Stai guardando: Home » Tradizione e Cultura, In Evidenza » Benno von Achenbach (1861-1936) – Una vita dedicata alle redini lunghe

 

 

Autore: Susanne E. L. Probst

 

Benno von Achenbach durante una passeggiata in compagnia della moglie Martha, provetta guidatrice di tandem (1913)

 

La vita talvolta è strana. Ci sono personaggi nella storia il cui contributo è passato quasi inosservato, la cui opera non ha mai avuto i riconoscimenti meritati e il cui ricordo  persiste nella memoria di pochi. Fu così per il capitano Federigo Caprilli, che nella sua breve ma intensa vita ha rivoluzionato, grazie ai suoi innovativi metodi, il rapporto cavallo – cavaliere, gettando le basi della moderna equitazione. Eppure, paradossalmente, passando in libreria, troviamo gli scaffali pieni zeppi di testi sul tema. Scritti dai cosiddetti esperti presenti in ogni generazione, vendono, e talvolta con un successo editoriale che fa impallidire perfino i detentori dei premi Pulitzer, i loro “nuovi metodi” come se fossero cornetti caldi appena sfornati. Mentre di Caprilli nemmeno l’ombra! Solo dopo alcune ricerche sul web si riesce a scovare qualche volume che parla dell’ideatore del “Sistema Italiano Naturale di Equitazione”. E se in Germania l’organo corrispondente alla FISE, la FN, promuove con successo i principi sviluppati dal cavaliere italiano – il “Caprilli-Test” fa ormai parte del lavoro standard di numerosi istruttori tedeschi – la maggioranza di loro, di sicuro e purtroppo, ignora chi ne fu l’autore. Non è molto diversa la vicenda di un altro grande maestro e pioniere della storia degli sport equestri che ha dato un fondamentale impulso alla disciplina degli attacchi. Basato sui principi poco invasivi, il suo metodo ha notevolmente contribuito a rendere più sicuro e sereno il lavoro dei cavalli attaccati.

 

Il padre di Benno, Oswald Achenbach, era, insieme al fratello Andreas, un valente pittore paesaggista dell’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf. A sinistra “Veduta di Firenze” dipinta da Oswald nel 1874 circa; a destra un suo ritratto del 1847 opera di Ludwig de Coudres

 

Benno von Achenbach nacque il 24 luglio del 1861 a Düsseldorf. Suo padre, Oswald Achenbach, era un apprezzato pittore di paesaggi e vedute ed aveva ottenuto nel 1863 la cattedra all’Accademia delle Belle Arti nella città renana. Ma dopo appena dieci anni di insegnamento, stare in aula gli era diventato troppo stretto e perciò rinunciò a questo prestigioso incarico per poter nuovamente viaggiare ed esercitare liberamente la sua attività di artista. Negli anni successivi Oswald visitò la Francia, la Svizzera e l’Italia, in particolare l’Alto Adige, Firenze, Roma, Napoli e Sorrento, portando con sé anche il suo figlio più piccolo ed unico maschio Benno.

 

Tre dipinti eseguiti da Benno von Achenbach che aveva ereditato dal padre e dallo zio un notevole talento pittorico, trasferendo nelle sue opere la sua grande passione: i cavalli e le carrozze

 

Da suo padre Oswald e da suo zio maggiore Andreas, anch’egli pittore paesaggista rinomato, il ragazzo aveva appreso la sensibilità e l’inventiva artistica nonché la facoltà di osservazione. Ma il giovane non era interessato al mondo dell’arte e l’unica sua passione era rappresentata dai cavalli. Düsseldorf era all’epoca la residenza del governatore prussiano ed ospitava il II Reggimento Vestfaliano degli Ussari. Due delle sue sorelle maggiori e tre cugine avevano sposato ufficiali Ussari e perciò l’ambiente della cavalleria gli era familiare quanto quello dell’arte.

 

Sfilata a Düsseldorf del II Reggimento Vestfaliano degli Ussari

 

Durante i viaggi con suo padre in Francia e Italia, Benno aveva notato la sofferenza alla quale erano esposti molti cavalli, in particolare quelli delle carrozze. D’altronde proprio a Parigi circolava il famoso motto popolare “Paris est l’enfer des chevaux, le purgatoire des hommes et le paradis des femmes – Parigi è l’inferno dei cavalli, il purgatorio degli uomini e il paradiso delle donne”, riferendosi alle numerose testimonianze che descrivono con compassione la miserabile vita di quelle povere bestie così mal tenute e sfruttate, la cui morte avveniva quasi sempre per stenti. Infatti turisti e viaggiatori si compiacevano per i bassi costi dei trasporti nella ville lumière ma allo stesso tempo si scandalizzavano per lo stato pietoso in cui si trovavano i cavalli ed i finimenti scadenti che fiaccavano gli animali, provocavano ferite e rendevano ancora più duro il lavoro già in sé massacrante. Un corrispondente di un giornale tedesco descriveva la situazione del traffico parigino all’epoca come drammatico. L’enorme numero di mezzi che viaggiavano 24 ore su 24 nelle vie della città, tra cui Cabriolet, Fiacre, Delta, Lutétienne (da Lutéce = Lutetia in latino, antico nome di Parigi), Tilbury, Landau trainati da un cavallo o da una pariglia e ai quali si aggiungevano i postali a quattro cavalli e le diligenze con tiri a sei, causarono nella seconda metà dell’Ottocento mediamente più di mille incidenti all’anno. Quasi sempre mortali per i pedoni, gli incidenti erano spesso letali anche per gli stessi cavalli che una volta feriti finivano ai tanti mattatoi di Parigi. Situazioni simili si riscontravano in tutti i grandi centri urbani dove circolavano un gran numero di carrozze e, di conseguenza, erano presenti oltre centomila cavalli la cui durata media lavorativa superava raramente i quattro/cinque anni. Ma sembra che fu proprio in Italia dove il ragazzo assistette a scene di crudeltà e di incompetenza inaudite nel trattamento dei cavalli da carrozza. Tale esperienza traumatica evocò nel giovane il desiderio di dedicarsi alla ricerca di perfezionare le tecniche degli attacchi, di renderli più efficaci, sicuri e soprattutto meno logoranti per i cavalli. Dotato di un notevole talento per il disegno, eseguì moltissimi schizzi a documentazione dei diversi metodi di attacchi in uso all’epoca.

 

Benno von Achenbach in una difficile manovra con il tiro a sei delle Scuderie Imperiali mentre entra nel Palazzo dello Sport di Berlino

 

Grazie al matrimonio della sua sorella prediletta Clara con il conte August von Bismarck, nipote del famoso cancelliere Otto von Bismarck, Benno ebbe accesso alle scuderie della nobiltà locale. A soli dodici anni guidava già il tandem di suo cognato e gli attacchi messi a disposizione dagli amici del conte che apprezzavano il talento del ragazzo. Il suo tempo libero dopo scuola lo passava con i cavalli e, quando non era in sella o seduto a cassetta di qualche carrozza, studiava sui libri che trovava nelle biblioteche dei suoi benefattori.

 

I Giudici degli Attacchi nel CHIO di Aachen del 1932: (da sin.) Max Pape, Benno von Achenbach e il Generale Adam

 

Negli anni ‘80 dell’Ottocento in Germania divenne molto popolare la disciplina agonistica degli attacchi sportivi che in Inghilterra era già in voga dalla metà del secolo. Finito il liceo, il diciannovenne Achenbach lasciò la sua città natale per mettersi a servizio come gentleman driver. Su raccomandazione di von Bismarck che sosteneva i progetti del giovane parente acquisito, Benno veniva invitato dai tenutari di scuderie con la passione per questo nuovo sport. Si fece subito notare per la sua guida precisa e il suo feeling con i cavalli nelle numerose competizioni che ormai si svolgevano in tutta l’Europa centrale ed in Inghilterra e presto arrivarono le vittorie: nel 1882 vinse a Baden-Baden proprio con il Coach di von Bismarck la medaglia d’oro nella gara di stile ed eleganza di tiro a quattro e poi a Berlino il prestigioso concorso, sempre col tiro a quattro, al quale partecipò con gli attacchi di proprietà del noto industriale chimico di Colonia Julius Vorster.

 

Benno von Achenbach alla guida del tiro a quattro del Consigliere Vorster sfila davanti alle tribune dopo la vittoria riportata nel concorso di Berlino del 1899

 

Continuamente impegnato alla ricerca di migliorare la propria tecnica, Achenbach viaggiò  all’estero per studiare da vicino i metodi praticati nelle altre nazioni. Si trasferì più volte a Parigi per prendere lezioni dal più famoso istruttore di attacchi di allora, Edwin Howlett (1835-1914). Uomo di grande autorevolezza, possedeva nella capitale francese vari maneggi, scuderie e rimesse per gli attacchi con oltre un centinaio di cavalli e di carrozze. Howlett rappresentava la seconda generazione di una dinastia di cocchieri, addestratori e commercianti di cavalli di origine inglese che aveva fatto fortuna sul continente. Specialista nel tiro a quattro, era capace di insegnare in più lingue. Parlava correntemente l’inglese e il francese, ma anche il tedesco e l’italiano che aveva imparato da giovane quando era stato a servizio come cocchiere dai principi Baciocchi. Tra i suoi numerosi allievi provenienti da tutta l’Europa e da oltreoceano non c’erano solo i rampolli della vecchia nobiltà ma anche quelli della emergente borghesia danarosa, tra cui i Vanderbilt e William GeorgeTiffany che con lui condividevano la passione per gli attacchi. Autore del manuale “Driving lessons – Lezioni di guida”, pubblicato la prima volta a New York nel 1894, Howlett fu anche l’inventore di un’imboccatura che prende il suo nome. Il maestro riconobbe nel tedesco l’eccezionale talento e ne fece il suo allievo prediletto, condividendo con lui i segreti del proprio metodo.

 

Benno con Achenbach durante una lezione di guida a Parigi nel 1897 sotto l’occhio vigile del suo maestro, Edwin Howlett, mentre il Consigliere Vorster si gode la passeggiata

 

Al suo ritorno in patria Achenbach, facendo tesoro di questo prezioso bagaglio, introdusse le tecniche del grande istruttore, considerato il fondatore della scuola di attacchi inglese, in Germania dove divennero presto lo standard nelle scuderie tedesche. Nel 1899 redasse “Die Stil- und Annspannungs-Grundsätze – I principi di stile e d’eleganza per la guida degli attacchi” che saranno riconosciuti come riferimento dall’organo centrale prussiano per gli sport equestri e gli attacchi.

 

Achenbach alla guida del tandem di Hackney di proprietà del Consigliere Vorster di Colonia

 

Nel frattempo August von Bismarck, ritiratosi dall’esercito e trasferitosi in campagna per allevare con successo cavalli da trotto, aveva raccomandato il proprio cognato ad un compagno d’armi e carissimo amico, il maggior generale e barone Hugo von Reischach.   Maresciallo di Corte alle Nuove Scuderie Reali di Berlino, von Reischach si occupava dei trecentosessanta cavalli tra cui Hannoveraner, Trakehner e Mecklenburger, nonché delle numerose carrozze dell’imperatore prussiano Guglielmo II. Su consiglio del barone, l’imperatore affidò nel 1906 ad Achenbach, considerato ormai il migliore guidatore nella pratica del tiro a quattro, la scuola degli attacchi, l’addestramento dei suoi cavalli da tiro e le mansioni di rimodernare il parco carrozze, i finimenti e le livree. Fu una scelta dettata dal solo merito perché finora nessun civile e per di più borghese aveva occupato un ruolo di tale importanza alla corte prussiana. Achenbach assolse i propri compiti egregiamente, ottenendo nel 1909 da Guglielmo II l’investitura nobiliare (per cui da Benno Achenbach divenne Benno von Achenbach – ndr). Nello stesso anno del suo incarico a Berlino Benno sposò Martha Brügelmann, sua allieva e provetta guidatrice di tandem, la quale condivideva la passione del marito e avrebbe collaborato con lui per tutta la vita.

 

Le scuderie imperiali di Berlino dove potevano essere ospitati oltre 200 cavalli

 

Negli anni che precedono la Prima Guerra Mondiale von Achenbach promosse gli attacchi come sport agonistico e sostenne le gare di distanza e le maratone. I suoi successi e quelli dei suoi allievi facevano notizia nella stampa nazionale e in quella estera. Lo scrittore americano e autore del libro “Riding and Driving”, Price Collier, scrive di lui sul noto periodico statunitense “Scribner’s Magazin”: “Probabilmente oggigiorno sulla terra non esiste migliore guidatore di pariglia, tiro a quattro o a sei di quel gentleman che addestra i cavalli da carrozza nelle scuderie dell’imperatore. Questo cocchiere tedesco è stato una rivelazione alle competizioni di New York e di Londra”. La sua fama aveva ormai raggiunto il livello internazionale e le sue competenze erano richieste in molti eventi. Per tre volte, dal 1911 al 1913, gli venne assegnato dall’allevatore britannico e fondatore della manifestazione Reginald Gardiner Heaton, il ruolo di responsabile degli attacchi al celebre Olympia Horse Show di Londra.

 

 

Durante la Prima Guerra Mondiale von Achenbach fece parte dello Stato Maggiore del gruppo d’armata del generale Eichhorn che combatté sul fronte orientale. Nel corso del conflitto solo i tedeschi adoperarono più di un milione e mezzo di cavalli. La maggior parte serviva, dopo essersi dimostrato fallimentare l’impiego in battaglia della tradizionale cavalleria, ai trasporti ed ai rifornimenti. A causa del maltempo e delle devastazioni, le vie di comunicazione erano state rese inagibili ai mezzi motorizzati, fermi tra l’altro per la mancanza di carburante e di pezzi di ricambio. A sopperire a questa insufficienza i cavalli dovettero trainare qualunque mezzo: dalle artiglierie più pesanti, per le quali occorrevano fino a 24 animali per poter essere spostate, alle ambulanze della Croce Rossa, dai carri con viveri, armi, munizioni, trasporto soldati fino alle barche. Von Achenbach redasse in quegli anni una normativa a tutela dei cavalli al servizio nelle Forze Armate che fu applicato non solo dalle truppe tedesche ma anche da molti altri eserciti in tutto il mondo.

 

La Grande Guerra (da sin. in alto in senso orario): trasporto dei cannoni smontati, cucina da campo, colonna di carri rifornimento, ufficiali dell’esercito tedesco (Tratto dal libro “1914/18: La Guerra e gli Animali” di Serenella Ferrari e Susanne E.L. Probst)

 

Dopo la resa della Germania e l’abdicazione di Guglielmo II il 10 novembre del 1918 con la sua successiva fuga in Olanda, le Reali Scuderie a Berlino vennero chiuse e le quattrocento carrozze della corte messe all’asta. Una delle più importanti, il Coach di Stato, se la aggiudicò l’imperatore dell’Abissinia. Congedato dall’esercito, von Achenbach ottenne un posto al direttivo del “Nationaler Zuchtverband des deutschen Warmblutpferdes” – associazione nazionale degli allevatori del cavallo mezzo sangue tedesco e divenne primo istruttore di attacchi alla prestigiosa scuola di cavalleria di Hannover. Qui incontrò il capitano Max Pape che sarebbe stato da quel momento il suo più stretto collaboratore.

 

“Anspannen una Fahren”, l’opera più famosa di Benno von Achenbach: a sinistra la prima edizione del 1925, a destra una recente ristampa a cura della Federazione Tedesca (2009), al centro l’autore

 

Nel 1920 von Achenbach mise finalmente per iscritto la sua esperienza nel mondo degli attacchi lunga quasi mezzo secolo. Pubblicò a proprie spese e senza editore, con l’aiuto della moglie Martha alla quale dedicò il libro, la sua prima e attesa opera di 59 pagine: “Anweisung für Anspannen und Fahren, Arb. mit d. Doppellonge sowie Anhaltspunkte f. d. Beschirrung u. Bespannung bei Fahr-Preisbewerbungen – Istruzioni per attaccare e guidare, il lavoro con la doppia longia ed indicazioni per i finimenti e il modo di attaccare durante le gare di attacchi”. Per gli otto disegni che illustrano inizialmente il libro, l’autore sfruttò la propria capacità artistica e li realizzò di proprio pugno. Per finanziare il suo progetto si avvalse delle numerose ditte del mondo equestre, tra cui sellai, commercianti di cavalli e costruttori di carrozze che attraverso le loro pubblicità sponsorizzarono l’opera. Vi troviamo gli inserti della Waldhausen, di Passier e di Kieffer che tuttora producono finimenti da sella e da attacchi.

 

Importanti allora come oggi, fu grazie agli sponsor che uscì la prima edizione del manuale “Anspannen und Fahren” pubblicato in autoedizione

 

Negli anni successivi von Achenbach revisionò più volte il suo scritto, aggiungendo altro testo fino ad arrivare a 235 pagine nella sua quinta edizione del 1925. Questi volumi sono tuttora consultabili nella Biblioteca Nazionale Tedesca a Lipsia e Francoforte. L’autore vi spiega al lettore la tecnica di guida da lui perfezionata, detta anche “all’inglese” che si basa in prima linea sulla salvaguardia del cavallo, sulla sicurezza e sulla funzionalità, senza però rinunciare all’eleganza. Per ottenere tali risultati egli introdusse elementi standardizzati come la “Achenbachleine” ossia le redini Achenbach che, grazie alla possibilità di regolazione, permettono di rispettare individualmente il temperamento e le caratteristiche morfologiche di ogni cavallo attaccato. Vige sempre il motto che caratterizza tutto il lavoro del grande maestro: “cedere invece di tirare”.

 

Alcuni schizzi contenuti in grande quantità nel suo famoso manuale ed eseguiti personalmente da Achenbach

 

Il libro divenne subito un successo e il “sistema Achenbach”, come ormai era universalmente chiamata la tecnica standardizzata dall’autore, uscì rapidamente dai confini della Germania e fu applicata in molti altri paesi. Negli ultimi anni della sua vita von Achenbach fu impegnato in corsi di attacchi soprattutto all’estero e nel ruolo di giudice di gara. Durante il CHIO di Aachen del 1931, nel quale le gare di attacchi si svolgevano regolarmente già dal 1924, le autorità dedicarono un discorso solenne all’opera di von Achenbach che venne accolto da parte degli spettatori con un lunghissimo e caloroso applauso. Il 15 ottobre del 1936 morì a Berlino e per suo volere fu sepolto nella sua città natale di Düsseldorf.

 

Un tributo d’onore alla grande competenza di Achenbach come giudice di stile, eleganza e destrezza nella guida

 

Dal 1975 al 2009 sono uscite varie edizioni del suo libro ad opera della casa editrice Georgi di Aachen. Le ultime vengono pubblicate dalla stessa Federazione Nazionale di Sport Equestri tedesca, la FN, a dimostrazione di quanto sia tuttora attuale il metodo Achenbach. L’amico, l’allievo e collaboratore fidato, il colonnello Max Pape, proseguì il lavoro del maestro elaborando le sue lezioni nel volume “Die Kunst des Fahrens: Fahren u. Anspannen nach d. Richtlinien von Benno von Achenbach – L’arte di guidare: guidare ed attaccare secondo le linee guida di Benno von Achenbach”, pubblicato nel 1966.

 

La corretta tenuta delle redini del tiro a quattro illustrata da Achenbach nel suo manuale

 

Gli storici dell’equitazione concordano nel sostenere che il capitano Caprilli è riconosciuto come l’ideatore del Sistema Naturale di Equitazione, mentre Benno von Achenbach, di sette anni più anziano e sicuramente a conoscenza dei successi del cavaliere italiano, è considerato l’inventore del sistema di attaccare tuttora attuale. Per Caprilli era fondamentale che il cavaliere non ostacolasse il movimento del cavallo per farlo esprimere al meglio, mentre von Achenbach chiedeva ai suoi allievi “di vedere e di pensare” per garantire il benessere e la sicurezza dell’animale e ottenere in tale modo la prestazione ottimale. Il “sistema Achenbach” è oggi il metodo più insegnato e praticato per gli attacchi in Europa ed è universalmente applicato dai regolamenti nei concorsi in moltissime nazioni. E se trovare in libreria un manuale sulle tecniche caprilliane è più difficile che scovare la famosa mosca bianca, non è molto diversa la situazione per il maestro degli attacchi. Il suo libro non è mai stato tradotto in un’altra lingua oltre al tedesco e per chi vuole approfondire i suoi insegnamenti non rimane altra scelta che studiare tale lingua. Impresa fra altro non poco difficoltosa anche per chi è di madrelingua perché il testo fu stampato, non solo in originale ma anche nelle ristampe successive, in “Sütterlin”. Questa grafia corsiva era praticata tra il 1911 e il 1940 e risulta oggi faticosa da leggere. L’unica alternativa è rappresentata dalla pubblicazione di Max Pape: nel 1976 uscì, su sollecitazione del duca di Edimburgo, noto appassionato delle redini lunghe, la versione in inglese “The Art of Driving” che reca la prestigiosa introduzione scritta dallo stesso principe Filippo e nel 1980 venne stampata finalmente anche la traduzione in francese: “L’art de l’attelage”. Ambedue le versioni sono state riedite più volte. In Svizzera Jürg Wille ha avuto l’idea straordinaria di inserire anche alcuni dipinti eseguiti dallo stesso Achenbach nella sua biografia, edita nel 1991 contemporaneamente in tedesco, inglese e francese. E in italiano? Finora, simile al caso Caprilli, nessun editore in Italia ha ritenuto doveroso pubblicarla!

 

Concorso di Monaco di Baviera del 1912: Benno von Achenbach guida il tiro a sei del Consigliere Vorster

 

 

Nota della redazione: alcune immagini sono state tratte dalla ristampa del volume di Benno von Achenbach, Anspannen und Fahren, Verlag Georgi, Aachen 1999.

 

Sitografia:

http://www.kutschen.com/Achenbach_2.htm

https://hippoevent.at/news-2/95-news-2016/maerz-2016/931-max-e-ammann-die-anfaenge-des-fahrsports

http://www.attelage-patrimoine.com/article-edwin-howlett-50769998.html

https://www.pferdchen.org/Pferdesport/Fahrsport/Achenbach.html

http://www.paulmichl.at/Ursula/Deutsch/Pferde/Fahren_mit_Pferden.htm

https://portal.dnb.de/opac.htm?method=showShortList&currentPosition=1&currentResultId=%22137186746%22%26any

https://www.fise.it/images/AAANEWS2016/

DOCUMENTI/DOCUMENTI_2018/BOZZA

_REGOLAMENTO_di_DISCIPLINA_ATTACCHI_2018.pdf

 

Bibliografia:

Benno von Achenbach, Anspannen und Fahren, Verlag Georgi, Aachen 1975 (ristampa dell’edizione del 1922)

IDEM, Anspannen und Fahren, FN Verlag, Warendorf 2009

Max Pape, Die Kunst des Fahrens – Fahren und Anspannen nach den Richtlinien von Benno von Achenbach, Stuttgart 1966

IDEM, The art of driving: according to the guidelines of Benno von Achenbach; foreword by Prince Philip, Duke of Edinburgh, London 1976

IDEM, L’Art de l’attelage: L’attelage et le menage d’après les règles établies par Benno von Achenbach, Maloine 1980

Tom Ryder, The Achenbach System, in: The Carriage Journal, Vol 21, No 1 Summer 1983, pp.17-20

Jürg Wille, Benno von Achenbach, ISKA Verlag, 1991

Serenella Ferrari – Susanne E. L. Probst, 1914/18: La Guerra e gli Animali – Truppe silenziose al servizio degli eserciti, Gorizia 2015

 

 

 

 

 

 

© Copyright Carrozze&Cavalli · Powered by Purple Lab Design