Per il suo secondo incontro sul tema della Tradizione negli Attacchi, la Fondazione Emanuele Cacherano di Bricherasio ha organizzato all’inizio di febbraio 2020 un incontro con uno dei personaggi più eclettici tra i cultori del settore, profondo studioso e ricercatore della materia, ma anche in passato valido giudice nei concorsi di tradizione FISE, oltre che restauratore di carrozze di pregio: Marco Zane. Socio del Gruppo Italiano Attacchi fin dai primi anni dalla sua fondazione, scrisse un minuscolo ma prezioso manualetto con i principi fondamentali per presentarsi al meglio in una sfilata o un concorso di eleganza.

 

Marco Zane nelle funzioni di giudice

 

La testata giornalistica online “Bresciaoggi” ha recentemente pubblicato un’intervista a Marco Zane dal titolo “La mia vita tutta pane e cavalli diventerà un libro” che potete leggere a questo link

 

Sempre dedito alle ricerche, autore di vecchi e sempre nuovi progetti

 

Ecco il racconto della giornata che Marco Zane ha gentilmente messo a disposizione di “Carrozze & Cavalli”, concessione della quale lo ringraziamo.

 

Le carrozze per Marco Zane non hanno segreti

 

Nel mese di gennaio ho ricevuto un gradito invito dalla Fondazione Emanuele Cacherano di Bricherasio per recarmi a Roppolo il sabato 1° febbraio 2020 perché lì si sarebbe tenuta una giornata tra appassionati di attacchi per parlare di carrozze ed io ero invitato proprio per parlare di carrozze.

Ho accettato con grande piacere perché, oltre ad offrirmi la possibilità di parlare della passione della mia vita, avrei potuto rivedere tanti amici ed appassionati e di conoscerne di nuovi.

A Roppolo ho scoperto la bella storia della Fondazione, presieduta dal sig. Maurizio Aissa, in un luogo meraviglioso dove si erano già riunite molte persone alle quali ho potuto raccontare, anche se a grandi linee, la storia delle carrozze, partendo dall’origine del trasporto delle merci risalente a circa 6000 anni fa.

Avevo portato con me materiale sia cartaceo che in video per meglio spiegare e raccontare come e quando i nostri antenati iniziarono a cercare un modo nuovo, diverso, meno faticoso per trasportare le merci, che non fossero le loro spalle o la groppa di un animale.

Così nacque probabilmente il traino: un ramo d’albero o la pelle di un animale trascinati, sui quali appoggiare i fardelli per passare poi al travoi, specie di slitta trainata da animali, rimasto in uso fino al 19° Secolo presso le tribù del Nord America.

Il grande salto avvenne 4000 anni a.C. con l’invenzione della ruota, piena, senza raggi presso Ur, Susa Caldea (Bassa Mesopotamia, non lontano dalla odierna Nasiriyha).

Questa scoperta fu fondamentale per l’inizio di un vero sistema di comunicazioni, di conquiste e di sviluppo della civiltà.

Da questa scoperta si sviluppò lentamente nei secoli un sistema di traino sempre più evoluto, passando dal Carro a Sgabello, al Carro a Cavalletto fino al Carro a “doppia A” ritrovato durante gli scavi in Scandinavia e risalente al 2600 a.C.

Ma fu in Mesopotamia e poi nel Mediterraneo che si svilupparono maggiormente i trasporti, testimoniato dai numerosi ritrovamenti di vasi, tavolette, disegni su pietre dovuti agli scavi archeologici.

Furono i Sumeri, gli Assiri, i Cassiti, gli Urriti e gli Ittiti i primi ad utilizzare la ruota, ma si deve soprattutto agli Assiri ed agli Hiksos lo sviluppo principale della tecnica nella costruzione dei Carri facendone dei potenti mezzi da guerra e questo portò alla supremazia e al dominio  di quei popoli sulle altre civiltà.

 

Una platea di appassionati attenti a cogliere quel particolare che fa la differenza

 

Si arriva quindi al Primo Medio Evo quando con la caduta dell’impero Romano la rete stradale europea, costruita dai Romani  in modo mirabile per qualità, tecnica e cura, mancando la manutenzione si deteriorò rapidamente  per mancanza di mezzi finanziari e di cure tecniche, cosicché le strade divennero quasi impraticabili. Tuttavia, nonostante le buche, il fango e la polvere, i carri e le carrette rudimentali non smisero di circolare per trasportare legna, cereali ed altro materiale.

Durante il primo secolo del Medio Evo furono apportate delle migliorie tecniche ai veicoli applicando innovazioni già esistenti in passato ma poi dimenticate. Fra queste troviamo un’applicazione molto semplice per sospendere la cassa ed eliminare gli urti che rendevano troppo disagevole il trasporto delle persone: questa venne sospesa allo scheletro del carro con corde o cinghie di cuoio, senza però contenerne le oscillazioni.

Sulle miniature medievali troviamo raffigurati in questo periodo veicoli a quattro ruote con le due anteriori più piccole e questo sta ad indicare l’invenzione dell’avantreno sterzante.

Anche le maggiori innovazioni sul modo di attaccare gli animali si ebbero dopo la caduta dell’Impero d’Occidente, quando si abbandonò l’uso della cinghia del giogo che comprimendo la gola dell’animale gli impediva di respirare ed al contempo gli dava la possibilità di esprimere al meglio tutta la forza di traino.

Nel tentativo di migliorare i suoi strumenti di lavoro, l’uomo del Medio Evo scoprì anche un nuovo sistema di attacco per sfruttare appieno la forza di trazione del cavallo con l’uso fondamentale delle stanghe, del pettorale (ciò che permetteva al cavallo di sfruttare tutta la forza delle spalle) ed in seguito anche del collare rigido.

 

Non solo nelle carrozze, ma anche nei finimenti per ogni particolare c’è un perché

 

Arriviamo così alle soglie della modernità, cioè alla metà del 18° secolo con la rivoluzione industriale che diede nuovo impulso alle ricerche tecniche, con la scoperta dell’acciaio e la costruzione di nuove strade.

Nel 1787 l’ing. Collinge inventò il sistema degli assali ad olio (Patent) in sostituzione di quelli a grasso, per una migliore lubrificazione alla ruota in movimento ed un minore attrito.

Fondamentale a questo punto fu anche  l’invenzione nel 1804 da parte di Obadiath Elliot della molla ellittica che permise finalmente di togliere l’antiquata barra di congiunzione che limitava la sterzata tenendo alta la cassa della carrozza; con l’uso della molla ellittica invece si ottenne l’abbassamento della cassa agevolando  sia la sterzata che la salita in carrozza.

In occasione di questa riunione tra appassionati, nel cortile della Fondazione era stata esposta una carrozza Vis-à-Vis, legno della metà dell’Ottocento usato sia come carrozza  di famiglia che come vettura di piazza ed appartenente al periodo d’oro delle carrozze per la loro massima diffusione e già tecnologicamente al top.

Questo felice periodo iniziato nella seconda  metà del 1700 è prosperato fino alla fine della prima Guerra Mondiale ed oltre, anche se nel frattempo era diventata preponderante la motorizzazione.

I fratelli Moirano a loro volta avevano messo a disposizione un loro finimento per permetterci di spiegarne le varie parti e le loro funzioni, oltre a come si veste e si attacca il cavallo.

Passammo così all’argomento della scelta fondamentale del morso, strumento essenziale per chi attacca, per l’uso del quale è necessario studiare bene la bocca di ogni cavallo onde poter scegliere il morso più adatto e meno costrittivo possibile.

Concludendo è stata una giornata bellissima, un’esperienza appagante per l’interesse e la curiosità dimostrata dai partecipanti con i quali è occorso un bel raffronto testimoniato da molte domande e ci siamo così lasciati con l’intento di ripetere, chissà, altre occasioni di incontro.

 

Sorrisi di soddisfazione per una riunione veramente ben riuscita

 

Si ringrazia Adriana Furno per aver scattato e diffuso le immagini della giornata