GUERRIERI SUI  CARRI  dallo Stendardo di UR - 2.500a.C. circa

GUERRIERI SUI CARRI dallo Stendardo di UR – 2.500 a.C. circa

 

LA  FINE  DEI  CARRI  DA  GUERRA  A  OPERA  DEI  “TRIBOLI”

In molti appassionati di storia e pure di cavalli, si saranno chiesti il perché dell’improvvisa e repentina scomparsa dei terribili “Carri da guerra” dai campi di battaglia dopo più di 1.000 anni di “onorata carriera”.  Anticipo subito che per i poveri cavalli che trainavano i carri è stato un autentico  colpo di fortuna!   

Rimescolando tra Biblioteche ed antichi testi, in una vecchia Enciclopedia all’indice “cavalli” il mio sguardo si è fermato su sei piccole righe che riportavano la seguente descrizione :  “ CAVALLI  DI  FRISIA.  Così  chiamavansi, e più anticamente Triboli,  alcuni  ferri  con  quattro  punte,  una  ferma  per  terra, l’altre  tre  sporgenti  in  alto e  da  lato:  soleansi  conficcare  in  terra  per  trafiggere  i  piedi  della  cavalleria, ed  ebbero  nome  dalla  somiglianza  che  avevano  con  il  Tribolo acquatico.

IN  MOLTE  TRADUZIONI STORICHE I "CAVALLI di FRISIA"  VENGONO DESCRITTI  COME  NELLA  FOTO A destra

IN MOLTE TRADUZIONI STORICHE I “CAVALLI di FRISIA” VENGONO DESCRITTI COME NELLA FOTO A destra

NEI  PRIMI  CARRI  A 2 e 4 RUOTE  SI  CERCAVA  DI  CARICARE  PIU' GUERRIERI  POSSIBILE  PER  UTILIZZARE  IL  FATTORE  SORPRESA

NEI PRIMI CARRI A 2 e 4 RUOTE SI CERCAVA DI CARICARE PIU’ GUERRIERI POSSIBILE PER UTILIZZARE IL FATTORE SORPRESA

 

CARRI  DA  GUERRA  e  CARRI  FALCATI

Grazie ad una “performance” tipica dell’ Homo-sapiens che si è protratta nel tempo fino ai giorni nostri, dopo pochi anni o anche pochi mesi che venne inventata la ruota (2.500-3.000 a.C.) ecco dipinti sullo Stendardo di UR, nel 2.500 a.C. i primi Carri da guerra. (I carri per il trasporto del frumento … dopo!)

Inizialmente i carri erano pesanti ed i cavalli di allora (Onagri) con finimenti poco idonei faticavano non poco, poi lentamente intorno al 1.400 a.C. si notano dei perfezionamenti che introducono sui campi di battaglia il temibile Carro Falcato. Grandi utilizzatori dei carri-falcati  furono,  Egizi, Assiri, Babilonesi e Persiani, tra tutti Ramsete II  ne possedeva ventisettemila.  A  Ciro il Grande, Re di Persia, va il merito di aver trasformato i carri in una vera arma da guerra, con una propria organizzazione tattica di combattimento e fu proprio l’intervento dei carri-falcati di CIRO che decise le sorti vittoriose della memorabile battaglia di Timbrea.

The_charge_of_the_Persian_scythed_chariots_at_the_battle_of_Gaugamela_by_Andre_Castaigne_(1898-1899) bis

 

Da una testimonianza-scritta del Generale Greco Senofonte (430-354 a.C.), testimone oculare della battaglia di Cunassa “ Questi carri avevano una falce sottile che si estende ad un angolo del perno ed anche sotto il sedile del conducente, rivolto verso terra

LA  FINE  DELL’EFFETTO  SORPRESA

Come da un “copione” che si ripete da milioni di anni, l’invenzione più perfetta è il cervello-umano, e  fu così che dopo i primi cento anni di sbandamento dovuto all’effetto sorpresa delle due nuove tecnologie d’assalto, i Carri-falcati e gli elefanti da guerra, ecco entrare in scena i  professionisti della Guerra: l’esercito di Roma!  Dovendo portare a termine la  mission  di conquistare il mondo, iniziò, battaglia dopo battaglia a prendere le contro-misure alle nuove armi venute dall’Oriente.

Ecco la testimonianza del Romano VEGEZIO  nella sua “ Epitoma rei militaris “

“” Il Re Antioco e Mitridate utilizzarono in guerra quadrighe falcate. Queste dapprima incussero grande terrore, ma in seguito divennero oggetto di derisione. E’ infatti difficile trovare un terreno completamente pianeggiante per il carro falcato, il minimo ostacolo gli impedisce la via e viene catturato se solo uno dei due cavalli viene colpito o ferito. Ma la maggior parte di essi furono annientati da questa tecnica adottata dall’esercito Romano; non appena si ingaggiava la battaglia, i Romani lanciavano su tutto il campo i triboli, contro i quali le quadrighe in corsa scontrandosi si distruggevano. Il tribolo è una macchina da difesa formata da quattro pali, che, in qualsiasi modo si scagli, sta su tre piedi ed è pericolosa per il quarto piede che sempre sta diritto. “”  

Sempre Vegezio ci dà un’altra informazione quando parla di “” Robusti pali di legno (SUDES) che i soldati di solito portano con sé “” Tradotto Sudes indica: pali corti o pioli.

Ecco un passo della narrazione della battaglia vinta dai Romani contro ARCHELAO e l’esercito dei Pontici  “” Quando poi Archelao lanciò i suoi carri  falcati per scompaginare  l’ordinanza romana, fece arretrare la sua prima linea scoprendo i triboli che erano grossi pali conficcati nel terreno capaci di schiantare e di fermare le punte di trapano mulinanti costituite dai carri.””

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Nelle due foto in alto vediamo due modelli diversi di TRIBOLI, più avanti gli esperti daranno ad essi nomi diversi, noi citeremo solo la parola “ERICIUS”  (RICCIO) menzionata, ma non descritta da Giulio Cesare (DBC, III,67) e da  Sallustio (III, 36)

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Un’altra testimonianza ci viene da ERODIANO riguardo la battaglia di NISIBI.

“” Da tempo sciami di cavalieri e orde di cammellieri opprimono i Romani sul campo di battaglia, questi d’improvviso fingono una ritirata lasciando migliaia di triboli nascosti sul terreno sabbioso, a quel punto la cavalleria si lancia al galoppo per inseguire la fanteria in fuga e finisce sopra le punte acuminate  dei triboli.  Cavalli e cammelli, impazziti dal dolore, disarcionano i loro cavalieri che vengono poi facilmente massacrati dai romani.””

QUESTI  CARRI  FALCATI  NON SONO ANDATI IN DISUSO COMPLETAMENTE   ANCHE  NEL  MEDIOEVO

QUESTI CARRI FALCATI NON SONO ANDATI IN DISUSO COMPLETAMENTE ANCHE NEL MEDIOEVO

MA  COME  ERA  FATTO ?

Grazie a quei pochissimi studiosi che si sono addentrati nella materia, siamo riusciti ad avere una idea molto vicina alla realtà anche perché gli oggetti in questione essendo costruiti in legno, dopo migliaia di anni non hanno lasciato grandi tracce!

Leggiamo questo approfondimento di SERGIO  IACOMONI su quello che lui chiama SUDES o VALLIS  sul sito   www.gsr-roma.com

Il SUDES o VALLIS doveva avere una lunghezza complessiva variabile dai 120 ai 160 cm. ed era costituito da due cunei a forma piramidale con una “maniglia” centrale.  Abbiamo poi notato che nella “maniglia-centrale” è possibile incastrarne 3 in modo da formare una robusta stella. Si ritiene probabile che fossero utilizzati anche singolarmente piantati nel terreno per formare uno “sbarramento” con le punte rivolte verso il nemico. In questo caso la “maniglia-centrale” con un apposito attrezzo dava la possibilità di conficcarlo con un martello in profondità. Probabilmente erano costruiti con un legno particolarmente duro e molto taglienti, inoltre per la loro fattura molto laboriosa difficilmente venivano abbandonati.

 

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Nelle due foto sopra, a sinistra il SUDES  e a destra il TRIBOLO o RICCIO che pare fosse un blocco in legno o piombo con circa 14 punte acuminate.

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UN’ ALTRA  RICOSTRUZIONE  STORICA  A  CURA  DELLA  RIVISTA  “VEXILLUM” A FIRMA  DI  GIUSEPPE  CASCARINO.

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Anche in questo caso tempo addietro vennero fatte delle autentiche ricostruzioni, documentate ed eseguite su terreni simili per cercare di scoprire l’utilizzo di questi pali perfettamente identici a quelli della precedente ricostruzione(S. Iacomoni) che quì l’autore chiama VALLI. In questo caso possiamo vedere i VALLI ( citati in precedenza come VALLIS o SUDES) conficcati nel terreno singolarmente a sinistra e in linea ma legati tra di loro con una corda  (foto a destra) in un sistema che l’autore definisce a riccio.    

Nel corso di questa ricostruzione,  G. Cascarino cita due esperti; Bennett e Gilliver  i quali ritengono che i VALLI (Vallis o Sudesvenissero raccolti a gruppi di tre e utilizzati come dei Cavalli di Frisia, o grandi Triboli tipo chiodi a quattro punte.  Infatti a gruppi di tre triboli montati a stella e uniti tra loro da una fune in uno spazio non esagerato (20 metri) al passaggio di carri in velocità possono lavorare come delle bolas-argentine ed attorcigliarsi agli arti di uno o più cavalli con i danni spaventosi già descritti in precedenza.

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Arrivati a questo punto abbiamo fatto una ricerca su questi TRIBOLI o SUDES o VALLI-(S)  che dir si voglia ed è emerso che in tutte le epoche con leggere modifiche questi aggeggi hanno sempre  FATTO  TRIBOLARE l’essere umano e quello animale!

Nella foto sopra possiamo vedere la “storia” di questi Triboli da quelli dei Romani a quelli Medievali, Cinesi e in ordine di “scomparsa” l’ultimo in basso a destra utilizzato in Vietnam.

 

 Adesso con i progressi fatti in campo militare non si soffre più con questi Triboli che alle volte potevano essere anche avvelenati, ora con le moderne e tecnologiche “mine anti-uomo” si salta per-aria  direttamente senza …TRIBOLARE !

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Ringraziamo sempre la straordinaria ed indispensabile Enciclopedia Libera (on-line) WIKIPEDIA  per  l’approfondimento di tante delle nostre ricerche.