In uno splendido pomeriggio d’inverno, tutta circondata da una corona di montagne innevate tanto vivide da sembrare a pochi chilometri di distanza, sulle rive del pittoresco lago di Viverone nel biellese, la “Fondazione Emanuele Cacherano di Bricherasio” ha accolto nella sua sede sabato pomeriggio, 14 dicembre 2019, una dozzina di appassionati di attacchi per un approfondimento sui Coach e sui relativi finimenti. Si tratta in effetti del modello più antico di carrozza il cui uso, passato da vettura di utilità a oggetto del desiderio di qualsiasi cultore moderno della tradizione degli attacchi, si esprime nel XXI secolo nella sua più alta espressione con la pratica del Coaching. Trattandosi quindi di “materia vivente”, è stato interessante ripercorrerne l’evoluzione dai primi modelli di Mail Coach con caratteristiche costruttive embrionali e spartane fino a quello che, trasformatosi nel corso dei secoli per adeguarsi ad esigenze diverse, alle mutate condizioni delle strade e a tendenze di pensiero sempre più proiettate verso il futuro, è arrivato fino ai nostri giorni come vettura ad uso privato tipicamente guidata dal gentleman.

 

 

Una Fondazione legata all’ambiente della carrozza nella sua evoluzione verso l’automobile

Il nome Emanuele Cacherano di Bricherasio (1869-1904) è forse sconosciuto ai più perché purtroppo a questo personaggio non è mai stato tributato il merito che gli era dovuto quale vero ideatore del progetto FIAT, impresa nella quale il più celebrato Giovanni Agnelli (1866-1945) entrò con altri 9 solo in fase di formalizzazione dello statuto di fondazione nel 1899. Forse ciò è dovuto al fatto che il Conte Emanuele, grande amico di Caprilli, morì come quest’ultimo in giovane età e in circostanze sospette, sembra perché il primo avesse idee “scomode” e il secondo “avesse visto troppo”. Si trattò di un vero giallo su cui la storia preferisce sorvolare. Il conte Emanuele Cacherano di Bricherasio, Ufficiale  di Cavalleria e fondatore, oltre che della FIAT anche dell’Automobile Club d’Italia, cresciuto tra i cavalli quando ancora la carrozza era il mezzo di locomozione per antonomasia, fu il primo ad intuire le vere potenzialità dell’industria meccanica volta alla produzione di automobili ad uso privato, con una visione futurista, dinamica, tutta volta al potenziamento della velocità, del progresso e con la sua visione lungimirante dell’automobile e della sua divulgazione, senza che questa potesse tuttavia prescindere dalle radici rappresentate dai mezzi di trasporto a trazione animale. Di lui è stato scritto: “L’inspiegabile e prematura morte non sminuisce la grandezza della figura di Emanuele Cacherano di Bricherasio, del suo pensiero, della nobiltà del suo carattere, del suo operato, del rapporto umano con le persone, dei suoi principi democratici altamente proclamati, della sua passione, della sua intuizione e della sua intraprendenza che sono stati capaci di promuovere una profonda trasformazione della società italiana e non solo”. Per gli appassionati consigliamo la lettura del libro a firma di Giorgio Caponetti “Quando l’automobile sconfisse la Cavalleria”, la cui trama è fitta di episodi, alcuni notissimi, molti sconosciuti, che hanno coinvolto i personaggi che campeggiano nel racconto, in primis i due grandi amici Federigo Caprilli ed appunto Emanuele Cacherano di Bricherasio, incontratisi per la prima volta all’Accademia Militare di Modena per poi continuare l’assidua frequentazione alla Scuola di Cavalleria di Pinerolo.

 

La prima automobile prodotta in 26 esemplari da FIAT ancora in forma artigianale, la 3 1/2 HP, con un manubrio al posto del volante e sedili disposti “vis-à-vis”, nè più e né meno che sulle carrozze

 

Fu nel 1914, 10 anni dopo la morte del Conte Emanuele, che Sofia Cacherano di Bricherasio ottenne dal Re Vittorio Emanuele III il riconoscimento della Fondazione come Ente Morale intitolato al Conte Emanuele, con la missione eminentemente culturale di operare in campo sociale con diversi progetti dedicati, sviluppando attività multidisciplinari atte a promuovere il dialogo intergenerazionale, ergendosi a fonte fresca di divulgazione, di esperienze e di sapere. La cultura è profondamente utile ma deve essere necessariamente coinvolgente ed attrattiva, deve arricchire il prossimo di nuovi contenuti ed idee.

E’ in quest’ottica di divulgazione della cultura che si inserisce il primo di una serie di incontri dedicati alla conoscenza del mondo degli attacchi.

Un grazie va dato alla volontà e all’impegno di Adamo Martin, amico del Presidente della Fondazione, per aver dato agli appassionati di questa splendida attività la possibilità di passare una giornata dedicata alle carrozze ed in particolare al Mail Coach, primo mezzo di trasporto per la posta alla quale era demandato l’importante compito di mantenere i contatti umani tra le persone che abitano questo nostro pianeta, proprio come con mezzi altamente tecnologici si continua a fare oggi, seppur inviando messaggi con un solo clic e passando attraverso un terminale.

 

 

Dal Mail Coach all’E-Mail

Nel discorso di apertura dei lavori il Presidente della Fondazione, Maurizio Aiassa, ha voluto sottolineare la volontà di creare un filo conduttore culturale con un mondo che non tramonterà mai in quanto il cavallo e la carrozza fanno parte della vita dell’uomo, sia nello sport, che nel lavoro e nella vita privata e pubblica: serve tuttavia recuperare lo spirito culturale che questa branca del sapere comprende, anzi la filosofia del cavallo attaccato che è fatta di classe, ritmi e tempi diversi dal ritmo della vita moderna.

 

Il benvenuto del Presidente della Fondazione, Maurizio Aiassa

 

Dopo le parole di benvenuto si è passati alla trattazione dell’argomento previsto dal programma. Per alcuni dei presenti, poco più di una dozzina, si è trattato di un ripasso di quanto acquisito in anni di frequentazione ed approfondimento della materia: ciononostante sembra incredibile come, ad ogni nuovo appuntamento, si vengano a scoprire particolari sui quali non ci si era mai soffermati a sufficienza.

 

Lorenzo Gatti illustra con l’ausilio del puntatore luminoso i particolari costruttivi di un modello di Coach costruito nel 1840

 

Molto abile l’esperto incaricato di trattare l’argomento, quel Lorenzo Gatti che l’anno scorso era stato nominato dalla FISE docente in una serie di 5 incontri imperniati sulla tradizione degli attacchi a tutto tondo per la formazione di nuovi giudici. Le sue capacità hanno permesso in questa occasione agli uditori di portare con sé un pezzo di storia difficilmente recuperabile sui libri, peraltro sempre in lingua straniera, una storia che comunque fa parte dello splendido mondo del cavallo attaccato. Con efficaci presentazioni di diapositive, Gatti ha saputo trovare una risposta a tutto, discostandosi talvolta anche dal sapere comune per argomentare come una diversa interpretazione di questo o quel dettaglio sarebbe stata da ricercarsi in una possibile diversa origine. Certamente non è facile fare ricerca in questo settore se non si è motivati ed il bravo Gatti, uomo di cavalli oltre che giudice di tradizione, può a ragione vantare un interesse particolare nell’argomento specifico, non fosse altro che per aver guidato parecchi anni fa un tiro a quattro attaccato ad un coach da Berna fino alla Fieracavalli di Verona, il che gli ha fornito il background necessario a risvegliare per oltre tre ore la curiosità di una platea di appassionati che hanno stimolato un dibattito con domande più che pertinenti.

 

Uno dei primi modelli di Mail Coach, con tutti i passeggeri all’interno, un piccolo e scomodo sedile per la guardia posteriormente e le redini dei cavalli di volata che passavano ancora sulla nuca dei timonieri

 

Molto efficace anche la tematica dei finimenti legati a questo specifico comparto con vari interventi da parte dei partecipanti tra i quali figurava anche il sellaio Giorgio Vignati, proprietario de “Il Cassettone” di Civiasco/VC, capace di interloquire con cognizione di causa. Da sottolineare la presenza di un paio di iscritti provenienti dalla provincia di Mantova, che non hanno esitato a sobbarcarsi la lunga trasferta pur di aumentare il loro bagaglio culturale in materia, vista la loro ancora breve militanza nel mondo degli attacchi di tradizione. Purtroppo lo stesso organizzatore dell’evento, Adamo Martin, si è molto dispiaciuto di non aver potuto essere presente per un altro impegno dell’ultima ora ma ha espresso una “soddisfazione immensa nel vedere realizzato un progetto così ambizioso, importantissimo per quello che è l’obiettivo e per quello che ha significato riuscire a radunare delle persone motivate solo dalla passione”.

 

I finimenti hanno spesso subito le mode più che le esigenze di utilizzo

 

Decisamente positiva l’occasione di ritrovare vecchi amici o fare nuove conoscenze, con un vivace scambio di informazioni su nuove acquisizioni o ricerche sia in materia di legni pregiati che di cavalli.

Al termine della riunione c’è stato tempo anche per un brindisi, opportunamente zavorrato da grandi vassoi di stuzzichini, con la promessa di rivedersi presto per un’analoga occasione tra appassionati. Un momento conviviale ben gestito dalla segretaria, Gianna Cerchiaro, che ha distribuito ai convenuti alcuni interessanti documenti sulla Fondazione ed un attestato di partecipazione.

Forse ci si sarebbe aspettati un numero un po’ più consistente di presenze, ma l’argomento molto specifico è un po’ lontano dall’immaginario collettivo dei moderni praticanti il settore e l’incertezza sul perdurare delle nevicate ha forse scoraggiato … i più pigri e meno assetati di sapere! Tuttavia bisogna guardare avanti e siamo certi che i prossimi incontri saranno più frequentati, soprattutto visto il successo di questa riunione espresso dalla viva voce dei presenti.

 

Intervenuti attenti, grati della rara occasione di rinfrancare il proprio bagaglio culturale

 

Erano anni che non si vedeva un incontro dedicato. La Fondazione, forte di una vocazione culturale che comprende anche il cavallo e la carrozza quale antesignana dei mezzi di trasporto moderni, ha saputo riempire un vuoto mettendo a punto un programma di incontri volti ad avvicinare in modo costruttivo gli appassionati alla cultura del cavallo, perché di cultura si tratta: capire lo sviluppo della società attraverso il cavallo attaccato fa parte di quel patrimonio che ogni vero appassionato poterà con sé per meglio interpretare questo mondo affascinante.

 

Con il trascorrere degli anni si vide la comparsa di un ulteriore sedile per i passeggeri, all’esterno, sull’imperiale

 

Per vedere il filmato di un’uscita con un Royal Mail Coach guidato dal tedesco Siegward Tesch, presentato nel 2019 anche al concorso di Aachen, clicca qui