Tra le molteplici attività che si possono fare con carri e carrozze, ecco un’esperienza nella quale si fondono il piacere di rispolverare antichi ricordi attraversando a ritmo lento territori incontaminati, insieme ad amici vecchi e nuovi, per un’occasione socio-culturale all’insegna della devozione: il pellegrinaggio della “Madonna del Pozzo” di Capurso.

 

Testo e foto di Giuseppe Angiulli

 

Un passo dopo l’altro, assorto nei propri pensieri…

 

Molte volte i sogni si avverano ed è proprio un sogno quello che dopo oltre sessant’anni si è realizzato per me.

Da bambino vedevo mio padre partire dapprima con il mulo, poi con il cavallo e il traino (carro agricolo pugliese) alla volta di Capurso, paese che dista dal mio (Massafra/TA) circa ottanta chilometri, per accompagnare il pellegrinaggio che ogni anno si svolgeva in occasione della festa della Madonna del Pozzo, patrona del paese, che si celebra nell’ultima domenica di agosto.

 

Traino e sovrammolle sono pronti per un nuovo giorno di cammino

 

Quest’anno dopo ben cinquantaquattro anni due amici, Mimmo Cuscela e Silvio Mastrangelo, hanno voluto riproporre il pellegrinaggio a piedi da Massafra a Capurso in onore della Madonna ma mancava il traino con il mulo che accompagnasse la comitiva per il trasporto delle derrate e dei pochi bagagli; sarebbe stato semplice sostituire il mulo con un furgone ma perché stravolgere la tradizione.

Un giorno d’agosto squilla il mio telefono: era il mio compagno di scuola elementare Silvio che mi chiedeva come fare per trovare un carro per il pellegrinaggio. Ecco che all’improvviso riaffiora il ricordo di mio padre che parte e la risposta è immediata: ci sono io.

Approfittando del periodo delle ferie e della mia presenza a Massafra riesco ad organizzarmi: per fortuna gli amici non mancano. Giuseppe Dell’Aera di Turi mi presta la mula Rosina da attaccare al mio sovrammolle; mancano una parte dei finimenti e il caro Benedetto Altieri da Rutigliano si rende disponibile a prestarmeli ma dalla chiacchierata avuta riesco anche a comprendere la sua voglia di far parte della comitiva; lui ha tutto, cavallo, traino, finimenti ed ecco che estendo l’invito.

 

“Eravamo quattro amici al bar…”, anzi compagni di scuola, e ora condividiamo un’impresa colma di sensazioni indimenticabili

 

Tutto è pronto. Gli organizzatori hanno tracciato il percorso su strade non trafficate, hanno organizzato i luoghi di sosta, hanno stampato un libretto dove sono riportati i luoghi, i canti in onore di Maria, l’elenco dei partecipanti, anche se purtroppo Benedetto per motivi di lavoro dovrà rinunciare ai primi due giorni di viaggio.

Nulla può compromettere la partenza e la sera del 22 agosto tutti i partecipanti sono invitati alla S. Messa ufficiata da Mons. Cosimo Fonseca, Rettore dell’Antica Chiesa Madre di Massafra e Assistente ecclesiastico dell’Associazione Maria Santissima del Pozzo, che per l’occasione benedice tutta la comitiva e ci consegna il libretto e la bandana con l’effige della Madonna.

 

I traini pugliesi e soprattutto i magnifici finimenti sono una caratteristica di queste aspre terre di Puglia, dove la tradizione non si è mai interrotta

 

Il ventitre mattina alle quattro tutti in campo per la pulizia della mula e l’ultima spolverata ai finimenti poi si raggiunge il gruppo dei pellegrini, si carica tutto e si parte.

La mula Rosina, nonostante la sua lunga esperienza, ha qualche difficoltà ad affrontare le salite presenti nella prima parte del percorso ma i pellegrini le corrono in soccorso aiutandola a superare le difficoltà che per fortuna sono di poche decine di metri.

Il viaggio prosegue con tutto il gruppo che tra canti e litanie, in una giornata poco soleggiata e ben ventilata che scorre in allegria. Inizia così la conoscenza tra i componenti della comitiva: siamo circa in trenta, venuti anche da lontano e infatti una coppia di amici è arrivata da Cesena, altri da Taranto; ciò non toglie che si stabiliscano immediatamente le basi per viaggiare bene insieme.

 

Una breve sosta per rifocillarsi prima di ripartire per un’altra tappa

 

Il territorio è quello della Murgia tarantina che s’inerpica sino alla Masseria Chiangariello in agro di Mottola, masseria già appartenuta alla famiglia Cassano di Gioia del Colle, luogo che diede vita a quello che fu un cavallo di cui rimangono pochi esemplari: il “Cavallo Principino” nato da un incrocio tra una cavalla indigena ed uno stallone di piccole dimensioni ma con caratteristiche di cavallo sportivo (trottatore o arabo).

Alla masseria Chiangariello colazione a base di focaccia e frutta, breve sosta per i pellegrini e per la mula Rosina che mangia con lena avena mista a crusca (i muli non gradiscono l’avena), un secchio d’acqua e si riparte alla volta di Noci, Abbazia della Madonna della Scala.

Tra boschi e muri a secco abbiamo il problema delle mosche e dei tafani che affliggono la mula Rosina.

 

Lungo il cammino dei pellegrini grandi estensioni di terreno e degli spettatori piuttosto insoliti

 

Il sole imperversa ma la volontà di raggiungere la meta è e rimane lo scopo della giornata. Una breve sosta nella masseria Murgia Albanese e via dritti sino alla meta dove la temperatura è decisamente più accettabile. Qui si scarica il carro, si stacca Rosina e via verso una doccia ristoratrice; dopo una breve passeggiata Rosina può tranquillamente essere messa in un prato. Rimane comunque il problema dei tafani e riaffiora il lontano ricordo di un carrettiere che lavorava nella mia famiglia, Onofrio, il quale ogni mattina chiedeva a mia mamma un poco di olio misto ad aceto: era il repellente naturale per mosche e tafani. A mia volta chiedo ai frati olio e aceto, preparo la mistura, la strofino sulla schiena e sul collo di Rosina e mi rendo conto che funziona magnificamente!

 

Non sembra, ma di chilometri ne abbiamo fatti tanti!

 

I frati ci ospitano in una villa donata dalla famiglia Intini di Noci situata di fianco alla Basilica.

Il ventiquattro mattina sveglia alle cinque: meglio viaggiare con l’aria più fresca. La giornata si presenta impegnativa, sia per la temperatura, sia per i trenta chilometri che i viandanti hanno nelle gambe, anche se il territorio è pianeggiante. Purtroppo non abbiamo la possibilità di percorrere strade ombreggiate perché siamo nel territorio dei vigneti e dei ciliegeti.

Verso le 11.30 giungiamo in agro di Turi. Con l’aiuto dell’amico Giuseppe Dell’Aera veniamo ospitati dalla famiglia del signor Benedetto Romanazzi che ha già raccolto per noi frutta a sufficienza e per Rosina avena con crusca ed un buon secchio d’acqua.

Mancano circa quindici chilometri alla prossima sosta: il Santuario del santissimo Crocefisso di Rutigliano.

 

Le tappe del pellegrinaggio passano attraverso vari luoghi di culto ma la meta è la Basilica della “Madonna del Pozzo” di Capurso in provincia di Bari

 

Il caldo e la fatica si fanno sentire e qualche pellegrino chiede di salire sul carro. Per fortuna la strada è in pianura, Rosina non deve fare ulteriore fatica e il Santuario, luogo di pellegrinaggio, è ben attrezzato per ospitarci. Dopo la Santa Messa, cena e a letto: all’indomani mattina sveglia alle 4.30, anche se Capurso dista solo dieci chilometri, perché bisogna entrare per tempo con i carri per non intralciare il traffico automobilistico.

Il 25 mattina anche Benedetto Altieri si unisce al gruppo con la sua cavalla. Mentre la mula viene bardata con finimenti tipici per traino, la cavalla di Altieri prende il posto di Rosina con il sovramolle.

L’arrivo presso la prima chiesa della Madonna, là dove fu trovata la Sua Immagine e dove esiste un pozzo, coglie tutti i convenuti di sorpresa: nessuno capisce la presenza di questa mula e di questo cavallo e tutti rimangono meravigliati quando raccontiamo del viaggio e della tradizione: i traini erano diventati il punto di attrazione con migliaia di foto scattate per immortalare il momento.

 

Si fa una breve sosta? Quale migliore occasione per immortalare l’evento con la proverbiale foto-ricordo

 

La Messa viene ufficiata dal Vescovo di Bari, presente una platea di migliaia di pellegrini arrivati da ogni dove, alcuni persino da Chicago dove nell’ora stabilita sarebbe stata ufficiata una Messa in onore della Madonna con la comunità di italiani emigrati.

I pellegrinaggi sono ancora presenti in Spagna là dove vengono chiamate ”romerìe” ed hanno un ruolo sociale importante. Anche noi con questa esperienza abbiamo recuperato e valorizzato il gusto del lento viaggiare e del ritrovare la voglia di comunicare e condividere un percorso non soltanto fisicamente.

Nei secoli in tutto il sud Italia i pellegrinaggi sono stati fatti per mille motivi, ma quello della Madonna del Pozzo era molto sentito anche perché si verificava subito dopo il quindici di agosto, data fissata per il trasloco dei massari dalle masserie; infatti in tale data si rinnovavano i contratti agrari, dopo la mietitura e prima della semina, per cui tutti accorrevano a ringraziare la Madonna per i raccolti fatti e si raccomandavano per la prossima stagione. Inoltre presso il Santuario sono conservati tanti ex voto per lo scampato pericolo con l’ausilio della Divina Provvidenza.

 

Un’esperienza che lascia il segno

 

Personalmente mi auguro che anche altri possano trovare almeno qualche giorno per recuperare il lento viaggiare, a piedi, a cavallo ma senza l’affanno della meta: grazie a Mimmo ed a Silvio per avermi coinvolto.

 

https://www.madonnadelpozzo.org/it/tra-i-pellegrini-di-massafra/