Quando si pensa alla vita militare, soprattutto fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, vengono in mente le gesta eroiche dei nostri reparti, ma anche i disagi, le privazioni, la dura lotta per la sopravvivenza. Occorreva fronteggiare ogni giorno lunghe marce, una pioggia di bombe e spesso confrontarsi con le difficoltà di vettovagliamento, affidate alle salmerie: le famose gallette un po’ stantie ne sono l’emblema. C’era un momento però in cui un profumo familiare faceva dimenticare ogni difficoltà, richiamando alla mente la propria grande famiglia o al massimo la bottega sotto casa: quella del fornaio.

Infatti tra i mezzi ippotrainati al seguito dell’esercito esisteva un carro destinato alla panificazione, ricco di dettagli interessanti che oggi desideriamo illustrarvi. Ne esistono ancora un paio di esemplari, salvati dalla rottamazione da veri appassionati, tra cui il signor Sergio Mozzo di San Giovanni Lupatoto (VR) che non solo ci ha permesso di fotografarne ogni particolare, ma forte del commosso racconto del signor Gecchele, ora residente a Villafranca, addetto proprio alla panificazione durante l’ultimo conflitto mondiale, ci ha trasmesso i segreti di questo mezzo particolare.

Questo carro, del quale esistono alcune fotografie al sacrario di Asiago, fu costruito nelle Regie Officine di Terni intorno al 1900 e pesa circa 19 q.li, dati soprattutto dal rivestimento interno in mattoni refrattari. Poteva essere tirato da una pariglia oppure da 3 cavalli in linea (affiancati).

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Il carro-forno in posizione di marcia con il fumaiolo abbassato e poi pronto per essere meso in funzione

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Per prima cosa doveva essere acceso il fuoco nella fornace a cui si accedeva da uno sportello sul lato posteriore, sotto al quale un altro sportello permetteva di togliere la cenere accumulatasi.
Da notare anche il freno a rinculo, agganciato per percorsi pianeggianti e sganciato nelle salite per aiutare il freno a manovella (con parte filettata a vista) ad impedire che il pesante carro retrocedesse

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Una volta abbassato il sostegno a “V” rovesciata (vedi foto d’apertura vista dal lato posteriore) venivano estratte una ad una le reticelle su cui venivano allineate le pagnotte pronte per essere infornate

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Durante il trasferimento l’impasto veniva sottoposto a lievitazione in un apposito contenitore tra lo schienale del sedile ed il corpo del forno, che emanava ancora calore dalla precedente panificazione. Di solito l’impasto veniva preparato alle 2 di notte, poi il carro si spostava di 20-30 Km e all’arrivo la pasta era lievitata

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Il carro predisposto per il tiro a pariglia, in cui sono visibili, dietro ai bilancini, gli alloggiamenti dai quali vengono estratti i due timoni per il tiro a 3 in linea. In questo caso i bracci laterali del timore sono ripiegati

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Carro pronto per il tiro a 3 in linea

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Particolare della mezza ralla su cui scorre una ruota che facilita il movimento

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Sotto al gancio del bilancino, che termina con un ingrossamento in direzione del gambo del gancio, è incernierato un anello antisfilamento che conferisce assoluta sicurezza contro un eventuale sganciamento del bilancino su terreni molto sconnessi

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