Incidente con un carretto da lavoro che perde una ruota

 

Un carro trasporta la “cassa” di una carrozza a quattro ruote dotata di stanghe con sotto del legname e il conducente perde il controllo del mezzo

 

I genitori della piccola lasciata sola sulla carrozza escono d’improvviso perchè il cavallo spaventato prende la fuga

 

I tre ex voto raffigurati sopra, insieme a tanti altri, sono illustrati e descritti nel libro Pittura “Popolare” . Un bel volume corredato anche da interessanti dati storici e statistici, curato da Angelo Turchini (Edizioni Capelli)

 

P.G.R. “PER GRAZIA RICEVUTA” IERI  OGGI  e,  forse, DOMANI

Si avvicina il tempo della Pasqua in un periodo triste per milioni di persone che o stanno piangendo i loro morti o si trovano in un letto di ospedale che sperano di abbandonare al più presto. Una guerra che si è trasformata in calamità e tragedia che vede in prima linea sul fronte, non i soliti soldati-attori cinematografici retrò dal finale lieto, scontato e ben pagato, ma centinaia di medici e infermieri che per salvare vite umane rischiano la loro pelle quotidianamente, senza il regista che dia il ciak!

Entriamo nel merito lentamente. Anticamente si sono sempre verificate grandi tragedie come la peste, i terremoti, le guerre, la siccità, le alluvioni e presso le popolazioni credenti e cattoliche era in uso per i graziati o miracolati fare un dono alla Madonna per lo scampato pericolo, insomma un “grazie” per la grazia ricevuta dall’alto dei cieli. Spero ardentemente che tra coloro che leggeranno queste righe non vi sia qualcuno desideroso di informazioni allo scopo di confezionare un ex-voto da portare al Santuario più vicino quando tutto sarà finito perché … non saprei proprio chi indicare per i ringraziamenti (I virologi? I sobillatori? I terrapiattisti? I complottisti? Astra-Zeneca? Governo Conte o Governo Draghi?)

 

LA PESTE A ROMA  1656 – 1657 (Ex Voto esposto presso il Santuario della Madonna di Oropa)

 

Descrizione ex voto come da originale: “A Roma infuria la peste (1656-57). In primo piano alcuni ecclesiastici e notabili sono accanto agli appestati che vengono portati via dai “monatti” i quali a Roma, come già a Milano, entrati nelle case, ne uscivano con un peso sulle spalle. Sullo sfondo, nell’aria torbida, si delinea la cupola di S. Pietro e anche quì l’aria stessa e il cielo accrescevano, se qualche cosa poteva accrescerlo, l’orrore di quelle viste“. Nella nube, in alto, è posta la Madonna di Oropa e a lei rivolto, in basso a destra, in abito ecclesiastico col “rabat” è il supplicante a mani giunte.

 

UNA ESPRESSIONE DI ARTE POPOLARE: GLI EX VOTO

(Descrizione dettagliata a cura del Santuario della Madonna di Ariadello, Soresina, Cremona )

http://www.storiadeisordi.it/2006/04/24/lombardia-santuario-della-madonna-di-ariadello-in-soresina-cremona/


Gli ex voto sono l’elemento artistico che esalta la devozione popolare, documentano materialmente l’avvenuto scioglimento, da parte del devoto, della promessa fatta alla Madonna nel momento del bisogno. Gli ex voto di Ariadello ancora esistenti sono circa una ottantina e ci permettono di ripercorrere la storia del santuario dal ‘600 al ‘900.

Gli improvvisati pittori si esprimono con spontaneità ignorando le convenzioni stilistiche della loro epoca, preoccupati solo di rappresentare il fatto miracoloso con fedeltà ed esattezza. Queste tavolette, aldilà dell’aspetto devozionale, hanno un valore di documento storico perché offrono, con ricchezza di particolari, informazioni sugli usi, i costumi, l’ambiente di lontane epoche storiche. Il più vistoso ex voto conservato nel santuario è un grande dipinto di un certo pregio artistico, unica testimonianza del fatto miracoloso che motivò la costruzione della chiesa: la parola riacquistata dalla figlia sordomuta del feudatario Marchese Pietro Maria Barbò.

Le tavolette votive di Ariadello, dipinte in gran numero negli anni successivi alla fondazione del santuario (com’è documentato nel verbale della visita pastorale del Vescovo Visconti nel 1688) consentivano di ricoprire tutte le pareti della chiesa stessa.

Questo vasto patrimonio si è enormemente assottigliato per varie cause: il disinteresse e l’incomprensione per opere considerate arte minore, per la crescente appetibilità nel piccolo mercato antiquario, per l’utilizzo dell’edificio sacro come lazzaretto nel 1817.

 

Solo vedendo queste foto ci si rende conto di che importanza avevano gli animali nelle civiltà antecedenti il ‘900

 

Questi dipinti ci dicono come vestiva la popolazione soresinese due, tre secoli fa, come funzionava un mulino a macine o quale fosse la foggia di un calesse di famiglie ricche. Da queste tavole si possono ricavare informazioni preziose sul mondo rurale. Protagonisti di tanti fatti miracolosi sono spesso gli animali scampati a pericoli di morte o a malattie per intercessione della Beata Vergine.

Gli animali, unica risorsa per il lavoro e il sostentamento della povera gente, sono cari quanto le persone. In un ex voto del 1662 il devoto Gaspar Zuc prega in ginocchio per la mucca e il vitello, in un altro un asino gronda sangue sotto gli occhi della Vergine, in un altro ancora un uomo che tiene per mano un bambino e un cavallo per la cavezza, invoca la protezione della Vergine su una mandria di mucche bianche. Una serie di tavolette mostra l’intervento della Madonna sulle conseguenze drammatiche di cavalli imbizzarriti, di carretti rovesciati, di incidenti stradali o di lavoro. Notevole è la tavoletta settecentesca della signora in atto di trattenere i cavalli del proprio biroccino per non travolgere un viandante; quella del fulmine che penetra nella stalla e risparmia i cavalli; quella del contadino atterrato da un toro gigantesco.

Le stesse formule iconografiche si ripetono e propongono continuamente il confronto fra il quotidiano e il soprannaturale: la scena umana è rappresentata nella parte inferiore del dipinto, in alto a sinistra l’intervento rassicurante della Madonna col Bambino, nella luce che squarcia le nubi, affiancata da S. Antonio col giglio o da S. Francesco, chiara testimonianza della presenza a Soresina dei tre conventi francescani impegnati nella diffusione del culto mariano. In particolare i Minori Osservanti del convento di S. Francesco degli Argini che avevano la direzione spirituale del Santuario.

Vi invitiamo a leggere l’articolo completo al Link sottostante.

http://www.storiadeisordi.it/2006/04/24/lombardia-santuario-della-madonna-di-ariadello-in-soresina-cremona/

 

Nella descrizione appena letta si parla di tradizioni, usi e costumi in uso dal ‘600 in poi e l’argomento che andiamo a trattare, seppur in maniera modesta, riguarda alcuni mezzi di trasporto a trazione animale la cui raffigurazione, in assenza ancora delle macchine fotografiche o videocamere, veniva affidata al pennello di persone piene di estro, con la vena artistica nel sangue che in maniera molto particolareggiata fissavano su legno, cartone o latta il racconto del miracolato.

 

Analizziamo alcuni veicoli a trazione animale dipinti su ex voto.

Il dipinto sottostante di un pittore anonimo risale ai primi anni dell’800 e a testimoniarlo è il particolare calesse che vediamo attaccato alle lunghe stanghe, trainato da un cavallo che pare abbia un piccolo “basto” invece del classico “sellino”. Consultando vari testi è emerso che questo modello di veicolo a due ruote è di origine francese, denominato “Cabriolet”: era molto popolare dal 1600 a tutto il 1700 e venne utilizzato in Italia con il nome di “Sedia da posta”.

Tav. 57 – Santuario di Ariadello (CR) “Uno sventurato viandante, travolto dal cavallo di un calesse, è salvato dall’intervento della Madonna, di Sant’Antonio e delle Anime del Purgatorio”

 

Nelle immagini sottostanti notiamo il modello identico come struttura e che, in base alle richieste del committente, subiva vari adattamenti e modifiche in stretta relazione all’uso del proprietario. Nella prima immagine in alto vediamo un modello con una piccola “serpa” per un cocchiere, poi un modello trainato da quattro cavalli montati da palafrenieri, infine un modello guidato dal proprietario.

Varie stampe riconducibili a “sedie di posta”, un modello robusto, non troppo costoso e comodo che ben si adattava ai sentieri sterrati dell’epoca

 

Un altro modello di vettura a due ruote ci viene descritto nell’ex voto sottostante, esposto presso il Santuario della Madonna della Salute di Dossobuono (VR). La tavoletta dipinta è datata 1794 e fu commissionato per G.R. da Angela Gandini di Balsemano. Il modello del due ruote è riconducibile ad un “Sediolo” .

 

Ex voto visibile presso il Santuario della Madonna della Salute a Dossobuono di Verona

Anche in questo caso, come nella “Sedia da posta” troviamo le stanghe sostenute da un “basto” invece che dal “sellino” mentre il modello è chiaramente un “Sediolo”. Questo modello ispirato alle prime “Corse di Sedioli” che si tenevano a Padova era abbastanza diffuso nel ‘600 e ‘700; in seguito, per evidenti motivi di praticità, venne sostituito con modelli più comodi e più pratici. Ci pare infatti strano che, leggendo la descrizione dell’ex voto, una donna con evidenti difficoltà a muoversi sia stata alla guida di un mezzo così scomodo (seduta del guidatore). Unico vantaggio plausibile per quei tempi, con sentieri sterrati pieni di pozze d’acqua e fango, potrebbero essere state le grandi ruote e le lunghe stanghe che tenevano maggiormente riparata la viaggiatrice.

 

Sediolo esposto presso il Museo Civico di Modena, attribuito all’intagliatore Antonio Luigi Del Buttero (1765-1853)

 

Il prossimo due-ruote dipinto su di una tavoletta da ex voto ritrae un certo Francesco Ciravegna di Narzole che cade da un ponte. Anche se l’immagine non è nitida come forse il dipinto originale, ci pare di capire che una parte del ponte di legno ha ceduto sotto il peso del cavallo e che il malcapitato nel tentativo di cercare un rimedio è scivolato nel fiume sottostante. Anche in questo caso il provvidenziale aiuto della Madonna ha fatto sì che poi, in un secondo tempo, il Ciravegna abbia consegnato personalmente l’ex voto alla Chiesa.

Ex voto datato 1848 presso la Chiesa SS Quirico e Paolo – Dogliani (CN)

 

Avevamo detto in precedenza della fedeltà pittorica dei pittori improvvisati o decoratori di carri e carrozze che si prestavano allo scopo, pertanto la sagoma nera del due-ruote sul ponte dipinto nell’ex voto pare riconducibile a due antichi mezzi: il primo di carattere rustico, una “Spallona”, e il secondo modello, più elegante, è verosimilmente uguale al primo e con il tempo venne accostato al nome di “Cabriolet”.

 

La “Spallona” … perchè? 

Il modello trae le sue origini dalla Romagna ed era un mezzo tuttofare: il suo sedile comodo e molleggiato perché sostenuto da cinghioni in cuoio, era preferito dai fattori e commercianti, i quali si dovevano muovere su grandi distanze (15-30 km) con una certa rapidità. L’apposito vano porta oggetti poteva contenere ad esempio polli, conigli e vettovaglie varie acquistate ai mercati, mentre il grande sedile avvolgente poteva accogliere anche due persone ed un ragazzo in caso di necessità. In pratica questo due-ruote era una vera spalla di aiuto nelle tante attività, da qui il nome di “Spallona”

Questo antico modello di “Spallona” si trova presso una collezione privata e dall’assale in legno che unisce le ruote e la rete portaoggetti in corda è facile capire che il suo anno di costruzione sia da collocarsi nella prima metà dell’800, esattamente come l’ex voto.

 

Questo modello di calesse (foto in basso), come da catalogo illustrato del Museo delle Carrozze di Piacenza, visto sul fianco, con le grandi “Cigne” che sostengono la cassa insieme alle balestre semi-ettittiche, appare pure lui abbastanza simile a quello raffigurato nell’ex voto. Come particolari possiamo notare che nell’ex voto non sono presenti i parafanghi delle ruote come nella prima “spallona” ma la distanza che intercorre tra cinghioni e cassa nella parte posteriore ci fa presupporre che il modello più simile all’ex voto sia la prima “Spallona” più rustica, per modo di dire. Entrambi questi modelli hanno un sistema di sospensioni fatto di ferro e cuoio riservato a quasi tutti i mezzi antecedenti il 1850 circa. Nei primi anni dell’800 iniziarono ad arrivare balestre e sospensioni in acciaio dall’Inghilterra che deteneva il brevetto per l’invenzione dell’acciaio, il quale nel giro di 50 anni rivoluzionò in meglio il sistema di viaggiare.

Museo delle Carrozze di Piacenza – Potremmo definire questo due ruote come una “Spallona ingentilita”, infatti sotto la cassa di questo modello più elegante non c’è il solito ripiano in legno, corda o rete che serviva per riporre oggetti e vivande di vario genere

 

A causare tantissimi incidenti concorrevano due innovazioni che stavano per cambiare i trasporti su terra: il treno e l’automobile, ecco un ex voto con la sua storia.

 

 

Anche una volta, tanti incidenti stradali

Nell’ex voto sottostante, visibile nel Santuario della Madonna di Montespineto, Stazzano, Alessandria possiamo ammirare un bel dipinto su lamiera datato 1899 che illustra un incidente stradale nel quale sono coinvolti due carri e una carrozza. Incidente che poi si risolse senza gravi conseguenze per il solito aiuto della Madonna.

Una volta, come oggi! Fatte le debite proporzioni in rapporto al numero di mezzi in circolazione possiamo dire che dai cavalli con zoccoli ai cavalli HP nulla è cambiato

 

Un carro era facilmente responsabile di tanti incidenti poichè era un mezzo di lavoro quotidiano e veniva utilizzato anche in 1000 altre occasioni

 

Nelle due immagini possiamo notare la stessa struttura del carro che giornalmente veniva usato per lavoro, magari a caricare del letame come nell’ex voto in basso, e in determinate occasioni era utilizzato anche per un matrimonio di paese. Nella foto in alto dei primi del ‘900 possiamo notare le tre donne ed i due uomini che sedevano su travi di legno appoggiate alla cassa, pertanto era abbastanza facile che un inconveniente tecnico potesse ribaltare il carro o quantomeno sbalzare fuori gli occupanti. Pericolo abbastanza contenuto con i tranquilli buoi “aggiogati”, al contrario dei cavalli molto ma molto più imprevedibili!

Santuario di Oropa. Ex voto di Serafino Cagna due volte graziato (1881-1882)

 

Il carro agricolo, forse carico di letame, trainato da un cavallo attraversa uno sterrato nei pressi della baraggia di Candelo e sta per travolgere un ragazzo. Accorre la madre, mentre la Madonna vigila dall’alto, tra le nubi, oltre la montagna di Oropa.

 

Come detto in precedenza la gestione di una coppia di buoi è decisamente più tranquilla che quella di un cavallo.

 

Bestia “smorbe” e recalcitrante (1951-1956)

 

Qualche incidente con carrozze a quattro ruote

Vi proponiamo ora alcuni modelli di carrozze a quattro ruote rappresentati negli ex voto, i quali dopo i carri e birocci, che per ovvi motivi facevano registrare il numero più alto di incidenti, erano comunemente utilizzate all’epoca. Guardandole con l’occhio attento del costruttore le differenze risiedono principalmente nella “Cassa” adetta ad ospitare i passeggeri, per quanto riguarda invece il telaio, più o meno lungo e robusto non si trovano grosse differenze.

 

 

Tre modelli di carrozze a quattro ruote: in alto a sinistra una “Carrettella o Pistoiese” (fig.1) A destra un “Vis-à-vis” (fig.2) per quattro passeggeri, due dirimpetto agli altri due e una capotta per riparare da sole e pioggia. Nella fig.3 in basso troviamo un “Landau”, modello spesso citato negli ex voto ma non molto preciso in riferimento ai disegni dei PGR

 

In sostanza e per semplificare la valutazione da parte anche dei meno esperti, riportiamo nomi e modelli con immagini autentiche provenienti da una collezione privata dove possiamo notare che dei tre modelli, l’ultimo, il “Landau”, è sicuramente il piu elegante e costoso e veniva sempre guidato da un cocchiere in livrea. Fu una delle carrozze di maggior successo in tutta Europa per via dell’invenzione del “doppio mantice”, infatti se negli altri due modelli troviamo un solo mantice (o cappottina), nel Landau ne troviamo due, i quali, se chiusi entrambi, rendevano l’abitacolo completamente protetto da pioggia, neve e freddo. E il cocchiere? Cosa vi posso dire? Mi viene in mente velocemente la scritta apposta sul retro di un camion veneto che lessi poco tempo fa: “Tasi e Tira!”

 

Un modello di “Vittoria” carrozza costruita per la prima volta in Inghilterra dal carrozziere J.G. Cooper per il Principe del Galles nel 1869. Venne intitolata alla regina Vittoria dalla quale poi prese il nome. Questo modello, visti gli abiti dell’epoca, molto ampi e sfarzosi, permetteva non solo una comoda salita e discesa, ma consentiva anche una bella visuale da parte dei passanti per farsi ammirare durante il passeggio domenicale.

 

 

 

Altri tre ex voto con le ricorrenti immagini di persone stramazzate a terra e miracolosamente illese. Nella tavoletta a sinistra possiamo notare uno dei tanti incidenti causati dalla novità del secolo: il treno.

 

 

Carrettella, Dottorina, Pistoiese, PiccoloDuc, Mylordino …

Tanti sono gli appellativi dati a questo piccolo modello di quattro ruote il quale era poi il preferito dalle signore per alcune comodità che non erano presenti nel piccolo calesse a due ruote. Grazie all’ingegno degli artigiani del tempo si era riusciti ad applicare una piccola serpa dove sedeva un conducente (fig.1) ad una normale Carrettella la quale ne era sprovvista (fig.2), in questo modo, le signore o il signore che potevano permettersi il vetturino alla guida si facevano scarrozzare comodamente sedute senza avere l’impegno della guida che a quei tempi era molto impegnativo. La serpa poteva poi essere smontata velocemente tramite due viti e la Carrettella poteva così essere utilizzata da una sola persona alle redini comodamente seduta anche per viaggi lunghi, come nel caso del modello “Dottorina” così chiamato perchè molto diffuso tra i dottori/veterinari che se ne servivano giornalmente, visto l’altissimo numero di animali presenti sul territorio.

 

I alto da sin. Piccolo Duc (fig.1) poi una Pistoiese (fig.2) sotto una Dottorina

 

Mi sia consentita una doverosa precisazione tecnica: abbiamo citato, come si fa di solito, che i tempi cambiano, i mezzi cambiano e gli incidenti sono sempre gli stessi. Il paragone ieri e oggi vale al 100% ? Esaminiamo il “pelo nell’uovo”. Le automobili sono tutte uguali come meccanica, ai 60 km orari premiamo il freno più o meno forte e con immediatezza tutte le marche e modelli di auto si fermano. Con i cavalli da traino, cari signori, ieri, oggi e domani … non è così! In tanti incidenti visti e che vedremo negli ex voto a seguire, potremo constatare quello che quasi tutti i praticanti di Attacchi sanno, e cioè che tutti i cavalli, per loro indole paurosi e sospettosi (non predatori), si impauriscono di tutte le cose che mai i loro occhi hanno visto, ad esempio un treno in corsa, per non parlare del solito corso d’acqua. Poi c’è tutto il resto che include il cavallo tranquillo e il purosangue nevrile, ecc. Per fare un paragone con i nostri tempi direi che per guidare oggi un’automobile ci vuole una capacità pari a 50, mentre per condurre un cavallo attaccato su strada la capacità del guidatore sale a 100, come il brevetto di volo per condurre un piccolo aereo.

In questo ex voto troviamo una signora sola alla guida di una Carrettella

 

 

Incidente alle donne (1867)

 

 

Dopo aver speso encomi e lodi per l’arte di guidare una carrozza da parte di valorosi cocchieri e Vetturali, ecco l’ex voto, corredato di articolo sul giornale dell’epoca, che ci rammenta come una doccia fredda che l’uomo è di carne ed è pure “peccatore!”

 

Tanti incidenti avvenivano nelle discese abbastanza ripide dove è più facile che i cavalli o il cavallo “prenda la mano”. Il cocchiere di questa carrozza, molto previdente, aveva attaccato tre cavalli “a fronte” e procedeva spedito anche in salita, credendo di essere al riparo da ogni disgrazia, invece …

 

In questo ex voto del Santuario di Oropa, troviamo un’altra comunissima carrozza 4 ruote raffigurata in tantissimi ex voto; si tratta di una carrozza a quattro ruote denominata “Vis-a-vis” infatti i due sedili per i passeggeri posti uno davanti all’altro “viso contro viso” permettevano una capienza doppia di passeggeri. (2+2)

 

Nella descrizione di questo ex voto in alto si legge: ” Piana Onorato di Biella Maniscalco, 18 giugno 1876″ Sicuramente il maniscalco Piana è quello raffigurato sotto le ruote della carrozza che poi si salverà. Anche se la dinamica dell’incidente non appare chiara neppure nelle descrizioni riportate ai tempi, a nostro avviso pare che la pariglia di cavalli, dopo avere urtato contro un ostacolo, abbia rotto il “timone” lasciando i cavalli senza nessuna guida.

 

In questo ex voto dipinto da Angelo Ceroni XIX secolo (Rigosa – Santuario Madonna del Perello) troviamo sempre una carrozza simile alla “Vittoria” ma stranamente non è provvista di parafango o “orfanella” anteriore che solitamente serviva per riparare dal fango e da possibili calci di allegria o paura del cavallo. Inoltre dietro si intravede un vano porta oggetti abbastanza ampio.

 

Il racconto di questa Grazia Ricevuta da Blotto Eugenio è molto interessante e ve lo proponiamo interamente (Santuario di Oropa)

 

 

Avrete notato, cari lettori, la cura grafica e la dovizia di informazioni particolareggiate su quasi tutti gli ex voto conservati presso il Santuario della Madonna di Oropa. Noi per ovvi motivi vi abbiamo proposto una parte di quelli inerenti i mezzi a trazione animale, ma presso il Santuario ve ne sono tantissimi. Tutti gli ex voto del Santuario sono stati minuziosamente catalogati e sono raccolti in quattro volumi che vi invitiamo a leggere in maniera integrale.

 Santuario di Oropa. I volumi consultati sono: I Quadri votivi del Santuario di Oropa ( Vol. 1, Vol. 2, Vol. 3, Vol. 4), a cura di Angelo Stefano Bessone e Sergio Trivero, DocBi Centro Studi Biellesi, 1995. Potete ordinarli a questa mail:     linda.angeli@santuariodioropa.it

Nei giorni che ci attendono ancora pensierosi dentro le mura domestiche in attesa che tutto finisca per il meglio (Covid-19), vi consigliamo, subito dopo aver spento i vari tablet, TV e giornali-spazzatura di vario tipo, di concentrarvi sulla lettura di questi vari accadimenti che si conclusero tutti con buona fortuna da parte degli interessati. Una lezione di ottimismo che non ci arriva da un triste e monotono DPCM a cui è facile disobbedire, ma ci arriva da molto più in alto e da entità che vi vedono e … provvedono! (Senza DPCM)

 

Ex voto del Santuario della Madonna di Oropa

 

Chiudiamo questa nostra carrellata di ex voto riferiti alla trazione animale con l’ex voto di un appartenente al corpo dei  RR. Carabinieri, così facendo quì li ringraziamo per il lavoro da loro svolto, insieme a tutte le altre forze dell’ordine, a medici e infermieri che da oltre un anno ci stanno veramente aiutando in questi momenti di difficoltà. A voi tutti, Buona Pasqua 2021.