Tanto interesse ha destato questa manifestazione, più del previsto e molto di più degli scorsi anni. Tanti fedeli in chiesa, tante buone forchette in tavola e tante famiglie con nonni e nipoti. Era la festa degli animali e dopo la sfilata dei “Nuovi Carrettieri Veneti” con i loro poderosi cavalli da tiro pesante rapido (TPR) ecco un divertente ed interessante concorso come “El meio Can e Gato” per sensibilizzare tutti sul rispetto reciproco tra uomo e animale. Grande lo sforzo profuso dall’instancabile e onnipresente Fabrizio Lonardi, Presidente della “Confraternita dei nostalgici del Tabar” che ha saputo coronare con successo questa importante manifestazione. Tante le novità e le curiosità che vedremo attraverso i racconti e le foto del Dott. Antonio Frazza, di Antonio Tognon, Monica Vicentini e … lo scrivente.

 

 

Concamarise, 12 gennaio 2020             Festa di Sant’Antonio Abate

Sant’Antonio Abate, eremita egiziano del III secolo dopo Cristo, taumaturgo, martire e profeta, da secoli è venerato quale protettore degli animali domestici, cioè da quando le sue reliquie furono portate in Francia nell’XI secolo. Poiché ebbe la fama di aver guarito un maialino, egli sostituì la divinità celtica del dio Lug che, accompagnato da un cinghialino, usciva ogni primavera dalla foresta per annunciare il risveglio della natura e degli animali. A Sant’Antonio Abate furono intitolate numerose confraternite di mutua assistenza; fra di esse c’è anche la “Confraternita dei nostalgici del Tabar di Sant’Antonio Abate” con sede nel comune veronese di Concamarise che quest’anno celebra il suo decimo anno di vita. I componenti del sodalizio indossano il Tabarro nero che, oltre a richiamare il mantello del santo protettore, ha accompagnato in modo significativo per secoli lo scorrere della vita della civiltà contadina veneta. Sant’Antonio Abate viene ricordato ogni anno il 17 gennaio e, per l’occasione, la Confraternita di Concamarise mette in atto una serie di iniziative tese a richiamare le antiche tradizioni religiose, civili e culturali unitamente alla promozione turistica ed economica del territorio che presenta capacità e potenzialità produttive di tutto rispetto. Anche per l’edizione di quest’anno le iniziative sono molteplici, di carattere religioso ed economico. La mattinata di domenica 12 gennaio è iniziata con la Santa Messa nel corso della quale, all’offertorio, c’è stata la benedizione del sale destinato al bestiame, le offerte al celebrante dei doni costituiti da prodotti agricoli cui è seguita la processione per le vie cittadine con la statua di Sant’Antonio Abate. Dopo la S. Messa, sul sagrato è seguita la benedizione degli animali presenti nei numerosi recinti. (Dott. Antonio Frazza)

 

 

 

Al centro da sin. Don Maurizio Saccoman e Monsignor Cristiano Falchetto

 

La S. Messa è stata concelebrata da Mons. Cristiano Falchetto, provicario della Diocesi di Verona, e dal Parroco Don Maurizio Saccoman. Nella chiesa gremita in ogni suo spazio, Monsignor Cristiano Falchetto lanciava l’ennesimo appello per un mondo migliore nella speranza che si possano ripristinare gli antichi valori morali del rispetto, della famiglia e della fede, pilastri portanti della civiltà contadina che negli ultimi anni sono stati travolti (come in tempi remoti) dall’idolatria di “Sua Maestà il Danaro”.

 

 

 

 

 

 

La giornata è stata ricca anche di avvenimenti a sfondo culturale come il concorso nazionale di poesia dialettale, la mostra dei trattori d’epoca, la mostra dei prodotti agricoli, la mostra dell’artigianato, la sfilata dei carrettieri e la visita al locale museo della civiltà contadina. Ha chiuso la prima parte del programma mattutino il pranzo sociale con menù a base di prodotti tipici locali. La bella giornata di sole ha favorito l’arrivo nel piccolo paese di tante persone attratte da tutte le interessanti novità proposte dagli organizzatori.

 

 

 

Al centro il caratteristico fiasco con la “Graspia”

 

La Graspia (vino annacquato) era la bibita degli agricoltori-contadini molto poveri i quali non potevano permettersi di bere regolarmente del normale vino prodotto da loro stessi in quanto lo stesso doveva servire durante l’estate per i lavori molto faticosi come la trebbiatura, la raccolta della canapa o la fienagione e altri lavori che abbisognavano di duro lavoro. Essa veniva preparata subito dopo la vendemmia e successiva vinificazione, circa a fine ottobre, sfruttando le vinacce (le graspe) dopo essere state separate dal vino. A queste veniva aggiunta dell’acqua e qualche cesto d’uva, si facevano nuovamente fermentare e dal risultato si ricavava una bevanda povera di alcool e nello stesso tempo dissetante. Essa veniva bevuta nei pochi mesi freddi perché la sua durata con l’avvento della stagione calda subiva una trasformazione e diveniva molto acida perciò quasi imbevibile. (Antonio Tognon)

 

Le simpaticissime venditrici di “Graspia” e tante altre specialità delle tradizioni locali

 

Nel grazioso banchetto ben allestito a fianco della chiesa, quattro gentili e sorridenti signore proponevano assaggi della “Graspia”, un antico intruglio contadino sopra ben descritto da Antonio Tognon, probabilmente ideato dalla grande miseria che albergava in tante famiglie contadine del tempo. Ai passanti curiosi le signore prima della degustazione anticipavano con un sorriso la frase: “Non è poi tanto gradevole il sapore”. Ne siamo convinti, una volta non usavano sostanze chimiche nocive e cancerogene, nei tempi passati con i pochi centesimi a disposizione non si poteva pretendere di più come invece avviene ai tempi nostri. Attualmente all’interno di tanti supermercati possiamo acquistare con 0,90 centesimi una bella bottiglia in vetro recante una graziosa etichetta appariscente, con un elegante tappo salva-aroma luccicante, e dopo trenta minuti di frigo servirla fresca in tavola. Il liquido contenuto in essa (al contrario di una volta) sarà a vostro piacere: bianco, rosso o rosé, fermo, frizzante o insapore … e il gusto? Scusate Signori, portate pazienza, ma con il look della bottiglia attraente e invitante, il marketing incisivo e convincente su radio, TV e stampa, la promozione del lunedì prendi 2 e paghi 1,  pretendete che all’interno della bottiglia ci possa essere solo ed esclusivamente della spremuta di uva!??   (D.O. Ermes)

 

L’articolo integrale datato 20 luglio 2019 molto più dettagliato e ricco di … tristissimi particolari, lo potete trovare, insieme a tanti altri, sul web di:  www.linkiesta.it

 

 

A più riprese le vie del paese si sono riempite di gente per assistere ai vari cortei

 

 

 

Instancabile organizzatore, Fabrizio Lonardi (al microfono) ha saputo condurre in porto brillantemente la non facile organizzazione di un evento del genere. Primo a sin. il Sindaco di Concamarise Cristiano Zuliani, a fianco Stefano Cantiero.

 

A sinistra Stefano Cantiero insieme a Cristiano Zuliani aprono il corteo attraverso le vie del paese di Concamarise

 

Il Sindaco di Concamarise e Senatore della Repubblica, Cristiano Zuliani ci ha rilasciato una breve intervista con le sue impressioni sulla giornata odierna che potremmo sintetizzare in “Promuovere il recupero delle antiche tradizioni contadine”

C. Zuliani – “Per gli amanti di: tradizioni, cultura, territorio e chilometro zero, qui a Concamarise trova un paese fertile; in questo piccolo paese di 1000 abitanti dove non ci sono mai stati stravolgimenti urbanistici, le attività e la popolazione nonostante tutto, seguono ancora i ritmi e le abitudini dei tempi passati.”

C’è un futuro per la politica del km zero? 

C. Zuliani – “E’ un ottimo segnale che noi come Amministrazione Comunale non ci stancheremo mai di promuovere, come ben si vede nella giornata di oggi con una intera via piena di banchetti con prodotti agro-alimentari provenienti sia dai dintorni che dalla regione Veneto. Aggiungo che l’antico mondo contadino, qui rappresentato dal Museo “Casa Contadina”, è ed è sempre stato, geloso custode di questi valori.”

 

A Stefano Cantiero, giornalista e fondatore dell’App. “Ti porto io” è stato assegnato l’8° Premio Confraternita 2020 e anche lui ci ha gentilmente rilasciato una dichiarazione sullo stesso tema: “Promuovere il recupero delle antiche tradizioni contadine”

S. Cantiero – “Le antiche tradizioni sono assolutamente da prendere come esempio, esse sono la verità e la nobiltà delle nostre origini e mi permetterei di aggiungere anche la sacralità, perchè i valori che trasmettono cose come quelle viste oggi, un po’ tutti ce le stiamo dimenticando, mentre invece è da lì che noi tutti arriviamo. In questi nostri tempi fatti di velocità, frenesia e relativismo, gli antichi valori devono essere ben recepiti da noi adulti e dalle giovani generazioni perché se dovessero ritornare tempi bui e cupi, bisogna essere pronti ad affrontarli altrimenti ci crolla tutto addosso e si capirebbe che siamo cresciuti su castelli di sabbia invece che su valori autentici.”

https://tiportoio.tv/#/it

 

 

Da ricordare il gemellaggio di Concamarise con la “Confraternita dei Priori del piatto di Sant’Antonio Abate” di Santa Maria degli Angeli di Assisi sorta in seguito ad un miracolo di Sant’Antonio, di metà Ottocento che ha guarito i cavalli addetti al servizio postale nella tratta Firenze-Roma. Il gonfalone presente è il primo a destra.

 

L’interminabile corteo delle Confraternite

 

 

 

E’ oramai un dato di fatto che un cane o un gatto alberghi in tantissime case e non c’è nulla di meglio che portarlo in passerella per fare vedere a tutti quanto sia bello e simpatico. Ad organizzare questa divertente sfilata canina ha provveduto per il 3° anno cosecutivo Monica Vicentini alla quale abbiamo chiesto un autorevole commento sullo svolgimento del Concorso “El meìo Can e Gato”.

Testo e foto a cura di Monica Vicentini

Si è svolto domenica 12 Gennaio a Concamarise, in provincia di Verona, in occasione della 9a Festa di Sant’Antonio Abate, il Concorso “El Meìo Can e Gato” – 3a Edizione, con il patrocinio del Comune di Concamarise ed in collaborazione con la Confraternita dei Nostalgici del Tabar di Sant’Antonio Abate (Presidente Fabrizio Lonardi) gemellato con l’Associazione Priori del Piatto di S. Antonio Abate Assisi, l’Associazione Cacciatori Concamarise e la Pro Loco Concamarise “Concamarise in cammino”. La partecipazione, gratuita ed aperta a tutti, ha offerto l’occasione ad una Giuria speciale composta dagli Alunni della Scuola G. Rodari, di valutare gli iscritti in base alle loro caratteristiche di: ”Simpatia, Vivacità, Eleganza, Dolcezza”.
Il défilé, presentato da Gaetano Iarrusso (Addestratore ENCI – certificato Dog Training) ha visto susseguirsi nella zona esterna (in prossimità all’area verde della Pro Loco in Via Lucio Battisti) la sfilata con protagonisti “Loro” : i nostri amici a quattro zampe! Lo scrutinio si è svolto con la preziosa assistenza dei Volontari della Confraternita dai Nostalgici del Tabar di Sant’Antonio Abate, l’Associazione Cacciatori Concamarise ed altri, che hanno eseguito il conteggio in tempo reale garantendo l’immediata designazione dei vincitori.

1° Can – pari merito: Leo con Antonio Cardinale e Hella con Rocco Vassallo 2° Can: Neve con Andrea Giacomello

3° Can: Rex con Lorenza Dal Bosco

1° Gato: Prinsi con Marco Bonadiman 2° Gato: Oliver con Eva Mantovanelli  3° Gato: Leo con Alessandra Bon

A ciascun iscritto è stato consegnato l’ “Attestato di Partecipazione” personalizzato mentre ai sette vincitori, oltre alla certificazione di classifica, sono stati assegnati i rispettivi premi messi a disposizione dallo sponsor “Super Argo” Legnago (VR). La giornata ha consentito a tutti i presenti il divertimento condiviso con i propri animali e l’opportunità di conoscere nuovi amici “bipedi e non”.

 Monica Vicentini – JRTL – Jack Russelle Terrier Legnago (VR)

 

 

 

Il filo conduttore di oggi erano le antiche tradizioni e non potevano mancare libri inerenti la cucina Veneta. Quelli che ha presentato il Dott. Antonio Frazza oggi a Concamarise sono però molto particolari; uno di questi, tratta e descrive fedelmente le ricette dei primi anni del ‘900 che una nobildonna del tempo accuratamente trascrisse su di un quaderno. Con pazienza e passione Antonio Frazza (probabilmente aiutato dalla sua consorte) ripropone attraverso le pagine di questo libro un modo di mangiare semplice ma genuino fatto di ingredienti sani (no additivi chimici) e in particolare a chilometro zero. I due libretti potete ordinarli a questa mail:  antoniotognon@virgilio.it

 

Due interessanti libretti con antiche ricette della tradizione Veneta riproposte da Antonio Frazza

 

 

Il menù proposto dalla Confraternita del Tabar presso il Circolo “Noi” era esclusivamente dedicato alle tipicità culinarie della terra Veneta apprezzate da tutti, in particolare da chi arrivava da altre regioni italiane. Discorsi e premiazioni di rito hanno intrattenuto gli ospiti fino all’estrazione finale di una Lotteria con grandi ceste colme di prodotti tipici.

 

La nuova sede dell’Associazione è stata anche l’occasione per premiare e dedicare un rigraziamento alle persone più meritevoli che si sono distinte nel corso dell’anno

 

Per chi gradisse approfondire l’argomento e allo stesso tempo passare un fine settimana gustando specialità inconsuete in ottima compagnia, le Confraternite si tornano a riunire alla Fiera del Radicchio Rosso di Casaleone (VR). (gennaio 24-25-26-31 e febbraio 1 e 2 )

http://www.confraternitefice.it/   www.fieraradicchiocasaleone.it

 

 

 

 

 

In tema di antiche tradizioni potevano mancare i Carrettieri?  Assolutamente NO!

Negli ultimi 20 anni su tanti prati in erba, campi di gara o sagre popolari abbiamo sempre visto carrozze di una certa importanza, molto “regali” e importanti, con cavalli e cocchieri tirati a lucido come se immedesimati in tempi passati a scarrozzare principi, re e aristocratici vari e assortiti, unico neo … il povero carrettiere! In pochissime occasioni quell’uomo lavoratore, saggio, dalla battuta sempre pronta e dalla scarpa grossa avvolto da un vivace fazzoletto al collo è stato degno di nota, eppure anche il Re e la sua Corte se voleva mangiare aveva bisogno di lui! In tutti i casi da alcuni anni tante piccole Associazioni di Carrettieri sono sorte a difesa degli antichi valori e oggi a Concamarise troviamo “I Nuovi Carrettieri Veneti” spronati, condotti e animati dall’instancabile Presidente Fabio Magonara.

 

Fabio Magonara, Presidente dell’Associazione “Nuovi Carrettieri Veneti”

 

Una parte del gruppo di appassionati: “I Nuovi Carrettieri Veneti” fotografati al termine della manifestazione (stanchi ma contenti) i quali come da tradizione devono farsela tutta a piedi al fianco del proprio cavallo!

 

 

“PROMUOVERE IL RECUPERO DELLE ANTICHE TRADIZIONI CONTADINE”

In questa bella frase io aggiungerei anche la parola “ripristinare” perchè come al solito siamo andati oltre, abbiamo passato la misura. Leggendo la frase sopracitata, ben confezionata e dal gradevole impatto emotivo, la mente dei più vaga attraverso polverose fotografie e vecchi ricordi di nonni e nonne intenti a rimescolare la polenta nel camino o dare il granoturco ai polli nell’aia, come se tutte quelle gestualità fossero da archiviare o dimenticare per sempre. No cari Signori, tutto il movimento di uomini, animali e idee viste oggi dal vivo fuori e dentro i lunghi “tabarri” ci fa dedurre che dalle parole e dai ricordi è necessario al più presto passare ai fatti!

 

Alcuni momenti della sfilata attraverso le vie di Concamarise circondati dal numeroso pubblico intervenuto

 

Mestiere antico quello del Carrettiere

Sarebbe il caso di dire “antichissimo” visto e considerato che prima dell’invenzione della ruota, circa 7.000 anni fa, c’erano persone che con l’aiuto dei buoi e una “treggia” trasportavano da un luogo all’altro carcasse di animali uccisi e tronchi di legna per scaldarsi. Poi qualcuno intorno al 3000 a.C. inventò la ruota e tutto il trasporto su terra si velocizzò enormemente passando dai 3 km all’ora dei buoi con treggia ai 6/7 orari con i primi carri trainati da cavalli. Il trasportatore di merci con carri di svariatissime dimensioni e modelli iniziò le sue fatiche insieme al suo fido cavallo in tempi lontanissimi come citato nella “Lex Iulia Municipalis” promulgata da Giulio Cesare nel 45 a.C. a Roma. “Non è intenzione di questa legge impedire che i carri trainati da asini o buoi e introdotti nottetempo, escano dalla città vuoti o per portare via lo sterco dalla città anche dopo l’alba o prima della decima ora”. Un quadro molto esaustivo dell’operato dell’antichissima civiltà contadina e dei suoi usi e costumi lo troviamo proprio nell’antica Roma dei Cesari quando la popolazione in città raggiunse i due milioni di abitanti. A questi due milioni si devono poi aggiungere tutti i paesi limitrofi che abbisognavano giornalmente di generi alimentari. Gli agricoltori e allevatori del tempo raggiunsero livelli di produzione e commercializzazione altissimi, quasi “industriali” con migliaia di addetti nelle campagne e centinaia di trasportatori con carri trainati da buoi, muli, asini e cavalli. Un vero paradiso terrestre per il chilometro-zero senza l’inquinamento da ossido di carbonio. Va specificato poi che le quantità di generi alimentari pro capite non erano in linea con quelle di oggi, infatti un legionario in assetto da battaglia con armamento, mangiava giornalmente 10 volte di più di un impiegato statale odierno impegnato 4 ore al giorno davanti al PC.

Indietro non si torna! Vero o falso?

Onde evitare i soliti “catastrofismi all’italiana” cerchiamo di trovare una via di mezzo che pare la più sensata. Copiare al 100% dal passato non è più possibile e, come vorrebbe qualcuno (?) eliminare l’uomo a favore della macchina resta un’utopia. In tante zone d’Italia un gruppo sempre più numeroso di aspiranti agricoltori hanno iniziato da tempo a coltivare due tipologie di prodotti con l’aiuto del Cavallo Agricolo Italiano (TPR). I prodotti da orto e la vigna sono i più adatti alla trazione animale e ultimamente possiamo aggiungere anche le attività di disboscamento in montagna. La buona volontà degli addetti ai lavori c’è, si tratta di pazientare ancora un po’ e lottare perché il “vecchio sistema” di fare agricoltura non se ne vuole andare, e tutte le realtà sopra descritte devono essere “messe in rete” tra di loro.

 

Tanti gli eventi con i cavalli agricoli italiani, lentamente il mondo sta cambiando.

 

Agricoltura Turismo e Cultura alla “Folaga Rossa” di Verona

 

 

Come la mettiamo con i sesterzi, i dollari e l’euro?

Riguardo la “monetizzazione” dei lavoratori della terra stile antiche tradizioni e amici carrettieri trasportatori, la situazione è cambiata enormemente a causa della globalizzazione che ha imposto nuove regole e stili di vita. E’ perfettamente inutile che l’agricoltore si lamenti se nessuno acquista le sue albicocche a 10 centesimi al kg; nei supermercati si commercializzano le albicocche che arrivano quasi appena raccolte dalla Nuova Zelanda per via aerea e costano molto meno! Il mondo è cambiato e si è globalizzato, non è più concepibile che un solo agricoltore venda tutti i suoi prodotti freschi trasportandoli con carro e cavallo al paesello più vicino, incassi in un solo passaggio tutti i soldi per poi nasconderli sotto il materasso di casa eludendo i 15/20 euro mensili della tenuta del conto corrente incluso la tassa di Capodanno! Le regole odierne impongono tre o quattro businessman affiancati da circa 200 manager ben stipendiati che organizzano e dirigono il marketing alimentare su scala europea e mondiale con un occhio di riguardo per le lobby. Tutte queste strategie multifunzionali, arzigogolate e parassitose fanno venire qualche dubbio, e ci devono indurre ad una profonda riflessione sul da farsi in un prossimo futuro. (Sapete che ore sono? E’ l’ora di darci un taglio!!)

 

 

LA SFILATA DEI TRATTORI D’EPOCA

Noi non eravamo presenti verso la fine dell’800 quando le prime macchine agricole azionate a vapore fecero la loro apparizione nelle campagne, ma sicuramente buoi, cavalli, muli e asini tirarono un enorme sospiro di sollievo. A pensarci bene gli animali, che oggi festeggiano con Sant’Antonio Abate, hanno aiutato l’umanità a progredire per migliaia di anni, mentre il motore a scoppio e suoi derivati modernissimi sono apparsi sulla terra solo 140 anni fa!  Al momento non abbiamo statistiche o raffronti a disposizione per capire se stiamo andando avanti o se ci siamo leggermente impantanati, in tutti i casi … “Io speriamo che me la cavo!”

 

 

Lungo e applaudito il corteo dei trattori d’epoca, anche se a chiudere la fila c’erano tre autentici giganti gommati di ultima generazione!