Cesare Martignoni riceve il Trofeo dalle mani di Colin Stillwell

Cesare Martignoni riceve il Trofeo dalle mani di Colin Stillwell

Nessuno in Italia ha potuto vantare sinora un simile onore: essere insignito del Trofeo assegnato ogni anno dall’esclusivo Road Club britannico a chi maggiormente s’impegna nel diffondere la conoscenza e la passione per un’attività assai particolare: il Coaching.

 A godere di questo riconoscimento è stato nel 2013 il più insigne rappresentante italiano di questo comparto della tradizione: Cesare Martignoni di Gallarate (VA), un, seppur giovane, veterano nella guida delle grandi carrozze attaccate ad un tiro a quattro di imponenti cavalli. Figlio d’arte di padre Vittorio, Cesare ha ereditato da lui, oltre ad una magnifica collezione di carrozze antiche, soprattutto la passione per rendere questo patrimonio vivo in tutto il suo splendore, ad incominciare dall’addestramento dei cavalli e dallo stile di guida, passando attraverso la cura dei particolari sia nei restauri che nell’abbigliamento di passeggeri e groom, fino ad arrivare alla presentazione di un insieme armonioso, degno di ben figurare sulla scena internazionale. Questo lo porta, impegni di lavoro permettendo, a trascorrere ogni giorno lunghe ore a limare ogni piccola imperfezione nel comportamento dei suoi cavalli per poter frequentare i più prestigiosi concorsi in giro per l’Europa – e tanti sono stati i piazzamenti di primissimo piano messi a segno.

 Ma cos’è effettivamente il “Coaching”?

Volti raggianti a coronamento di un lungo lavoro di preparazione

Volti raggianti a coronamento di un lungo lavoro di preparazione

 Dire che si tratta semplicemente della guida di grandi carrozze tirate da quattro cavalli è abbastanza riduttivo. Diremmo che del tutto fa parte soprattutto il lavoro che c’è dietro per poi godere del piacere di condividere il risultato con altri appassionati colpiti dalla stessa “febbre”.

 Le carrozze utilizzate sono dei Park Drag e dei Road Coach con un peso, comprensivo di passeggeri, di 2000-2500 Kg, aventi un comportamento di marcia molto diverso da una normale carrozza: molto scorrevoli su asfalto, diventano estremamente pesanti su terreno molle, con tempi di arresto molto lunghi dovuti sia al peso che al poco efficace sistema frenante in uso nell’Ottocento e con un angolo di sterzata limitato che impone una guida molto accurata per non rischiare di spezzare il timone. Per questo si può tranquillamente affermare che si tratta di una carrozza adatta ai virtuosi delle redini lunghe: ma chi non ambirebbe ad essere meritatamente considerato tale?

 Per quanto riguarda i cavalli (solitamente Hackney, Gelderländer, KWPN e Oldenburg) si deve cercare di  conciliare l’esigenza di andature brillanti e distinzione del gesto con i limiti imposti dal tipo di carrozza: la pronta risposta ai cambiamenti improvvisi di tiro imposti dal terreno e dalla manovra richiesta costituiscono una caratteristica essenziale per non incorrere in esiti disastrosi. Ricordiamo ad esempio che far arretrare 2500 Kg di vettura in caso di retromarcia utilizzando la sola parte superiore della collana poggiante sul collo richiede un lungo e minuzioso addestramento, così come le voltate strette nelle quali i cavalli, visto il limitato angolo di sterzata del timone, non devono assolutamente girare di spalle.

Viene spontanea una domanda: come si può essere appassionati di coaching, con tutte le difficoltà che presenta? La risposta è semplice: la sensazione che si prova quando si guida a 2,5 m. di altezza con quattro cavalli che trottano bene, leggeri in mano, finimenti luccicanti, coach sfavillante, suono di rotolamento delle ruote ed una bella signora al fianco, è qualcosa di unico, che fa comprendere come i nostri antenati fossero buongustai della vita: recarsi con il proprio Coach, trainato da un buon team, all’ippodromo o arrivare alla residenza di campagna dopo chilometri di buona guida era sicuramente più appagante che non l’uso di una Isotta Fraschini.

Perfezione alla "Cesare Martignoni"

Perfezione alla “Cesare Martignoni”