testo di Giuseppe Angiulli

 

 

 

Come i cercatori di oro talvolta il tesoro lo trovano, così questa volta un appassionato di antiche tradizioni quale io sono, il tesoro lo ha trovato racchiuso in una foto del 1897 che è interessante esaminare in ogni suo particolare attraverso cui ripercorrere la storia e la situazione sociale dell’epoca.

Lo scenario è quello della bella Fasano (BR), città della costa adriatica da sempre ricca di mille masserie.

In questa ridente città situata lungo il tracciato della via Traiana che congiunge Roma a Brindisi, percorsa dai crociati per raggiungere la Terra Santa, nei secoli si è sviluppata la coltivazione dell’ulivo – ed è qui che troviamo i più begli esemplari di ulivi secolari ormai tutti catalogati in modo da non poterne far legna da ardere – oltre che la coltivazione delle carrube, cibo utilizzato per l’alimentazione umana ed animale nonché come farmaco.

Le masserie, piccoli insediamenti fortificati, hanno difeso le genti dalle scorribande dei saraceni per poi diventare centri produttivi che amministravano proprietà terriere di medie dimensioni con un controllo del territorio. La parte preponderante dell’economia era basata sulla produzione olearia che nei secoli ha rappresentato il petrolio del 20° secolo. Dai porti di Brindisi piuttosto che di Polignano a Mare e Monopoli partivano le navi cariche di olio che oltre ad essere impiegato per il consumo alimentare era usato per fornire la luce alle case dei reali d’Europa.

Un’economia ricca ha fatto sì che si sviluppasse una rete viaria molto diffusa e quindi percorribile con i carri per poter trasportare con facilità i beni prodotti.

Tutto ciò ha anche permesso lo sviluppo di un ricco artigianato fatto di ottimi maestri d’ascia capaci di costruire splendidi mezzi sia per trasporto cose che per trasporto persone oltre che ottimi sellai; infatti Fasano era il centro dove giovani sellai che volevano affinare l’antica arte si recavano per imparare anche a cesellare l’alpacca, lucente lega metallica dall’aspetto simile all’argento con il quale si rivestivano i ricchi finimenti da lavoro pugliesi.

Oggi tutto questo lo definiremmo un polo produttivo ricco di risorse per cui gli stessi abitanti ne godevano e se ne fregiavano nella vita quotidiana.

La foto rappresenta quanto sopra descritto nella sua essenza di ricchezza. Infatti un traino così poteva appartenere solo ad una famiglia agiata che si poteva permettere un carro che avesse una portata fino a ventotto quintali, attaccato a tre cavalli finemente bardati con finimenti rivestiti in alpacca, le briglie in alpacca con le code di volpe appese ai lati; inoltre appeso alle collane si nota un manufatto di cuoio con un riporto in alpacca adornato di pelo di tasso: non era facile trovare tre cavalli attaccati a collana, con le collane sovrastate da un pennacchio fatto di pelo di tasso e campanellini.

L’opulenza di questa foto è data anche dall’abbigliamento degli attori, tutti vestiti in modo più che elegante per il periodo; va bene che è una foto preparata nei minimi particolari ma va detto che tutti avevano le scarpe ed indossavano vestiti più che dignitosi.

Spicca la figura del conducente che porta le quattro redini nella mano sinistra fregiandosi di una frusta e si presenta in perfetta tenuta indossando il vestito con cravatta ed il mezzo cappello come si usava all’epoca.

Certo la figura del carrettiere o vaticale è fondamentale nell’economia pugliese: è colui che ne favorisce gli spostamenti e questo gli permette di assurgere ad un ruolo sociale di rilievo anche per i cospicui guadagni che tale mestiere gli permetteva. Infatti dalla documentazione conservata presso la città di Ostuni possiamo capire quanto fossero determinanti nell’economia: in un documento si legge di un mutuo sottoscritto da alcuni notabili locali e da alcuni vaticali per poter offrire il busto in argento raffigurante Sant’Oronzo ordinato ad una fonderia di Napoli, in sostituzione della statua trafugata.

La matriarca in primo piano dà il senso della famiglia retta da una donna che aveva il polso della situazione per cui intorno a lei veicolavano le esigenze familiari, in una parola era un amministratore delegato donna.

Il traino si trova in una via in salita, infatti si possono notare dei sassi per cuneo che impediscono al carro di indietreggiare; inoltre la posizione del cavallo di centro è in stato di rilassatezza tanto da sembrare appoggiato nella braga.

Il carico ben disposto conta oltre venti sacchi di olive che solitamente raggiungevano il quintale di peso ciascuno; tenuto conto che le olive di Fasano hanno una forte produttività e possono superare nelle migliori annate anche il 30% di resa in olio, va da sé che quel carico avrebbe fruttato circa sei quintali di olio, una fortuna per l’epoca.

A mia memoria posso dare un dato: nel 1960 in Puglia un chilogrammo di olio costava al frantoio circa 650 lire, una donna che andava a raccogliere le olive aveva un salario di 600 lire al giorno ed un uomo di 900 lire. Tutto ciò mi induce a pormi una domanda: la storia scritta dice che i piemontesi invasero l’Italia meridionale povera e analfabeta ma se chi ha scritto questo era stato mandato oltre il Po mi sa tanto che gli era sfuggito qualcosa.