Con la sua “prova del nove” l’australiano Boyd Exell conferma per la nona volta la sua supremazia mondiale uscendo vittorioso anche dall’edizione 2019-2020 della FEI Driving World Cup giunta ormai alla sua 19a stagione.

 

I tre vincitori della FEI Driving World Cup 2019-2020 (da sin.) 2° Koos De Ronde/Ned – 1° Boyd Exell/Aus – 3° Ijsbrand Chardon/Ned

 

Le premesse c’erano state già nel corso delle tappe di qualificazione, avendo egli partecipato a tutte tranne a quella di Budapest (che si svolgeva in contemporanea con Stoccolma), vuoi come titolare, vuoi come wild card, classificandosi sempre al primo posto ad eccezione dell’ultima di Lipsia dove il giovane Bram Chardon riusciva nell’impresa di superarlo, anche se di poco. Quindi, compresa la finale di Bordeaux in Francia dell’8-9 febbraio 2020, 8 vittorie su 9 e nona medaglia d’oro da aggiungere al suo palmares!

 

Boyd Exell, con un tocco di magia

 

A Bordeaux la Prima Competizione non era andata proprio come aveva desiderato, perché a causa di un problema di coordinamento con i suoi cavalli, Exell aveva dovuto girare più largo in un ostacolo perdendo tempo. Questo alla fine si è dimostrato essere un vantaggio poiché metteva pressione su Koos de Ronde che si era aggiudicato la prova preliminare e quindi entrava in campo per ultimo nella finale. Boyd Exell, rientrato pienamente in sintonia con il suo tiro a quattro, eseguiva la Seconda Prova all’altezza delle sue capacità, riuscendo anzi a controllare efficacemente il suo team un po’ troppo irruente nell’avvicinamento al ponte. Tre gli equipaggi qualificatisi per il barrage in cui Exell totalizzava il miglior tempo con l’unico doppio netto che gli permetteva di rifarsi sul risultato ereditato dal primo giorno. Al secondo posto nella classifica finale Koos de Ronde, pienamente consapevole di avere poche chance rispetto al campionissimo e quindi estremamente felice della sua conclusione, mentre terzo si classificava Ijsbrand Chardon, che pur mettendo a segno un netto nel barrage, doveva rinunciare al secondo posto finale a causa di tre errori nel percorso base.

 

Koos de Ronde con 2 groom d’eccezione: la moglie e il figlio

“Sono piccolo e nero – pardon, pezzato? Niente paura: volo come i grandi e il mio driver, Ijsbrand Chardon, lo sa bene!”

 

Niente da fare quest’anno per il campione in carica dall’anno precedente, il giovane Bram Chardon che, dovendo sostituire prima dell’ispezione dei cavalli il leader di maggiore esperienza perché non in forma perfetta, abbatteva alcuni ostacoli in entrambe le competizioni, rimanendo escluso anche dal barrage. Rimane comunque per i Paesi Bassi la soddisfazione di aver piazzato al secondo, terzo e quarto posto in classifica finale i propri rappresentanti, a conferma dell’alto grado di competenza degli atleti olandesi. Una curiosità. La FEI ha istituito a partire dal 2020 il “bracciale FEI” che spetta di diritto a chi risulta essere al vertice della ranking list degli ultimi 12 mesi per quella particolare categoria. Così al momento di entrare in campo, visto che il conteggio per quest’anno parte dal 1° gennaio 2020, Bram Chardon ha potuto fregiarsi del distintivo, avendo vinto a Lipsia l’unica tappa disputata quest’anno.

 

Bram Chardon, una finale sfortunata ma la soddisfazione di potersi fregiare del bracciale di top della ranking list

 

Due fuori-programma al termine delle gare: l’addio alle scene della cavalla più anziana di Boyd Exell, la 23enne di origine svedese Demi che, pur ancora in grande forma, andrà a fare la fattrice, e la medaglia di ringraziamento assegnata dalla FEI alla giudice francese Anne Marie Turbé per la preziosa collaborazione come membro della Commissione Attacchi, incarico scaduto lo scorso novembre.

 

Anne Marie Turbé e Boyd Exell con la cavalla Demi

 

Una nota a margine. Tutti i concorrenti che hanno partecipato alla finale di Bordeaux hanno utilizzato carrozze di fabbricazione Van den Heuvel, una grande soddisfazione per un imprenditore che evidentemente ha saputo trovare il meritato favore per i suoi prodotti da parte di concorrenti di questo calibro.

 

Carrozze Chr. van den Hoevel à gogo

 

Fin qui la cronaca. Ma cosa è così speciale in questo circuito che tiene incollati gli appassionati alle notizie e ai video pur con un numero così esiguo di concorrenti, posizione irraggiungibile per la stragrande normalità dei cultori di questo sport?

Innanzitutto l’intero circo mediatico che ha saputo rimodulare lo sport sotto forma di show, sfruttando la stagione solitamente morta per questa disciplina sportiva trasferendola in campi indoor e creando una serie abbastanza concentrata di eventi travolgenti e adrenalinici imperniata su star di larga fama. Dieci driver, al netto delle wild card spesso con beniamini locali, con un tale grado di preparazione da garantire delle performance di massimo livello tutte da godere, senza il pericolo che spingendosi al limite si rischi uno spettacolo poco confacente all’immagine di se stesso che questo sport vuole trasmettere. E’ ovvio che il fattore economico non è estraneo al gioco messo in campo, ma la contropartita si materializza con una tale soddisfazione per tutti, dagli organizzatori agli ufficiali di gara, dai driver con i loro team agli spettatori sia dal vivo che via web, dagli sponsor al grande battage giornalistico coinvolto, che il successo dell’impresa non necessita di ulteriori giustificazioni. La condizione indispensabile perché tutto ciò si avveri è l’eccelsa qualità dello spettacolo fornito.

Qui vorremmo spezzare una lancia a favore di due figure che nel grande circo rimangono un po’ in ombra ma sono le autentiche artefici della buona riuscita di tali manifestazioni.

 

Il Giudice Andrew Counsell definisce gli ultimi dettagli con lo chef de piste Johan Jacobs

 

Partiamo dal giudice, il cui compito è tutt’altro che facile, dovendo seguire – spesso stando addirittura in campo per un contatto più immediato – ma soprattutto reagire in qualche frazione di secondo, visti i tracciati molto compatti dati dalle dimensioni ridotte dei campi indoor e dalle velocità sostenute con cui 16 zoccoli aggrediscono il terreno in una folle corsa per poi affrontare in strette volute gli ostacoli similfissi, il tutto condito dal tifo decisamente sonoro del pubblico e dall’alto livello della musica dal ritmo incalzante per non parlare dello speakeraggio altrettanto frenetico.

La seconda figura da cui dipende la sana e accattivante competitività per la soddisfazione di tutti è il costruttore di percorso. In questa edizione se ne sono avvicendati quattro – Jerome Houterman/Ned, Gabor Fintha/Hun, Dan Henriksson/Swe e Johan Jacobs/Ned – tutti non solo di 4° livello ma inclusi in una scarna lista di super-esperti soprattutto nell’ambito dei tiri a quattro reputati all’altezza del delicato compito.

Abbiamo intervistato il costruttore dei percorsi della finale di Bordeaux, l’olandese Johan Jacobs, che così ha commentato:

 

Lo chef de piste olandese Johan Jacobs sempre al lavoro in prima persona e sintonizzato su qualsiasi richiesta di intervento

 

C&C: Quali sono le Sue sensazioni nel costruire una finale come questa?

JJ: Sono orgoglioso di essere stato nuovamente incaricato di predisporre i percorsi della finale di Bordeaux. Ho voluto costruire un percorso equo sia per i cavalli che per i concorrenti, con traiettorie piacevoli e tante opzioni tra cu scegliere nell’alternanza di tragitti veloci e parti tecniche.

C&C: La reazione dei driver e dei cavalli ha dimostrato che l’obiettivo che si era posto è stato raggiunto?

JJ: Le reazioni sono state positive sia da parte dei concorrenti che dei giudici e non solo: anche gli spettatori sembrano aver gradito molto.

 

Il fondo dei campi indoor non è una cosa facile da gestire con gli attacchi

 

C&C: Quali le maggiori difficoltà nel pianificare il tracciato?

JJ: In realtà non c’erano grandi difficoltà perché il campo indoor di Bordeaux è grande se paragonato ad altri in cui si sono svolte le tappe di Coppa del Mondo. La preoccupazione maggiore è data dal fondo in relazione alle traiettorie curve e veloci in cui il terreno può essere fortemente danneggiato dalle ruote delle carrozze.

C&C: Ovviamente il livello dei driver è molto alto: quali elementi ha preso in considerazione per coniugare livello tecnico e show?

JJ: Percorso tecnico negli ostacoli e poi linee veloci che offrano uno spettacolo entusiasmante per gli spettatori. Io cerco comunque sempre di costruire percorsi dove il rispetto dei cavalli viene per primo.

 

Ostacoli made by www.coursedesign.nl, di proprietà di Johan Jacobs sempre proiettato verso nuove sperimentazioni. In alto la speed box, in basso un’evoluzione del supporto per le palline ancora da testare

 

C&C: Come è stato lavorare con il team di Bordeaux?

JJ: Questa era la seconda volta che costruivo la finale a Bordeaux quindi conosco ormai gli organizzatori e alcune delle persone con cui devo lavorare. Io non parlo francese ma ho avuto la valida assistenza di Bruno Kempf e anche di Quentin Simonet con i quali è un piacere lavorare. Io sono proprietario di una piccola società che costruisce ostacoli per allenamento e per i concorsi indoor: la Course Design (www.coursedesign.nl). Gli ostacoli di Bordeaux appartengono alla Federazione Equestre Francese e li ho costruiti io, come d’altronde sono miei quasi tutti gli ostacoli della Coppa del Mondo.

C&C: Concludendo, in retrospettiva, avrebbe voluto fare qualcosa di diverso?

JJ: C’è solo una cosa che avrei voluto fare meglio: dare ai concorrenti un’ulteriore opzione.

 

Il percorso della finale

 

Prendendo spunto dal grafico del percorso ideato per rendere avvincente la lotta per le medaglie, abbiamo intavolato una conversazione anche con il nostro chef de piste internazionale Gabriele Panier Suffat, reduce dal recente corso di aggiornamento per ufficiali di gara tenuto in Austria dallo stesso Jacobs, che ci ha svelato alcuni aspetti insospettabili di cosa avviene dietro le quinte per la costruzione dei percorsi.

Il costruttore prepara su carta il grafico esattamente in scala rispetto al campo di gara a disposizione. Poi il tutto si realizza con i mezzi più avveniristici: il grafico viene proiettato dall’alto sul terreno a mezzo di luci che indicano esattamente la posizione di coni, ostacoli similfissi, piante, decorazioni, ecc. Nel giro di un quarto d’ora il campo da totalmente vuoto è pronto per la ricognizione. Questo ha un effetto fondamentale: crea per il pubblico uno spettacolo all’interno dello spettacolo, suscita curiosità a mano a mano che il percorso si materializza e, trattandosi comunque di un’operazione piuttosto veloce, fa in modo che gli spettatori non si allontanino dalla propria postazione.

 

E poi c’è chi crede che andare in carrozza significhi starsene seduti comodi!

 

In quanto alla tecnica utilizzata, molte sono le accortezze adottate dai costruttori di percorso. La parte contraddistinta da porte coni è piuttosto lineare, galoppabile, senza tuttavia rinunciare a quelle piccole astuzie di lievi spostamenti laterali della traiettoria che non creano possibilità di incidenti ma hanno lo scopo di costringere a tenere sotto controllo la velocità per non rischiare l’errore. Un altro aspetto da non sottovalutare è il posizionamento di alcune porte coni vicine agli ostacoli similfissi, ma sempre con porte già passate prima che sia il turno di quell’ostacolo in modo che se l’attacco allarga troppo prenderà penalità ma la porta coni non deve essere ricostruita fermando il tempo ed interrompendo l’azione a detrimento del ritmo travolgente dello spettacolo. Che poi gli ostacoli similfissi siano costruiti adattandoli espressamente ai tiri a quattro è abbastanza ovvio, cosa comunque che solo un costruttore di grande esperienza sa fare.

 

Archiviata la finale di Coppa del Mondo ora riparte la stagione estiva, con i regolari concorsi outdoor nei quali puntare ad accumulare punti per la qualificazione del circuito della FEI World Cup Driving 2020-2021.

 

Boyd Exell, al suo 9° titolo, sorride fiducioso pregustando le prossime sfide

 

per le foto si ringraziano Hoefnet/Krisztina Horvath.

 

Le classifiche dettagliate sono disponibili su Hoefnet

 

Link al video del barrage di Boyd Exell

Link al video con i momenti clou della finale