IL RISVEGLIO DEL CAVALLO IN AGRICOLTURA

Il piccolo ma attivissimo mondo del cavallo agricolo italiano in questo esordio del 2021 pare che inizi a fare sentire la sua voce in maniera più energica del solito. Nel corso degli ultimi 7/8 mesi di sospensione di tutte le attività del settore, tutti gli addetti ai lavori invece che piangersi addosso senza concludere nulla, si sono silenziosamente rimboccati le maniche e, come vedremo tra poco, hanno attivato interessanti programmi operativi per coinvolgere tutti gli appassionati di settore. Alla luce delle attuali trasformazioni mondiali nel settore dell’agricoltura pulita e sostenibile, le attività che si andranno a sviluppare avranno un forte impatto sia sulla nostra salute che nelle economie di ogni nazione. Come al solito, buttando un occhio a quello che fanno gli altri fuori dai nostri confini, scopriamo che abbiamo un maledetto ritardo e si è perso fino ad oggi tempo prezioso. Doveroso precisare che di tutto ciò gli addetti ai lavori, iniziando dagli allevatori e finendo agli appassionati, non hanno colpe: sono anni che con determinazione portano avanti i loro progetti ma nulla possono fare contro la battaglia mediatica intrapresa da anni dai “No-TPR” che hanno fatto passare un messaggio fasullo a gran parte della popolazione, ovvero che il cavallo messo a tirare una carrozzella, un carro o un aratro soffre le pene dell’inferno ed è maltrattato! (Invece quelle silenziose e operose fabbriche che costruiscono armi e bombe da scaricare in giro per il mondo addosso a popolazioni indifese, ecco, quelle no, non fanno soffrire nessuno!)

Associazioni come punti fermi e partiamo con la nostra carrellata sul settore dell’allevamento, del mondo animale e naturalmente del cavallo agricolo.

Partiamo con l’associazione più importante che dal 1944 provvede a tutelare gli interessi delle varie categorie: l’Associazione Italiana Allevatori – A.I.A. Abbiamo tratto dal loro statuto l’articolo 3 che a nostro avviso si presenta molto bene come buon proposito da seguire in questo 2021 anche per altre Associazioni.

Il ruolo dell’A.I.A., come descritto dall’Articolo 3 dello Statuto Sociale, prevede:
L’Associazione ha carattere tecnico economico. Essa si propone di attuare tutte le iniziative che possono utilmente contribuire ad un più rapido miglioramento del bestiame allevato e ad una più efficiente valorizzazione del bestiame stesso e dei prodotti da questo derivati.

Proseguiamo con ANACAITPR, e qui ci avviciniamo al nostro settore d’azione che ci interessa più da vicino, cioè quello delle redini lunghe. Anche in questo caso il Direttore dott. Giuseppe Pigozzi ci ha fatto pervenire già da tempo i suoi programmi per il 2021 che troverete sulle nostre pagine web. www.anacaitpr.it

Ultima novità in anteprima: come descritto nella locandina a sin. in alto:

Pubblicazione tecnica di ANACAITPR che raccoglie tutte le informazioni salienti dei Giovani stalloni della generazione 2018 ammessi alla Classe Riproduttori Selezionati nell’ultimo ciclo di approvazione 2020. Ogni soggetto è completo di foto, genealogia, caratteristiche biometriche, Indice genetico e Consanguineità.Una pubblicazione che raccoglie tutti i “nuovi padri di Razza” disponibili per gli allevatori. Una pubblicazione interessante per tutti gli appassionati di cavalli e delle Razze da tiro in particolare.

RICHIEDETE LA PUBBLICAZIONE (DISPONIBILE SOLAMENTE IN FORMATO FILE) AD ANACAITPR. La pubblicazione è gratuita.

Tel +39 045.8201622; Cell.+39 348.2287594; email direzione@anacaitpr.it

Associazione CAITPR  – Il marchio

 

ASSOCIAZIONE ATTACCHI CAITPR: IL RINNOVO DELLE CARICHE SOCIALI E GLI OBIETTIVI DEL TRIENNIO

Sono state da poco rinnovate le cariche sociali in seno all’Associazione Attacchi del Cavallo Agricolo Italiano da Tiro Pesante Rapido.

Presidente Mario Rocco, Vice Presidente con delega ai rapporti nel centro e sud Italia Sandro Gentili, consigliere con delega al nord Italia Danny Mosca, responsabile amministrativa Elisa Mellica, responsabile segreteria Antonella De Rosso.

L’Associazione opera a livello nazionale, su tutto il territorio, raccogliendo tutti gli appassionati, è aperta a tutti e pronta a collaborare in qualsiasi iniziativa che rientri negli scopi statutari nonché in sintonia con gli enti selezionatori di razza quali ANACAITPR.

L’Associazione si propone di promuovere e diffondere l’impiego dei cavalli di Razza Agricola Italiana da Tiro Pesante Rapido (AITPR) negli attacchi storici, amatoriali, agonistici, sportivi, nei lavori agricoli o forestali e nelle iniziative di turismo rurale tramite:

  • l’organizzazione di prove, dimostrazioni e presentazioni di cavalli AITPR addestrati ai diversi tipi di lavoro e di attacco;

  • l’organizzazione di corsi di addestramento destinate a persone interessate all’impiego di cavalli AITPR;

  • l’organizzazione di corsi per addetti nel settore ippico con particolare riferimento agli attacchi per cavalli da tiro;

  • persegue fini di avviamento allo sport anche in collaborazione con la Federazione Italiana Sport Equestri, altre Federazioni e/o Associazioni riconosciute dal CONI;

  • la realizzazione di interventi e articoli sulla stampa specializzata rigorosamente attinenti l’impiego della razza AITPR nel lavoro o negli attacchi;

  • la realizzazione di pubblicazioni, anche periodiche, scritte, in video e informatiche di natura sia tecnica sia divulgativa specificatamente attinenti l’impiego della razza AITPR nel lavoro e negli attacchi;

  • il recupero della cultura storica degli attacchi e delle tradizioni del cavallo da lavoro.

Questi obiettivi saranno conseguiti nel triennio attraverso azioni che terranno conto e si svilupperanno all’interno dei seguenti segmenti:

  1. IL RUOLO DEGLI ALLEVATORI: IL NUCLEO FONDANTE
  2. GLI UTILIZZATORI: IL BIGLIETTO DA VISITA
  3. LE PIATTAFORME SOCIAL: UN VEICOLO
  4. LE MOSTRE: CULTURA E CONOSCENZA
  5. LA SCUOLA: FORMAZIONE DELLA CULTURA

Queste azioni saranno sviluppate attraverso appositi gruppi di lavoro ai quali saranno invitati esperti del settore.

IL Presidente: Mario Rocco – mobil: 348.7936984 e-mail: mariorocco_58@yahoo.it vi invita a non esitare a contattarlo per tutte le dovute informazioni al riguardo.

 

Dalle sfilate storiche alle gare di attacchi. Un mondo a 360 gradi quello che ci presenta CAITPR

 

Arriviamo ora a due novità di settore che stanno per venire alla luce nei prossimi mesi, aventi sempre a tema il cavallo agricolo. Vi daremo una piccola anteprima perché a breve avremo i comunicati ufficiali e relativi programmi.

 

 

https://www.facebook.com/watch/eponalia/

La prima realtà che si appresta a entrare in campo (nel vero senso della parola) ce la presenta Daniele Cardullo. Figura nota da anni nel mondo delle redini lunghe e specialista nella disciplina del Trec Attacchi, ricopre oggi la carica di Responsabile Nazionale di questa disciplina sportiva e, forte della sua esperienza con gli attacchi, da tempo collabora fattivamente nella lavorazione a trazione animale di alcuni vigneti in terra umbra. Visti i successi e le richieste per queste sue innovative lavorazioni in agricoltura ha da poco fondato EPONALIA  e aperto una proficua collaborazione con un’associazione di settore francese. Interessati a questo progetto diversi imprenditori locali che immetteranno sul mercato italiano queste produzioni biologiche e biodinamiche lavorate in gran parte o esclusivamente, con la forza motrice dei cavalli.

 

 

Gian Carlo Bina al lavoro

 

La seconda realtà, sempre a tema cavalli in agricoltura, ci viene dalla provincia di Alessandria ad opera del dott. Gian Carlo Bina, noto appassionato di attacchi in particolare quelli storici della tradizione agricola locale, che in veste di Presidente dell’Associazione “Cavalli e Carrozze” organizza in diversi momenti dell’anno suggestive passeggiate turistiche in carrozza di uno o più giorni. Abbiamo più volte intervistato Gian Carlo nella sua piccola azienda agricola a conduzione familiare insieme al suo braccio destro: un meraviglioso cavallo Frisone. Entrambi ci fecero vedere, conti alla mano, che una persona più il cavallo erano in condizione di fornire per un anno circa il 50% del fabbisogno alimentare per una famiglia di quattro persone. In virtù della sua esperienza è stato chiamato a collaborare presso una importante e innovativa azienda viti-vinicola e a breve lo vedremo in veste di horse-manager a redini lunghe in mezzo a filari di uve rare e pregiate. Anche lui a breve ci invierà un comunicato stampa con i programmi operativi di questo 2021; nel frattempo, spinti dalla curiosità, l’abbiamo raggiunto telefonicamente per una prima super-domanda: “Come lo vede il futuro di questo progetto vecchio di migliaia di anni?” G.C. Bina: “Premetto che sono confortato anche dalla mia pregressa esperienza come responsabile della USL Veterinaria di Alessandria, la quale unita alle mie capacità professionali con i cavalli a redini lunghe, mi fa ben sperare. Nonostante sia un momento dove in giro «gracidano tante cornacchie» credo molto in questo progetto che sto per inaugurare. I vigneti della tenuta sono immensi, ma per il momento solo una piccola parte verrà da me e dal personale addetto lavorata con la trazione animale. Sono lavorazioni innovative dove nel finale ci sarà da misurarci con i costi, costi che forzatamente ricadranno sul prodotto e sul consumatore. Sappiamo bene che in tema di vino italiano abbiamo paesi esteri che per piccole produzioni di altissima qualità non guardano assolutamente al prezzo, ma esigono poi una qualità e una serietà al di sopra di ogni sospetto. Anche il mercato italiano è orientato alla stessa maniera: serietà innanzitutto. Prima di affrontare l’impatto del mercato mi affiderò ad un Ente Certificatore riconosciuto a livello ministeriale per offrire il giusto servizio ai futuri consumatori.

 

Sappiamo perfettamente che bisogna creare le condizioni giuste per riuscire ad usufruire di aiuti statali che, se mirati a chi se lo merita veramente, possono essere di vitale importanza. Fino ad oggi con il buon cavallo agricolo in tanti hanno lavorato seriamente in proprio nel proprio orticello di casa; ora anche altre persone al di fuori dei famigliari desiderano assaggiare ed acquistare quella tipologia di prodotti sani, a chilometri zero e che rispettano l’ambiente. Uniti e organizzati, come in altri paesi Europei, ci si può riuscire, è ora almeno di provarci. Per gli interessati, sotto il link su provvedimenti attivati pochi giorni fa.

 

Il Governo crede nell’agricoltura biologica

 

 

Dopo le informative governative attuali facciamo un “salto nel passato” e leggiamo questo interessante articolo che paragonerei ad un cavallo senza paraocchi, e cioè con una “visione agricola” (solitamente i cavalli in agricoltura non hanno paraocchi) che non si ferma all’orticello di casa ma spazia a 360° un po’ più in là.

L’articolo a firma Maurizio Blondet risale al lontano agosto 2012 e se gli intenditori ed esperti ravviseranno da allora dei miglioramenti, sarà una gran bella cosa. Nel caso che non si intravedano migliorie allora … bisogna iniziare a preoccuparsi.

Il “Carosello” di notizie è terminato, mandate i bambini e i minori a letto e voi adulti iniziate a leggere le righe sottostanti.

 

Banchieri e agricoltori. Perché gli Arcieri devono farsi carico dei danni della finanza

di Maurizio Blondet

Finalmente anche i grandi Media si sono accorti che nel mondo manca il cibo, e che nei Paesi della povertà scoppiano tumulti per il pane (o il riso) rincarato. Ovviamente, forniscono il risaputo elenco di cause: aumentati consumi cinesi e indiani, global warming, cereali destinati a bio-carburante anziché all’alimentazione; e infine la speculazione: gli investitori speculativi (hedge fund) sono lì a guadagnare sui rincari, puntando su ulteriori rincari e con ciò provocandoli. Ma tacciono la causa primaria della carestia avanzante, che è la dittatura globale della Finanza, di un’economia in cui i valori sono esclusivamente monetari.

La Finanza, semplicemente, odia l’agricoltura. La odia da sempre. Perché? Anzitutto perché l’agricoltura non consente i profitti del 20-30% almeno, che la speculazione esige ed ottiene dalle industrie, specie avanzate, e dai trucchi del marketing. Una tela blu che si produce a chilometri e costa quasi nulla, confezionata in un jeans che costa alla fabbrica forse 1,5 euro, si può vendere a 200 euro se vi si appone il marchio Dolce&Gabbana: questo sì che è profitto, ragazzi!  L’industria può essere incitata a produrre più merci con costi minori (meno lavoratori, più produttivi). I servizi, specie quelli immateriali, possono rendere il 40-50%. L’agricoltura no. Resta inchiodata, con ostinazione primordiale, ai rendimenti naturali: 3-4%, magari 8-10% per colture pregiate, o che il marketing riesce a dichiarare pregiate. Dal punto di vista della Finanza, non conviene investire nella produzione agricola. Aumentare il concime chimico sui campi, spendere di più in gasolio per i trattori e in benzina per gli aerei da inseminazione estensiva, non porta ad aumenti di produzione proporzionali. Soprattutto, il maggiore investimento non accelera la produzione. Per quanto concime si butti, il grano ci mette sempre un anno a maturare. Per quanti ormoni inietti nella vacca, per quanto la alimenti di soya, quella non farà il vitello che nei soliti nove mesi.

 

 

Questa lentezza fa impazzire di rabbia gli usurai. Tanto più li esaspera la coscienza torbida che tutti i loro valori – quelli quotati in Borsa e sui mercati– dipendono, in ultima analisi, da quel solo valore, il cibo, prodotto con quella lentezza naturale. Il dollaro e l’euro non valgono quello che dicono i mercati, se il grano rincara (com’è avvenuto) del 200% in sette anni: valgono del 200% in meno. Le azioni, le obbligazioni, i derivati, incommestibili, perdono ogni valore per la gente che non ha da mangiare.

Ma quello che davvero li manda in bestia è questo fatto: che, per giunta, le messi e i raccolti sono un dono. Qualcuno, alla base dell’economia, regala le cose: ciò davvero fa rabbia agli usurai. Sì, il contadino si affatica, spende e s’indebita per comprare carburanti e concimi; ma il processo di fabbricazione, quello per cui il seme diventa una spiga che moltiplica i semi, o un fiore si tramuta in albicocca turgida, non è lui a padroneggiarlo. Avviene da sé. Ed è gratis. Il contadino lo sa benissimo, e quando vede il suo grano dorare, lo chiama “questo ben di Dio”. Il che è, per la Finanza, imperdonabile. Il contadino, posta in opera tutta la sua tecnica e la sua sapienza e il suo lavoro perché il dono annuale possa avvenire, poi, prega: che la grandine non devasti il frutteto, che il verme non roda l’uva e le grandi foglie del tabacco. Altro riconoscimento che il prodotto, alla fine, non dipende da lui. Altro fatto degno della massima punizione.

Non sto idealizzando il contadino. Quand’ero ragazzino (parliamo di cinquant’anni fa), ho passato estati in casa di parenti contadini toscani, e due cose mi stupivano di loro: quanto bestemiassero, e quanto mancassero di quattrini. Non mancavano di cibo, né lo lesinavano a me ragazzino che stavo con loro un mese o più: il coniglio arrosto, l’uovo fresco, il pane con l’olio, la zuppa di fagioli, li davano con generosità, per loro non erano un costo, o non lo calcolavano, perché per loro era gratis. Mancavano però di denaro contante: comprare un paio di scarpe era una rarità, persino il sale – che andava comprato – era una spesa da fare oculatamente (il pane toscano è senza sale, come sapete). La tavola era abbondante, ma il portafoglio era vuoto, e i contadini erano tirchi. E bestemmiavano. Ora capisco che le due cose sono in relazione. È la Finanza che ha fatto sempre mancare i soldi ai contadini. Il mercato – quello vero – a cui portavamo i polli e le uova, il grano e le pesche, non pagava che il minimo indispensabile. In contanti, l’uovo valeva poco o nulla. Si tornava dal mercato con pochi spiccioli, bestemmiando. Anche voi bestemmiereste: tanta qualità di lavoro qualificato (perché il contadino toscano possedeva conoscenze stupefacenti sulla rotazione agricola, sul trifoglio che fertilizza la terra mentre nutre le vacche, sulla luna esatta in cui fare gli innesti, su una quantità di segreti e misteri che da ragazzino mi sarebbe piaciuto imparare) e tanto mal compensato.

 

 

Oggi, nella Finanza, questi saperi si chiamano know-how, saper-come-fare, e sono apparentemente molto apprezzati; la realtà è che sono apprezzati (in milioni di euro) il know-how del pubblicitario e della velina, dello speculatore Soros e dell’usuraio, ma già il know-how dell’ingegnere è pagato molto meno, e quello del contadino meno di tutti. Perché meno di tutti? Come ho detto, perché l’aumento dell’ investimento non ha rapporto con l’aumento del prodotto. Anzi peggio: il ciclo agricolo ideale consiste nel risparmiare gli investimenti, ridurli al minimo indispensabile in cui il dono possa avvenire. Idealmente, è un ciclo chiuso di auto-produzione. Il concime è un sottoprodotto del bestiame e degli uomini (sterco, urina, strame fermentante), che non costa nulla – e ci mancherebbe che la cacca costasse. Le sementi, una quota del raccolto messa da parte. Mettetevi nei panni dello speculatore che vede il contadino tendere a non chiedere capitale per comprare il concime, perché lo strame delle sue mucche glielo dà gratis. Il suo pensiero è: “Crepa allora, villano! Ti farò sputare sangue! “ E infatti, sin dall’alba della storia, l’agricoltura è il settore più radicalmente espropriato. Perché, pur essendo il settore su cui si basa tutta l’economia monetaria (non a caso è definito settore primario), essa è sostanzialmente estranea all’economia. È altro, è la fonte primaria di abbondanza. In essa, il lavoro umano non si misura ad ore, è fatica estrema che nessuna moneta può pagare, né nessuna Moody’s valutare: esattamente come il travaglio della mamma che partorisce un nuovo uomo. Sicché, da sempre, gli usurai hanno fatto di tutto per indebitare l’agricoltore. Da sempre, lui mancando di soldi per le scarpe e il sale, gli hanno comprato il grano in erba, naturalmente con uno sconto: il tuo grano maturo varrebbe cento? Te lo compro sul campo, però a 40. Sai, se grandina, mi accollo il rischio finanziario … Il contadino, bestemmiando, china il capo.

 

Fonte: giornaledelribelle 24/8/2012

Banane, patate, caffè, zafferano, canapa: respingiamo la monocultura della mente. Blondet: monopòli, banche e agricoltori

https://escogitur.wordpress.com/2013/05/05/banane-patate-caffe-zafferano-canapa-respingiamo-la-monocultura-della-mente-i-monopoli-banchieri-e-agricoltori/

 

 

Fa freddo, un po’ di sciroppo per la tosse e poi si riparte per un altro reportage. Continuate a seguirci!