La giornalista di Teleromagna Romina Bravetti insieme a Romano Segurini per le interviste di rito.

 

 

Il coreografico allestimento all’ingresso del Museo Etnografico “Sgurì”

 

La scritta recita: Sebastiano Zanetti fece a Giacomo Zoni il 1834

 

 

 Nella solita pittoresca cornice del Museo Etnografico Sgurì , veniamo subito attratti dalla coreografica e imponente sagoma di un antichissimo carro agricolo (Plaustro) caricato con due grandi botti. Il carro è di pregevole fattura bolognese datato 1834. L’insieme di un carro con una botte, solitamente con la capacità di 9 quintali, in terra di Romagna veniva definita “La Castlè”. Accanto al carro antiche attrezzature utilizzate durante la vendemmia conservate intatte come un tempo nei locali del Museo Sgurì. Le stesse attrezzature si possono poi vedere “dal vivo” utilizzate da uomini e donne attraverso le immagini in bianco e nero datate 1935 che Fiorenzo Montalti ha sistemato in bella mostra ricreando uno spaccato di vita vissuta che ai giorni nostri “forse” è un po’ scaduto di interesse. Fortunatamente le “belle donne di Romagna” non sono solo in bianco e nero appese ad un filo ma se ne vedono ancora tante in circolazione e noi ne abbiamo subito approfittato per una dimostrazione pratica a scopo didattico-culturale sulle molteplici attività che la “Azdora” (Regina della casa) doveva svolgere nell’arco dell’anno.

 

 

Il primo a ds. è Fiorenzo Montalti, allestitore della mostra fotografica, con Romano Segurini e l’amico Gabriele

 

Una vecchia immagine del 1935

 

 

 

ARTE, TRADIZIONE, CULTURA.

Considerato che il tema e filo conduttore di questa rassegna 2019 dei “Lom a Merz” sono le donne, non potevano mancare le Stampe artistiche dell’antica Stamperia Pascucci la quale, in collaborazione con il pittore Buratti ha realizzato delle tele stampate a mano con antichi stampi in legno. Queste stampe una diversa dall’altra, realizzate in copie uniche, si possono acquistare su prenotazione contattando il Direttore del Museo, Romano Segurini  (Tel. 0544.533609)  o direttamente il produttore:  http://www.pascucci1826.com/prodotti.html

 

 

Una delle tante tele di Buratti esposte in bella mostra al Museo Sgurì

 

La nostra “modella” posa accanto alle preziose tele dipinte a mano

 

 

 

 

 

 

Una delle sale del Museo che ospitano le attrezzature per vinificare

 

LE ATTREZZATURE

Negli appositi padiglioni del Museo una interessante esposizione di oggetti inerenti la vendemmia e le lavorazioni della cantina che tenevano impegnato il contadino durante il periodo invernale. Autentiche rarità due otri di pelle di capra i quali dopo essere stati riempiti di vino, venivano trasportati a dorso di mulo o asino a destinazione. Bella e colorata la serie di “scolmatori di botte” con accanto un rarissimo “sorgh dla bota” in vetro utilizzato per assaggiare il vino estraendolo dalla botte o dalla damigiana. Quando erano in uso questi oggetti non era ancora stata inventata la Coca-Cola in lattina e al centro della sempre numerosa tavola contadina del tempo, troneggiava una grande caraffa contenente (quando era possibile) del vino o del “mezzo-vino”. La bellezza del contenitore variava da famiglia a famiglia, e quella raffigurante l’immagine di Santa Lucia, era sicuramente appartenuta ad una famiglia agiata.

 

 

 

I Fratelli Angelo e Romano Pellegrini costantemente in giro per l’Italia a divulgare l’antico gioco

 

IL GIOCO DELLO “ZACHEGN”

L’antichissimo gioco, molto popolare in Romagna, univa l’utile (i soldi) al dilettevole (il gioco). “Zachegn” è la pietra a forma di parallelepipedo dove sopra venivano sistemate le sei monete e che i rispettivi sei giocatori si contendevano con veri e propri “colpi di pietra” di rara precisione ed abilità. Il gioco somiglia vagamente a quello delle “bocce” dove vince chi si avvicina maggiormente al pallino, con la differenza che si dispone di una pietra invece che una boccia rotonda. Per assistere dal vivo ad una partita ed eventualmente imparare o partecipare, contattare i Fratelli Angelo e Romano Pellegrini al Cell. 335.6045195

 

 

Un colpo da manuale!

 

 

 

 

 

Carro Romagnolo visibile presso il Museo Sgurì con dipinti originali di Maddalena Venturi

 

IL PLAUSTRO: Un’opera d’arte trainata dai buoi.

I carri agricoli Romagnoli erano decorati da autentici precursori della pittura “Naive”, una forma di artigianato che aveva la sua culla a Granarolo Faentino. Ricordiamo Maddalena Venturi, dipintrice di carri in Granarolo, nata nel 1860 da una famiglia di dipintori e morta nel 1935.

L’Arte di Maddalena è quella dei primitivi, ancora di quando la tecnica celebrata altro non era che la semplice pura emozione dell’anima. Non si guarda alla prospettiva, alla linea, ai piani, ai toni delle sue pitture: un’anima sola ci vedi, che per passione è cantato, ecco una gioia calda di colori.”  Luciano De Nardis  “La Piè” 1925