Stai guardando: Home » Turismo e Tempo libero, Trasporti a trazione animale, In Evidenza » Le Carrozze dei Vescovi di Imola in mostra al Museo Diocesano di Imola (BO)

 

 

 

 

 

 

Ringraziamo il Vicedirettore dell’Archivio Diocesano Andrea Ferri per le fotografie storiche e le informazioni sulle due berline.

 

 Il Palazzo Vescovile di Imola

Fu edificato a partire dal 1187 insieme con la nuova cattedrale. Nel 1271 quest’ultima veniva consacrata, ma i lavori per il palazzo non erano ancora compiuti. Dal 1452 in poi iniziarono i lavori per completare le varie ali del palazzo fino a quando il cardinale Ulisse Giuseppe Gozzadini (1710-1728) provvide a far decorare le sale con tele a soggetto sacro dipinte da Prospero Pesci e Nicola Bertucci. Papa Pio VII, vescovo di Imola dal 1785 al 1816, quando era prigioniero di Napoleone a Parigi, ordinò di chiudere la galleria annessa all’anticamera dell’appartamento nobile e la fece decorare a fresco da Antonio Villa e Angelo Gottarelli. Il cardinale Antonio Rusconi (1816-1826) sostituì le tele di Pesci e Bertucci che decoravano l’appartamento nobile con damaschi rossi e lo abbellì con raffinati arredi, tutt’ora ivi conservati. Il cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti, vescovo di Imola dal 1832 al 1846, poi papa col nome di Pio IX, fece infine restaurare tutto il palazzo.

 

Interno del Museo Diocesano

 

Il Museo e la Pinacoteca Diocesani dal 1962 trovarono una prima collocazione nelle sale dell’appartamento rosso, nella sala grande e nella galleria. Le collezioni erano composte prevalentemente da materiali recuperati da chiese e canoniche distrutte o danneggiate dall’ultimo conflitto bellico. Nell’aprile del 1992 il Museo Diocesano riaprì al pubblico e dal 1999 le collezioni sono state riordinate, catalogate e pubblicate nel catalogo generale edito nel 2006. Dal 2000 ad oggi il Museo Diocesano ha ampliato ulteriormente la sua superficie espositiva attraverso il restauro e l’apertura delle sei sale dell’appartamento verde: in esso trovano posto i tessuti liturgici (secc. XV-XX), la collezione numismatica (secc. IX-XXI), le opere d’arte sacra contemporanea (tra cui spiccano il modello della Porta Santa di S. Maria Maggiore in Roma e l’originale fittile del Corpo dell’Uomo della Sindone di Luigi E. Mattei). Le ultime due sale di questo appartamento, rinnovate nel corso del 2016, ospitano la raccolta di oreficerie sacre databili dal XV al XIX secolo. La sala grande è utilizzata quale sede di eventi e conferenze. Nelle quindici sale aperte al pubblico sono raccolte in permanenza oltre 2000 opere databili tra il IX e il XXI secolo.

MUSEO E PINACOTECA DIOCESANI DI IMOLA e MUSEO DELLE CARROZZE

Palazzo Vescovile – Piazza Duomo, 1  – Imola (BO)

Tel. 0542.25000 – Fax. 0542.34672 –  museo@imola.chiesacattolica.it

Orari di apertura: martedì e giovedì ore 9-12 e 14-17  mercoledì ore 9-12

sabato e domenica ore 15,30 -18,30

 

 

 

 

 

Prima dell’inizio della conferenza di presentazione dell’evento siamo stati gentilmente accolti dall’incaricata del museo che ci ha guidato in anteprima attraverso le sale del museo e ci ha venduto alcuni interessanti libri sulle opere esposte in queste sale. Nella foto in alto a sinistra vediamo Ivo Baldisseri che si fa autografare il libro sulle carrozze appena acquistato dall’autore in persona: Andrea Ferri. Questo interessante libro presentato al pubblico nel 2004 ha costituito una interessante traccia da seguire per il pubblico intervenuto nel corso della odierna inaugurazione. Infatti nello spazio espositivo ben cinque pannelli 70×100 con foto e informazioni tratte dal libro e curate da Marco Violi, illustrano in maniera diretta al pubblico le vicissitudini delle due antiche berline.

 

Prende la parola per presentare l’evento Marco Violi (in piedi a des.), al centro S.E. Mons. Tommaso Ghirelli Vescovo di Imola con a fianco Fabio Bacchilega

 

Il commento che ci ha rilasciato Marco Violi, Vicediettore del Museo Diocesano di Imola:

“L’intervento di restauro complessivo del Museo delle carrozze è stato curato,  dal progetto alla realizzazione finale, direttamente dal Museo Diocesano. Questo nuovo spazio diviene da oggi parte integrante del Diocesano stesso. Ciò premesso, posso affermare che la qualità e quantità del pubblico presente sabato, ci ha fornito la dimensione della bontà dell’iniziativa intrapresa. Iniziativa, quella di restaurare un ambiente da destinare a museo realmente fruibile, al giorno d’oggi non scontata. Il Museo Diocesano dalla sua fondazione – avvenuta nel 1962 – si cura di custodire il passato, la memoria, rendendoli vivi nel presente, ma sempre con un occhio al futuro: lavoriamo con le storie di chi ci ha preceduto, le illustriamo ai nostri contemporanei, le custodiamo per coloro che ci succederanno. L’apertura del nuovo ‘Museo delle carrozze’ è anch’essa strumentale a questa missione”.

Con viva cordialità, Marco Violi.

 

Da sin. S.E. Mons. Tommaso Ghirelli Vescovo di Imola, Roberto Balzani Presidente dell’Istituto per i Beni Culturali dell’Emilia Romagna e Fabio Bacchilega Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola

 

Nell’intervento di Roberto Balzani Presidente dell’Istituto per i Beni Culturali dell’Emilia Romagna, abbiamo appreso che è in corso “L’adozione dei livelli minimi uniformi di qualità per i musei e i luoghi della cultura di appartenenza pubblica e attivazione del Sistema museale nazionale” Tanti infatti dei nostri lettori sono privati collezionisti di oggetti d’arte e carrozze che posseggono nei loro spazi importanti pezzi della storia della locomozione terrestre. Prendiamo dunque atto di questo tassello culturale che si va ad aggiungere piano piano al mondo della cultura, speranzosi poi che i decreti si materializzino in fatti concreti.

 

 

Massiccia presenza di pubblico molto interessato all’evento

 

 

Terminati i discorsi di rito tutti nel “Cortile delle Scuderie” per il taglio del nastro

 

 

 

 

 

 

Le belle livree esposte nella sala delle carrozze

 

In una foto storica possiamo vedere le livree indossate da cocchiere e valletti durante un’occasione importante

 

 

Un elegante tocco di classe (freccia gialla) per avvolgere nella sua parte finale le tendine della carrozza considerato che probabilmente i vetri da carrozza non erano ancora stati inventati.

 

Informazione tratta da un’antica enciclopedia mentre a destra vediamo una delle primissime carrozze con la cassa sospesa (E.M. Jope)

 

Per quanto concerne l’informazione enciclopedica che supponiamo si avvicini alla realtà, considerato che le “prove” sono oramai perdute nella notte dei tempi, si dimostra per l’ennesima volta che il “Lupo perde il pelo ma non il vizio”.  Ai tempi nostri spionaggio industriale e corruzione sono usuali come due foglie di insalata in un tramezzino e si sono amplificate giustamente perchè … le automobili del 2018 vanno più veloci che le carrozze del 1700!

 

 

Particolari della carrozza rivestita in cuoio tinteggiato in nero. Il restauratore Sandro Salemme che curò il parziale restauro scoprì l’esistenza di uno strato di vernice laccata azzurra sotto quella nera che ora vediamo.

 

 

 

Nella foto in alto si possono notare i quattro robusti cinghioni in cuoio ben ancorati al telaio con supporti in ferro che conferivano maggior robustezza allo sforzo che non avrebbe potuto sostenere il solo legno. L’usura alla quale erano e sono sottoposti tutti i mezzi a trazione animale è rappresentata delle continue vibrazioni, aggravate poi fino alla metà dell’800 dalle vie di comunicazione che non si potevano ancora chiamare strade. Precisiamo che la definizione Carro indica un mezzo dove la cassa è appoggiata alle ruote e accusa ogni tipo di vibrazione, mentre la definizione Carrozza indica un mezzo dove la cassa è sospesa dalle ruote tramite cinghie attutendo moltissimo i sobbalzi e gli scossoni. Si provò a sostituire i cinghioni in cuoio con fogli di ferro piegati a “collo di cigno” ma causa le vibrazioni si rompevano molto facilmente. Problema risolto nel 1804 da Obadiah Elliot in Inghilterra che brevettò le prime balestre in acciaio. Acciaio a sua volta inventato sempre in Inghilterra nella seconda metà del ‘700. Il telaio che tramite i quattro cinghioni deve sorreggere la cassa dell’abitacolo ricorda le tipiche tecniche costruttive dei carri agricoli, sia per la robustezza che per taluni particolari tecnici. Nella foto sottostante l’interno dell’abitacolo dove appare evidente la mancanza di vetri, probabilmente sostituiti a quei tempi (1600/1700) da tende in pellame morbido. Per quanto riguarda l’insieme della struttura della cassa o scocca del passeggero possiamo notare una grande somiglianza con le tipiche forme delle “lettighe a braccia” e pure di quelle sostenute davanti e dietro da muli.

 

 

I cerchioni in ferro con le borchie indicano senza dubbio che il manufatto è molto antico

 

Osserviamo i due diversi tipi di cerchiatura delle ruote: in alto il tipo più antico dotato di borchie che permettevano di aumentare la “grip” sul terreno ed evitare lo scivolamento, all’incirca come le moderne gomme chiodate anti neve. Questa tecnica costruttiva aiutata dalla grande circonferenza delle ruote, in caso di terreni sconnessi e fangosi permetteva, grazie alle braccia dei palafrenieri addetti, di disincagliare il mezzo e ripartire qualora non si fosse rotto. Indispensabile e non casuale la grandezza delle ruote posteriori: infatti per spingere la carrozza in avanti in caso di asperità del terreno, o trattenerla nelle discese ripide, gli uomini di servizio potevano fare maggiore forza con le braccia trattenendo con vigore i grandi raggi della ruota. Nella 2° foto in basso la berlina di gala dove si vedono le ruote con cerchioni lisci che lasciano supporre un restauro avvenuto sicuramente prima del 1839 quando in America un certo Goodyear inventò la gomma piena da applicare ai cerchioni delle carrozze.

 

La stampa tratta dal libro “Veicoli e finimenti” di E.M. Jope. Possiamo osservare in questa stampa l’utilità unita alla praticità, delle ruote grandi.

 

 

 

Anche se oggi ci può sembrare strano, nel 1600 questa carrozza rappresentava un gioiello di tecnica, bellezza, confort e innovazione.

 

 

Il “Cortile delle Scuderie”

 

 

IL MUSEO DELLE CARROZZE

Il secondo cortile, anticamente denominato “delle scuderie”, fondamentale luogo di transito dalla via Garibaldi e di sosta dei cavalli, dal XVIII secolo diventò funzionale alle scuderie del palazzo e al deposito delle carrozze. Completamente restaurato nel 2013, mostra un elegante loggiato in cui trova posto il “Lapidarium” con materiali databili tra XIV e XVIII secolo. Nel lato sud del cortile, sul lato sinistro, all’interno di uno degli spaziosi locali adibiti a rimessa, dal 1962 sono custodite due fastose berline settecentesche di proprietà dei vescovi imolesi, poi utilizzate – almeno dal 1765 – anche per il trasporto in caso di maltempo, della venerata immagine della Madonna del Piratello dal suo santuario sino ad Imola. Il Museo delle Carrozze, inaugurato a settembre 2018 dopo un accurato e radicale intervento di restauro, è costituito da un elegante spazio unico voltato a crociera e sostenuto da quattro massicci pilastri, culminanti con eleganti capitelli. In esso è possibile ammirare, oltre alle due carrozze, una rara suite di nove livree di epoca neoclassica (con feluche in feltro nero e galloni dorati), in eccezionali condizioni conservative, originariamente indossate da valletti e cocchieri in servizio nel palazzo vescovile. Tra i cimeli più preziosi troviamo poi un modellino in legno realizzato dallo scultore imolese Giovanni Vighi (allievo del prof. Gioachino Meluzzi), dell’imponente Cadillac adattata nel 1964, proprio su progetto dell’artista, per il trasporto della Madonna del Piratello. Di bella fattura, inoltre, è la piccola cassa da viaggio del cardinale Anton Domenico Gamberini, al cui interno sono ancora custoditi alcuni effetti personali – sigilli, zucchetti e calze scarlatti – appartenuti al presule imolese. Nel grande portone d’accesso al museo è ricavata un’ampia superficie vetrata trasparente, che offre una visuale molto suggestiva dell’interno del museo e delle sue collezioni, anche quando non aperto al pubblico. Al biennio 2003-2004 risale il completo restauro della berlina di gala, mentre quella di colore nero è stata interessata da un intervento solo di tipo conservativo.

 

Nella foto d’archivio la berlina con un tiro a quattro cavalli “alla postigliona” cioè con il postiglione che guida i due cavalli di volata seduto sul cavallo di sinistra mentre il cocchiere con le redini controlla i due timonieri

 

 

Silvano Leonardi alle redini della Berlina negli anni ’80

 

Delio Bogelli l’ultimo guidatore della berlina che vediamo impegnato nel corso principale di Imola nel 2007

 

Di seguito una nostra intervista pubblicata sulla rivista trimestrale “Carrozze & Cavalli” dell’anno 2012 dove sentiamo le impressioni dell’ultimo professionista che ha avuto l’onore ed il piacere di guidare su strada nel 2007 una carrozza del XVII secolo con tutto il carico di storia che si portava dentro. Sentiamo le impressioni di viaggio di DELIO BORGELLI

 

 

A sinistra l’avantreno della berlina guidata da Delio la quale, grazie ad un accorgimento tecnico in uso sui carri agricoli (foto a ds.), permette robustezza e stabilità in particolar modo su terreni accidentati

 

 

Delio Borgelli alle redini del suo tiro a quattro di cavalli “Lipizzani” nel 2007 a Imola

 

A sin. Silvano Leonardi durante una manifestazione a Rimini nel 2017 e Delio Borgelli tutt’oggi vetturino a Rimini che vediamo nella foto del 2017 davanti al Grand Hotel di Rimini

 

 

 

 

Andrea Ferri e il suo libro presentato oggi che potete acquistare all’interno del Museo Diocesano

 

Ricordiamo che Andrea Ferri oltre all’incarico di Vicedirettore dell’Archivio Diocesano di Imola è anche Direttore Responsabile del giornale “Il nuovo Diario Messaggero” in vendita nelle edicole o consultabile on-line: www.ilnuovodiario.com  

 

Il vescovo incontra il sindaco: «Clima di cordialità»

 

 

 

 

 

© Copyright Carrozze&Cavalli · Powered by Purple Lab Design