Anticamente i “santini benedetti” venivano conservati nelle stalle o nelle scuderie

 

 

http://www.famigliacristiana.it/liturgia/sant-antonio-abate_213611.aspx

www.famigliacristiana.it    

 

SANT’ANTONIO ABATE

 

Nato intorno al 250 in una famiglia cristiana, dopo la morte dei genitori, tra i 18 e i 20 anni Antonio lascia i beni e la sorella per seguire il Signore e, alla scuola di un anziano monaco rimasto anonimo, impara ad arricchire la sua vita spirituale trascorrendo le sue giornate nel lavoro e nella preghiera ininterrotta. Al sopraggiungere di un periodo di crisi e di tentazione, caratterizzato da lotte contro il demonio, Antonio si rinchiude in un sepolcro abbandonato, e lì gli appaiono forme di animali feroci che lo assalgono e tentano di spaventarlo per farlo fuggire dal deserto. Poi, avendo l’anziano monaco rifiutato di andare ad abitare con lui, decide di partire solo verso la montagna dove rimane per altri vent’anni. Ma i suoi amici lo costringono ad uscire; così diventa il ricercato confidente della gente del villaggio, a cui offre consiglio, conforto, consolazione, riconciliando chi è in lite e mettendo pace dovunque. Presto molti vogliono imitare il suo genere di vita e si uniscono a lui. All’epoca della persecuzione di Massimino, si reca ad Alessandria per servire e incoraggiare i cristiani incarcerati. Cessata la persecuzione, torna nel deserto, ma intanto la sua fama si è diffusa: gli imperatori gli scrivono, vengono a incontrarlo filosofi pagani, molti gli chiedono consiglio e la guarigione. Assediato dalle folle, Antonio fugge in un luogo più isolato. Dopo una breve malattia, accortosi che l’ora della partenza è vicina, chiama i due discepoli che avevano vissuto con lui negli ultimi 15 anni e detta il suo testamento spirituale: «Respirate sempre Cristo e abbiate fede in Lui». Dopo queste parole, muore il 17 gennaio 356. Fu venerato in modo particolare dal popolo, il quale faceva ricorso a lui contro la peste, contro morbi contagiosi e contro il cosiddetto “fuoco di S. Antonio”. Il suo sepolcro fu scoperto solo nel 561 e le sue reliquie da Alessandria, dove erano state portate, passarono poi a Costantinopoli e da qui in Francia: dal 1491 riposano presso Arles.

 

Alcuni antichi “santini”

 

Antiche immagini di Sant’Antonio Abate in terracotta dalla collezione Fiorenzo Montalti. A sin. la più antica datata 1888

 

L’immagine di Sant’Antonio Abate appare anche dipinta su tutti i carri Romagnoli

 

 

DON  MARINO DALE’, da anni Parroco di Gombito (CR) e San Latino (CR) dal 2017 è stato scelto per guidare anche le Parrocchie di di Formigara (CR) e Cornaleto (CR). L’abbiamo raggiunto telefonicamente per un commento sulla giornata di Sant’Antonio Abate presso le sue Parrocchie. Ci ha comunicato in gran velocità che era molto indaffarato, infatti nelle sue zone sono attivissimi tanti allevamenti che hanno richiesto la presenza di don Marino presso le loro stalle. Ragion per cui (al contrario di tantissimi Medici di famiglia), si è messo al volante della sua auto per recarsi a benedire decine di stalle con bovini, maiali e cavalli. Un Sant’Antonio Abate decisamente contro-corrente rispetto tantissime altre località Italiane dove i motori e i Personal Computer hanno già da tempo preso il sopravvento sugli animali.

 

 

don Marino Dalè

 

 

Ancora oggi per chi volesse, c’è chi stampa artigianalmente coperte da … appendere al muro. (In mancanza di buoi)

 

 

 

http://www.academia.edu/8616401/SantAntonio_Abate_il_Santo_del_Fuoco

 Università del Salento Facoltà di Beni Culturali: Tesi di  Metrangolo Mariacristina
 
INTRODUZIONE
In un mondo che procede in senso alquanto anti-cristiano, si trova, ancora, nelle piccole realtà cittadine, esempi di vera fede radicata nell’uomo. Ciò, avviene, per ortodosso dogmatismo evangelico, nei migliori casi; o per puro lucro economico,osservando, in special modo, le celebrazioni da un punto di vista speculativo. Nel mondo odierno, Sacro e Profano si fondono in una rete con maglie così fitte da non poter comprendere dove finisca l’uno e dove inizi l’altro.
 
L’obiettivo della mia piccola tesi è proprio quello di applicare le ipotesi prima avanzate, per descrivere il panorama attuale della cristianità, a un caso/evento reale. Al centro del mio excursus vi sarà la figura ancestrale del santo fondatore del monachesimo occidentale, Sant’Antonio Abate. La grandiosa celebrazione dedicata al Santo Eremita prende vita nel Salento, presso la piccola cittadina di Novoli, località a nord di Lecce. Fatto, questo, straordinario in relazione alla sporadica diffusione di questo culto nelle terre Salentine. In questa piccola asserzione tratterò delle origini del Santo Anacoreta, della sua vita ma specialmente, per quanto mi sarà possibile, cercherò di  ricostruire, con l’aiuto dei documenti prodotti negli anni dagli studiosi, gli albori del culto antoniano presso la località di Novoli e ciò che mantiene vivo il culto ancora oggi. Darò, in seguito, una panoramica di ciò che la tradizione ha portato fino a noi tramite i
festeggiamenti del Santo, soffermandomi sull’importanza della devozione che i novolesi provano nei confronti del loro Patrono, venerazione per altro che ha caratterizzato profondamente la storia del paese e che si è mantenuto, come prima accennato, sempre vivido. Infine, passerà allo sviluppo iconografico del Santo, tramite le testimonianze dell’arte visivautilizzata come valido strumento dagli storici, inclusa tra le fonti materiali.
Duale è l’importanza dell’iconografia, da un lato fa’parte del bagaglio artistico nel paese dall’altro, la tradizione vuole, che sia un’importante fonte a fini agiografici, per la ricostruzione delle vite dei Santi.
 
 
IL PATRONATO
Sant’Antonio fu presto invocato in Occidente come patrono dei macellai e salumai, dei contadini e degli allevatori e come protettore degli animali domestici; fu reputato essere potente taumaturgo capace di guarire malattie terribili. Il culto di questo Santo si è diffuso in Italia con differenti zone d’interesse, il patronato è largamente diffuso in Campania, dove vi è una tradizione molto antica che detta l’iter dei festeggiamenti anche ai nostri giorni. In alcuni paesini dell’agro aversano (PORTICO DÌ CASERTA / MACERATA CAMPANIA) in onore al santo i fedeli costruiscono carri detti ”battuglie di past’ellessa”.
Spesso questi “carri” vengono costruiti in maniera da sembrare delle barche o dei vascelli rifacendosi all’antica leggenda in cui Sant’Antuono avrebbe compiuto il suo viaggio dall’Africa su un’imbarcazione. La popolazione locale è molto legata a questa tradizione e ogni anno ne prendono parte più di 1000 giovani che con strumenti grotteschi (botti tini e falci) suonano canti popolari in onore al Santo.
Già nell’introduzione avevo accennato alla sporadica diffusione del culto antoniano presso il Salento, ma della sua presenza nella terra di Novoli. L’origine della venerazione del Santo del Fuoco, presso Novoli, non ha datazione certa. Tuttavia mi soffermerò su quest’argomentazione nella capitolazione successiva, in questa sede c’è solo da tener presente dell’esistenza del culto e della devozione al santo esistente in questa terra.
 Nelle vicinanze di Novoli, ma anche nella provincia di Lecce andando verso la Grecia Salentina, il culto del Santo è presente, ma non in termini di patronato.
 
 
 
 
SANT’ANTONIO ABATE A NOVOLI, ORIGINI DEL CULTO
Il culto di Sant’Antonio Abate, in Novoli, come quello del Madonna di Costantinopoli, è antichissimo, databile all’epoca bizantina. Per comprendere come il culto sia arrivato in Novoli, sembra doveroso fare un breve excursus sull’origine del paese. Il territorio su cui oggi sorge il Comune di Novoli compare per la prima volta in un documento datato 1272 col nome di “Santa Maria de Novis” .
Il feudo, nell’arco di due secoli circa, passò di casata in casata, per mezzo ereditario oppure sotto compravendita, tra le mani di gente che non era a conoscenza neanche della posizione geografica del territorio. Dagli atti si è potuto evincere che gli ultimi acquirenti furono i Maramonte, signori di Campi Salentina, i quali pur potendo ammirare Novoli a occhio nudo, per la particolare vicinanza, non misero mai piede nel feudo. L’ultima erede dei Maramonte, Maria Giovanna, morì senza eredi e il feudo passò alla Regia Corte che nel 1520 lo vendette a Paolo Mattei e Vittorio Prioli. Nel 1523 il Mattei divenne primo barone del feudo, dopo aver riscattato la parte precedentemente posseduta dal Prioli. Fu proprio il Mattei a costruire il palazzo baronale, successivamente comprò il feudo disabitato di Nubilo ( Villa Convento) e visse fino alla morte a Novoli. Santa Maria de Novis era in origine un feudo poco abitato, tanto che nel 1532 si contavano novantotto anime. Nel 1706 il feudo dei Mattei si estinse, tornando nelle mani della Regia Corte. Dato che non si hanno carte o documenti sui quali vi sia testimoniata la presenza del culto di
Sant’Antonio durante il feudo dei Mattei, probabilmente la devozione iniziò ad accentuarsi in maniera evidente con la signoria che detenne il potere a Novoli, fino alla soppressione della feudalità, 1806. Successori ai Mattei, infatti, sono i Carignani; signori napoletani che comprano il feudo ma nel quale non ci misero mai piede.
 ___________________________________________________
___________________________________________________
 
 
I GIORNI DEL FUOCO: FESTA, TRADIZIONE ED USANZE
I giorni del fuoco sono i giorni nei quali viene celebrata la figura di Sant’Antonio.
 L’esempio più imponente di relazione tra il Santo e il fuoco è rappresentato dal falò. Questa enorme pira secondo molti storici era stata importata dai veneziani che, trafficavano nel quattrocento presso il luogo, interessandosi ai prodotti tipici come vino e olio, ed inoltre avevano un allevamento di cavalli e soggiornavano nella cosiddetta Cavalerizza. Sono state istanziate diverse tesi sul significato che il falò potrebbe avere in relazioni al santo, dalla discesa di Antonio negli inferi, alle tentazioni e infine alla rappresentazione di un enorme cero devozionale che con le sue dimensioni sarebbe dovuto arrivare al cielo per soddisfare il santo. Molteplici testimonianze cartacee accertano la presenza del falò, detta “fòcara” nel dialetto locale, già nel 1868, dove un documento fa emergere la presenza di un comitato eletto dall’amministrazione comunale; nel 1905 a disturbare gli esiti del falò sarà una nevicata.
 Tempo a dietro il rito del falò cominciava un mese prima del giorno dell’accensione, il 17 dicembre, giorno in cui si iniziava a raccogliere le fascine ed i rami secchi che componevano le fascine,“fasciddhre”. Questo lavoro era portato a termine dai giovanotti del paese che giravano per le strade per raccogliere oltre ai rami e ai tralci di vite anche oggetti combustibili inutilizzati. Tutto era offerto in devozione al Santo. Oggi la costruzione vera e propria inizia il 7 Gennaio per concludersi il giorno della vigilia della festa, festeggiato da rintocchi di campane. Tutto il paese contribuisce alla costruzione di questa pira devozionale, circa 90.000 fascine vengono posizionate l’una sull’altra con grande maestria, da circa 100 persone in equilibrio su lunghe scale, secondo la tradizione tramandata da generazione in generazione. La forma della fòcara è stata modificata nel tempo a seconda dei gusti dei lavoratori. Ma un elemento, nel falò, resta presente di anno in anno; cioè l’effige del Santo. Anche se, testimonianze, riportano che in cima al posto dell’effige un tempo potesse esserci presente un ramo di arancio con frutti pendenti raccolto dal giardino di un prete. Il falò è acceso la sera del 16 gennaio, tramite uno spettacolo pirotecnico, ed è destinato a bruciare fino a esaurirsi; il fumo prodotto simboleggia la purificazione, e milioni di minuscole faville che riscaldano le fredde notti invernali. Le tradizioni che costituiscono i giorni del fuoco, oltre al falò, sono molteplici.
Si cominciano i festeggiamenti con la benedizione degli animali, negli anni ’40 qualche devoto
acquistava un maialino, denominato allegramente lu ntunieddru” al quale si legava un fiocco rosso al collo e lo si faceva circolare liberamente per il paese. Anche il rito processionale è stato modificato nel tempo, prima si divideva in due giorni, nel primo si camminava scalzi, portando pesanti ceri; il giorno seguente in processione vi erano solo i forestieri che avevano fatto voto ed accompagnavano la statua del Santo alla Chiesa Matrice. Anche da un punto di vista Gastronomico la festa di Sant’Antonio, per tradizione, seguiva e segue un menù preciso; i piatti del giorno erano a base di pesce, vi erano le “pittule” e i dolci tipici natalizi, astenendosi fondamentalmente dal mangiare carni di animali protetti dal santo.
Università del Salento Facoltà di Beni Culturali: Tesi di Metrangolo Mariacristina
 ____________________________________________________________
 
 _______________________________________________________
_______________________________________________________

Le parole chiave della Focara 2019: devozione, tradizione, essenzialità. Gli eventi civili.

 

Presentati ieri in una conferenza stampa gli eventi collaterali alla tradizionale Fòcara che sarà “incendiata”, come da tradizione, il 16 gennaio 2019 alle ore 20 in Piazza Tito Schipa.

 

 

 

 

All’incontro, sono intervenuti: Paola Mauro (Commissario Straordinario nel Comune di Novoli), Loredana Capone (Assessore Regionale Industria turistica e culturale, Gestione e valorizzazione dei beni culturali), Luigi Manca (Consigliere Regionale), Giuseppe Venneri (Commissario Straordinario Fondazione Fòcara di Novoli), Giuseppe Taurino (Presidente Unione dei Comuni del Nord Salento e Presidente GAL Valle della Cupa), Cosimo Valzano (Presidente Consorzio GAL Valle della Cupa), don Luigi Lezzi e Padre Luca Fracasso (rispettivamente parroco della Parr. Sant’Antonio Abate e predicatore del novenario che ha avuto inizio il 7 gennaio) e Fernando D’Agostino (Presidente Comitato Festa Sant’Antonio Abate e Presidente Pro Loco Novoli).   … continua nel Link sottostante.
 __________________________________________________________
__________________________________________________________
 
 _________________________________________________________
_________________________________________________________
Arrivati a questo punto chiudiamo la nostra panoramica su storie ed eventi legati a Sant’Antonio Abate che abbiamo raccolto in qua e là. Mi pare corretto, a mio modo di vedere, ripercorrere velocemente in sintesi alcune tappe salienti che hanno visto protagonisti i nostri amici quattrozampe nel corso dei secoli.
Fino alla fine dell ‘800 valevano le regole di Sant’Antonio Abate con amore, rispetto e devozione per il compagno instancabile di lavoro e principale interprete dello sviluppo di tutte le Civiltà dal 6000 a.C. in avanti. Dalla fine dell ‘800 al 1914 momenti di grande benessere per gli animali, il trattore nei campi e il motore a scoppio su strada avevano portato una ventata di benessere in stalle e scuderie. L’essere umano non può stare senza i suoi giochi preferiti; scoppia la 1° Guerra Mondiale e tra animali e uomini scoppia una carneficina da … dimenticare! Non si riesce a tirare il fiato e finire di leccarsi le ferite che l’umanità ha ancora voglia del suo giochino preferito, si riparte con la 2°Guerra Mondiale dove gli animali in campo aperto sono inutili, mentre sono utilissimi tagliati a pezzettini dentro gli stomaci dei combattenti. Arriviamo al 1950, dove per oltre un ventennio gli animali riprendono il loro ruolo decoroso e utile di amici inseparabili dell’uomo. Verso gli anni 70 il miglioramento ed il benessere animale migliora ancora e tocca le sue più alte vette. Una nutrita schiera di “Animalisti” si impegna su tutto il territorio nazionale a controllare se le catene del cane che il contadino ha nel cortile sono più o meno lunghe di 7 metri, stesso discorso nelle Fiere o Sagre contadine se l’asinello o il cavallo esposto non hanno un ombrellone o una tenda che li ripari dal sole (?). Il successo di queste iniziative volte al benessere animale è inarrestabile e centinaia di attivisti negli anni successivi riescono ad appoggiare il fondoschiena in maniera stabile sopra una poltroncina presso  Comuni, Provincie, Regioni e Onlus-benefiche. Il problema della pagnotta è definitivamente risolto per loro. W gli animali! Arriviamo agli anni 2000, dove una inaudita ventata di odio si accanisce sulle povere bestie; contrabbando di animali in stile “tratta degli schiavi”, allevamenti intensivi con danni di breve durata per gli animali che venivano soppressi e agonia lenta fino alla morte per gli umani che li avevano mangiati impacchettati dentro un Supermarket. Combattimenti clandestini di cani, galli e probabilmente anche di criceti modificati geneticamente per combattere, Palii spettacolari con cavalli che si schiantavano a turno contro recinzioni o tra di loro, corse clandestine con cavalli che non sapevano neppure se si schiantavano perchè dopati fino al cervello! Ciliegina sulla torta la tortura con assassinio dell’animaletto indifeso allo scopo di qualche Like o condivisione sui Social per ottenere un momento di celebrità. Arriviamo così … vergognosamente al gennaio del 2019 con una notizia alquanto strana sugli animali, ma assolutamente meritevole di essere letta! Ve la proponiamo nel Link sottostante augurandoVi buona lettura, Buon 2019 e … W Sant’Antonio Abate!
 ____________________________________________________________
____________________________________________________________
____________________________________________________________
 _________________________________________________________
________________________________________________________
_______________________________________________________