Io vi saluto e vado avanti

 

Quando in Italia nell’ambito degli attacchi si pronuncia la parola “Peppino” tutti, ma proprio tutti, sanno a chi ci si riferisce. A parte i pochi, anzi pochissimi, della generazione precedente alla sua che ancora se la battono bene, quelli invece come lui nati nell’immediato dopoguerra sono venuti, se ne sono andati, non hanno lasciato il segno. Peppino (al secolo Giuseppe Del Grande) invece c’è praticamente da sempre e dovunque.

 

A sinistra con Ettore Carminati (La Lodovica 1991), a destra giudice nei concorsi agonistici e in quelli di tradizione (Villa Manin)

 

Merito anche della famiglia, che lo ha istradato fin da ragazzino ad imparare non solo il tedesco (visto che il nonno materno, che aveva militato nei Kaiserjäger, reggimento di stanza a Riva del Garda quando ancora la zona di Arco in cui ha origine la famiglia era Impero Austro-Ungarico), ma anche ad avvicinarsi all’arte delle redini lunghe. Fino a quando, facendo tesoro di quanto appreso in entrambi i campi – linguistico ed equestre -, ha deciso di seguire un’istruzione seria che lo ha portato a frequentare i corsi di attacchi al Deposito Stalloni di Marbach in Germania, dove ha stretto amicizia con l’allora direttore, Dieter Gross, che per lui è rimasto sempre un punto di riferimento. Dai primi rudimenti fino alla guida del tiro a quattro, l’indottrinamento ha seguito i canoni classici della guida col metodo Achenbach, una prassi che ha sempre seguito e propugnato, fermamente convinto che solo così era possibile costruire su basi solide e solo così si sarebbe stati in grado in un secondo tempo di sviluppare uno stile proprio, forse più adatto ad una guida agonistica secondo le esigenze del XXI secolo, ma sempre rispettoso dei cavalli.

 

Insegnare, la sua passione! Qui a Montecatini nel 2017 durante i corsi di formazione per nuovi giudici di tradizione FISE, impegnato ad illustrare le caratteristiche del metodo di guida Achenbach

 

Eccolo allora costruire un proprio centro ippico con scuola di attacchi a Soiano del Lago, sul Garda bresciano, dove una trentina di anni fa si organizzavano concorsi di completo attacchi su e giù per le colline della Valtènesi.

 

In alto e a sinistra 1° stage per attacchi singoli con Diana Brownly alla Tenuta Santa Barbara di Bracciano nel 1997; a destra nel 1992 a Soiano del Lago tutti pronti sul trattore per la ricognizione del percorso di maratona

 

Qualche anno più tardi le vicissitudini della vita lo hanno portato a trasferirsi a Castellaro Lagusello, pittoresca frazione di Monzambano in provincia di Mantova, 8 km a sud di Sirmione, dove è sorta la sua nuova proprietà con box per cavalli ed ampia sala didattica destinata ai corsi, con annesso piccolo agriturismo incorniciato da una profusione di fiori ricalcando le usanze del “profondo nord”. Quanti nuovi adepti sono passati dalle sue mani! Quanti allievi seduti al simulatore di guida si sono sentiti ripetere instancabilmente che “il pugno con le redini va tenuto in posizione eretta, altrimenti si modifica senza rendersene conto il contatto con la bocca del cavallo”.  Suo il “Manuale di avviamento agli attacchi”, unico sostegno didattico in lingua italiana scritto in tempi moderni per avvicinare in modo corretto i nuovi cultori al mondo delle redini lunghe. Si tratta di un volumetto che tutti gli appassionati sono orgogliosi di avere nella propria libreria e che, esaurita la prima edizione, è stato recentemente revisionato dall’autore per poi essere riedito a cura dell’AFAC (Associazione Friulana Appassionati Carrozze).

 

“Corte Giorgiana” a Castellaro Lagusello: punto di riferimento per tanti di coloro che si sono avvicinati alla pratica delle redini lunghe in una cornice molto speciale

 

Dismessi gli abiti del maestro, attività per la quale era decisamente tagliato – aveva infatti svolto per molti anni le funzioni di professore in vari istituti alberghieri, iniziando da Stresa e finendo con Gardone – si addentrava nella lettura dei libri, andando alla ricerca di sempre nuovi stimoli, nuove conoscenze, soprattutto nel campo della tradizione. Eccolo quindi che, per verificare di persona quanto appreso, apriva la sua rimessa dove erano conservate in bell’ordine alcune carrozze di pregio acquisite negli anni e faceva suo quel bagaglio di teoria verificandone la fondatezza nella pratica. Impegnato anche come giudice nei concorsi di tradizione, sapeva sempre motivare le sue valutazioni con spiegazioni ben crcostanziate che rendevano i suoi giudizi equilibrati e sempre scevri da qualsiasi favoritismo.

 

La figlia Giorgiana in concorso a Crema con papà nelle vesti di groom (2003)

 

Nel secolo scorso membro per numerosi anni del Consiglio Direttivo del Gruppo Italiano Attacchi, che fino all’anno 2000 ha gestito in maniera del tutto autonoma l’intero comparto degli attacchi in Italia, e divenutone in seguito socio benemerito, ha avuto modo di allargare il suo bagaglio di esperienze nel settore  potendo constatare di prima mano quali iniziative avevano portato effetti positivi e quali invece si erano rivelate fallimentari o comunque inutili e quindi da non ripetere. Giudice nazionale di attacchi, alla fine degli anni ’90 divenne anche giudice internazionale e delegato tecnico internazionale, e come tale si è sempre comportato con atteggiamento mite e pacato, il che tuttavia non escludeva un’indiscussa autorevolezza che ne hanno fatto per anni uno degli ufficiali di gara più richiesti nei concorsi di mezza Italia. Ottenuta anche la qualifica di Costruttore di Percorso, affiancò sia lo svizzero Christian Iseli che l’olandese Jan Cornelissen – noto come il “re dei ponti” per le gigantesche costruzioni in legno realizzate a prova di scalpitante tiro a quattro – nella progettazione degli ostacoli di maratona per i Campionati del Mondo che si tennero nel 1998, 2006 e 2010 ai Pratoni del Vivaro.

 

Sempre presente anche in campo internazionale: in alto ai Pratoni del Vivaro (con F. Provenziani, G.König, G. Coletto, C. Iseli, M. Angeloni) a sinistra nel CAI di Mustonate (2014) e a destra nelle vesti di Delegato Tecnico Internazionale in conversazione con un rappresentante della squadra tedesca

 

 

Il Cavaliere Adolfo Paul Gross, durante il suo incarico quale coordinatore del Dipartimento Attacchi FISE, lo aveva voluto accanto a sé insieme a Mariangela Beverina e Ferdinando Bruni, per dare un nuovo impulso alla disciplina degli attacchi. Fu infatti proprio in quegli anni che questo settore registrò il maggiore trend di crescita, sia come numero di praticanti che come progetti innovativi.

 

Dall’album dei ricordi di Franco Ferrari: Peppino, figura quasi istituzionale alla Fieracavalli di Verona (in alto e a destra 1995, in basso a sinistra 1993)

 

Peppino ebbe un debole soprattutto per la razza di cavalli Lipizzani e nelle sue scuderie ha sempre ospitato soggetti acquisiti dapprima dall’Istituto Sperimentale per la Zootecnia di Tormancina, poi da altre provenienze, ma sempre rimanendo fedele alla razza creata per l’impero asburgico. La visione corroborante che lo ha accompagnato anche nei mesi più difficili della malattia era quella che ogni giorno si presentava ai suoi occhi dal porticato della sua dimora: il lento ondeggiare delle code di un gruppetto di cavalli grigi al pascolo, in attesa di dimostrare tutta la loro nobile origine davanti ad un’elegante carrozza.

 

Rientro a casa, redini in mano

 

Avendo prestato il servizio militare nel corpo degli Alpini dell’Artiglieria Pesante da Montagna, aveva instaurato un profondo legame con i muli che sono rimasti per sempre nel suo cuore. Questa esperienza lo aveva indotto ad approfondire le sue cognizioni storiche della II Guerra Mondiale di cui amava conversare con gli amici più cari. Proprio questo è stato il suo ultimo sogno: provare di nuovo, dopo tanti anni, la sensazione di condivisione e complicità con un mulo, questa volta tutto suo. L’opportunità gli si è presentata meno di due anni fa, quando, ricevuta in dono una cavalla trottatrice, che con i suoi Lipizzani poco aveva a che vedere,  ha deciso farla coprire da un asino di ottima genealogia che ha prodotto, nell’ottobre scorso, il muletto Oregon. Libero di scorrazzare fin da piccolo nella proprietà, questo nuovo abitante era probabilmente convinto di essere un cane e come tale accoglieva in maniera anche irruente gli ospiti, suscitando sorpresa e ilarità. Il suo sogno si era realizzato!

 

A volte pensieroso – ma non troppo – e comunque sempre pronto al sorriso con tutti

 

Come ogni essere umano non avrà saputo tutto, ma aveva il grande pregio di non essere egoista e di dividere il suo sapere con chiunque avesse voglia di starlo ad ascoltare. Discreto e risoluto, umile e intransigente, sempre affabile e cordiale, mai di cattivo umore, mai polemico, felice di sentirsi circondato da tanti amici per i quali lui stesso, oltre che maestro, consigliere, giudice era soprattutto un amico e sarà per sempre un punto di riferimento per la grande cerchia dei suoi AMICI.

Ora riposa in mezzo alle sue montagne che fanno da cornice ad Arco, da dove partì per inseguire la sua passione per i cavalli e dove la famiglia gestisce da 5 generazioni nel centro storico l’Hotel Marchi.