Per quanto fortemente ridotto nel numero dei concorrenti, passati dagli 82 della passata edizione ai 49 di questa, e nonostante le porte semi-chiuse agli spettatori, il Campionato del Mondo di Singoli tenutosi a Pau, nel sud della Francia, dal 21 al 25 ottobre 2020, è riuscito a fornire uno spettacolo entusiasmante e di grande levatura agonistica e di ciò va reso merito alla macchina organizzativa che si è veramente spesa perché i disagi fossero trascurabili. Un plauso va anche agli atleti che nonostante tutto hanno continuato ad allenarsi e prepararsi con impegno e fiducia, per poi intraprendere quella che non è proprio una scampagnata. Fortunatamente per i tanti appassionati la trasmissione in diretta dell’intero evento ha permesso di seguire i propri beniamini a distanza di sicurezza, evitando di appesantire la già grave situazione pandemica in atto soprattutto in quel paese. E’ senz’altro importante evidenziare che con i 49 concorrenti era presente tutta la parte alta della ranking list mondiale. Infatti rispetto al 2018 sono mancate all’appello le rappresentanze di alcune nazioni non di primissimo piano come i tre paesi baltici, oltre a Norvegia, Austria, Danimarca e Stati Uniti, scelta da parte di quest’ultima federazione più che giustificabile, vista l’esperienza della recente cancellazione a 3 giorni dall’inizio del Mondiale Tiri a Quattro in Olanda: una beffa per chi deve programmare e mettere in atto la trasferta aerea con largo anticipo.

Da segnalare che in contemporanea si è svolto altresì un Concorso Internazionale ai massimi livelli di Completo montato, anche in questo caso con un numero di partecipanti insolitamente contenuto (42), ma tutto si è svolto senza generare interferenze e anzi offrendo ai driver e ai loro cavalli una giornata di sosta tra la maratona e la prova coni per permettere lo svolgimento del Cross del CCI 5*. Una mano alla buona riuscita dell’evento l’ha data il tempo, che ha retto per tutta la durata del campionato, cosa sicuramente non scontata, visti i precedenti in anni assai recenti.

L’Italia, visti i protocolli di prevenzione FEI garantiti dal Comitato Organizzatore, ha ritenuto di partecipare inviando una rappresentanza di 4 equipaggi accompagnati dal veterinario di squadra. In un anno in cui erano caduti i vincoli delle due qualifiche per poter partecipare, a causa dei pochissimi concorsi internazionali in calendario, veniva demandato alle rispettive Federazioni Nazionali il compito della selezione e della certificazione che si trattasse effettivamente di atleti all’altezza del compito. In Italia malauguratamente, a seguito del progressivo contrarsi dell’attività in questa disciplina che negli ultimi anni sembra inarrestabile, non c’è neppure stato bisogno di una selezione: questi quattro paladini erano gli unici che potessero aspirare al ruolo loro assegnato.

Il Team Italia (da destra): Matteo Crimella, Cristiano Cividini, Luca Cassottana, Gabriele Grasso con il veterinario di squadra, dott. Francesco Cormino

Agli ordini del Capo Equipe Cristiano Cividini, 48 anni, lombardo, gestore di una scuderia prevalentemente dedicata agli attacchi, tecnico e trainer, presente anche in qualità di concorrente coadiuvato dalla sua groom storica, l’amazzone di dressage Laura Bortolato, sono dunque partiti alla volta della Francia il suo allievo Matteo Crimella, 29 anni, dipendente di impresa energetica, residente nella stessa regione, accompagnato in qualità di groom dalla sua fidanzata Giorgia Milesi praticante il salto ostacoli, e il piemontese Luca Cassottana, 40 anni, imprenditore edile, che si è avvalso come groom nelle prove di dressage e coni della sua compagna. Ad essi si è unito il siciliano Gabriele Grasso, 21 anni, che lavora ormai da un paio d’anni in Florida presso il campione di tiri a quattro Chester Weber; quest’ultimo gli ha magnanimamente messo a disposizione uno dei suoi giovani cavalli, con il quale il 21enne italiano aveva già avuto modo di partecipare con buoni risultati a competizioni internazionali oltre oceano. Come groom lo ha raggiunto a Pau un ragazzo di origine hispanica, José Sendra, col quale lavora abitualmente presso le scuderie di Weber.

Per Gabriele Grasso e Luca Cassottana breve allenamento prima delle gare sotto l’occhio esperto di Bram Chardon

Ad occuparsi del benessere dei nostri cavalli il veterinario incaricato dalla FISE, dott. Francesco Cormino, molto disponibile, professionale e gentile, al suo primo approccio con il mondo degli attacchi.

DRESSAGE

Archiviata la prima ispezione, con tutti i cavalli ammessi alla partecipazione, compreso il cavallo di riserva presentato dall’Italia, Caprichoso, ha avuto inizio la prova di dressage, che ha visto Crimella, Cassottana e Grasso in campo nella prima giornata, come stabilito dal capo equipe.

Ispezione dei cavalli: tutti in piena forma!

Primo dei nostri a scendere in campo il giovanissimo Gabriele Grasso alla guida del KWPN Hendrik, un castrone di 8 anni con il quale si era classificato 2° e 3° nei due concorsi internazionali disputati all’inizio del 2020 negli USA e che aveva fatto parte del tiro a quattro del proprietario Chester Weber al CAIO di Aachen dell’anno scorso. Si tratta di un cavallo dal potenziale enorme, anche se, data la giovane età sia del cavallo che del driver, c’è ancora da lavorare per far sì che la qualità del binomio si esprima come merita. In complesso una ripresa soddisfacente, senza picchi né nel bene, né nel male, con una valutazione che in alcune figure ha registrato forti contraddizioni tra un giudice e l’altro e che nel complesso avrebbe potuto ottenere qualche punto di penalità in meno rispetto alle 68,79 totalizzate.

Per Grasso è stato l’esordio ai Campionati del Mondo, potendo tuttavia far valere due partecipazioni ai Campionati Europei per Giovani Guidatori nel 2016 e nel 2018, anno in cui ha messo in risalto il suo talento classificandosi 5° nella categoria Young Driver Cavalli e vincendo la maratona. Poco dopo, attraverso Claudio Fumagalli, è riuscito a farsi assumere da Weber, ed è con Fumagalli che, anche grazie al suo datore di lavoro, ha iniziato a perseguire un percorso di crescita sportiva. Più recentemente invece è niente di meno che Bram Chardon ad occuparsi del team Weber.

Gabriele Grasso con Hendrik (unico equipaggio con la mascherina in dressage)

E’ stata poi la volta di Matteo Crimella con il suo castrone KWPN di 13 anni Cavoro, con il quale si era classificato 3° l’anno scorso al concorso internazionale di Caravino (dressage 58,04) e 2° al CAI 2020 di Aszar-Kisber/Ungheria (dressage 52,52), precedendo in entrambi i casi addirittura il suo maestro. Meno positiva la prova generale dell’anno scorso qui a Pau, dove totalizzava 66,19 penalità (28° in dressage). Anche per Matteo, guidatore emergente ancora con scarsa esperienza ad altissimo livello, si è trattato dell’esordio in un mondiale, con una prestazione al di sotto delle sue possibilità valutata con un deludente 70,44.

Matteo Crimella con Cavoro

Sempre nella prima giornata in campo anche Luca Cassottana, driver decisamente più navigato, questa volta in gara con il castrone KWPN baio Rassel di 11 anni, con il quale aveva portato a termine con profitto tre CAI l’anno scorso e quest’anno a Chablis/Francia si era classificato 6° in dressage su un totale di 46 concorrenti quasi tutti in lizza per la partecipazione a questo mondiale, riportando 51,85 penalità. A Pau, con una giuria decisamente più severa, ha eseguito una bella ripresa di dressage con la quale è riuscito a riportare il miglior punteggio dei nostri portacolori, classificandosi 12° con 57,52 penalità. Bravo Cassottana!

Luca Cassottana con Rassel

Ultimo a presentarsi per la valutazione dei giudici, nella seguente giornata di giovedì, Cristiano Cividini alla guida del suo castrone KWPN di 8 anni Handro. Se per il guidatore si può ricordare che è alla sua decima partecipazione ad un mondiale su 11 organizzati dalla data dell’introduzione della categoria Singoli nel 1998, non altrettanto dicasi per il giovane cavallo. Handro due anni fa e l’anno scorso partecipava ancora al Mondiale Giovani Cavalli per fare il suo debutto come cavallo adulto proprio a Pau nel test event 2019 nel quale erano presenti ben 45 top driver e dove riportava in dressage un punteggio di 56,63 piazzandosi 11°. Prestazione purtroppo non replicata quest’anno, dove il cavallo non era evidentemente in gran forma, pur mettendo a segno il secondo miglior risultato nella prova da parte dei nostri portacolori con 67,19 e piazzandosi al 29° posto, precedendo di solo 1,60 punti Grasso.

Cristiano Cividini con Handro

Come già sottolineato, la giuria non è stata di manica particolarmente larga, tanto che solo 3 concorrenti sono rimasti sotto la soglia dei 50 punti. Risultati della prova ampiamente attesi, perfettamente in linea con i passati campionati del mondo, ed un podio del dressage tutto al femminile, con nell’ordine la francese Marion Vignaud (43,36 / cavallo KWPN), seguita dall’olandese Saskia Siebers (44,36 / cavallo KWPN) e dalla canadese Kelly Houtappels-Bruder (45,89 / cavallo Oldenburg).

La vincitrice della prova di dressage Marion Vignaud (in alto), 2° Saskia Siebers (in basso a destra), 3° Kelly Houtappels-Bruder (in basso a sinistra)

Qui è doverosa una riflessione. Negli ultimi anni in Italia si è evidenziata una sempre maggiore carenza di corsi di aggiornamento per i giudici fatti sul modello di quelli FEI nei quali, nonostante gli ufficiali di gara coinvolti siano di più alto livello e di grande esperienza, vi è sempre un confronto sui giudizi in campo, con ampie discussioni e tentativi di uniformare per quanto possibile il metro delle proprie valutazioni, lasciando che la sensibilità personale intervenga solo in piccola parte a modificarle. In mancanza di tale possibilità, sarebbe utile che i nostri giudici di attacchi esaminassero con attenzione i risultati di questo mondiale, del quale si possono vedere e rivedere in video tutte le riprese corredate dai giudizi figura per figura in tempo reale. Ciò eviterebbe ad esempio che lo stesso cavallo riceva in ambito nazionale in dressage 37 penalità e poco più di un mese dopo, in campo internazionale, 67. Ci può sempre essere la giornata “no”, ma ai massimi livello un divario di 30 punti è intollerabile, un punteggio molto al di sotto di quello della campionessa del mondo è alquanto azzardato e soprattutto crea delle false aspettative. Diverso il discorso per le categorie emergenti, che hanno bisogno di essere sostenute psicologicamente nel loro percorso di crescita.

Grasso 1h:02′ / Crimella 4h:26′ / Cassottana 4h:58′

Cividini 0h:34′

MARATONA

Il costruttore dei percorsi, il francese Jacques Tamalet, che i guidatori italiani di una certa età conoscono bene per avere avuto spesso contatti in occasione di concorsi internazionali in Italia intorno agli anni 90, è noto per essere molto riguardoso nei confronti del benessere dei cavalli. La maratona è stata quindi difficile, con ostacoli tecnici e lunghi, come è giusto che sia in un campionato del mondo, ma non “cattiva”, anche tenuto conto dei pochissimi concorsi di completo effettivamente organizzati quest’anno in preparazione dei mondiali. D’altra parte, qualunque ne sia la complessità, c’è sempre chi supera gli altri e vince, non perché è riuscito a sopravvivere ad un gioco al massacro, ma perché il suo cavallo era maggiormente agli ordini, era più duttile, maneggevole, fiducioso, attento, disponibile. E questo è stato.

Lo Chef de Piste Jacques Tamalet durante la fase di costruzione degli ostacoli

Dei concorrenti italiani, quello che si è distinto maggiormente in maratona, perché evidentemente in grado di dominare l’eccitazione e spronato dall’obiettivo di venirne fuori a testa alta come aveva fatto due anni fa vincendo la maratona dei giovani guidatori, è stato proprio il nostro young driver Gabriele Grasso. Questi può vantare di aver registrato il secondo miglior tempo in due degli otto ostacoli, risultando quarto e settimo in altri due. Ciò gli è valso un 11° posto nella classifica generale della maratona, primo dei nostri, lasciando alle sue spalle Cividini (26°) e Cassottana (31°). Nonostante quest’ultimo potesse contare su un groom d’eccezione come Bram Chardon, le difficoltà di comprensione e il mancato affiatamento continuo nel panorama delle gare hanno giocato un brutto tiro al binomio, che si è trovato in grande difficoltà nel primo ostacolo nel quale il driver ha decisamente perso l’orientamento, per poi riprendere fortunatamente lucidità in quelli successivi. Anche per Crimella una breve perdita di concentrazione in un ostacolo gli è costata purtroppo l’eliminazione per errore di percorso non corretto.

I nostri portacolori alle prese con la maratona (in senso orario, in ordine di classifica): Grasso, Cividini, Cassottana, Crimella

In quanto alle prime posizioni della classifica provvisoria dopo il dressage, tutte e tre le eroine del giorno precedente si sono classificate tra i primi otto, in una forbice di 7 punti totali, dimostrando di essere delle atlete a 360 gradi; l’irruenza mascolina ha tuttavia avuto la meglio nella specialità permettendo al francese Jean Michel Olive di vincere la prova con il miglior tempo in 7 ostacoli su 8, seguito dal campione mondiale uscente, il polacco Bartlomiej Kwiatek e dall’altrettanto affermato guidatore e tecnico tedesco ormai di lungo corso, attivo presso il deposito stalloni di Dillenburg/Germania, Dieter Lauterbach, l’unico al pari di Cividini ad aver saltato una sola partecipazione ad un mondiale singoli dalla prima edizione del 1998 in poi.

I vincitori della maratona: 1° Jean Michel Olive (in alto), 2° Bartlomiej Kwiatek (in basso a sinistra), 3° Dieter Lauterbach (in basso a destra)

 

Cividini 0h:34′ / Grasso 0h:35′ / Crimella 1h:43′ / Cassottana 2h:16′

CONI

Lo chef de piste ha ideato un percorso coni non impossibile, visto che ben 17 concorrenti hanno effettuato un percorso netto sugli ostacoli e altri 15 hanno abbattuto una sola pallina. Alla fine tuttavia un solo concorrente è riuscito a portare a termine un percorso perfetto nel tempo, l’olandese Rudolf Pestman con il suo inconfondibile KWPN pezzato. Questa è la tacita aspirazione di ogni costruttore di percorso: avere un solo doppio netto a testimonianza del fatto che il percorso è fattibile ma al contempo richiede una maestria da … campioni del mondo! La strategia adottata nella progettazione prevedeva spesso degli impedimenti lungo il tracciato più lineare, costituito da piante, alberi, ostacoli non in sequenza e, non da ultimo, un enorme cronometro digitale ad altezza di circa 1 m da terra che i cavalli si trovavano improvvisamente davanti proprio all’uscita da un ostacolo mentre si succedevano le tavole dei secondi. Tutto questo si è riflesso ovviamente sul tempo impiegato. Peccato il piccolo incidente di cui è stato vittima un concorrente spagnolo che, mettendo il suo cavallo in avanti prima di concludere una curva a 180°, si è ribaltato. Un po’ di pathos ma nessuna conseguenza se non l’ennesima conferma di quanto sia tecnicamente importante l’intervento del driver quando il cavallo non è libero di “aggiustarsi da solo” ma è confinato tra due stanghe e traina un mezzo che neppure vede.

L’intricato percorso coni

Percorso netto sugli ostacoli anche per i nostri portacolori Cassottana (3,46 penalità sul tempo e 8° in classifica) e Cividini (10,34 penalità sul tempo e 30° in classifica). Un errore invece per Grasso che tuttavia, grazie ad un percorso veloce, riusciva a terminare con 8,27 penalità totali piazzandosi 24° nei coni. Percorso di esercizio per Crimella, ormai fuori dai giochi, con la caduta di 2 palline oltre a 20,01 penalità sul tempo.

Rudolf Pestman, unico percorso coni netto nel tempo

Come si è soliti constatare, le medaglie negli attacchi si vincono o si perdono nei coni, e questo mondiale non ha fatto eccezione. Se la classifica provvisoria prima dell’ultima prova vedeva nelle prime tre posizioni il terzetto rosa di Vignaud / Houtappels / Siebers, ecco  che il verdetto finale ha visto risalire fino al gradino più alto del podio finale la Siebers, seguita dalla Houtappels, saldamente ancorata alla sua seconda posizione, mentre la Vignaud usciva dalla sfera delle medaglie per far posto in terza posizione al campione in carica, il polacco Bartlomiej Kwiatek.

Le tanto ambite medaglie: oro per Saskia Siebers/Ned (in alto), argento per Kelly Houtappels-Bruder/Can (in basso a sinistra), bronzo per Bartlomiej Kwiatek/Pol (in basso a destra)

Nella classifica a squadre vittoria dell’Olanda, davanti alla Francia e alla Polonia (quest’ultima forte di soli due concorrenti, i fratelli Bartlomiej e Weronika Kwiatek, dopo il forfait dato all’ultimo momento dal terzo componente della squadra). Ottava invece l’Italia in cui ognuno dei tre componenti la squadra (Cassottana, Cividini, Grasso) ha portato due risultati utili alla classifica finale (Crimella partecipava a titolo individuale). Ricordiamo in ogni caso che, a differenza delle altre discipline equestri in cui nelle posizioni di vertice troviamo esclusivamente professionisti della rispettiva specialità, nel settore italiano degli attacchi singoli militano, con una sola eccezione, atleti che esercitano un diverso lavoro e allo sport possono dedicare solo il “tempo libero”.

Così si è concluso anche questo mondiale e si può sicuramente affermare che l’affluenza quasi dimezzata non ha inciso minimamente sulla qualità di assoluta eccellenza degli equipaggi presenti. Essendo tuttavia lo scenario dei concorrenti molto più ridotto rispetto ai precedenti Campionati del Mondo, non è possibile fare confronti sulle posizioni conquistate dai concorrenti italiani. Ciononostante si può comunque essere soddisfatti perché due di essi hanno terminato nella prima metà della classifica, cosa che non era stata possibile né a Piber nel 2016, né a Kronenberg nel 2018. Un trend in miglioramento dunque, sperando che la disciplina in Italia riesca presto a riprendere vigore con una decisa inversione di marcia sul numero di praticanti.

Crimella 0h:00′ / Cividini 1h:47′ / Cassottana 2h:08′ / Grasso 2h:16′

CONOSCIAMO PIU’ DA VICINO I PROTAGONISTI

Iniziamo col puntualizzare che gli attacchi sono proprio uno sport per tutti: qui a Pau la concorrente più giovane, la lussemburghese Marie Schiltz, ha solo 19 anni e riesce a conquistare un 15° posto in classifica finale (solo 5 posizioni dietro a papà Franz), mentre il driver più anziano, il belga André Wynants conta la bellezza di 72 primavere! Detto questo, le giovani leve al di sotto dei 29 anni sono ben rappresentate con 15 presenze; tra questi saranno da seguire in un prossimo futuro le prestazioni ad esempio del 22enne tedesco Fokko Strassner, vincitore 2 anni fa del Campionato Europeo Giovani Guidatori e classificatosi 8° qui a Pau, e il 23enne svizzero Stefan Ulrich, “figlio d’arte”, terminato al 9° posto.

(in alto) la concorrente più giovane, Marie Schiltz/Lux e il più attempato, André Wynants/Bel; in basso due giovani promesse, Fokko Strassner/Ger e Stefan Ulrich/Sui

In quanto alle razze dei cavalli, grande preponderanza di KWPN con 20 soggetti spesso dalle morfologie assai diverse, seguiti dalle razze tedesche in genere, solitamente più apprezzate dai giudici nel dressage (Hannover, Oldenburg, Westfalen, ecc.) con 13 rappresentanti e dai Franches Montagnes con 4, che tuttavia hanno saputo mettere in risalto le loro ottime qualità di maneggevolezza, ubbidienza, quadratura mentale, ad esempio con un 4° e un 6° posto in maratona ed un 2° nei coni.

Con carrozza da maratona a un Mondiale? Perché no, basta che il cavallo sia bene addestrato e i buoni risultati arrivano ugualmente: Magalie Aillaud/Fra

Poche novità nel panorama dei vincitori delle medaglie.

Oro per Saskia Siebers / Olanda, fisioterapista di 53 anni, con un percorso in crescendo dalla medaglia di bronzo nel 2016, a quella d’argento nel 2018 o ora vincitrice della medaglia d’oro. Il suo KWPN ha 15 anni e l’ha comprato quando ne aveva quattro e sapeva a malapena portare la sella. Da lì è stato tutto merito di Saskia, che ha saputo con molta pazienza inoculare fiducia in un cavallo pauroso che tutti avevano definito non adatto agli attacchi. Sempre coadiuvata dal marito, che le fa anche da groom e con il quale progetta ed affronta tutta la sua attività agonistica, Saskia è rimasta a lungo incredula all’annuncio della sua vittoria, felice di avere contribuito anche all’affermazione dell’Olanda nel titolo a squadre.

Argento per Kelly Houtappels-Bruder / Canada, 39 anni, sposata ad un cittadino olandese e residente nel Paesi Bassi dove gestisce il proprio piccolo centro ippico. Oltre agli attacchi, dove iniziò all’età di 8 anni per poi darsi alle competizioni a partire dai 18 anni, partecipando agli ultimi due mondiali ed ottenendo un 7° e un 9° posto, svolge attività agonistica anche nel dressage montato.

(in senso orario) Saskia Siebers, Kelly Houtappels-Bruder, Marion Vignaud, Bartlomiej Kwiatek

Bronzo per il polacco Bartlomiej Kwiatek, 38 anni, campione uscente e medaglia d’argento ai Pratoni del Vivaro nel 2010, alla guida di un cavallo Silesian di proprietà del Deposito Stalloni polacco di Ksiaz, alle cui dipendenze lavora, con una preponderante attività nella preparazione di giovani cavalli che vengono presentati regolarmente e con grande successo ai Campionati Mondiali per Giovani Cavalli.

Medaglia di legno alla sfortunata francese Marion Vignaud, 38 anni, organizzatrice del concorso internazionale di Chablis, dove risiede e collabora con il marito nella conduzione della loro azienda di produzioni vini. Nel 2018 era riuscita ad accaparrarsi la medaglia d’argento ma già nel 2016 si era dovuta accontentare del 4° posto in classifica, proprio come è successo qui a Pau: in prima posizione fino all’ultima prova e quindi ultima ad entrare in campo nei coni, ha visto sfumare l’accesso al podio per soli 0,13 punti di penalità.

Nella classifica a squadre niente di nuovo: si replica esattamente l’esito della precedente edizione con oro per l’Olanda, argento per la Francia e bronzo per la Polonia.

Doveroso tributo al migliore degli italiani, Luca Cassottana

A conclusione dell’unico evento clou di questo difficile anno agonistico, abbiamo interpellato il nostro portacolori più giovane, chiedendogli cosa porta a casa da questa esperienza. Questo quello che ci ha detto Gabriele Grasso alla vigilia del suo rientro negli Stati Uniti:

“E’ stata un’esperienza importantissima per la mia crescita futura, perché ho avuto modo di confrontarmi con atleti di massimo livello che conoscono perfettamente le difficoltà di questo sport e mi hanno potuto dare indicazioni preziose per il prosieguo. Ho cercato di osservare molto sia le loro prestazioni che l’intero andamento di un evento quale un Campionato del Mondo, traendo le mie conclusioni che cercherò di mettere a frutto. Ad esempio nel dressage ho notato come siano determinanti le prime 2-3 figure: su queste si basa poi la valutazione di tutta la ripresa, quindi nella preparazione occorre mettere l’accento sul perfezionamento anche di questa che sembra una parte di importanza trascurabile. Nella maratona ho cercato di dare il tutto per tutto. Hendrik non è un cavallo facile, neppure quando è attaccato come timoniere nel tiro a quattro di Chester Weber: ci vuole tempo per trovare la necessaria simbiosi ed effettuare un percorso fluido e veloce; inoltre occorre anche tanta routine. Ringrazio Bram Chardon che mi ha dato alcuni utili suggerimenti nell’ultimo allenamento prima del campionato e spero di potermi avvalere anche successivamente del suo sostegno tecnico al team Weber. Ho trovato il percorso coni molto tecnico, tale da rendere difficile portarlo a termine entro il tempo accordato, ma in complesso sono soddisfatto del risultato ottenuto al mio esordio in un mondiale. Il clima di squadra è stato molto piacevole, cordiale, costruttivo. Ringrazio la FISE che mi ha selezionato per far parte della squadra italiana ma più di tutti ringrazio il mio datore di lavoro, Chester Weber, che mi ha permesso, nonostante la lunga trasferta, di far parte di questo mondo spettacolare ed entusiasmante”.   

Gabriele Grasso, il nostro Young Driver, sulla buona strada per un futuro di successo

 

Per le foto si ringrazia Hoefnet/Krisztina Horvath – link al Photoalbum di Hoefnet

 

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