LA FESTA DEL GRANO E DEGLI ANTICHI MESTIERI

Bastia di Ravenna 23/24/25 Agosto 2019

In tanti eventi di questo genere si sono sempre visti antichi e faticosi mestieri agricoli e quasi mai si è aperto un piccolo sipario sul lavoro importante e silenzioso degli addetti alla preparazione del cibo. Oggi, in occasione di questa Festa del Grano e rigorosamente in compagnia di cavalli e buoi a redini lunghe, vi parleremo anche di … pecore & ricotta!

 

 

 

 

 

Bastia (RA) Festa del Grano e degli antichi Mestieri

Oggi 25 Agosto 2019 a Bastia di Ravenna è di scena uno spettacolo o, se qualcuno preferisce, una Festa, dal significato profondo e, per noi che scriviamo, anche difficile da catalogare. Solitamente questi eventi vengono annoverati nella categoria delle Rievocazioni Storiche alla pari dei Cavalieri che con spadone e armatura combattevano i draghi. Se è vero e accertato che in giro per le vie cavalieri in armatura e draghi non se ne trovano, altrettanto vero e documentato è che lavoratori della terra (agricoltori) che ad oggi coltivano e lavorano i terreni con gli stessi sistemi di 200 anni fa, ne iniziano a fiorire un po’ ovunque, in Italia, in Europa e pure nel mondo intero. Probabilmente siamo arrivati sulla cima della montagna denominata “Progresso” e come sta succedendo per “la plastica”, bisogna rassegnarsi a scendere giù dalla montagna cercando di farsi meno male possibile. Quella di oggi è la Festa del Grano, con il quale si fa il pane, e chiudo la prefazione con un esempio pratico di quanto detto prima. “Circa 45 anni fa conoscevo un fornaio di un paesino delle campagne bolognesi che consegnava alle famiglie degli agricoltori nelle vicine campagne il pane fresco tutte le mattine. Ogni famiglia aveva il suo borsone di tela con il suo nome e nessuno di questi spostava l’automobile per recarsi alla bottega. Sacchetti di carta e sportine di plastica registravano in capo ad un anno un consumo pari a “zero” per famiglia, senza contare l’inquinamento da auto.” Siamo abituati a pronunciare frasi del tipo “il progresso inarrestabile”; purtroppo, come detto prima, bisogna iniziare velocemente a scendere giù dalla montagna chiamata progresso e buttare un occhio al passato, cercando di copiare le cose belle e utili e al tempo stesso usufruire, nel bisogno, delle moderne medicine che anticamente non c’erano.

 

Alcuni rarissimi pezzi esposti: uno “scava-fossi” un “frangi-zolle” e una rara “Spallona”

 

La “transumanza” uno spettacolo in esclusiva che, insieme a tutto il resto, ha convogliato centinaia di persone nella piccola cittadina di Bastia di Ravenna

 

 

 

La Festa del Grano di Agosto 2019

L’odierna Festa prende sicuramente spunto dalla Sagra Paesana di Bastia/RA che tutti gli anni nel mese di maggio dal 3 al 13 convoglia nel piccolo paese di Bastia migliaia di persone dalla Romagna ma anche da altre regioni italiane.

Sagra di Bastia (RA) anno 2019 – Il ritorno dell’agricoltura a trazione animale

Gli organizzatori che gira e rigira sono sempre gli stessi, hanno voluto in questa occasione, volutamente, ricercare un pubblico di appassionati “di nicchia” ed offrire loro qualcosa di più completo e realistico che va oltre il carro dei buoi o il biroccio con il cavallo, qualcosa che si percepisce anche a occhi chiusi: i sapori ed i profumi della Romagna contadina.

Filomena Rufolo abile e precisa nella conduzione del gregge

 

Colpo d’occhio e tempismo: Ivo Fabbri e Alfredo Marchetti più l’addestratissimo cane inquadrano velocemente il gregge

 

“Venghino Signori, si accomodino, lo spettacolo va ad iniziare!”

Ore 9 del mattino, inizia la transumanza di un gregge di pecore di razza “Massese” che, dopo un viaggio di circa 580 metri coperto in 12 minuti e 34 secondi dal casolare di Ivo Fabbri e Filomena Rufolo, arrivavano al recinto appositamente allestito per loro al centro della Festa del Grano. Supervisore dello spostamento il proprietario del gregge, il Dott. Veterinario Alfredo Marchetti. Non appena le pecore serene e tranquille brucano le erbette fresche nel recinto ecco arrivare, quasi in punta di piedi, con tatto e discrezione il mungitore di pecore: ancora lui, Alfredo Marchetti.

 

Alfredo Marchetti “il mungitore”, un’attività scomparsa con il progresso; peccato, in futuro saremo costretti a mangiare dei PC e mungere delle APP  con contorno di MOUSE!!

 

Dopo aver calato nel paiolo il ramo di “melo” a tre punte e saggiato la consistenza, l’uomo del paiolo dice SI! La ricotta è pronta e possono iniziare gli assaggi

 

 

Il secchio con il latte appena munto è colmo al punto giusto, il paiolo è pronto sistemato sopra la piccola catasta di legno fiammeggiante, un nutrito gruppo di persone composto da curiosi, turisti e appassionati già da mezz’ora è in trepida attesa per assistere alla preparazione della ricotta. L’ambientazione era quasi la stessa di un teatro: per tetto un cielo di stelle, tanti spettatori e sul palco gli attori, prima donna Filomena Rufolo, l’abilissimo tosatore di pecore Ivo Fabbri e l’immancabile, onnipresente Alfredo Marchetti. Stava per iniziare una nuova stagione di rievocazioni storiche: quelle dedicate al cibo antico. Al momento giusto ecco i “rievocatori storici” che iniziano a distribuire piccole ciotole con l’incredibile ricotta appena uscita dal paiolo, mentre sulle tavolate allestite dallo scenografo rurale e architetto campestre Alfredo venivano posizionati barattoli di miele locale a km zero.

Da sin. Ivo Fabbri, Filomena Rufolo e Alfredo Marchetti

 

L’artistico allestimento “a tema” che ha soddisfatto pienamente il pubblico intervenuto

 

 

 

Commenti e impressioni del pubblico a caldo

Tantissimi dei presenti più di una volta al mese una porzione di ricotta se la mangiano, e non hanno trovato grosse differenze tra quella del supermercato e quella odierna: entrambe erano di un colore chiaro tipo bianco-latte e avevano pure la confezione uguale, in plastica traforata color panna, veramente molto simili. La disperazione, unita allo sconforto e avvilimento è arrivato quando hanno iniziato ad assaggiarla scoprendo un sapore ed un gusto mai percepito fino ad oggi. Sono seguiti commenti e imprecazioni miste a vari indirizzi che noi della Redazione per motivi di “ordine pubblico” e bon ton preferiamo tacere.

Alle redini uno di quelli “di una volta” Silvano Leonardi, al suo fianco Giancarlo Gambetti

 

L’antica “Spallona” proveniente dalla collezione privata di Gian Paolo Calderoni

 

 

Tutte le lavorazioni procedono come 150 fa: la “macchina da battere”, il carro con i buoi, i sacchi del grano pronti

 

Arriva il carro con i buoi e la “spallona” con il cavallo da tiro pesante rapido

Festa del Grano da sempre è sinonimo di pane, il buon pane che da migliaia di anni nutre quotidianamente il mondo intero. La differenza sostanziale tra un Museo Contadino con oggetti ammassati gli uni contro gli altri dalla difficile interpretazione e il Museo Vivente di Bastia consiste nella “messa in campo” di queste attrezzature con davanti i motori di 200 anni fa: buoi, cavalli, asini e muli. E così, mentre il numeroso pubblico seduto sulle rustiche ma confortevoli presse di paglia degusta in religioso silenzio l’incredibile ricotta di pecora-massese, va in onda a pochi metri di distanza lo spettacolo del carico dei covoni di frumento sui carri e relativo scarico con forcali all’interno dell’antica mietitrebbia. Rumore, polvere, caldo e tanta fatica ma costantemente con grinta e sorriso sulle labbra, perché più lavoro voleva dire più sacchi di grano, e più sacchi c’erano e meno fame si pativa. Questa sì che è un’autentica rievocazione storica dei tempi passati che non ha nulla a che fare con i tempi odierni dove nei paesi industrializzati si muore per il troppo cibo! Mentre lo spettacolo rievocativo degli antichi contadini volge al termine, ecco cessare il rumore dei vecchi trattori per lasciare il posto ai profumi fumosi di salsicce e pancetta provenienti da una gigantesca griglia. E il pane? “In Romagna c’è un pane soffice e sottile, caldo e profumato: è la Piada “ (Tratto da “La poesia leggera delle teglie e dei tegliai” di Maurizio Camilletti e Rosella Reali ). Come da antichissima tradizione ecco spuntare da dietro la cucina campagnola calde e profumate “piade” che completano, insieme ad un superlativo Sangiovese, la rievocazione storico-alimentare della mattinata.

Ivo Fabbri, un esperto a 360° : poche parole, molti fatti!

 

Un vero capolavoro artistico di arte contadina questo Plaustro dipinto nel 1933 dalla famosa Maddalena Venturi

 

Esposizione di antichi carri, calessi e attrezzature da lavoro

Per quanto ci riguarda, nel settore della trazione animale abbiamo visto tre “legni” soltanto, ma di grande pregio e autentiche rarità. Il primo è un carro detto “Plaustro”, costruito nel 1933 a Granarolo Faentino e dipinto dalla famosa Maddalena Venturi. Questo Plaustro riccamente dipinto ebbe come suo primo proprietario un cognome noto da queste parti: Pietro Gardini che svolgeva l’attività di apicultore. Per il destino o per combinazione, ad oggi il suo ultimo proprietario che gentilmente lo ha esposto al pubblico, svolge la stessa attività e noi lo ringraziamo per averci dato modo di osservare un simile capolavoro di arte povera rimasto intatto nel tempo.

(Grazie a Fausto Ridolfi – apicolturaridolfi@hotmail.com )

Il particolare della antica Targa del carro agricolo n. 371 che pesava 33 quintali a pieno carico e veniva trainato da una coppia di buoi, il tutto non su strade asfaltate. A voi capire quali erano le fatiche in agricoltura 100 anni fa!

 

 

Il Plaustro

 

La Spallona

 

Accanto un rarissimo e antico modello di “Spallona” che era sprovvista di sedile per il guidatore. Sono passati solo pochi giorni e, aiutati dalla fortuna e dall’intuito equino, siamo riusciti a trovare il sedile e venire a conoscenza di altri particolari dei quali, per nostro dovere, vi renderemo conto prossimamente.

La Spallona, un calesse di Romagna dalle tante funzioni agricole e tutto da studiare. Nulla anticamente era costruito “a caso”: ogni pezzo di ferro, di legno o di corda aveva una sua precisa funzione. Ma quale? Prima o poi lo scopriremo

 

 

La “Spallona” con il suo carico di covoni si avvia verso la “macchina da battere”

 

A pochi metri una bellissima “Spallona” di proprietà del Sig. Gian Paolo Calderoni che, essendo in buonissimo stato di conservazione e dotata di due esperti guidatori con fidato cavallo, da alcuni anni gira le fiere e le sagre più importanti di Romagna al fine di promuovere la storia, la cultura e le tradizioni del mondo delle redini lunghe.

Nel finale della Festa del Grano anche gli antichi trattori si sono esibiti in dimostrazioni pratiche di lavoro agricolo

 

 

 

Maurizio Camilletti e la sua esposizione di “teglie” di Montetiffi

 

Abbiamo parlato di pezzi unici e rievocazioni storico-alimentari e ci pare doveroso citare un artigiano oggi presente con il suo stand per presentare una autentica rarità che senza timore di essere contraddetti potremmo definire “opera d’arte”: stiamo parlando di Maurizio Camilletti e delle sue teglie.

“La storia di questo utensile si perde nelle pieghe del tempo, probabilmente anche i romani la conoscevano. Nel museo di Sarsina vi sono utensili romani molto simili alle teglie. Facendo un volo nella storia arriviamo al 1527, anno in cui un decreto di Sigismondo Malatesta vietava l’ingresso nel territorio riminese di vasi e simili in terracotta prodotti fuori dal dominio, fatta eccezione per quelli fatti a Montetiffi, i quali potevano circolare liberamente. I segreti, che sono alla base della creazione di una teglia, sono stati per secoli tramandati di generazione in generazione, di famiglia in famiglia, con sentimenti di orgoglio e appartenenza.”  continua …

Per acquistare uno di questi pezzi unici potete rivolgervi ai seguenti numeri e indirizzi: Le Teglie di Montetiffi, Via Montetiffi – Ville 79, Sogliano al Rubicone (FC)

  Tel e fax: 0541.940708 –    e-mail: letegliedimontetiffi@libero.it

https://tegliedimontetiffi.wixsite.com/teglie

Nelle foto anche la tipica “gerla” che indossava il mulo o l’asino per portare a destinazione il prezioso carico di teglie

 

Bastia di Ravenna e la Festa del Grano alle ore 24, dopo la classica lotteria con premi agricoli e commestibili, chiude i battenti sicura di avere soddisfatto tutti, con gli occhi e con il palato. A proposito, tutti abbiamo visto le immagini di tanta carne al fuoco e non vorremmo infastidire tutta quella opinione pubblica “vegana” che si nutre di bacche, erbette e insalate perchè … anche noi siamo dalla vostra parte! Infatti sulle tavolate era presente anche Mario che fa il muratore sotto il sole per 9 ore al giorno spostando pesi e nel piatto aveva 6 etti di pancetta, salciccia e coppone circondati da 4 foglie di numero di morbida lattuga; al suo fianco Maria che lavora in un ufficio pubblico, si siede sulla sedia alle otto del mattino, in pochi sanno cosa stia facendo e per quante ore, e nel suo piatto troviamo 12 grammi di salciccia circondata da 6 etti di legumi, insalate, tuberi ed erbette varie.  Ricapitolando e seguendo i consigli dell’ esperto dietista orientale filo-agricolo  Mo’ Dai.un Taj … “Per ogni lavoro la sua giusta alimentazione”.

 

 

Un successo di presenze che ha costretto gli organizzatori a meditare seriamente di ampliare ulteriormente gli eventi a carattere agricolo in queste zone della Romagna.

 

Servono a sensibilizzare l’opinione pubblica questi eventi o giriamo pagina e non ne parliamo più?

Negli ultimi due anni sono prepotentemente passati alla ribalta del grande pubblico problemi enormi legati all’inquinamento dell’aria e del suolo che, accompagnati dalle immagini di grandi isole galleggianti di plastica, hanno fortemente avvilito tanta gente volonterosa e di belle speranze. Non da ultima la questione del cibo con i soliti problemi irrisolti di milioni di tonellate di frutta italiana non raccolta e invenduta a fronte di altrettante tonnellate di frutta che invece viene importata dall’altra parte del mondo a prezzi più bassi di quelli a km zero (?). Di questi misteri “all’italiana” quasi nessuno dei presenti ha saputo dare una spiegazione; è invece emersa prepotentemente dalla bocca di tanti una “soluzione-desiderio” che consiglierebbe ai consumatori di mangiare tutto il tempo dell’anno i prodotti agro-alimentari a km zero o quantomeno regionali e solo ed esclusivamente quando i prodotti a km-zero fossero terminati, iniziare ad acquistare quelli che ci vendono gli altri oltre frontiera.

Una bella notizia e una meno bella

Partiamo dalla bella notizia che riguarda la promozione, tutela e vendita dei prodotti italiani a km zero. Come descritto nell’articolo sottostante, la crescente necessità di aiutare e difendere il lavoro ed i prodotti di grande qualità tipici di quasi tutti i territori italiani è stata presa a cuore dall’On. Filippo Gallinella (Movimento 5 Stelle), che in veste di presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati ha annunciato l’approvazione da parte della Camera di un progetto di legge di grandissima importanza per produttori e consumatori italiani.

Prodotti a km zero, ok della Camera al progetto di legge

La notizia meno bella è rappresentata da alcuni tristi e realistici rapporti OXFAM che analizzano tutti i punti della situazione agroalimentare in Italia e nel mondo.

https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2018/06/Sfruttati_21-giugno-2018.pdf

https://www.oxfamitalia.org/poverta-disuguaglianza-supermercati/

https://tg24.sky.it/mondo/2019/01/21/rapporto-oxfam-2019-miliardari-mondo.html


Filomena Rufolo controlla il gregge di pecore “massesi”

 

La pec0ra di razza “massese”

 

La pecora di razza massese origina da Massa Carrara e più precisamente dalla provincia di Forno, anticamente era anche chiamata fornella, è una pecora ad attitudine produzione latte di alta qualità con percentuali in grasso oltre il 6% adatto alla produzione di formaggi e ricotta, e formaggi anche stagionati. Il latte di queste pecore presenta anche caratteristiche organolettiche superiori che lo pongono tra i migliori . Si tratta di una razza autoctona antichissima citata anche da Macchiavelli nei suoi canti, è una pecora di taglia media con vello aperto di colore nero o grigio con presenza di corna sia nel maschio sia nella femmina più sottili in quest’ultima, si tratta di animali eleganti nella conformazione fisica snelle con  arti sottili con uno zoccolo forte che permettono anche di pascolare in terreni rocciosi, grande camminatrice e pascolatrice adatta in pianura e anche in montagna dove può raggiungere anche 1800 metri di altitudine. Questa pecora attualmente è allevata in diverse regioni italiane e più precisamente in Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Lazio e Basilicata, alcuni capi sono presenti anche nella Sardegna in Sicilia e in Molise. E’ allevata in greggi di medie proporzioni a conduzione familiare. La consistenza si aggira sui 45000 capi circa di cui 10000 circa inscritti   al libro genealogico. (A cura del Dott. Alfredo Marchetti)

Alfredo Marchetti intento alla mungitura

 

(Testi da: “La Raccolta del Grano”)

Ho fotografato queste falci per mietere il grano, molti anni fa, e già avevano il manico di legno tarlato ed erano arrugginite. Il grano, detto anche frumento, è uno degli alimenti principali dell’umanità. Assieme a orzo, segale, riso e mais costituisce il gruppo dei cereali il cui nome deriva dalla dea latina della terra, della fertilità, che aveva insegnato agli uomini a coltivare i campi, Cerere.
Da bambino ho visto mietere il grano con la falce, ricordo gli uomini ricurvi con la falce nella mano destra, mentre con la sinistra radunavano un pugno di piante di grano e con un gesto continuo della falce ne tagliavano gli steli a circa dieci centimetri dal terreno.
Poi riponevano il mazzo di spighe sul terreno, qualcuno che seguiva radunava i vari mazzi in fasci più grandi detti covoni. Verso sera arrivava un carro trainato da buoi, sul quale venivano, con dei forcali, caricati i covoni per essere portati a casa e messi al coperto in quello che era detto il capannone. Era un lavoro faticoso che veniva interrotto solo nelle ore più calde della giornata, ma che occupava tutta la famiglia contadina. Poi sono arrivate le mietilega. Macchine trainate da un cavallo che tagliavano e legavano il grano in piccoli covoni. Fu un progresso notevole e ridusse notevolmente i dolori di  schiena dei contadini velocizzando anche il raccolto. Infine arrivò la mietitrebbia.

La raccolta del grano

 

 

A Bastia di Ravenna si sono spente le ultime luci, la Festa è finita, andate in pace fratelli, e che il buon senso vi guidi e sia sempre con voi!