A cura della Redazione e dell’Avvocato Virginia Polidori

 

 

La stagione invernale per sua antica consuetudine nel mondo equestre, porta a lavorare poco “di longia” molto “di bocca” pertanto in ogni inverno che il buon Signore ci manda sulla terra capita sempre un argomento che faccia discutere o quantomeno crei qualche polemica o allarmismo. Giustificato o no? Non abbiamo la palla di vetro per carpire il futuro ma abbiamo solo la vecchia cognizione di causa per analizzare il passato.

Inverno 2018 … DPA o non DPA ?  Ricordate?  Come è andata e come si è evoluta la cosa? Con le orecchie e l’udito fino non abbiamo sentito troppi commenti nel corso dell’anno passato, al contrario invece con la vista ad occhio nudo abbiamo assistito dopo pochi mesi alla sparizione dai campi di gara dei robusti Cavalli da Tiro Pesante Rapido e idem (90%) anche dei biondi Haflinger.  

Passiamo oltre ed eccoci all’ inverno 2019 con un altro argomento che tiene banco: il “Para-Driving“. Anche qui siamo alle solite: se non si fa nulla non va bene, se si cerca di fare qualcosa … non va bene lo stesso! Che fare? Sulla carta è veramente facilissimo e in tutti i casi accertati è sempre stato un successo: ci vuole una via di mezzo supportata dal buon senso. Un’antica pubblicità ripeteva “Seeembra facile” ma in effetti ai giorni nostri non lo è proprio e dopo aver udito vari pareri crediamo anche di avere capito il perché. Noi tutti appassionati di attacchi o equitazione vediamo nel nostro cavallo un idolo e un’inesauribile fonte di gioia e tutte le volte che noi stessi ci rompiamo un ossicino lo perdoniamo, al contrario però se il nostro cavallo rompe un ossicino ad altre persone ecco che emergono dal nulla delle tremende verità! 

 

Nella foto Virginia Polidori, Avvocato del Foro di Bologna, Dottore di Ricerca presso UniBo

 

 

La parola all’Avv. Virginia Polidori per un suo qualificato parere

Avv. V. Polidori  “In genere prima di esprimere anche una semplice opinione è mia abitudine cercare un riscontro nella legislazione o giurisprudenza. In questo caso specifico, vista la novità della situazione, non sarà possibile reperire pronunce ad hoc, ma il nostro giudice non ha mancato di intervenire più e più volte sul tema “responsabilità e cavallo” articolando la discussione in tematiche che toccano il nesso eziologico per poi passare al rapporto fra 2050 cc e 2052 cc, alla nozione di responsabilità oggettiva, al risarcimento dell’eventuale danno a terzi nonché all’infortunio occorso al cavaliere.

La posizione di un para atleta è, per consolidata opinio iuris, paragonata a quella di un atleta che non dispone della piena capacità di gestione del proprio corpo e di eventuali mezzi/attrezzi con cui si rapporta per lo svolgimento dello sport prescelto (nel caso dell’equitazione non si parla di mezzo, bensì di animale dotato di proprio carattere, con paure e caratteristiche comportamentali che sfuggono ad ogni oggettiva previsione).

Calzante a tal proposito la posizione assunta dalla Suprema Corte che sottolinea come le esercitazioni di principianti o di allievi giovanissimi la cui inesperienza, e conseguente incapacità di controllo dell’animale, imprevedibile nelle sue reazioni se non sottoposto ad un comando valido, rende pericolose le attività del maneggio (Cass. Civ, sez.III, n° 12307/98).  Quindi il Tribunale di Roma che si pronuncia a proposito “dell’imbizzarrimento di un cavallo” definendo questo comportamento come dovuto alla “naturale imprevedibilità e pericolosità della bestia”.  E di sentenze ce ne sarebbero a volontà.

Mi preme solo sottolineare come le attività svolte a diretto contatto con l’animale cavallo siano in re ipsa pericolose; quindi, prima di affidare le redini di una carrozza ad un para atleta per quanto possa essere affiancato da personale qualificato e accompagnato da un animale mite, mi soffermerei a valutare le conseguenze di una eventuale perdita di controllo del mezzo e dei danni che ne potrebbero derivare a persone e cose. Con questo non posso che ammirare coloro che, nonostante tutto, continuano a praticare o praticano gli sport da loro amati, ma mi sento di consigliare prudenza!

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Ringraziamo l’Avv. Virginia Polidori che con pacatezza e cognizione di causa, visto che oltretutto si tratta del suo sport preferito, ci ha consigliato prudenza. Se dal profondo dell’anima e delle nostre membra, sentiamo l’irrefrenabile impulso verso l’animale Cavallo, ebbene sia, tentiamo e, anche se non siamo svelti come dei gatti, del valido personale attento, esperto e capace lo troveremo. Nel caso invece che non siano presenti tutti gli impulsi irrefrenabili sopracitati, ma si abbia solo bisogno di fare del movimento all’aria aperta a contatto con la natura e gli animali, ricordiamo a tutti che esistono anche le biciclette a tre ruote ideali per una gita in campagna magari andando a trovare lo Zio Tom nella sua Fattoria con le caprette, i conigli, i cani, i gatti e tanti piccioni che ci svolazzano intorno. Un “veicolo” non è qualcosa da prendere alla leggera, altrimenti darebbero la patente per guidare l’auto anche a persone con disabilità mentali, emozionali, sensoriali, mentre invece sono solo i disabili fisici che possono mettersi al volante, con i dovuti distinguo.

E per stemperare un po’ la pesantezza dell’argomento un pizzico di buon umore con un “cavaliere alle prime armi” ed i tanti pericoli, difficilmente immaginabili, che si celano nella mente del nostro caro amico zoccoluto … buona visione.