusto contatto con la bocca del/i cavalli che nel frattempo hanno già girato a sinistra. Inoltre il passaggio di entrambe le redini nella mano sinistra è un grande aiuto nel mantenere la mani il più possibile ferme (non statiche, ma piuttosto tranquille). I cavalli sono molto sensibili in bocca, dove è posizionato un ferro (anche se spesso il guidatore se ne dimentica) e l’abitudine di continuare a spremere le redini come se fossero dei limoni o i capezzoli di una mucca da mungere, alla lunga rendono il cavallo insensibile. Ciò che appare come sottomissione è solo accettazione passiva di quello che non si può cambiare. Il cavallo non parla ma se si osserva il suo sguardo è facile distinguere il cavallo felice di fare quello che gli viene richiesto perché pienamente a suo agio, dal cavallo mortificato, che semplicemente ha deciso di lasciar perdere, anche se per lui i continui interventi sulla bocca vengono percepiti come una inspiegabile punizione.

Sistema Achenbach: le tre posizioni di tenuta delle redini, l’accostamento con una mano e la girata partendo dal quadrato

Achenbach sottolinea inoltre come le cattive abitudini e gli errori più significativi si riscontrino presso coloro che “si sono già dati da fare con i cavalli. Questi hanno l’orribile e dannosa abitudine di guidare e di mandare in avanti i cavalli pizzicando e strattonandoli in bocca, solitamente con movimenti continui, senza senso e senza un preciso scopo”. Chi di noi non ha frequentato una scuola guida prima di prendere la patente per l’automobile? Alla prima lezione l’istruttore indica la maniera corretta di afferrare il volante per essere sempre al comando e poter effettuare con maggiore semplicità ed efficacia la varie manovre. Dopo decenni passati a mangiare chilometri, forse nessuno si rende conto che il volante lo teniamo ancora nello stesso modo. Guidare un veicolo a motore è diventato ormai un automatismo, non occorre più pensare alla sequenza delle azioni per ottenere un determinato risultato. Questo è esattamente quello che dovrebbe instaurarsi presso un guidatore neofita perché l’imprevisto è sempre in agguato e solo un automatismo riesce a risolvere la situazione senza creare il panico. Poi, con l’andare del tempo e l’acquisizione di una propria sensibilità dovuta a tanta pratica, ognuno, soprattutto nell’agonismo, può, se vuole, sviluppare un proprio sistema che tuttavia non potrà prescindere dal tenere in considerazione il benessere del cavallo – anche se questo meraviglioso animale spesso è molto più paziente, accondiscendente e saggio di noi umani. A proposito di agonisti, c’è anche chi le buone abitudini le porta con sé fino ai Campionati del Mondo (nella foto attacchi singoli in dressage a Pau 2020 e Aszar-Kisber 2019 più altri CAI). Senza contare che ad esempio in Germania nell’esame per il conseguimento del brevetto attacchi viene richiesta obbligatoriamente l’esecuzione della ripresa di dressage con la guida secondo il sistema Achenbach. Che sia veramente un caso se i concorrenti tedeschi, ad ogni campionato del mondo, fanno man bassa di medaglie? Accanto ad una buona qualità dei cavalli la perizia e la buona impostazione dei guidatori forse non è di secondaria importanza.

C’è chi, anche ad altissimi livelli, rimane fedele alla tenuta delle redini secondo Benno von Achenbach

Infine il metodo fin qui illustrato garantisce una maggiore rapidità nel passare alla guida con la sola mano sinistra in modo da usare la frusta come valido aiuto (uno dei pochi a disposizione del driver) senza minimamente intervenire sulla bocca del/dei cavalli – che ringraziano!

Una piccola curiosità tesa ad avvalorare la validità del metodo fin qui illustrato. Un cocchiere siciliano, Salvatore Villani, già nel 1857, quindi prima di tutti i grandi maestri di cui abbiamo riferito, pubblicava un manuale nel quale venivano descritte le varie tenute delle redini che differiscono solo in minima parte da quanto poi avrebbero codificato i suoi successori.

Il nostro intento non era certamente quello di convincere la cerchia degli agonisti, che seguiranno le direttive ricevute dai loro tecnici, ma in un settore dedito alla pratica della tradizione in tutti i suoi aspetti, durante manifestazioni molto meno concitate, dove è il piacere il fine ultimo, e visti i tanti vantaggi, perché non adoperarsi affinché, con un minimo sforzo iniziale, una consuetudine dettagliatamente studiata e consolidata, universalmente riconosciuta, culturalmente valida, esteticamente confacente non venga perpetrata ad uso dei posteri i quali hanno diritto ad un’eredità che nessun altro potrà loro trasmettere e prima che la catena del sapere si interrompa irrimediabilmente.

 

Persino un agonista fuoriclasse come Boyd Exell, quando partecipa all’annuale manifestazione dei Coach a Windsor, lascia a casa i morsetti per le redini e guida rigorosamente col sistema classico perché il saper guidare nel modo corretto in ogni situazione fa parte del bagaglio imprescindibile di una “buona frusta” (a good whip, ovvero un buon guidatore)