Stai guardando: Home » Turismo e Tempo libero, In Evidenza » L’arte di trainare dall’Antichità al Medioevo in mostra a Firenze

 

Bello e interessante il catalogo della mostra edito da “Sillabe”

 

Foto e Testi a cura della Dott.ssa  Susanne E.L. Probst

 

 

A cavallo del tempo. L’arte di cavalcare dall’Antichità al Medioevoè il titolo di una bellissima mostra a Firenze dedicata esclusivamente al animale forse più importante per la storia del umanità, il cavallo. Curata da due esperti archeologici della Soprintendenza fiorentina, Lorenza Camin e Fabrizio Paolucci, la rassegna è esposta negli ampi spazi della settecentesca Limonaia del Giardino di Boboli. Aperta fino al 14 ottobre 2018, la mostra ci racconta attraverso un centinaio di oggetti provenienti da musei italiani e esteri, il millenario rapporto tra l’uomo e il cavallo, dalla preistoria fino al tardo Medioevo.

Il titolo “L’arte di cavalcare” è forse un po’ limitativo visto che sono esposte non solo reperti che illustrano come si montava nell’antichità ma anche moltissime testimonianze, alcune veramente rare se non uniche, che raccontano la storia dei cavalli da tiro e le tecniche del traino. Praticato probabilmente già nel IV millennio avanti Cristo per il traino dei carri sia da trasporto che da guerra in area mesopotamica, si diffonde in tutto il Vicino Oriente e da lì in Grecia e successivamente anche sulla penisola italiana.

Del periodo greco e magnogreco sono presenti una serie di modellini fittili. Fa tenerezza il piccolo cavallino giocattolo su quattro ruote che non trainava, ma veniva trainato con un filo, forse da un principino ateniese morto prematuramente alla fine del X secolo avanti Cristo, come anche quello del periodo romano del IV secolo a.C., ambedue scoperti in alcune tombe di fanciulli ad Atene (Fig.1 e 2) .

 

Figura 1 – Cavallino giocattolo per bambino

 

Figura 2 – Cavallino giocattolo per bambino

 

I resti di una quadriga in terracotta policroma di circa 600-480 a.C., provenienti da un tempio cipriota di Afrodite e oggi conservati al Museo Nazionale Archeologico di Firenze, rappresentano una copia fedele in miniatura di quelli che furono i veri carri da guerra (Fig.3) .

 

Figura 3 – Molto interessante la fattezza delle ruote che pare abbiano un rivestimento a scudo forse per impedire la rottura dei raggi in battaglia

 

Tra le scoperte più recenti, venuta alla luce soltanto nel 2013 nella necropoli di Ururi in provincia di Campobasso, c’è una piccola biga con l’auriga. Il modellino faceva parte del corredo sepolcrale di un personaggio della ricca aristocrazia apula del IV secolo a.C. e si distingue per il vestiario del auriga. Egli è a torso nudo con in testa un copricapo e indossa solo una veste per le gambe (Fig.4) .

 

Figura 4 – Biga con auriga del IV secolo a.C.

 

Numerose sono le rappresentazioni di traini nelle pitture sui vasi attici come la corsa delle quadrighe dipinta minuziosamente su una “oinochoe” del 500-480 a.C. e originaria da una tomba a Tarquinia. La “tethrippon” era una corsa che si praticava con un tiro di quattro cavalli lanciati al galoppo. Fu considerata tra le gare più pericolose ma anche molto prestigiosa perché in pochi si potevano permettere una scuderia con cavalli da corsa ben addestrati. Questa competizione faceva già parte dei giochi olimpici che furono celebrati in onore di Zeus nel 680 a.C. (Fig. 5)

 

Figura 5 – Una delle gare più pericolose la “Tethrippon”

 

In epoca etrusca, fra i numerosi reperti che per la prima volta saranno restituiti alla curiosità del pubblico, figura il carro di Populonia. Si tratta di un rarissimo esempio di calesse etrusco, rinvenuto alla metà del XX secolo nella cosiddetta “Fossa della Biga”. Il calesse, realizzato in legno, ferro e bronzo e databile agli inizi di V secolo a.C., era destinato al trasporto di personaggi di alto rango. Grazie ad un recente intervento di un restauro meticoloso, l’opera è stata ricomposta proprio in occasione della mostra (Fig.6 e 6 bis)

 

Figura 6 – Ricostruzione grafica del calesse

 

Figura 6-bis – Particolare del timone

 

Un altro documento interessantissimo, un dipinto su tela, fu realizzato al inizio del Novecento dal pittore Augusto Guido Gatti. Si tratta di una riproduzione fedele in scala 1:1 di quel che dovevano essere le pitture, purtroppo andate perdute, all’interno della tomba etrusca di Poggio al Moro vicino a Chiusi. Nella camera principale del sepolcro un fregio illustrava alcune discipline dei giochi olimpici, tra le quali anche la corsa con i carri trainati da due cavalli. L’ignoto pittore raffigurò sulle pareti proprio il momento più spettacolare della gara: uno dei cavalli inciampa all’improvviso nel galoppo e la biga si ribalta, lanciando per aria l’auriga che rischia di essere travolto. Un monito forse per quanto fosse pericoloso questo sport. Incidenti del genere dovevano essere piuttosto frequenti visto il gran numero di rappresentazioni su molti artefatti dell’epoca. Essi furono chiamati curiosamente “naufragium”, sostantivo usato non solo per il relitto di una nave ma anche per disegnare un disastro o una disgrazia (Fig. 7) .

 

Figura 7 – Il curioso termine “naufragium” che stava a significare una disgrazia

 

Merita una particolare attenzione anche un frammento iscritto in marmo del II secolo d.C. e rinvenuto nei pressi del Circo di Caligola a Roma. L’iscrizione contiene un elogio su un auriga che aveva conseguito più di mille vittorie. Sono elencati su tre colonne il numero delle vittorie, i nomi dei cavalli e le loro provenienze, tra cui la Spagna, l’Africa, la Gallia e la Laconia. In primis vengono nominati i cavalli più importanti per l’auriga, gli “introiugi”. Questi erano legati all’interno direttamente al timone e dalle loro mosse corrette dipendeva l’intera squadra. In una quadriga erano i cavalli più veloci, intelligenti e meglio addestrati che ricoprivano questo ruolo e non raramente i loro proprietari vi erano talmente affezionati al punto di dedicarli alla loro morte delle sepolture ornate con delle stele funebri. Non furono solo soggetti maschi a correre ma, come riportato su questo marmo, anche le femmine: Pyrallis, Sica e Melissa (Fig.8)

 

Figura 8 – Frammento in marmo rinvenuto nei pressi del Circo di Caligola

 

Non è possibile raccontare tutto su questa mostra veramente meritevole di essere visitata. La curatrice, Lorenza Camin, non ha dimostrato in  questa sede solo la sua competenza di archeologa ma anche la sua passione per il cavallo. Un allestimento semplice ma intelligente, un percorso ragionato, nonché la proiezione sonora di un multivision su una superficie circa 300 mq, permettono al visitatore di immergersi en plein nel passato. Il bel catalogo, edito da Sillabe, costituisce un arricchimento per la biblioteca degli appassionati di cavalli.

Per ulteriori informazioni: https://www.uffizi.it/eventi/a-cavallo-del-tempo-l-arte-di-cavalcare-dall-antichita-al-medioevo

 

Ringrazio la dott.ssa Lorenza Camin per avermi accompagnata personalmente durante la visita della mostra.

Susanne E.L.Probst

Foto: S.E.L.Probst e catalogo Sillabe

 

 

 

 

© Copyright Carrozze&Cavalli · Powered by Purple Lab Design