Stai guardando: Home » Cronaca e Attualità, Tradizione e Cultura, In Evidenza » 4 Novembre 1918 Termina la Grande Guerra il Re, i Soldati e gli Animali … ringraziano!

 

 

 

 

 

Oggi sabato 3 novembre 2018  abbiamo avuto il piacere di assistere ad una bella e particolarmente toccante commemorazione che chiude tutta una serie di eventi a ricordo del  Centenario della Grande Guerra: la mostra “Parma nella Grande Guerra”, ideata e curata dal giornalista e storico Pino Agnetti. Un emozionante affresco reso unico da un tributo senza precedenti alle migliaia di parmigiani e parmensi di ogni estrazione sociale caduti nel corso della Grande Guerra del 1915-1918.

Una mostra che ben si è adattata alle suggestive stanze affrescate del Palazzo Ducale dove grandi pannelli con rare fotografie dell’epoca raccontano in immagini e testi le storie dei grandi di Parma protagonisti di quei tristi eventi. Figure leggendarie come Arturo Toscanini, Guido Picelli, Padre Lino, le Medaglie d’Oro al Valor Militare Filippo Corridoni, Paolo Racagni e Michele Vitali, l’asso dell’aviazione Gaspare Bolla e Zita di Borbone Parma, l’ultima Imperatrice d’Europa. Tutto ciò fa di “Parma nella Grande Guerra” uno strumento fondamentale per il recupero e la valorizzazione della nostra memoria collettiva, grazie anche a un allestimento fortemente evocativo studiato per parlare a tutti e in modo particolare ai giovani. Di grande prestigio e significato simbolico anche la location della mostra: il Palazzo Ducale di Parma, sede durante la Grande Guerra della Scuola di Applicazione di Fanteria e oggi del Comando Provinciale dei Carabinieri.

 

Da sin. Pino Agnetti, curatore della mostra, il Col. Salvatore Altavilla Comandante Provinciale dei Carabinieri e il Col. Donato Carlucci Presidente di Assoarma Parma.

 

Il Prefetto di Parma, Dott. Giuseppe Forlani

 

Ma in quanti caddero sotto il fuoco nemico?  

Furono più di 6.000, alcuni noti al grande pubblico di allora, altri perfetti sconosciuti, tutti inesorabilmente risucchiati nel tragico vortice di una sanguinosa guerra le cui precise motivazioni ancora oggi fanno fatica ad emergere. Un triste tributo di migliaia di parmigiani e parmensi di ogni estrazione sociale che, cent’anni fa, si immolarono sulle trincee dell’Isonzo e del Piave. Tantissimi di loro, semplici e pacifici contadini costretti loro malgrado a sostituire la zappa con il fucile. Pino Agnetti è riuscito a ricostruire per la prima volta a distanza di un secolo l’elenco completo di tutti i caduti di Parma e provincia nella Grande Guerra.

 

Su entrambi i lati della sala di accesso alla mostra campeggiano due enormi pannelli realizzati con cura e dovizia di particolari da Pino Agnetti, frutto di una sua meticolosa ricerca durata anni. (Nelle due foto sottostanti )

 

 

 

 

Nelle immagini il successo di pubblico e di consensi inaspettato per questa mostra

 

 

 

 

 

 

L’Imperatrice d’Austria Zita di Borbone Parma in visita alle seconde linee sul Carso

 

Su 400.000 alpini mobilitati ne morirono quasi 25.000

 

I bovini furono utilizzati soprattutto per la produzione di carne in scatola; si calcola che solo in Italia nel corso della Grande Guerra furono consumate più di 200 milioni di scatolette di carne e pesce. Si rivelò decisivo l’aiuto di viveri e mezzi da parte dell’alleato americano in concomitanza con una tremenda pandemia di tubercolosi bovina che infettò due terzi del patrimonio bovino tedesco rendendolo inutilizzabile come cibo. La fame nelle linee tedesche era così forte che durante l’Offensiva di Primavera del 1918, l’avanzata fu rallentata a causa di parte delle truppe tedesche che non volevano abbandonare le posizioni conquistate con i magazzini pieni di “corned beef” la famosa carne in scatola americana.

 

Trasporto di bovini verso le prime linee per essere macellati. Il prezioso convoglio viene scortato anche dai Carabinieri a cavallo che si intravedono in alto a destra dietro il carro

 

I piccioni viaggiatori vennero utilizzati anche per scattare strategiche foto aeree tramite una speciale fotocamera abilmente sistemata sul loro petto (vedi foto). Questa tecnica venne brevettata nel 1908 dal farmacista tedesco Julius Neubronner che progettò diversi modelli di queste fotocamere da 30/75 grammi, dotate di un timer di autoscatto che provvedeva alla registrazione durante il volo.

 

Piccione viaggiatore con fotocamera

 

GLI ANIMALI IN GUERRA, UNA PRESENZA INDISPENSABILE

Anche se la parte finale del conflitto vide grandi progressi tecnologici come i primi aerei, la parte del leone la fecero (nei cieli) i piccioni-viaggiatori abilmente addestrati. Sulla terraferma cavalli, muli e cani contribuirono al pari dei loro padroni. Ma in quanti erano? Nel corso della Grande Guerra tra tutte le nazioni coinvolte pare fossero più di 16 milioni, fra cui 11 milioni di equini, 100.000 cani e 200.000 piccioni viaggiatori. L’epopea delle guerre con il binomio uomo-animale alla fine delle ostilità poteva considerarsi chiusa. Era iniziata nel 3000 a.C. con l’invenzione della ruota ed immediatamente dopo il carro da guerra con cavalli, mentre l’imperatore Persiano Ciro II il Grande possedeva nel suo esercito intere schiere di forti e feroci cani “molossi”. A documentare la fine di un’epoca un soldato presente in prima linea sul fronte occidentale annota nel suo rapporto di battaglia che durante un assalto di un reparto di cavalleria britannica, i tedeschi non risposero subito all’attacco ma lasciarono prima avvicinare l’avversario quasi fino ad arrivare alle postazioni per poi aprire il fuoco solo all’ultimo momento. E descrive così quel tragico evento: “Le mitragliatrici spaccano le gambe dei cavalli che cadono sul terreno come tronchi secchi. Gli Shrapnel lacerano i loro petti e le artiglierie dilaniano i loro addomi. Teste, torsi e arti, indistintamente di uomini e cavalli schizzano dappertutto per aria”. Finalmente, con poca fortuna e moltissima gloria, arrivarono le ore 15  del  4 novembre 1918 e venne scritta la parola FINE.

 

 

Quale in sintesi il messaggio che deve trasparire dopo aver visto questa mostra e assistito alla conferenza preliminare? “Salviamo la Storia” ci ripete più volte Pino Agnetti, salviamola abbastanza rapidamente perché è seriamente minacciata da Facebook e WhatsApp! E visto che ognuno, come può, deve fare la propria parte, rispondiamo subito al grido di aiuto con un contributo storico: “La disfatta di Caporetto!”.

Sotto il punto di vista dell’informazione la frase sopra citata è la “traccia” più importante che a tantissime persone è rimasta indelebile nelle loro menti. In pratica la notizia più di rilievo di tutto il conflitto mondiale, visto l’impressionante numero di volte in cui è stata citata. Non essendo io, lo scrivente, un colto ed illustre letterato e neppure uno storico, prendo atto di tutto ciò ma …

30 anni fa in casa mia circolavano tranquillamente mio nonno (1^ Guerra) e mio padre (2^ Guerra) ed a sentire il nonno di 90 anni (21° Reggimento Cavalleggeri Padova Compagnia Mitraglieri 1500FIAT ), testimone oculare sul campo di battaglia, pare che la notizia più importante da trasmettere alle nuove generazioni non fosse quella di Caporetto!

Proseguiamo, per poi terminare, con un altro contributo, pubblicato su di un libro anni or sono e che non è mai stato messo in grande evidenza; l’argomento traccia un profilo inusuale di Vittorio Emanuele III, il re soldato, il re socialista.

 

 

 

 

 

E’ inutile dire che allorchè, l’11 settembre 1919, Francesco Saverio Nitti lesse alla Camera quella lettera, i rappresentanti della Nazione, in piedi, …

 

Il libro su prenotazione è in vendita.

 

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A lettura ultimata, anche in questo caso e per l’ennesima volta, appare chiaro e lampante che le vicissitudini del Re d’Italia ci sono state rendicontate fino ad oggi in larga parte e con grande dovizia di particolari da autorevoli commentatori  dopo il 1921.  E prima? Era forse stato nella sala del thè della Reggia a inzuppare biscottini al cioccolato? Facciamo poi presente con estrema gentilezza e tanto savoir-faire che la lettera con la quale si tagliava il vitalizio e si regalavano tante proprietà della Corona alla Nazione ed ai lavoratori è un argomento che oggi dopo 100 anni è ritornato di grande attualità, ma con una sostanziale differenza: ieri fu approvato a pieni voti e accolto con ovazione di applausi, oggi …

(C’è sempre qualcuno che se ne frega della Storia!)

 

 

 

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