Testo e immagini di Marco Zane

 

Le ricerche che riguardano la storia e l’archeologia sono solitamente accompagnate da abbondante bibliografia, ma per quanto concerne l’argomento in questione, dobbiamo fare un’eccezione alla regola. Le opere che parlano di questo argomento, e cioè l’attacco del cavallo nell’antichità, non sono molte.

Data la scarsa documentazione storiografica, la ricerca si è dimostrata faticosa e con scarsi risultati. Se la bibliografia è pressoché assente di elementi utili allo studio, al contrario lo sono i documenti figurativi quali le terrecotte, i sigilli, i bassorilievi, i bronzi, ecc., soprattutto quelli trovati a Susa e Ur in Caldea, i papiri, i bassorilievi e le pitture dei monumenti Egizi, Assiri, Minoici, Greci, Romani, Sassanidi, i vasi dipinti, i sarcofagi, la colonna Traiana, l’arco di Tito, le varie steli, i vasi in metallo, le monete Greche e Romane, le pitture dei manoscritti Bizantini e Latini.

Quanto elencato rappresenta una vera enciclopedia dell’attacco e di conseguenza del finimento, indispensabile per utilizzare gli animali da traino. La lettura di questi documenti non è senza difficoltà, anche per gli addetti ai lavori, e il materiale è talmente disseminato qua e là in musei, biblioteche, collezioni private, ecc. che la maggior parte di essi rimane inaccessibile.

STUDI SULL’ATTACCO

Per l’uomo antico il problema era lo sfruttamento della forza motrice animale per trasformarla in trazione. Questo fu uno dei più ardui compiti che egli tentò di risolvere nella sua lotta per l’esistenza.

L’attacco che a noi interessa è quello composto da due o più cavalli di cui la forza motrice è catturata e applicata alla trazione con l’ausilio di uno speciale dispositivo: il finimento (Fig. 1)

Fig. 1

L’antico finimento si componeva di varie apparecchiature quali l’organo per la trazione, per il governo, per l’indietreggiamento e per la guida. Il finimento antico restò immutato per millenni dai circa 3000 anni a.C. fino al V-VI secolo d.C.

Esso consisteva in sei elementi: il collare, la cinghia, il giogo, il timone, le redini e il freno (fig. 1-2 + 3-4-5-6), legati e combinati fra loro per formare i quattro apparati: la trazione, il governo, l’indietreggiamento, la guida.

Fig. 2 – A sinistra attacco a giogo di incollatura con la forcella che si appoggia sul davanti della scapola. A destra attacco a giogo sul garrese con la forcella che si appoggia dietro la spalla

GLI ORGANI PER IL GOVERNO (fig. 1 e 2)

Il COLLARE era composto da una larga fascia di cuoio morbido che circondava il collo dell’animale e si fissava al giogo posto sopra il garrese. Questo collare però, girando intorno al collo, premeva sulla trachea e la vena giugulare dell’animale, senza venire a contatto con l’osso della spalla, causando il primo grande problema.

La CINGHIA, altro organo di governo, era una fascia in cuoio morbido, riccamente decorata, che fasciava il torace, passava dietro i gomiti e si agganciava al giogo per mantenerne la stabilità.

GLI ORGANI PER LA TRAZIONE (fig. 3-4-5-6)

Il GIOGO era una barra di legno dritta o ricurva, fissata a croce sulla punta del timone del veicolo, con un cavicchio in legno e un cinturino in cuoio. Esso si appoggiava sul garrese o sul collo dell’animale ed era fissato a sostenuto dalla cinghia e dalla fascia del collare.

In alto (fig. 3) Giogo del carro di Kurgan V Pasyryk (Museo Hermitage, San Pietroburgo) – in basso a sinistra (fig. 4) Squadratura del giogo sul timone (Museo Archeologico di Firenze) – in basso a destra (fig. 6) Forcelle da collo (carro del Museo di Firenze)

Il TIMONE (fig. 7) era un lungo palo dritto o sagomato, in legno, che congiungeva il giogo all’assale e alla cassa del veicolo.

Fig. 5/7 – Carro da guerra di Tebe, Egitto, XV secolo a.C. (Museo Archeologico di Firenze)

Il FRENO (fig. 8) era costituito dal morso detto da Bridone, allacciato a una doppia cinghia (briglia) che, passando sopra la testa del cavallo, serviva a mantenerlo nella giusta posizione in bocca. Furono costruiti altri modelli di morso ma solitamente era il “Bridone” il più usato.

Fig. 8

Le REDINI (fig. 8) erano delle lunghe strisce di cuoio che dal morso del cavallo arrivavano alle mani di chi lo guidava. Gli antichi non conoscevano la “crociera” delle redini perciò usavano due redini per ogni cavallo. Nell’attacco antico provarono anche il giogo per quattro cavalli, ma risultava troppo lungo e fragile e conseguentemente troppo elastico alle estremità, risultando difficile ai cavalli lo sforzo univoco nel traino. Inoltre era difficile tenere otto redini in una mano ma, nonostante ciò, veniva usato nelle gare con le bighe nei giochi dei circhi e nelle parate trionfali.

La forza motrice esercitata dal cavallo con il finimento descritto non poteva avere che un’efficienza molto limitata, essendo il giogo con il collare di gola uno strumento inadatto ad un rendimento soddisfacente, visto che, come già detto, si trattava di un arnese che comprimeva la zona del collo del cavallo nel punto in cui la trachea e la vena giugulare passano vicine alla pelle del collo.

Per migliorare il rendimento in forza-trazione bisogna arrivare al primo Medioevo, dove il pettorale e poi il collare si appoggiano all’osso della spalla (omero) (fig. 9). In un testo Senofonte indica le regole precise per l’attacco dei cavalli e per la loro difesa. Altro testo importante è il De Cursus Publico del Codice Teodosiano che detta regole precise per i carichi, che non potevano superare i 500 chili circa sui carri da trasporto.

Fig. 9 – Attacco moderno a pettorale

GLI ACCESSORI

A sinistra (fig. 10) Carro Assiro con “chiamata” – A destra fig. 11

GLI ASSIRI – Il giogo e il timone venivano rafforzati per mezzo di sostegni in cuoio impresso con disegni e ricami colorati e con altri pezzi in metallo. Presso gli Assiri erano in uso accessori più larghi e più decorati (fig. 15), questo fino al regno di Assurbanipal (Ninive 667-625 a.C.). Nei finimenti in uso durante il regno di Assurbanipal si nota una lunga striscia di cuoio (non redine) attaccata esternamente al morso del cavallo di destra e agganciata con un nodo scorrevole alla balaustra del carro. Questa cinghia verosimilmente veniva usata da un uomo a piedi e serviva per fermare i cavalli e per aiutarli nei passaggi difficili. Questo sistema era usato anche dai nostri carrettieri delle “bare” che sul morso del cavallo di stanghe portava una lista di cuoio (chiamata di mano) lunga 30-36 centimetri con la stessa funzione  (fig. 11).

A protezione del corpo del cavallo veniva usata una gualdrappa in cuoio variamente decorata, ma il collo e la testa del cavallo Assiro non erano protetti. Furono gli Egizi ad inventare anche una protezione per il collo (fig. 12) e la testa del cavallo. I documenti Elamiti e Sumeri della Caldea ci hanno mostrato carri a forma bizzarra che erano in definitiva i primi veicoli a trazione animale di cui si servì l’uomo ma tra questi non si sono trovati che rari reperti o disegni relativi ai finimenti.

Fig. 12/a – Caldea, verso il 2500 a.C.

Fig. 12/b – Carro Egizio con gualdrappa

I numerosi documenti figurativi egiziani al contrario mostrano gli attacchi e i finimenti in modo particolareggiato e dettagliato. Questi documenti però non sono anteriori al 1650 a.C. perché prima di allora il cavallo era sconosciuto nella valle del Nilo; gli Egizi, così come scrisse Maspero, avevano come bestie da soma i buoi e gli asini. Non è che dopo l’invasione asiatica avvenuta durante la XVIII dinastia che gli invasori Hiksos portarono in Egitto l’uso del cavallo e dei carri ed è grazie a questa invasione durata 160 anni che gli Egizi seppero sviluppare magistralmente l’attacco del cavallo. Tutto ciò è testimoniato dai numerosi papiri e bassorilievi attraverso i quali possiamo notare il grande sviluppo e le notevoli migliorie apportate da essi rispetto ai popoli che li avevano preceduti.

Fig. 13 e 14 – (in alto a sinistra) Carro da guerra Egizio; (in alto a destra) Morso Egizio da “bridone” a cannone spezzato (Museo del Cairo); (in basso) Due carri Egizi

I documenti figurativi assiri, come quelli egizi, sono tra i più belli e significativi dell’antichità e sono pure ben conservati perché l’Assiria non subì le devastazioni metodiche che ella stessa aveva inflitto in Elam e in Caldea. Le sue città furono, è vero, saccheggiate e bruciate dagli Sciti e dai Medi, ma gli edifici di Ninive, costruiti in mattoni seccati al sole crollando protessero la base dei muri costituita da pietra calcarea che restò intatta salvando i magnifici reperti che sono ora esposti nei musei di Londra e Parigi, dove sono rappresentate in modo mirabile le scene delle vittorie e delle cacce dei re Assiri. Altri ritrovamenti si trovano sulle porte in bronzo di Balawati (Museo di Londra) ed anche sui sigilli e le medaglie Fenicie, dalle quali traspare l’influenza dell’arte Assira.

(fig. 12 in senso orario) Assiria, verso il 2000 a.C.; Assiria, Porta di Balazat (Salmanasar II, verso l’840 a.C.); Carro del Re Assiro Assurbanipal; briglia Assira

I GRECI – Nella Grecia dell’era classica, il periodo miceneo dell’arte greca compresa tra il XVI e l’XI secolo a.C. ci ha lasciato innumerevoli testimonianze delle tombe principesche “a fossa”. Su di esse sono raffigurati numerosi carri da corsa che si usavano nei giochi dei circhi ed anche i sontuosi carri di grandi personalità con i quali, dopo la loro morte, oltrepassavano la frontiera dell’aldilà.

Fig. 17 (in alto a sinistra) Quadriga greca su Cratere, 500 a.C. (Museo di Londra)- Fig. 18 (in alto a destra) Cavallo con finimenti del carro di Mausoleo, IV secolo a.C. – Fig. 19 (in basso a destra) Briglia Greca – Fig. 20 (in basso a sinistra) Prinia Creta, epoca Minoica

Nel poema epico dell’Iliade, Omero ci spiega con grande precisione sia gli attacchi dei carri da corsa che quelli da guerra e attraverso queste descrizioni si evince che i finimenti greci non subirono trasformazioni rispetto a quelli dei popoli che li hanno preceduti.

Fig. 21-24 Carri dell’era classica in Grecia (in senso orario) Briglia doppia in cuoio con decori dorati e filetto; briglia leggera, lavorata a palline di avorio e corallo, infilate con filo di seta; briglia con morso (figura su vaso greco); briglia con filetto che ascende

GLI ETRUSCHI – Il popolo etrusco proveniente dall’Asia Minore attraversando le città greche, prima di giungere in Italia restò influenzato da questi contatti e lo si nota soprattutto nella struttura degli attacchi, come si vedono rappresentati su sarcofagi, medaglie e vasi in bronzo. La novità portata dagli Etruschi fu la costruzione di un carro detto “triga” che veniva trainato da tre cavalli posti di fronte e conseguentemente anche il finimento si trasformò adattandosi a questo attacco. Splendida testimonianza è il carro in bronzo ora al museo Metropolitan di New York rinvenuto a Monteleone di Spoleto.

Biga Etrusca di Monteleone / Spoleto (Metropolitan Museum of New York)

Fig. 25 (in alto a sinistra) Briglie Etrusche; fig. 26 (in alto a destra) Biga Etrusca di Corneto; fig. 27 (in basso) Attacco a tre cavalli (Museo di Firenze)

I ROMANI – Questi ebbero un ruolo marginale nello sviluppo dei mezzi di trasporto a trazione animale ma va loro riconosciuto il grande ruolo avuto nel saper migliorare, armonizzare e potenziare ciò che trovarono presso i vari popoli e territori da loro conquistati. In questo campo, come in tanti altri ambiti, essi migliorarono soprattutto ciò che appresero dalla cultura dei Celti e degli Etruschi. Molti furono i veicoli utilizzati dai Romani nell’immenso territorio del loro impero perché seppero sfruttare tutto ciò che trovarono presso i popoli conquistati.

Fig. 28 (a sinistra) Briglia Romana (anteriore all’Impero); fig. 29 (a destra in alto) Attacco di epoca Romana a 20 cavalli di fronte; fig. 30 (a destra in basso) Quadriga su medaglia di Tiberio

I veicoli subirono migliorie nell’arco di molti secoli mentre i finimenti rimasero pressoché uguali fino al Medioevo.

Morsi romani

Riassumendo il percorso della storia dei finimenti, possiamo appurare che i popoli che contribuirono maggiormente al loro sviluppo furono gli Elamiti, i Sumeri, i Caldei, gli Ittiti, i Sunniti, gli Assiri, gli Hiksos, gli Egizi, i Greci, gli Etruschi, i Romani e i Bizantini.

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Si conclude qui la prima parte della storia dei finimenti, dalla loro comparsa nei reperti disponibili fino agli albori del Medioevo. Con l’abbandono del giogo e l’introduzione di quella che è giunta fino ai nostri giorni col nome di collana, andata a sostituire il pettorale offrendo una maggiore efficienza di traino, si entra in un nuovo capitolo che andremo ad esaminare nella prossima puntata.

 

L'immagine di copertina rappresenta un particolare dei quattro cavalli della basilica di San Marco a Venezia - fonte Wikipedia - attribuzione Tteskederivative work: Morn (talk) -Horses_of_Basilica_San_Marco.jpg, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15229898