In questi ultimi tempi si è parlato insistentemente di PARA-DRIVING spesso usando questo termine a sproposito. Cos’è effettivamente il PARA-DRIVING?

Viene definito come “Para-Driving” esclusivamente lo sport agonistico praticato da guidatori disabili. Tutto quanto esula da questo ambito non può essere chiamato così.

Negli sport equestri il Para-Driving può essere paragonato al Para-Dressage. Molte categorie di disabili possono montare a cavallo senza che per questo debbano essere considerati quali praticanti la disciplina sportiva del Para-Dressage, specialità che rimane riservata da una cerchia molto più ristretta di persone con limiti ben definiti di impedimenti motori e sensoriali. Ebbene, il concetto è uguale anche per il Para-Driving, se il guidatore non è seguito tecnicamente in maniera corretta; infatti tuttavia i limiti si restringono ulteriormente dato che il cavallo non è montato ma è attaccato ad un veicolo. Facciamo un’ipotesi in generale, non mirata ai soli disabili. Un cavallo, per qualsiasi ragione, disarciona il proprio cavaliere: chi si può far male, eventualmente, è il cavaliere che cadendo prende una botta mentre il cavallo cercherà in tutti i modi di evitarlo scartando o oltrepassandolo con un balzo e aggirando qualsiasi cosa gli si pari davanti, senza subire conseguenze. Un guidatore viene sbalzato dalla carrozza: è molto facile che il cavallo, completamente abbandonato a se stesso, faccia delle manovre improvvise in grado di far ribaltare la carrozza; a quel punto il panico è assicurato e le conseguenze per chiunque si trovi nei pressi sono inimmaginabili. Ne soffre quindi non solo il diretto interessato che può ritrovarsi pericolosamente vicino alle ruote, ma anche i terzi e il povero cavallo che è in balia di qualcosa che sobbalza dietro di lui e che lui non vede, fino a riportare talvolta ferite di una certa entità.

 

Alcune persone con disabilità ospiti a bordo delle carrozze che hanno compiuto il viaggio di solidarietà duranto 4 giorni da Modena alla Fieracavalli di Verona nel 2018 al fine di sensibilizzare il grande pubblico sul vasto panorama di opportunità offerte dall’attività con i cavalli attaccati

 

Ecco la ragione per la quale la FEI (Federazione Equestre Internazionale) ammette per il PARA-DRIVING solo guidatori con disabilità fisiche e non psichiche ed esclude dalla classificazione i soggetti non vedenti o ipovedenti i quali, al pari dell’impossibilità di guidare un’auto, non possono essere autorizzati a guidare un altro tipo di “veicolo”, oltre ai portatori di numerosi altri profili di disabilità.

Questo non impedisce che ci sia tutto un variegato panorama di persone con diversi tipi di disabilità che possono avere accesso alla pratica degli attacchi a scopo terapeutico e ricreativo, in luoghi ben definiti, con personale formato non solo sul piano para-sportivo ma soprattutto medico – a patto che non vengano confusi i due settori e non si chiami PARA-DRIVING ciò che Para-Driving non è.

Abbiamo chiesto alla dott.ssa Stefania Cerino,  in quanto figura di spicco del settore a livello professionale oltre che appassionata di attacchi, di illustrarci l’approccio sanitario alla pratica degli attacchi.

Prima però desideriamo presentarvela.

 

STEFANIA CERINO, medico specialista in psichiatria e psicoanalista, già Direttore dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Napoli e Dirigente Medico della ASL Na1, si occupa da oltre 40 anni di attività riabilitative, in ambito psichiatrico e neurologico, mediate dal cavallo. In questo campo ha conseguito i titoli di Rieducatore Equestre A.N.I.R.E., Tecnico della Riabilitazione Equestre FISE e, dopo l’approvazione delle Linee Guida in materia di Interventi Assistiti con Animali, le è stata riconosciuta l’idoneità nazionale per operare  come Responsabile di Progetto nella Terapie e nell’Educazione Assistita con gli animali e come Coadiutore del Cavallo. Dal 2008 al 2012 ha ricoperto gli incarichi di Responsabile dei Dipartimenti Riabilitazione Equestre ed Equitazione Paralimpica della Federazione Italiana Sport Equestri, prestando altresì la propria opera come docente nei relativi corsi di formazione. Dal 2008 a tutt’oggi è collaboratore esterno e docente  del Centro per gli Studi Comportamentali e la Salute Mentale dell’Istituto Superiore di Sanità per quanto attiene al settore degli IAA. E’ classificatore per gli Sport Equestri Paralimpici – settore in cui ha frequentato e superato due corsi internazionali FEI – e per il Wheelchair Hockey. E’ inoltre in possesso del titolo di Tecnico di Volteggio FISE di I livello ed ha praticato attività agonistica nelle discipline del Salto Ostacoli ed Attacchi. Attualmente collabora al progetto Europeo Erasmus + “ Sp.he.Re. – Sport e Riabilitazione Psichiatrica “. Oltre ad aver partecipato come relatore a numerosi convegni e congressi sul tema degli IAA, è autrice di articoli scientifici  su questo tema pubblicati su riviste peer-reviewed, ha collaborato con contributi originali a volumi e manuali inerenti la riabilitazione equestre ed ha pubblicato sul tema i libri “La Riabilitazione Equestre con pazienti psicotici”, “L’Atleta non vedente negli Sport Equestri”, “Natural Horesemanship – Il Benessere del Cavallo nella Riabilitazione e nello Sport Paraequestre”, ed ha curato il Testo Guida FISE sulla Riabilitazione Equestre.

 

Ecco quindi il suo autorevole e prezioso contributo che scaturisce da molti anni di coinvolgimento nel settore.

 

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GLI ATTACCHI TRA RIABILITAZIONE E SPORT

 

Nella grande vetrina di Fieracavalli alcune dimostrazioni di attività con persone diversamente abili a vari livelli

 

Lo stretto legame tra sport e salute, più che evidente, è oggi anche supportato da numerose evidenze scientifiche. Ma cosa si intende per “sport”? “Qualsiasi forma di attività fisica che, attraverso una partecipazione organizzata o non, abbia per obiettivo l’espressione o il miglioramento della condizione fisica e psichica, lo sviluppo delle relazioni sociali o l’ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli”. Questa definizione è stata condivisa anche dal CONI.

Da questo primo, amplissimo campo, vanno poi differenziate le attività sportive amatoriali, agonistiche e adattate, rivolte queste ultime a persone con disabilità.  Nel campo degli Sport Equestri sono tradizionalmente praticate le attività paralimpiche del dressage e degli attacchi, entrambe discipline FEI, quindi con regolamenti e codifiche ben precise. La più importante è che lo sport paralimpico (agonistico o meno) sia riservato ai soli disabili fisici, sotto la competenza del Comitato Italiano Paralimpico e delle Federazioni Sportive Paralimpiche a livello nazionale e dell’International Paralympic Commitee a livello internazionale.  Per quanto riguarda le attività agonistiche e promozionali per la Disabilità Intellettivo Relazionale (DIR) in Italia la competenza è esclusivamente della “Federazione Italiana Sport Paralimpici Degli Intellettivo Relazionali (FISDIR).

 

 

C’è poi tutto l’ampio capitolo della Riabilitazione (fisica e psichica) che si attua tramite tecniche “sportive”.  Gli Sport Equestri sono stati senz’altro precursori di questo filone, visto che l’ “ippoterapia” ha cominciato ad essere praticata in Inghilterra fin dagli anni ’50 del secolo scorso, sia con cavalli montati, sia utilizzando le tecniche del volteggio e degli attacchi. Da queste prime esperienze nascono quelli che oggi sono definiti Interventi Assistiti con Animali e che nel nostro paese  – unico nel mondo occidentale – sono regolamentati da apposite Linee Guida, emesse dal Ministero della Salute, approvate in Conferenza Stato Regioni nel 2015. Ad oggi tutte le regioni italiane hanno recepito le Linee Guida e ciascuna ha poi emanato in merito i propri decreti.

Gli Interventi Assistiti con gli Animali (tra cui ovviamente il cavallo) , si svolgono in tre grosse macro aree:

  • Terapia Assistita con il Cavallo, ovvero la Riabilitazione Equestre (Linee Guida 3.1)
  • Educazione Assistita con il Cavallo (Linee Guida 3.2)
  • Attività Assistita con il Cavallo. Non rientrano nelle “Attività assistite” le attività sportivo-agonistiche con animali “ (Linee Guida 3.3).

 

ATTACCHI E RIABILITAZIONE

E’ molto importante a questo proposito valutare le controindicazioni, che sono «condizioni o fattori di rischio legati ad una pratica terapeutica». Sicurezza e valutazione del rischio vanno messe perciò ai primi posti prima di decidere l’opportunità o meno dell’uso del cavallo attaccato.

 

L’attività di ippoterapia e riabilitazione equestre svolta dall’equipe dell’Istituto San Raffaele a Villa Buon Respiro di Viterbo culmina con piacevoli caroselli in sedi prestigiose come Piazza di Siena o il Gran Galà di Fieracavalli Verona

 

In via molto generale e certamente non esaustiva, si possono considerare controindicazioni agli attacchi nella riabilitazione l’epilessia (a meno che non sia in fase di compenso certificata dal neurologo), l’obesità, le gravi patologie cardio-vascolari, la scoliosi (quando l’angolo è >30°), la lassità legamentosa, le lussazioni soprattutto a carico di anca e spalla, la cecità completa e l’ipovisione.

Infine deve essere accurata anche la valutazione costi/benefici, e soprattutto la sincerità dell’operatore con se stesso rispetto al fatto di una data scelta riabilitativa. Molto spesso infatti si tende a “preferire” una tecnica ad un’altra sull’entusiasmo di una passione personale e non di una effettiva valutazione dell’utente e dei suoi bisogni.

 

LA FIGURA DELL’OPERATORE

(in ambito terapeutico, non agonistico)

Le Linee Guida chiariscono molto bene quali figure professionali possono  operare nell’ambito degli Interventi Assistiti ed i relativi percorsi formativi. Due sono i punti focali: il benessere dell’animale e la sicurezza e tutela dell’utente. Per questo, qualunque sia il tipo di intervento (terapeutico-riabilitativo, educativo o ludico) è obbligatoria la presenza in campo di due figure: il Coadiutore del Cavallo, che prenderà in carico l’animale, ed il Referente dell’utente, che avrà la responsabilità della gestione del paziente. Entrambi hanno l’obbligo di seguire i percorsi formativi previsti dalla Linee Guida, che rilasciano i relativi  attestati di idoneità e permettono l’iscrizione nel Digital Pet, un portale Digitale creato dal Centro di Referenza Nazionale per gli Interventi Assistiti con gli animali che riporta nominativi e qualifiche di tutti coloro che possono operare in questo campo. In più ognuno deve svolgere il ruolo adeguato alla propria qualifica professionale. Quindi una terapia assistita con il cavallo può essere svolta solo da personale sanitario (medici e psicologi con specializzazione in psicoterapia), l’educazione richiede professionisti dell’insegnamento e/o psicologi-psicoterapeuti, mentre per l’attività ludica non si richiede alcuna specifica professionalità ma c’è l’obbligatorietà di frequenza e superamento del Corso Propedeutico per gli IAA, che è l’unico che rilascia la qualifica di Responsabile di Attività per il campo ludico ricreativo.

Quindi tutte le persone con formazione tecnica, provenienti o dalla FISE o da altri Enti Sportivi, se non in possesso delle richieste qualifiche professionali, potranno o frequentare il corso propedeutico ed operare come Responsabili di attività o frequentare gli appositi corsi per ottenere la qualifica di Coadiutore del cavallo.

 

Tutto inizia con una seria preparazione da parte di personale specializzato

 

Questo è molto importante dal punto di vista assicurativo e medico-legale perché, nel malaugurato caso di incidenti od eventi avversi, chi non svolge un ruolo adeguato alle qualifiche previste diventa responsabile in prima persona.

Tornando al discorso degli attacchi, disciplina tecnicamente complessa, è ovvio che un intervento assistito con il cavallo attaccato non può assolutamente essere improvvisato e quindi, oltre a tutta la formazione specifica in ambito riabilitativo, deve prevedere anche solide competenze teoriche e pratiche nella gestione di un attacco.

Se la persona con disabilità non è un semplice “passeggero” in carrozza, ma deve svolgere dei compiti congruenti con le indicazioni terapeutico-riabilitative individuate, deve essere messo in grado di agire con la massima autonomia possibile, sfruttando tutte le sue residue abilità. Quindi dovrà avere al suo fianco il professionista di riferimento con opportuna formazioni in IAA e il coadiutore del cavallo che  dovrebbe avere anche una formazione tecnica per gli attacchi.

 

IL PARA-DRIVING – CLASSIFICAZIONE

 

A sinistra Andrea Bassani (amputazione avambraccio sinistro), a destra in alto Davide Venanzoni e in basso la premiazione del Campionato Italiano di Combinata con Venanzoni e Tronca

 

Tutto un altro discorso per il Para-Driving (tradotto in italiano con il termine “attacchi paralimpici”), disciplina agonistica adattata, riservata a persone con disabilità fisica che siano eleggibili per questo sport secondo le norme di Classificazione FEI.

Nel para-driving si disputano regolarmente campionati nazionali, gare internazionali e campionato del mondo. Il Para-Driver prima di accedere alle competizioni deve aver superato una visita di classificazione che permette di rilevare le abilità funzionali residue di ciascun atleta per metterlo in grado di competere in situazione paritaria con gli altri atleti, indipendentemente dalla patologia e/o disabilità di base. La Classificazione per gli attacchi è poi divisa in due gradi, Grado I e Grado II (a seconda della gravità dell’handicap). La visita di classificazione stabilisce per l’atleta anche la possibilità di utilizzare degli «aiuti compensatori», cioè “adattamenti“ delle bardature e/o condizioni di guida che mettano in grado l’atleta di competere in sicurezza nel modo più efficace.

 

Il para-driver tedesco più medagliato ai Campionati del Mondo che si svolgono ogni due anni: Heiner Lehrter ha vinto ben 9 medaglie a titolo individuale di cui tre d’oro dal 2002 al 2018

 

La classificazione “Para-Driver di Grado I” si riferisce principalmente a persone che hanno bisogno di una carrozzina per spostarsi e/o presentano menomazioni agli arti. Infatti gli aiuti compensatori comprendono per esempio facilitazioni per l’uso della frusta, delle redini e del freno, i driver possono utilizzare delle cinghie a sganciamento rapido sia per fissare i piedi al poggiapiedi che come aiuto per garantire una posizione più sicura del tronco.

Nel Grado II i driver hanno invece minori menomazioni, tanto da non essere costretti su una carrozzina, ma le loro condizioni fisiche permanenti rappresenterebbero comunque uno svantaggio nei confronti dei normodotati se non potessero avvalersi di aiuti compensatori.

 

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UN FIORE ALL’OCCHIELLO DEL PARA-DRIVING ITALIANO

 

Giulio Tronca in gara e con il Team Italia di Singoli all’ultimo Campionato del Mondo di Para-Driving

 

GIULIO TRONCA: ecco il driver di casa nostra che più di ogni altro rappresenta cosa significhi ricominciare a vivere, in questo caso attraverso lo sport degli attacchi. Giulio è sempre stato nel mondo dell’equitazione: amava i lunghi percorsi in sella al suo cavallo, immerso nella natura, fino al giorno in cui un maledetto incidente stradale lo ha privato dell’uso delle gambe. Il mondo gli è crollato addosso rendendosi conto che non solo la quotidianità veniva stravolta, ma gli era impedito anche di “vivere” sul piano emotivo quelle che erano le sue passioni. Finché un giorno ha scoperto che il contatto con il mondo equestre non gli era precluso del tutto perché esisteva un’attività equestre accessibile anche per lui, quella delle carrozze intese come sport dall’indiscutibile fascino, caratterizzato da prove impegnative ma di grande soddisfazione. Giulio ha quindi acquistato il suo primo cavallo con il quale ha intrapreso il cammino dell’agonismo, dai primi passi fino ad ottenere la patente FISE di 1° Grado.

 

Giulio Tronca guarda sorridente al suo futuro, fa esplodere tutta la sua passione nella gara e viene poi ricompensato di ogni sacrificio per il successo ottenuto

 

Quello che differenzia questa disciplina da tutte le altre è che la persona con disabilità, tranne che nei campionati del mondo, può gareggiare con la sola concessione degli aiuti compensatori e con giudizi assolutamente non influenzati dalla disabilità nelle categorie per normodotati in possesso dello stesso grado di patente e questo significa integrazione a tutti gli effetti. Eseguire un bel dressage, uscire alla grande da un percorso di maratona con 6 ostacoli fissi da affrontare a tutta velocità e fare percorso netto nella prova coni senza far cadere nemmeno una pallina sono traguardi che dire appaganti è poco. L’emozione, la grinta, la voglia di emergere, tutto questo è palpabile ascoltando l’intervista rilasciata da Tronca qualche tempo fa a Radio Venezia (link).

 

Le squadre nazionali di para-driver sono pronte a disputarsi le medaglie

 

In conclusione, una bella disciplina quella degli attacchi, accessibile ad una vasta cerchia di persone con disabilità fisiche, che gode del vantaggio di veder gareggiare insieme tutti gli appassionati dello sport, fortunati e meno fortunati di entrambi i sessi.