La Lombardia, vincitrice della medaglia d’oro e d’argento a squadre, nonché di 2 medaglie d’oro e 3 d’argento a titolo individuale

 

Si è conclusa il 1° settembre anche l’edizione 2018 delle Ponyadi che si sono svolte quest’anno a cavallo di fine agosto – inizio settembre in una cornice prestigiosa come quella offerta dai prati infiniti e dai campi super-preparati dell’Ippodromo Militare “Gen. Giannattasio” di Tor di Quinto a Roma, sede del Reggimento di Cavalleria “Lancieri di Montebello”..

 

E’ qui la festa? Sì, negli splendidi impianti dell’Ippodromo Militare “Gen: Giannattasio” di Tor di Quinto a Roma

UNA GRANDE FESTA

Oltre 1200 i ragazzi dai 5 anni (per gli attacchi dagli 8 anni) ai 14 suddivisi nelle 17 discipline in calendario tra le quali non potevano certo mancare gli attacchi. A questo punto è doveroso un plauso al Comitato Organizzatore perché, contrariamente a quanto riscontrato in un recente passato, la location dedicata alle carrozze era veramente degna di un concorso serio e di largo respiro: campi in condizioni perfette, servizio e assistenza alla preparazione dei percorsi ma anche alla logistica sempre solleciti e professionali e campi di gara per la disciplina, se pur di nicchia, non relegati lontani dalla vista di tutti, quasi a vergognarsi che il pony si possa anche attaccare! Questo ha permesso tra l’altro frequenti avvicinamenti soprattutto dei ragazzi dei pony games e dei loro genitori che erano per così dire i “vicini di casa”. Curiosità sia sulle regole di gioco, sia sulla possibilità di avvicinarsi a questo sport: come? dove? quanto costa? a chi rivolgersi? Tutte domande alle quali si è cercato di dare delle risposte convincenti pur nell’assenza di un’offerta capillare in grado di accontentare gli eventuali interessati.

 

A dare non solo lustro ma un segno dell’importanza dell’evento, in alto il Presidente del CONI Giovanni Malagò (al centro), il Presidente della FISE Marco Di Paola (a destra) e il responsabile delle Discipline Non Olimpiche FISE – quindi anche degli Attacchi – Duccio Bartalucci (a sinistra)

 

In quanto alle regioni presenti, solo 6 hanno risposto all’appello, ma su questo torneremo più avanti nella narrazione. Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Umbria si sono veramente date da fare per comporre delle squadre competitive, in grado di dimostrare una sorprendente destrezza ed un modo di presentarsi assolutamente impeccabile, nonostante in parte piuttosto nuovi a questa disciplina. Merito dei Tecnici che sono riusciti ad inquadrare i giovani atleti in un’ottica di correttezza e quindi di rispetto verso gli altri concorrenti, verso lo spirito sportivo in generale e verso tutte le persone coinvolte nonché presenti ad uno spettacolo che rimarrà a lungo nella memoria di tutti. Se i Tecnici lombardi presenti – gli insostituibili Alberto Tosi e Larissa Lombardi – sono ormai noti per l’impegno ed i risultati ottenuti, vorremmo qui spezzare una lancia a favore di Massimo Filisetti, Ivano Cavina e Alessandro Calzavara che sono riusciti magnificamente nell’impresa di formare in poco tempo delle squadre regionali in grado di competere con atleti molto più esperti. Tutto questo si è tradotto in un franco sorriso di soddisfazione di tutte le persone coinvolte, facilmente riscontrabile sulle immagini, ma che durerà a lungo perché è soprattutto l’allegria che ha caratterizzato i 4 giorni di gara: la gioia di trovarsi tutti insieme a dimostrare quello che ciascuno sapeva fare, ma poi soprattutto a socializzare, a giocare, a divertirsi, a fare nuove conoscenze, a godere di ogni secondo di questa meravigliosa trasferta, insomma un’esperienza costruttiva e formativa che capita purtroppo una sola volta all’anno in uno spettro così ampio! Questo però ne fa un obiettivo che dovrebbe agire da trascinatore ed invogliare le famiglie a fare in modo che tanti altri giovani decidano di mettersi in gioco, di assumersi delle piccole responsabilità, di “fare i compiti a casa” per poi poter essere ricompensati con la partecipazione ad un evento speciale come questo.

 

La rappresentativa della Regione Piemonte, guidata dal Tecnico Massimo Filisetti

 

Meglio di chiunque valgano le parole espresse dalla mamma di una delle piccole driver in quanto rappresentano – almeno ce lo auguriamo – il sentire comune di chi c’era, di chi si è sobbarcato l’impegno degli appuntamenti preparatori, dell’organizzazione di un viaggio abbastanza complicato per la necessità di portarsi la carrozza al seguito, di chi nonostante tutto ha affrontato l’avventura con entusiasmo ma alla fine si è resa conto di aver costruito qualcosa e di essere entrati a far parte di un bel gruppo di persone motivate, appassionate, solari, sempre pronte a guardare avanti con fiducia.

 

La squadra dell’Emilia Romagna accompagnata dal Tecnico Ivano Cavina

 

“Quanto ti sta insegnando questo sport? La passione, l’amore, la fiducia in te stessa e negli altri, il sacrificio, l’impegno, la gioia e la solidarietà, l’aiuto reciproco e l’autonomia…

Che gioia per noi accompagnarti in questa avventura e vedere quanto ti faccia crescere come persona.

Grazie a chi ha reso possibile tutto ciò insegnandoti con amore e passione ed essendo una presenza costante e un punto di riferimento importante per la tua crescita.”

Poi, a manifestazione conclusa, la stessa mamma che qui ringraziamo per la sana impostazione mentale, ha così commentato.  

“Si è chiusa questa esperienza indimenticabile alle Ponyadi.

Tante emozioni si accavallano in queste occasioni: sorrisi, lacrime di delusione e lacrime di gioia, ma la cosa più bella è stata la condivisione e il lavoro di squadra. Le nostre ragazze sono state meravigliose! Si sono sostenute, abbracciate, aiutate anche nel più piccolo dettaglio. Le grandi in soccorso alle più piccole e le piccole con il loro entusiasmo e la loro spontaneità a stemperare la tensione delle più grandi che giustamente si sentivano un po’ più sotto pressione.

Hanno fatto gruppo, sono nate amicizie e soprattutto hanno insegnato ai grandi quanto sia facile volersi bene quando di mezzo c’è una passione così grande ad unire. Hanno dimostrato che davvero l’unione fa la forza!

Da mamma non posso che essere felice e fiera di questa esperienza per la mia bambina. Grazie a tutti per aver condiviso questo pezzo di cammino e grazie in particolare alla meravigliosa coach (e mental coach) e alla granitica colonna del nostro gruppo per aver reso possibile questo!”.

 

Nel riportare le parole di questa mamma abbiamo volutamente tralasciato di citare tutti i nomi perché vorremmo che la sua impostazione mentale illuminata e la sua preziosa testimonianza diventino IL MODELLO DA SEGUIRE. Noi intanto non possiamo che augurarci che se ne presentino tante altre di mamme come lei in futuro perché è grazie al loro primo passo che la macchina si mette in moto: il loro coraggio di affrontare l’ignoto ha comunque dimostrato che non è stato un tentativo fallimentare ma anzi una scuola di vita.

 

A sostenere la Valle d’Aosta la capo equipe e Presidente della Delegazione Provinciale Giovanna Rabbia Piccolo nonché il driver più anziano, Carlo Mascheroni, che passa il testimone – e l’entusiasmo – ai più giovani

 

 

LE GARE

Per venire alle gare, i concorrenti degli Attacchi erano in totale 28 suddivisi in patenti A (16), patenti A/Add.ve (9) e patenti B (3). Dati i numeri, non è stato possibile suddividere ulteriormente le categorie distinguendo tra pony e mini-pony ma le classifiche finali hanno dimostrato che vantaggi e svantaggi dei due “mezzi di trazione” erano ben equilibrati tant’è che troviamo minuscoli Shetland contendere le medaglie a pony Haflinger. Come sempre la prova coni, in questo caso disegnata da Gabriele Panier Suffat, costituisce l’ago della bilancia e può rivoluzionare completamente i risultati definitivi, cosa puntualmente verificatasi anche qui al pari dei campionati mondiali di guidatori seniores.

 

Le Ponyadi danno il benvenuto alla Regione Umbria, capitanata per gli Attacchi dal Tecnico Michele Della Pace

 

A titolo di cronaca, le medaglie individuali della cat. patenti A sono andate nell’ordine a Nicole Bono (A.S. Lo Sperone, Caravino), Benedetta Brillantino (CE Scuderia S. Giorgio, Verolanuova) e Gaia Vivian (Centro Sportivo Equestre ASD, Piombino Dese). Da segnalare un ottimo primo posto in dressage da parte di Chiara Bombelli (PC Ca’ Chiodelli, Trigolo).

Passando alla categoria superiore per patenti A/Add.ve, oro per Laura Ramella (PC Ca’ Chiodelli, Trigolo), argento per Chiara Berton (ASD C.I. Ruk, Boario Terme) e bronzo per Chiara Bernardelli (CI Il Castello, San Possidonio). Anche qui va segnalata un’eccellente vittoria in dressage da parte di Marianna Filisetti (CE Lo Sperone, Caravino).

In quanto alla massima categoria prevista, quella dei detentori di patente B/A, al 1° posto Greta Bignamini (PC Ca’ Chiodelli, Trigolo) seguita da Giorgia Brillantino (CE Scuderia S. Giorgio, Verolanuova) e da Adele Stiffoni, (Centro Sportivo Equestre ASD, Piombino Dese), quest’ultima vincitrice del dressage.

 

L’allegra brigata dei driver lombardi con una pioggia di medaglie

 

Pochi ma buoni i driver del Veneto capitanati dal Tecnico Alessandro Calzavara che ha saputo prepararli a dovere per la conquista delle medaglie

 

Terminato il concorso di Combinata sono state assegnate le medaglie alle squadre regionali: oro e argento alle 2 squadre della Lombardia e bronzo al Veneto. A seguire le altre 4 regioni che hanno dato battaglia fino … all’ultima pallina!

 

 

 

ALCUNE CONSIDERAZIONI

Ricca pioggia di medaglie per la Lombardia, ma le ragioni sono sotto gli occhi di tutti: è il Comitato Regionale che già da tre anni in qua ha investito più risorse economiche e umane per cercare nuovi talenti attraverso stage regionali e facilitazioni di vario genere e tramite il sostegno ai Comitati Organizzatori di gare con categorie amatoriali facilmente raggiungibili da un esteso numero di mini-driver. Senza la possibilità di mettersi a confronto manca lo sprone a mantenere costante l’impegno. Il Comitato Regionale Lombardo si avvale inoltre di un Referente Attacchi, nella persona di Maurizio Morbis, che ha fatto della trasparenza, della concertazione con tutte le parti in causa e dell’instancabile opera di programmazione la sua bandiera vincente. Poi, grazie ai “pochi ma buoni” – anzi ottimi – tecnici e alla caparbietà incrollabile dei gestori dei centri in cui si pratica lo sport degli attacchi, quest’anno si sono raccolti i primi frutti di quella che si spera diventi la nuova generazione di driver con obiettivi di crescita agonistica. Non indifferente l’esempio dei cinque concorrenti ai Campionati Europei U21, tutti lombardi. Anche in Lombardia si è ben lungi dall’aver raggiunto l’obiettivo, ma a livello nazionale questa regione può ben vantarsi di essere il modello da seguire. Bene tutte le altre cinque regioni presenti con atleti in parte con meno esperienza soprattutto per la mancanza di concorsi a distanze abbordabili. Sono infatti troppo pochi i centri ippici che organizzano gare di attacchi in genere, ed è il classico gatto che si morde la coda: niente concorsi quindi niente atleti, niente atleti quindi niente concorsi. L’unico sistema per cercare di diffondere questa disciplina potrebbe essere quello di organizzare le gare in concomitanza con altre attività equestri: spese per servizi già ammortizzate e, visti i nostri numeri ancora limitati, disponibilità del comitato organizzatore ad una semplice integrazione del contingente di partenti in generale senza rischiare di rimetterci ogni volta di tasca propria.

 

E’ un gioco, anche se talvolta maledettamente serio, ma alla fine le ore passate in campo portano i meritati frutti

 

Altro punto focale è il disinteresse dimostrato da molti, troppi, Comitati Regionali per lo sport degli attacchi: tutti lamentano il fatto che ci siano pochi praticanti. Dobbiamo tirare fuori nuovamente il solito gatto che si morde la solita coda? Senza risorse non si partirà mai e senza progetti mirati alla diffusione non si muove nulla. Inutile sperare che dalle gare organizzate dalle associazioni amatoriali, che peraltro vedono ovviamente una maggiore affluenza in quanto meno burocratizzate, vengano alla Federazione schiere di agonisti. Lo spirito con cui si affrontano i due tipi di attività differiscono sostanzialmente e se per gli uni lo scopo è solo il divertimento, per gli altri è una graduale crescita verso traguardi più ambiziosi ma ricchi di soddisfazioni. Purtroppo si assiste invece alla graduale distruzione di quel tessuto prolifico che solo pochi anni fa esisteva in ambito FISE e che ha visto ben 120 partenti ad una Coppa delle Regioni disputata in Toscana.

 

Un gruppo coeso e dei Tecnici che non mollano: un’accoppiata vincente!

 

Se la passione per lo sport degli attacchi non sembra attecchire in alcune regioni (mancanza di un animatore lungimirante ed instancabile?), anche regioni come la Toscana, il Lazio, la Sicilia sono ormai completamente assenti dal panorama di questa disciplina sportiva. Quest’anno alle Ponyadi era assente anche la Puglia, che fino all’anno scorso aveva sempre partecipato: speriamo che non sia un segnale premonitore di una incombente disaffezione. Proprio queste regioni, che sempre si lamentano per la lontananza dai luoghi in cui vengono organizzati solitamente i concorsi perché lì si riescono a riunire gruppi più numerosi di concorrenti, hanno brillato per la loro assenza. Le ponyadi quest’anno erano a Roma, quindi equidistanti rispetto al nord e al sud, per non parlare del centro, ma chi era presente? Solo il nord. Ogni ulteriore considerazione è superflua.

 

Tutti insieme appassionatamente, compresa la mascotte “Tony il Pony”

 

CONCLUSIONI

Per ritornare all’argomento principe, le Ponyadi 2018 hanno rappresentato per chi c’era un’esperienza sicuramente importante e nulla deve offuscare il prosieguo dell’attività delle nostre giovani promesse. Per fortuna quest’anno le inevitabili polemiche sono state contenute entro limiti accettabili ma anche quelle avrebbero potuto essere evitate, soprattutto quando di mezzo ci sono dei giovanissimi che vedono, sentono e imparano: completamente sbagliato quindi dal punto di vista educativo. Anche la troppa enfasi sull’antagonismo non fa bene a questi livelli perché i ragazzi fanno sempre il massimo che possono fare in base alle loro capacità e, come si suol dire, soffiare sul collo non serve. Poi, quando usciranno dalla sfera del gioco e del puro piacere, avranno tempo per affilare le armi. In fondo sono stati TUTTI BRAVISSIMI, tutti hanno portato a casa qualcosa, e non necessariamente solo qualcosa di tangibile.

Per quanto riguarda la presenza delle figure istituzionali rappresentate dalla responsabile del settore amatoriale del Dipartimento Attacchi, Angela Toschi, e della referente Attacchi del settore pony nazionale, Manuela Marchetti, la manifestazione ha rappresentato un momento insostituibile di verifica ed ha fornito vari spunti per rendere in futuro più semplici e più accattivanti vari aspetti legati al mondo giovanile.

A tutti Buon Lavoro e arrivederci alle Ponyadi 2019, sempre più numerosi!

 

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