Una rievocazione che ogni anno si ripete, fatta di tante scene di vita ed angoli caratteristici che mirano ad interpretare la vera cultura e recuperare la tradizione di fine ‘800, inizio ‘900.  Si vedono così le mondine che intonano i canti delle risale, i contadini che si recano al campi con i loro attrezzi, i maniscalchi, i mugnai, gli arrotini, i sellai, gli zoccolai, i fabbri, i falegnami, i panettieri, le ragazze con i vestiti eleganti della festa, ma anche buoi, carrozze, cavalli e soprattutto splendidi carri agricoli, ognuno dei quali racconta una storia: anzi, nell’edizione 2019 questi ultimi, frutto di un lavoro di grande ricerca e rigore storico, hanno rappresentato uno dei momenti più spettacolari della manifestazione.

 

Paese in festa e scene di vita vissuta

 

Ecco il racconto di Gian Carlo Bina, non solo parte attiva nella sfilata dei carri, ma da sempre cultore in prima persona del lavoro dei campi a trazione animale e grande esperto della materia, con cura particolare per i dettagli che della tradizione sono l’anima.

 

Magnifici finimenti alla Genovese per il cavallo Frisone di Gian Carlo Bina

 

La seconda domenica di settembre, a Mede, si tiene una bellissima sfida tra i rioni, il “Palio d’la Ciaramela”. La ciaramella è un gioco molto antico, ai giorni nostri un po’ dimenticato e consiste nel lanciare più lontano possibile un altro legno con l’ ausilio di un bastone.

 

L’antico gioco della “ciaramella” vede contrapposti i rioni di Mede in gara per l’assegnazione del palio

 

In tale occasione, prima dell’inizio della tenzone, per le vie del paese sfilano un nutrito numero di figuranti che rappresentano in modo assai fedele gli antichi mestieri di quei luoghi: la Lomellina.

 

 

Ecco che non potevano mancare gli attacchi da lavoro. Pochi sanno che in questa cittadina pavese esiste una preziosa casa-museo di carri da lavoro e tutto ciò lo si deve al Sig. Pierangelo Boccalari, grande appassionato e cultore delle antiche tradizioni paesane. Il Sig. Pierangelo nella giornata del palio mette a disposizione i suoi carri, perfettamente funzionanti, per attaccare i cavalli da lavoro. Erano presenti 10 attacchi in rappresentanza degli altrettanti rioni e con tanto di logo.

 

Unica carrozza presente quella guidata da Anna Dellavedova con una pariglia di cavalli Frisoni

 

Oltre ai carri, hanno sfilato una pariglia di cavalli frisoni, attaccati alla fedele replica di una carrozza, condotti in maniera inoppugnabile dalla Signora Anna Dellavedova ed un carro piatto a 4 ruote con tanto di bigoncia, trainato da una coppia di buoi di razza piemontese che nei tempi passati si potevano incontrare in queste immense pianure nei periodi dell’ aratura, pazienti e sicuri, condotti dal Signor Angelo Martino, proprietario proveniente da Acqui, con l’ ausilio del Signor Roberto Zaccone.

 

Angelo Martino e Roberto Zaccone presentano una coppia di buoi attaccati ad una bigoncia

 

Il Sig. Ruggeri ha presentato un attacco composto da una cavalla Norica morfologicamente molto bella con carretto a due ruote ribaltabile denominato tombarello. Serviva principalmente per la movimentazione di ghiaia e sabbia. I più comuni portavano un metro cubo e alcuni anche un metro e mezzo, con la trazione di due e anche tre cavalli in fila, uno di stanghe, normalmente il più robusto; a volte si poteva vedere anche un mulo che doveva resistere alle sollecitazioni, non certo gentili, dei compagni di lavoro. Quando il carrettiere li faceva partire con il carico, si spostavano prima su un lato per poi buttarsi sull’altro, muovendo in tal modo una ruota alla volta e limitando lo sforzo all’avvio. In queste manovre il cavallo di stanghe doveva non cadere e doveva resistere anche al peso del carico che, essendo su due ruote, poteva pressarlo notevolmente. Il cavallo in mezzo alla fila, detto anche in corda, era un animale con doti comuni, senza lode e senza infamia, al contrario di quello di punta che doveva essere il più intelligente e volenteroso, doveva eseguire i comandi vocali che il carrettiere impartiva (VA I EU = sinistra, VE CHI TO = a destra e molti altri, circa una decina).

 

Cavalla Norica e Tombarello ai comandi del sig. Ruggeri

 

Il Sig. Gianfranco Spallarossa di Cassingheno, alta Val Trebbia (GE), ha presentato un attacco a tandem, con finimenti alla genovese. Il carro era una “bara“, termine nordico dal significato “portare” (vedi: bar e la bara per i defunti). La bara è un carro a due ruote detto anche carro duro, perché senza balestre. La portata poteva variare a seconda della grandezza del mezzo, da pochi quintali (baretta) fino ad arrivare a 40 q. Vi erano anche le eccezioni. Raccontavano i vecchi carrettieri che c’era una bara a Voghera di un commerciante che trasportava 100 q.! La caricavano di sacchi di guano e la bilanciavano molto bene, perché se avesse “dato addosso” avrebbe schiacciato il cavallo di stanghe o al contrario se “dava per aria” lo avrebbe sollevato. Nei posti di collina o montagna, a secondo se la strada era in discesa oppure in salita, lasciavano libero una parte del carico per spostarlo avanti o indietro sempre per avere un giusto bilanciamento.

 

Gianfranco Spallarossa con i suoi cavalli attaccati in tandem ad una cosiddetta bara

 

Il Sig. Luigi Vercesi, tra l’altro vincitore per il miglior attacco da lavoro, ha presentato una bella cavalla Norica attaccata ad una bara e così anche suo il figlio: cavalla Norica e bara.

 

In alto Luigi Vercesi e in basso il figlio, entrambi alla guida di cavalle Noriche attaccate ad una bara

 

Il Sig. Adamo Martin ha condotto un bel TPR, molto ben addestrato ed anche ben attaccato. Qui mi soffermo per una considerazione a mio avviso molto importante. Non c’è nulla di più pericoloso che il presentare in queste manifestazioni, dove la sicurezza lascia alquanto a desiderare, cavalli non lavorati, non abituati ai rumori, alla confusione di persone prive della pur minima cultura del cavallo e mal attaccati. Secondo me i giudici in queste occasioni dovrebbero tener presente in maniera prioritaria l’addestramento del cavallo al lavoro, ma ahimè, purtroppo quale competenza può avere un giudice di attacchi classici su attacchi da lavoro? Occorre al più presto raccogliere le ultimissime testimonianze rimaste di persone competenti su questa tipologia di attacchi, ove di scritto si trova ben poco. Occorre incontrarsi e scambiarsi almeno le nozioni basilari di questi attacchi, ove niente era lasciato al caso e ogni cinghia, ogni fibbia aveva una ragione estremamente pratica di esistere. Quando si è a conoscenza almeno delle fondamentali regole degli attacchi da lavoro, allora si può provare ad insegnarle ed eventualmente a fare i giudici, altrimenti bisogna fare attenzione a non creare un danno.

 

Adamo Martin con un cavallo TPR molto ben addestrato ed attaccato

 

Abbiamo avuto anche la partecipazione di una mula di non comune bellezza, attaccata ad un due ruote che trasportava una botte (baroccio). Poteva servire per più usi, dal trasporto di vini, all’acqua per irrigare l’orto, dallo spargimento di liquami al trasporto della la poltiglia bordolese per il trattamento delle viti. Il proprietario è il Sig. Flavio Repetti di Morsasco/AL.

 

Una bella mula di proprietà di Flavio Repetti, attaccata ad un baroccio

 

Il Sig. Simeoni ha presentato un ottimo TPR attaccato ad una bara ben restaurata.

 

Un imponente TPR, guidato dal sig. Simeoni, attaccato ad una bara

 

La Bionda, famosissima Norica saura dell’amico Marco Caprioli della cascina Bulota, come al solito ha fatto un’ottima figura. Cavalla ben addestrata, abituata veramente ai lavori agricoli, con buoni finimenti da lavoro, trainava un voltafieno; questo attrezzo, dotato di forche posteriori, riesce a girare il fieno per l’essicazione in maniera perfetta ed è stato costruito tenendo conto del passo del cavallo.

 

Marco Caprioli con la sua cavalla Norica attaccata ad un voltafieno

 

Il Sig. Francesco Tosi, accompagnato dai fratelli, ha attaccato ad una biga un ottimo soggetto di razza Comtoi. La biga serviva per il trasporto di animali di media e grossa taglia e presenta un pianale molto basso in modo tale che l’animale possa salire facilmente. Un tempo gli animali da reddito venivano condotti nei posti di destinazione a piedi, si caricavano su questi mezzi quelli che avevano problemi di deambulazione, come vitellini, suini o anche cavalli e bovini adulti con difficoltà motorie. Dobbiamo considerare che nei tempi passati la macellazione degli animali per il consumo delle carni avveniva solo su soggetti a fine carriera, comunque non più idonei al lavoro. Non esisteva l’allevamento di bovini o di equini per l’ingrasso come succede ai giorni nostri.

 

I fratelli Francesco e Alberto Tosi con una cavalla di razza Comtois attaccata ad una biga

 

E’ stato presentato infine un cavallo Frisone con finimenti alla genovese, sotto ad un tombarello, non dico altro anche perché era il mio.

 

Gian Carlo Bina con il suo Frisone tuttofare, a suo agio sia durante i lavori nei campi come per qualsiasi altro impiego, come ad esempio in questo caso attaccata ad un tombarello

 

Un ringraziamento particolare va al Sig. Giovanni Vitale per il grande impegno nell’organizzazione e per le splendide foto visionabili a questo link.