Tipico attacco elegante da maître: un Curricle con chaînettes e collane di paglia fabbricate dalla Selleria Moirano di Strambino

 

A chiunque frequenti le manifestazioni di attacchi di tradizione, siano esse semplici sfilate o concorsi nei quali si ritrovano i più autentici appassionati di attacchi d’epoca, non saranno sfuggite quelle particolari collane che presentano la superficie realizzata in paglia intrecciata.

Abbiamo pertanto chiesto ad uno dei maggiori esperti del settore, prof. Marco Zane, di illuminarci sulle origini e le motivazioni che hanno portato alla nascita di questi manufatti.

Ecco il suo racconto, in merito al quale il signor Zane desidera sottolineare come le poche notizie le deve in parte anche all’amico Paolo Besana, “grande ed insuperato Maestro Sellaio”.

 

Talvolta le collane di paglia venivano pitturate in nero

 

Il collare o la collana di paglia per le vetture da maître

“Sono poche e scarsamente documentate le notizie che riguardano questa parte del finimento costruito con un materiale apparentemente così fragile come la paglia, ma in certe stagioni ed in alcuni paesi il suo uso risultava molto funzionale.

Questo collare di paglia si usava solo in Italia ed in Spagna, stante il clima più caldo che in altre regioni e nel resto d’Europa era pressoché sconosciuto.

Tra i tanti testi e cataloghi editi in varie nazioni che ho consultato, l’unico documento che ho trovato al riguardo è quello riportato in un catalogo di inizio ‘900 del famoso sellaio di Milano Rejna, che al numero 1225 dello stesso presenta i “Collari in paglia fina”.

 

Catalogo di inizio ‘900 del sellaio Rejna di Milano (collez. Zane)

 

Questo collare veniva costruito come uno qualunque di cuoio, usando crini di cavallo per l’intelaiatura e per dargli la forma, quindi lo si rivestiva con  lunga paglia di segale intrecciata ed a volte anche con tela di canapa.

Il motivo principale dell’uso di questo collare di paglia era senz’altro quello di dare un sollievo al cavallo nelle stagioni calde, in quanto impediva una eccessiva sudorazione, ma era anche un segno di distinzione per il proprietario dell’attacco, tanto che per un certo periodo divenne una moda.

 

Collane di paglia in cui si intravede il cuoio che riveste la parte a contatto con le spalle dei cavalli

 

Questo particolare manufatto era usato solo negli attacchi guidati dal proprietario (Voiture de Maître) quali Tilbury, Gig, Charrette Anglaise, Dog-Cart, Phaeton, Break, Duc de Dame, Derby-Cart, Park Drag ecc.

Quando si staccavano i cavalli era necessario lavare bene il collare con tanta acqua e batterlo per asciugarlo, prassi da praticare sempre per mantenere il collare in ordine essendo la paglia senz’altro più delicata del cuoio.”

 

Collane di paglia con una carrozza americana

 

Qui sorge spontanea una riflessione. Una collana di paglia non potrà mai avere la stessa resistenza meccanica di una in cuoio e con una trazione prolungata su lunghi percorsi i ferri si “mangerebbero” letteralmente  la paglia su cui poggiano: ecco dunque che anche in passato si trattava sicuramente di una leziosità, destinata ad un uso limitato per fare ad esempio una breve passeggiata soprattutto allo scopo di fare colpo sugli amici. Un vezzo tutto mediterraneo, viste le zone di diffusione! Il termine “moda” è dunque assolutamente appropriato: solo questo doveva essere il vero movente del suo uso. In quanto ad impedire una maggiore sudorazione del cavallo in climi caldi, questo è forse possibile se la parte a contatto con le spalle del cavallo è in tela di un certo spessore ma se, come quelle attualmente in circolazione, è in cuoio, l’aerazione ne sarebbe comunque impedita.

 

Collana di paglia fabbricata dalla Selleria Moirano di Strambino/TO

 

Le collane di paglia per il Road Coach

Il prof. Marco Zane accenna quindi ad un altro uso della paglia per la fabbricazione di una caratteristica collana, che ancora oggi per tradizione fa bella mostra di sé sui Road Coach, così come veniva raffigurata anche in stampe d’epoca, tra le quali primeggiano le opere del pittore Charles Cooper Henderson (1803-1877), specializzato nel ritrarre cavalli e carrozze.

 

Quadro molto famoso do C. C. Henderson dal titolo “Arrivée. Tout va bien!” dove la collana di paglia appare stranamente sul lato destro del Coach

 

“Il collare di paglia o di tela di canapa era in uso anche sui postali o diligenze ma solo come riserva ed era normalmente tenuto appeso al porta fanali.

Era sprovvisto sia di ferri che di punte delle tirelle e in caso di rottura di uno dei collari in cuoio lo si sostituiva facilmente con questo di paglia permettendo così la continuazione del servizio.”

Ma quale era la ragione per cui un Road Coach con un tiro a quattro cavalli era dotato di tale tipo di collana di scorta?

Ringraziando il prof. Marco Zane del suo contributo e dello spunto per ulteriori approfondimenti e divagazioni in merito al connubio paglia – collana, esaminiamo le giustificazioni per quello che ormai è un vezzo quasi introvabile ma che completa magnificamente la presentazione di un legno tanto imponente quanto un coach. Attualmente ci risulta che vi sia un solo anziano sellaio in Gran Bretagna che ancora produce collane di paglia per Road Coach, il sig. John McDonald di Dulverton che fortunatamente ha trasmesso la sua arte ad una giovane artigiana, Kate Hetherington, in grado di perpetuarne l’arte.

 

Collana di riserva con opportuni rinforzi in cuoio come riparo contro lo sfregamento delle tirelle

 

Le considerazioni che seguono sono scaturita da una lunga conversazione avuta con Cesare Martignoni, l’unico grande cultore del Coaching nel nostro paese ed unico membro italiano del Coaching Club inglese dove ha avuto la fortuna di frequentare per lunghi anni i più insigni praticanti di quest’arte, personaggi per i quali la materia ha ben pochi segreti. Partiamo dal fatto che ogni collana è praticamente fatta su misura per ogni cavallo, per cui sarebbe stato necessario, prima di affrontare un viaggio, dotarsi di una collana di riserva per ciascuno di essi, per un totale di quattro: impensabile sia per questioni di spazio che di costo! La collana di paglia invece, essendo flessibile pur nella sua compattezza e robustezza, permetteva che la forma di adattasse facilmente al collo di qualsiasi cavallo carrozziere, supportata dal fatto che i ferri tolti al finimento su misura da sostituire ne forzavano la sagoma nella giusta posizione per quel determinato soggetto. Anzi, in origine questo tipo di collana era aperto in alto e veniva chiuso per mezzo di una cinghia che ne permetteva una gamma ancora maggiore di adattamenti.

Un altro motivo per l’impiego di una collana di paglia è strettamente legato al tempo atmosferico spesso inclemente delle regioni del nord Europa. L’esposizione di una collana di riserva in cuoio ad ore e ore di pioggia avrebbero richiesto tempi biblici per l’asciugatura della parte interna con gravi rischi di muffe, mentre una collana di paglia permette all’imbottitura una più rapida perdita di umidità.

 

Collana di paglia (collez. Martignoni)

 

Il motivo per cui veniva appesa al porta-fanale fuori dalla carrozza deriva dal fatto che il Coach era sempre pieno e quello era l’unico spazio disponibile.

Mark Broadbent, proprietario della fabbrica di carrozze Fenix Carriages e valente restauratore spiega che la parte esterna della collana era costituita principalmente da un intreccio con erbe palustri, in modo da essere particolarmente adatte a non temere l’umidità, mentre la parte a contatto con il cavallo era spesso ricoperta da una tela di lana melton. All’interno un’imbottitura di paglia di segale per evitare la ritenzione idrica.

 

Un altro tipo di collana di paglia esibito in un recente concorso di tradizione

 

Un’autorevole rivista inglese sostiene che l’impiego di una tale collana di riserva fosse talvolta dovuta ad una fiaccatura del cavallo: essendo la paglia più facile da comprimere formando una specie di rientranza là dove si trovava l’escoriazione, il mancato appoggio avrebbe permesso al cavallo di proseguire il viaggio. Questo appare assai improbabile perché proprio la paglia, percorse poche decine di metri, ritroverebbe la sua forma originaria e quindi il contatto.

L’uso principale era quindi quello di sostituire un finimento rotto o al massimo, se era uno dei cavalli a dover essere rimpiazzato con uno a cui la sua collana non era adatta, ecco che entrava in gioco quella di paglia.

 

Le collane di paglia per gli attacchi da lavoro

 

In passato i raccoglitori di alghe marine della Bretagna impiegavano spesso grosse collane di paglia intrecciata con erbe semi-acquatiche

 

In Francia, soprattutto in Normandia e Bretagna, grosse collane di paglia erano molto usate un tempo per i cavalli adibiti al tiro di speciali imbarcazioni o carri dai raccoglitori di alghe marine e dai pescatori di pesciolini e molluschi sotto riva, soprattutto perché resistenti alla salsedine ed economicamente più convenienti.

 

Dal catalogo Loupis, Toulouse 1904 (collez. H. Baup – da Attelage Magazine n. 69/2010)

 

Nelle collane, la paglia sempre!

A parte le collane che la esibiscono all’occhio meravigliato dello spettatore, la paglia è un elemento fondamentale nella costruzione delle collane, anzi di tutte le collane!

Una collana in pelle, anche nei modelli più raffinati, viene prodotta partendo dalla sua anima interna costituita da uno scheletro in tessuto rigido intorno a cui viene costruita la collana.

 

Nella fabbricazione delle collane la qualità della paglia per l’imbottitura assume una grande importanza

 

Esistono due tipi di collana: quella realizzata a “paglia corta” oppure quella a “paglia lunga”. Collane a paglia corta sono per lo più destinate ai finimenti da lavoro perché con questa tecnica si possono fabbricare solo collane squadrate (collane più grezze, meno eleganti). Al contrario nei laboratori di produzione di finimenti di pregio, gli artigiani, dei veri maestri, sono specializzati nella tecnica a paglia lunga, che permette la realizzazione di collane molto più arrotondate e confortevoli, più eleganti e leggere. Questa forma di collana permette anche di mostrare al meglio l’incollatura del cavallo senza nasconderla. Esistono quindi diversi modi per realizzare le collane e la tecnica che viene utilizzata è detta “queen collar” (collana regina). È la tecnica più difficile e consiste nel riempire tutt’intorno con la paglia lunga l’anima centrale dove, una volta che la collana è ricoperta esternamente con il cuoio, andranno a poggiare i ferri.

In quanto alle collane da lavoro, adottate in Italia da agricoltori e carrettieri, si tratta di manufatti molto voluminosi, tutti fatti all’interno di paglia, con una copertura vuoi in tela, vuoi in cuoio a seconda degli usi, legati perlopiù alla zona. Queste tuttavia saranno oggetto di un articolo a parte.

 

Collana da lavoro lombardo-piemontese, con imbottitura interamente in paglia, rivestimento in cuoio e bastoni in legno, di uso giornaliero da parte del dott. Giancarlo Bina, sia per il lavoro dei campi che per piccoli trasporti

N.B.

A parte gli steli di paglia di segale e orzo, tra le erbe lacustri usate per la produzione di determinate collane figuravano la Carice (Carex), pianta della famiglia delle Cyperaceae, comprendente piante erbacee perenni, con foglie allungate di colore verde chiaro, fiori e spighe, proprie dei luoghi umidi e palustri e la lisca lacustre (Schoenoplectus lacustris), pianta semi-acquatica appartenente anch’essa alla famiglia delle Cyperaceae, in passato denominata Scirpus lacustris. I fusti sono eretti, di colore verde scuro, alti fino a 3 m. Cresce sulle rive di fiumi, laghi e stagni, nelle paludi, sugli argini di canali e fossi. In passato i fusti di questa pianta venivano utilizzati anche per farne corde (questo è il significato della parola greca schoenus) e stuoie.

 

A sinistra la carice, a destra la lisca lacustre