Anche le “Ponyadi Kep Italia 2019”, giunte alla loro 14^ edizione, sono ormai alle spalle ma la loro eco rimarrà a lungo nei ricordi dei giovani atleti che vi hanno partecipato. Per loro è l’aspirazione di un intero anno di preparazione, la meta a cui tendere in quello che, se pur un gioco entusiasmante, è comunque un affare maledettamente serio. Ne sanno qualcosa genitori e istruttori/tecnici che percepiscono le fibrillazioni accumulate alla vigilia della partenza per l’insolitamente lunga trasferta in questo ultimo scorcio di vacanze.

 

Lei è Martina e il pony si chiama Kitty e rappresentano, indipendentemente dalla disciplina che li ha visti gareggiare, l’esemplificazione delle impressioni che accomuna gli oltre 1000 partecipanti all’evento clou degli aspiranti campioni di domani (foto di Carlotta Barni)

 

La manifestazione equestre più importante nel panorama dello sport dedicato ai giovani e giovanissimi dai 5 anni (per gli attacchi 6) e fino ai 14, si è svolta dal 28 al 31 agosto per il secondo anno consecutivo presso i magnifici impianti romani dell’Ippodromo Militare Tor di Quinto intitolato al Generale Giannattasio, sede dei 4° Reggimento Lancieri di Montebello. Proprio questi ultimi hanno avuto un ruolo coreografico di grande impatto nella cerimonia di apertura, eseguendo il tradizionale “Carosello di Lance” ed esibendosi in spettacolari dimostrazioni di salto di caprilliana memoria.

 

Le autorità, la tradizionale accensione della fiamma nel braciere, il carosello dei Lancieri di Montebello e tanti, tanti colori, espressione di un incontenibile entusiasmo

 

Per snocciolare un dato esemplificativo che dà un’idea del grande impegno organizzativo messo in atto per questi quattro giorni di gare, vi immaginate 1000 ragazzini che, di corsa, vanno a schierarsi davanti alle tribune, raggruppati dietro alla bandiera della propria regione – in tutto 19 oltre alla Repubblica di San Marino –, per assistere al giuramento dell’atleta con la simbolica accensione del braciere da parte di uno di essi? Tante macchie di colore date dalle magliette dei gruppi omogenei regionali e tante bandiere che sventolavano al vento, nonostante i 39° di calore – nulla a confronto del calore umano! Se i Mille di Garibaldi hanno dato vita all’Italia unita, i Mille delle Ponyadi, in provenienza da ogni parte dello stivale, hanno riproposto con la loro presenza, col piacere di ritrovarsi insieme, di condividere e celebrare, accomunati dalle stesse emozioni, dallo stesso desiderio di amicizia, agonismo e gioco hanno testimoniato un’unità che troppo spesso in altri ambiti viene dimenticata o, peggio, strumentalizzata. I curiosi amanti dei numeri potranno trovare pane per i loro denti nell’impressionante dettaglio riportato sul sito ufficiale della FISE a questo link

 

Tra una gara e l’altra, tra un preparativo e l’altro – quante coccole!

 

Una novità dell’edizione 2019 è stato lo svolgimento in contemporanea delle Paraponyadi che hanno visto ragazzi e ragazze con disabilità mescolarsi ai loro coetanei per affrontare gare di Parareining, Paraendurance, Volteggio e Attacchi Integrati, secondo il progetto di inclusione fortemente voluto dalla FISE.

 

“Non ci ferma nessuno!” – e intanto i Tecnici vigilano…

 

Per venire alla disciplina degli Attacchi, un plauso va rivolto all’organizzazione generale dell’evento, sotto la direzione tecnica di Luigi Favaro, sia in relazione ai campi di gara e di prova, alla scuderizzazione, alla logistica in generale con le aree destinate al soggiorno in tende e camper nonché all’efficiente parcheggio van, che alle tante attività di contorno che, dismessa la tenuta di gara, hanno permesso ai giovani atleti di distrarsi, di socializzare, di fare nuove amicizie, di sentirsi parte di un mondo meraviglioso, accomunati dal minimo comun denominatore rappresentato dall’adorato amico pony.

 

Il futuro degli Attacchi è nelle loro mani

 

Nelle gare di attacchi si sono confrontati i driver provenienti da 7 regioni: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Umbria e, in aggiunta alle compagini della precedente edizione, anche la Toscana, mentre già da qualche anno si nota l’assenza di regioni quali la Puglia, il Lazio e la Sicilia, dove tuttavia esiste una certa attività delle redini lunghe a livello amatoriale. Negli attacchi integrati invece solo due regioni hanno realizzato un programma di inclusione di soggetti meno fortunati, presentando in tutto 6 allievi di cui 2 della Toscana e 4 dell’Emilia Romagna.

 

Piccolissimi o impegnati nello sport integrato, poco importa quando c’è la volontà

 

In tutto quindi il 2019 ha visto la partecipazione di 22 driver con patente A ludica, 12 con patente Addestrativa attacchi, 4 con Brevetto attacchi e 6 nella categoria sport integrato, in totale 44 rispetto ai 28 del 2018: un trend positivo che fa ben sperare, soprattutto visto che le fila dei patentati senior di 1° e 2° Grado si sta sempre più assottigliando e la speranza è riposta proprio nel rincalzo da parte delle nuove generazioni.

 

Tutti bravi, dai più navigati ai debuttanti

 

I ragazzi sono stati tutti bravissimi ma è doveroso rivolgere un grazie ai genitori, senza i quali tutto ciò non sarebbe possibile. Ai tecnici andrebbe ancora una volta eretto un monumento per la passione che mettono nel loro lavoro, ben più complesso della semplice preparazione agonistica, dove l’insegnamento dei valori insostituibili legati alla pratica sportiva come il fair play, la disciplina nonché l’amore e il rispetto del pony hanno un peso preponderante nella formazione caratteriale dei giovani che si affacciano alla vita. Se poi calcoliamo che sono ancora loro, i tecnici, a dover spesso dirimere piccoli contrasti non tanto tra i ragazzi quanto tra gli adulti, una medaglia se la meriterebbero anche loro – forse di platino!

 

Negli Attacchi sette le regioni che si sono date battaglia, dalla Lombardia al Veneto, dalla Toscana all’Emilia Romagna, dall’Umbria alla Valle d’Aosta e al Piemonte

 

Se tutti gli attori che hanno avuto il privilegio di vivere questa fantastica esperienza hanno sicuramente portato a casa un ricordo esaltante fatto di gioia, festa, sana competitività, gioco, emozioni, amicizia, capacità di includere gli altri, noi, come è nel nostro stile, siamo andati un po’ più a fondo, indagando presso gli addetti ai lavori presenti in loco che hanno la competenza per “guardare oltre la siepe”. Ne abbiamo intervistati alcuni e da tutti è emerso lo stesso racconto di alcune piccole lacune che non è nostra intenzione criticare solo per il gusto di farlo, ma di mettere in evidenza affinché in questi 360 giorni che ci separano dalla prossima edizione, vengano creati i presupposti per un miglioramento basato sull’esperienza.

 

Tutti dietro all’insostituibile Chef de Piste per la ricognizione del percorso coni allestito come da manuale nonostante gli imprevisti

 

Il primo momento di panico si è presentato all’arrivo del costruttore di percorso. Belli i campi, buono il fondo, in ordine anche i campi prova, ottima la sistemazione dei pony, ben accatastati in attesa di essere impiegati per la seconda prova anche i coni – ma i numeri e le palline dove sono? Grazie all’immediato intervento di uno chef de piste esperimentato come il nostro Panny (al secolo Gabriele Panier Suffat), il thriller si è risolto in brevissimo tempo con il carico degli elementi mancanti sul van di un concorrente del nord che per fortuna non era ancora partito dalla scuderia. L’intervento fattivo di Gabriele in molti altri frangenti, seppur ostacolato da chi gerarchicamente più in alto pretendeva che non si immischiasse, ha tolto parecchie castagne dal fuoco. Tempestività e profonda conoscenza dell’ambiente servono, e come, ma non tutti lo capiscono!

 

Una bella complicazione vestire il pony con tutti quei finimenti e poi attaccarlo: ma quando l’opera è compiuta val bene un bel sorriso!

 

Non poche difficoltà si sono presentate anche a livello di segreteria, a dire il vero poco avvezza a questa disciplina tutt’altro che semplice in cui gli affiancamenti in concorsi di un certo livello dovrebbero essere una “conditio sine qua non” per muoversi con destrezza nelle pieghe di un regolamento sottoposto in anni recenti a continue aggiunte, modifiche, sovrapposizioni, clausole poco chiare, che lo hanno reso poco omogeneo e talvolta contradditorio: è un compito difficile persino per segreterie collaudate! Dal lato pratico è da tenere presente che l’uso dello stesso attacco deve permettere al secondo partente di creare in campo prova quella sintonia necessaria per affrontare la gara con un congruo lasso di tempo a disposizione. Lo stesso lasso di tempo deve intercorrere anche quando invece non è lo stesso pony ma per motivi di trasporto o disponibilità viene usata da più concorrenti la stessa carrozza; anzi in questo caso occorre prevedere in aggiunta anche il tempo necessario per staccare un pony ed attaccare il veicolo all’altro: un’operazione non così veloce come spostare una sella! E’ quindi indispensabile un certo mestiere per riuscire a stilare ordini di partenza con tempestività e garanzia di svolgimento fluido della competizione.

 

Le premiazioni a titolo individuale, dall’alto Patenti A ludiche, patenti Addestrative attacchi, Brevetti attacchi, Integrati attacchi

 

Il battesimo dello sport integrato, che ha visto la nascita di un nuovo regolamento nell’aprile scorso, ha suscitato alcune perplessità e carenze nella sua prima applicazione, evidenziatesi anche per l’inserimento dei driver integrati a fianco di categorie ormai collaudate. I responsabili del settore integrato si faranno sicuramente carico di rendere edotti dei vari risvolti e peculiarità coloro che risultano essere i garanti finali delle gare, perché di ciò si tratta vista la formulazione di classifiche, seppure vengano definite come “una fase intermedia che si colloca tra il Circuito Preparatorio di Base, che rappresenta il primo step per approcciare alle attività equestri, e l’attività agonistica vera e propria”. Questo per non dover affrontare, con giudici diversi, diversi parametri di gestione e un inutile scompiglio.

Proprio in conseguenza di quanto sopra, ma non solo, sarebbe opportuno che si pensasse ad un corso di aggiornamento dei giudici di attacchi SERIO, perché la semplice frequentazione di una conferenza su un argomento equestre generico che non affronta le problematiche proprie di questa disciplina non può essere garanzia di crescita cognitiva, di adeguamento del regolamento alle necessità pratiche e alla fine produce solo malumori. Detto tra parentesi, lo stesso vale ovviamente per i corsi di formazione nei quali gli argomenti specifici da prendere sotto la lente di ingrandimento sono tanti e tali da non poter essere certo liquidati in poche ore. Della necessità di continuo confronto è un esempio il grande divario spesso riscontrato nelle valutazioni, dove in riferimento ai giovanissimi al giudizio vero e proprio vanno affiancate anche considerazioni di altro genere, se si vuole che la disciplina prosperi e, in mancanza di formazione a livello istituzionale, un briefing tra i giudici prima dell’inizio, con lo scopo di un maggiore coordinamento, parrebbe non solo opportuno, ma doveroso: una buona abitudine da prendere in seria considerazione.

Degno di aggiustamenti anche il regolamento speciale delle Ponyadi che nella sua attuale formulazione porta ad un’illogica esclusione dalla classifica a squadre rappresentative regionali di attacchi forti di atleti che a titolo individuale si impongono con la vincita di importanti medaglie.

 

E pensare che ci eravamo preparati con tanta cura per ben figurare davanti ai rappresentanti del Dipartimento Attacchi: pazienza, sarà per la prossima volta…

 

Un ultimo appunto mosso dalla generalità degli intervistati è stata la latitanza, nel comprensorio degli attacchi, del Referente e del Consigliere responsabile a livello nazionale della disciplina, presenti in loco ma distratti (!?!) altrove da impegni evidentemente più importanti. Una stretta di mano alle giovani speranze, un complimento, un incitamento a proseguire, una parola spesa all’indirizzo dei tecnici, magari un orecchio disposto ad ascoltare: sono tutti gesti tremendamente importanti. I giovani e tutto il loro entourage si aspettavano questa presenza importante almeno durante le premiazioni per avere una conferma che la Federazione esiste.

 

In alto il podio della classifica a squadre, in basso quella dello sport integrato

 

In merito alle classifiche, rimandiamo all’allegato. Chi ha mancato il podio lo ha fatto spesso per pochi centesimi di punto e questo la dice lunga sulla preparazione degli atleti, tutti meritevoli di encomio. Per dovere di cronaca ci limitiamo a segnalare la vittoria della Lombardia nella classifica degli attacchi a squadre, seguita rispettivamente dal Veneto e dalla Toscana. Per lo sport integrato primo posto per la squadra Toscana 2, seguita da Emilia Romagna 2 e da Toscana 1.

 

 

Ora che tutto è finito, dove si va per tornare a casa?

 

classifiche complete

ARRIVEDERCI ALLE PONYADI 2020!