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Testi e fotografie a cura di Susanne E.L. Probst e Ermes Dall’Olio

 

FIRENZE  CITTA’ DI CULTURA E TRADIZIONI TRA PASSATO E PRESENTE:

LA GIOSTRA DEL GIGLIO, I FIACCHERAI  E TANTA CULTURA 

 

Una volta all’anno un pellegrinaggio nella bellissima Firenze per un saluto agli amici Fiaccherai è un piacere ed anche un nostro preciso obbligo in veste di informatori del mondo equestre a redini lunghe. Fitto calendario di appuntamenti oggi per noi. Inizieremo con il punto della situazione delle vetture di piazza nel pieno della stagione turistica, andremo a conoscere Susanne E. L. Probst, scrittrice ed esperta di storia equestre che ci farà vedere dal vivo la Giostra del Giglio arricchita dai suoi interessanti approfondimenti storici e, per finire, daremo un’occhiata alla biblioteca personale di Susanne che ci presenterà una serie di libri a tema equestre scritti interamente o in parte da Lei oltre a dei rari testi dell’800 che trattano l’argomento degli attacchi.

 

Per un tour con la bella “fiaccheraia” arrivano da Australia, Giappone, e addirittura anche da Bologna.

 

In bell’ordine all’ombra del campanile di Giotto

 

Dopo il campanile di Giotto ecco un’altro capolavoro: il “Baffo aereodinamico” del fiaccheraio …  Venite a trovarlo, non ve ne pentirete, Firenze è tutta da scoprire!

 

Vetturini di Firenze detti anche “Fiaccherai”

La nostra ultima visita risale a quasi due anni fa e avevamo trovato tutto il gruppo dei vetturini un po’ preoccupati per l’intensificarsi delle continue polemiche sulla povera bestia addetta al traino!   Fortunatamente la potenza informativa di Internet ha fatto si che l’opinione pubblica volgesse lo sguardo e prestasse più attenzione ad altre tipologie di maltrattamenti restati volutamente o no, un po’ troppo in ombra. Infatti un cavallo sudato o un altro distrattamente scivolato al suolo hanno riempito le prime pagine dei giornali per mesi e mesi; al contrario il buon cane Fido bau-bau impegnato in combattimenti clandestini … “niet”, stivato in cassoni per il mercato nero dei cuccioli … “niet”, nascosto in mercantili con ovuli di droga cuciti nello stomaco … “niet”, sepolti in fosse comuni da un Dott. Veterinario che concedeva la vita solo a quelli dalle caratteristiche morfologiche perfette … “niet”, visualizzato su Facebook mentre viene impiccato dal vivo, ancora una volta … “niet”, tradotto in lingua corrente nulla, nessun dettaglio, nessun approfondimento della notizia, niente nomi e foto dei “bricconcelli” e pene comminate sconosciute o inesistenti … no-comment.  Foto, commenti, proteste e indignazioni le troviamo solo sul cavallo che traina la carrozzella, diffuse da una ventina di persone ma con un’abilità-giornalistica tale da rendere invisibili e inconsistenti tutti gli altri deplorevoli episodi di carattere animalistico. La totale maggioranza del pubblico e dei turisti informati di tutti gli episodi ben più gravi hanno recepito il messaggio ed oggi, 30 giugno 2018, troviamo i vetturini di Firenze più sereni e anche meglio organizzati rispetto agli anni precedenti. Non si vedono più vetture sparse per il centro storico che potevano avere una valenza e un’utilità nel 1850 quando c’erano solo loro a trasportare la gente; oggi invece li troviamo concentrati all’ombra del magnifico campanile di Giotto in Piazza Duomo come valore aggiunto al Turismo made in Italy.

 

 

Abbiamo trovato cavalli in ottima forma e di “sana e robusta costituzione”

 

 

 

Un augurio di buon lavoro a tutti i fiaccherai che ci hanno tenuto compagnia nel corso della mattinata: Cristiano, Chiara, Paola, Valerio, Carlo e Giuseppe.

 

Paola Medici sa perfettamente capire lo sguardo del suo cavallo

 

Ai tempi nostri la vettura di piazza è un servizio turistico ippotrainato, con guida turistica e guidatore incorporati nell’insieme dell’attacco e per tutti coloro che invece di fotografare una statua sopra un cornicione con il telefonino, vogliono sapere anche chi l’ha scolpita e il perché, ecco apparire la figura del vetturino, che al passo lento del buon cavallo (per nulla affaticato) vi spiegherà tutto ciò che c’è da sapere. Come ci dice uno di loro “Noi siamo qui perché il pubblico ce lo chiede, se un domani non saremo più graditi al pubblico … pazienza. Dalla nostra parte abbiamo il mondo che ci circonda, in Europa e non solo: nei giusti contesti come città antiche con storie millenarie alle spalle, le carrozze esistono e sono gradite. Credo che questo genere di sterili polemiche non giovi a nessuno”  Abbiamo anche notato (forse per l’arrivo della stagione calda) un solo gruppo di sei vetturini che prima del mezzogiorno, uno dopo l’altro, se ne sono andati per poi cedere il parcheggio ad altre sei vetture pubbliche nel tardo pomeriggio. Un altro ancora ci dice: “Il Regolamento ci permette di svolgere fino a sei ore continuative di lavoro ma vede, è carta scritta, noi invece vediamo in faccia il nostro cavallo e se ha caldo lui, vuol dire che abbiamo caldo anche noi, e se dopo tre ore vogliamo fare uno spuntino noi e lui ci prendiamo volentieri una piccola pausa”. Non tutti riescono a tenere i nervi calmi e dobbiamo registrare anche questo commento che a noi pare appropriato, eccolo: “Si parla tanto delle tragedie delle guerre nel mondo e noi italiani fabbrichiamo e vendiamo armi, si parla di gente rovinata dal gioco d’azzardo e, mentre le vendite continuano, togliamo solo uno spot pubblicitario, il fumo uccide, ma mentre le tabaccherie vendono i pacchetti di fumogeni in serenità, ci si lava la coscienza con la dicitura in grassetto ”nuoce gravemente alla salute”; tutte le attività sopra citate, poco piacevoli,  procedono imperterrite con piccole modifiche, eccetto una: le Carrozzelle!  Quelle devono sparire!! 

 

 

Non possiamo dare tutti i torti al nostro vetturino e dopo un cordiale saluto rivolgiamo anche un appello accorato per un aiuto-collaborativo a tutti gli “amici degli animali”  nella speranza che si uniscano tutti sotto una sigla più appropriata come “Sigle Sindacali degli Animali o l’ennesimo Partitino” in modo da rendere più incisive e concrete le loro azioni verso tutto il mondo degli animali maltrattati e non solo di quei 50 cavalli che trainano le carrozzelle!!  (Che fortunato il cavallo Italiano che traina la carrozza sotto il sole – ci ha detto un toro spagnolo prima di entrare nell’arena, all’ombra!!!)

 

 

 

Susanne E.L. Probst con due antichi libri sulle carrozze e relativi finimenti

 

La biblioteca di Susanne E.L. Probst

Eccoci accanto alla biblioteca di Susanne, stipata fino all’inverosimile di volumi di letteratura equestre, con predilezione naturalmente per il cavallo da sella. Passione non solo scritta sulle pagine dei libri ma praticata in concreto con il proprio cavallo sui campi di gara durante tutto l’arco dell’anno.

Procediamo con una rapida carrellata dei volumi da lei personalmente scritti che spaziano dalle antichissime imboccature da cavallo fino alla storia degli equini che hanno combattuto in guerra. In trent’anni l’autrice ha avuto occasione di studiare le collezioni di importanti musei e di privati sparsi in tutto il mondo. In particolare vediamo il libro redatto assieme al noto storico Franco Cardini sulla raccolta turca del Museo Stibbert dove naturalmente il cavallo fu il mezzo indispensabile per le conquiste dell’ immenso impero islamico; o quello con il compianto Lionello Giorgio Boccia, massimo esperto di armi antiche che nei tempi passati fu direttore dello Stibbert e nel quale si descrivono i destrieri montati dai cavalieri in armatura.

Negli ultimi anni, grazie alle mostre curate dalla studiosa nonché carissima amica Serenella Ferrari, consigliere comunale e delegata alla rete museale di Gorizia, è stata coautrice del catalogo della mostra che racconta la sofferenza degli animali, chiamati “alle armi” tra cui 12.000 equini, durante la Grande Guerra. Il libro, ormai alla sua seconda edizione, reca il bellissimo contributo e alcuni scatti dei famosi fotografi Oliviero e Rocco Toscani. Ultima fatica, “Muli e conducenti! Tutti presenti! 1872-1991: il legame tra muli e alpini attraverso 120 anni di storia”, sempre da un idea di Serenella Ferrari e scritta assieme alla storica dell’arte goriziana, è stata presentata lo scorso 19 aprile a Firenze presso la sede degli Alpini dall’ amico Franco Cardini. Il volume è arricchito dalla prefazione del documentarista Folco Quilici, che purtroppo non ha potuto vedere l’opera stampata per la sua scomparsa avvenuta a febbraio. Il libro non solo racconta le vicende ultra secolari tra il corpo degli alpini e l’animale più bistrattato della storia, il mulo, ma anche l’uso che ne viene fatto tuttora in agricoltura, sport e tempo libero.

 

Il “Bestseller” di Susanne sta facendo il giro del mondo

 

Il “bestseller” di Susanne in tema cavallo è senz’altro il catalogo della collezione di finimenti equestri dei Musei Civici d’Arte di Modena. Le immagini di 195 speroni, staffe e imboccature provenienti dalle scuderie estensi e magistralmente fotografati da Marcello Bertoni, sono arricchiti con illustrazioni di testi di maestri d’equitazione e di veterinari d’epoca. Ancora oggi, dopo 25 anni della sua pubblicazione, il libro non ha perso nulla della sua attualità. Ormai fuori edizione è ancora acquistabile via internet dove ha raggiunto sul mercato degli Stati Uniti prezzi altissimi. Infatti le offerte di Amazon USA lo propongono per $1,274.60 in caso di nuovo o per “solo” $829.91 quando il libro presenta tracce di usura.

 

 

 

In un piccolo angolo della libreria troviamo alcuni rari libri del 1830 che ci parlano di carrozze e relativi accessori, mentre tra tutti spicca il manuale per la guida a redini lunghe che porta una firma “sacra” per il mondo degli attacchi: Benno von Achenbach.

 

 

Per noi appassionati un testo “sacro” e un autore che è passato alla storia: Benno von Achenbach

 

 

 

 

 

 

Dipinto dello Stradano di fine ‘500

 

Firenze, città di cultura e tradizioni tra passato e presente:

LA GIOSTRA DEL GIGLIO  (A cura di Susanne E.L. Probst)

 

A Firenze tornei, giostre, palii e caroselli equestri hanno fatto da sempre parte degli spettacoli che  si svolgevano nelle vie e nelle piazze della città. Ricorrenze come le vittorie in battaglia, le feste religiose o quelle patronali offrivano numerose occasioni per celebrare tali eventi. Di molti, tra cui il Palio dei Cocchi che si correva ogni anno alla vigilia di San Giovanni in Piazza Santa Maria Novella, o quello dei Berberi nel quale il 24 giugno cavalli di sangue e scossi attraversavano la città dal Ponte alle Mosse fino all’ attuale Piazza Beccaria, non si conservano se non pochissimi ricordi. Con il tempo queste manifestazioni furono abolite e con esse, purtroppo, si perse anche la loro memoria. Fortunatamente di recente, grazie all’ impegno dell’Associazione culturale di Parte Guelfa, che nel 2015 ha rievocato uno dei più antichi giochi equestri, una parte di cultura e tradizione fiorentina si è salvata dall’oblio. La ‘Giostra del Giglio’ quest’anno ha avuto luogo il 30 di giugno nella spettacolare Piazza di Santa Croce per la sua terza edizione e i partecipanti hanno gareggiato nell’arena allestita per il Calcio Storico Fiorentino.

 

Piazza di Santa Croce

 

L’antichissima  Arciconfraternita “Ordine dei Cavalieri di Parte Guelfa di Firenze” nasce nel 1266 con l’approvazione di Papa Clemente IV. Da allora i loro cavalieri erano presenti nello scenario politico e sociale della città. Quando, nel febbraio del 1439 il Concilio che vide riunito a Ferrara il Papa Eugenio IV, l’imperatore d’Oriente Giovanni VIII Paleologo e il Patriarca di Costantinopoli si trasferì a Firenze, il lunghissimo corteo, testimoniato dagli splendidi affreschi di Benozzo Gozzoli nella Cappella dei Magi, fu ricevuto all’entrata della città e con le massime onorificenze proprio da sei Capitani di Parte Guelfa. E nel 1449, durante l’incontro a Firenze di  Galeazzo Maria Sforza, figlio del Duca di Milano, il Papa Pio II Piccolomini e Sigismondo Pandolfo Malatesta, fu organizzata una splendida giostra davanti a Santa Croce in onore degli importanti ospiti.

La ‘Giostra del Giglio’ faceva parte di quegli eventi che, come li ha magistralmente definiti lo storico Franco Cardini e ne cito qui contestualmente le sue parole: “… si prestavano egregiamente a rinverdire i revival dei rituali nobiliari e cavallereschi tramite i quali una classe mercantile e politica di estrazione borghese ambiva a ricollocarsi nelle gerarchie sociali e ideali.” (Franco Cardini, La cavalcata d’Oriente. I Magi di Benozzo a Palazzo Medici, Tomo Edizioni, Roma 1991).

La preziosa testimonianza offertaci da un dipinto ad opera dello Stradano della fine del Cinquecento, ci illustra lo svolgimento della Giostra: si tratta di una giostra agli anelli dove in uno spazio bislungo i concorrenti in sella ai loro destrieri e armati di lancia devono centrare alla massima velocità un piccolo anello appeso in alto. La scena si svolge in via Tornabuoni e sullo sfondo si vede bene la Colonna della Giustizia di Piazza Santa Trinità. Il luogo non è scelto a caso ma per le  molteplici indicazioni ben visibili che simboleggiano il potere di chi è al governo. Infatti il pittore  fa confluire i punti di fuga proprio sulla colonna più alta della città il cui monolite, proveniente dalle terme di Caracalla, fu donato dal papa Pio IV al Granduca Cosimo I e che nel 1581 fece realizzare ad opera dei Tacca la scultura della Giustizia sovrastante. I numerosissimi spettatori assistono dalle finestre dei palazzi adiacenti o, in piedi dietro alle autorità, stipati ai lati del campo della gara e tra le mura degli edifici. Altri sono a cavallo o si sporgono dalle numerose carrozze venute da lontano per non perdere neanche un attimo dello spettacolo. La giostra agli anelli, uno dei più antichi e longevi spettacoli fiorentini, continuò per quasi altri duecento anni, fino alla sua soppressione per ordine dei nuovi governanti. Il 22 giugno 1769 Pietro Leopoldo I di Lorena decise di abolire l’ Arciconfraternità di Parte Guelfa e con essa anche l’antica manifestazione che per cinque secoli è stata parte integrante della storia di Firenze.

 

 

Susanne ci guida nello stesso posto dove dal 1581 in poi si svolgeva la Giostra: via Tornabuoni, ci pare incredibile vedere tantissimi palazzi rimasti integri come allora! Ed esattamente come cinquecento anni fa … ecco arrivare una carrozza. 

 

 

Ma nel cuore di molti fiorentini l’Arciconfraternita è rimasta sempre viva e dopo due secoli e mezzo, il 25 Marzo 2015 è stata ricostituita tramite Atto Pubblico e con  l’approvazione del sindaco di Firenze, Dario Nardella presso la storica sede di Palagio dei Capitani di Parte Guelfa. A partire da questa data anche la ‘Giostra del Giglio’, che si svolge tradizionalmente ogni anno nel mese di giugno in Piazza Santa Croce, ha ripreso di nuovo la sua attività, accompagnata da straordinari cortei in costume. Le quattro squadre sono composte da un numero uguale di giostratori e ogni colore rappresenta uno dei quattro quartieri storici di Firenze: la Compagnia Azzurra per Santa Croce, la Compagnia Rossa per Santa Maria Novella, la Compagnia Bianca per Santo Spirito e la Compagnia Verde per San Giovanni. Le regole di torneo sono semplici da comprendere e le misure sicurezza per la tutela e la salvaguardia del benessere dei cavalli sono applicate con grande severità. Dopo ogni percorso il cavallo viene accuratamente esaminato dal veterinario e solo dopo il suo nullaosta l’animale può continuare la gara. A giudicare la competizione sono presenti gli ufficiali della Federazione Italiana Sport Equestre (FISE), il massimo organo nazionale. La FISE, insieme al Dipartimento Toscano Eventi Storici e il Comune di Firenze sono anche parte del comitato organizzativo.

I complimenti vanno soprattutto alla squadra dei Bianchi di Santo Spirito e in particolare a Guido Bonacchi e alla sua splendida cavalla Macchietta che in un finale mozzafiato si sono aggiudicati il punteggio decisivo per la terza vittoria consecutiva.

Susanne E.L.Probst

(Ringrazio Andrea Claudio Galluzzo e Gabriele Malquori per le informazioni ricevute)

 


 

 

Prima da sin. la pittrice Pasola Imposimato, V. Questore Giuseppe Solimene, Avv. Franco Lucchesi e il Giudice FISE Alberto Bellini

 

Andrea Claudio Galluzzo nella veste di capitano Generale di Parte Guelfa

 

 

A sin. Guido Bonacchi, cavaliere vincitore al suo fianco il marchese Giuseppe Ramirez

 

 

 















http://corrierediarezzo.corr.it/sezioni/189/home  

LA GIOSTRA DEL GIGLIO FA CENTRO  (Articolo dal Corriere di Arezzo)

 

Successo della Giostra del Giglio a Firenze.

La rievocazione degli antichi tornei cavallereschi, organizzata dall’associazione di Parte Guelfa e dalla Fise Toscana, ha richiamato in Piazza Santa Croce oltre duemila persone, fiorentini, ma anche tantissimi stranieri.

Dopo entusiasmanti carriere ha vinto il quartiere di Porta Santo Spirito con il giostratore Guido Bonacchi in sella a Macchietta. Ma tutti i binomi hanno dato vita a veloci sfide sugli anelli. A seguire la gara in tribuna insieme alla figlia anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, entusiasta della manifestazione. “Encomiabile sforzo dell’associazione di Parte Guelfa, con Andrea Galluzzo in testa,  nel far rinascere una tradizione storica caduta nell’oblio per quasi tre secoli perché cancellata dai Lorena come fu fatto per il Calcio storico fiorentino. Già dopo solo tre edizioni la Giostra del Giglio ha ritrovato un suo pubblico, ma penso che possa crescere ancora e noi come amministrazione ci impegneremo a sostenerla e a portare sempre più fiorentini in piazza Santa Croce per vivere  questo torneo. Decisiva è stata la collaborazione della Fise Toscana per fare ripartire una competizione come questa che richiede un alto tasso tecnico ed una grande organizzazione. Ringrazio per tutto questo il presidente Massimo Petaccia. Ottima è stata poi l’idea di fare la Giostra nell’arena del Calcio storico, cosa che ci ha permesso di abbattere tanti costi organizzativi.”

 

 

 

Parole di elogio per la manifestazione anche da parte del presidente della Fise Toscana Massimo Petaccia:  “La giostra del Giglio, alla terza edizione,  è ormai divenuta una delle  più conosciute  manifestazioni Toscane. E’ un evento che unisce l’agone sportivo  con la storia e la tradizione  mostrando al grande pubblico,   non solo Fiorentino,  uno spettacolo dove le abilità equestri ricordano gli antichi Giochi cavallereschi.  Il corteo storico che la precede  richiama verso Piazza Santa Croce   pubblico e turisti che riempie le tribune della piazza.  La   complessa organizzazione della giostra è stata resa possibile dalla sinergia della associazione Parte Guelfa  con il Comune di Firenze, Sindaco ed Assessore in primis, ed il Dipartimento Toscano Eventi Storici   coordinato dal Consigliere regionale Fise  Goffredo Pasquini. La terza edizione si è conclusa  con successo di  partecipazione e di pubblico e con  una particolare e crescente attenzione al corretto impiego dei cavalli,  protagonisti  non sempre ricordati,  con regolamenti e controlli  che ne tutelano la salute ed il benessere.  Per questa grande opportunità   i Ringraziamenti vanno al Comune di Firenze e complimenti agli organizzatori  ed ai cavalieri.”

 

 

Soddisfatto anche il consigliere regionale e referente per Eventi storici della Fise  Goffredo Pasquini: “Dopo tante difficoltà iniziali siamo riusciti a portare a termine nel migliore dei modi anche questa terza edizione della Giostra del Giglio. E come sempre le cose sofferte sono le più belle. Si tratta di una nuova disciplina equestre ed alcune problemi sono normali. Sono convinto però che con la nostra organizzazione e l’entusiasmo di tanti giovani che ci seguono riusciremo ad andare avanti e fare grandi iniziative.”

Tra i giudici anche il delegato tecnico della Fise Toscana Giuseppe Ramirez: “Bella manifestazione con gare molto entusiasmanti e seguita da un folto pubblico. Questo tipo di gare con lo scontro e l’eliminazione diretta sono molto spettacolari e sentite.”

Contento dell’esito della manifestazione nella sua Firenze anche Andrea Galluzzo, presidente dell’associazione di Parte Guelfa: “Nonostante molti ostacoli siamo riusciti a portare a termine con successo anche questa terza edizione della Giostra del Giglio. La città di Firenze ha un po’ perso la sensibilità verso il cavallo, noi faremo di tutto per fargliela ritrovare.”

 

 

Ad animare la Giostra del Giglio cavalieri provenienti da Arezzo, Pistoia, Faenza e Reggio Emilia. Per il quartiere di Santo Spirito hanno corso Guido Bonacchi, Alessandro Culatore, Massimiliano Pelagatti e Massimiliano Cianferoni. Per Santa Maria Novella Manuel Salamone, Mario Scerra, Lorenzo De Simone e Piergiovanni Capacci. Per San Giovanni Luca Vivona, Mario Guarino, Stefano Cianferoni e Alberto Liverani. Per Santa Croce Besmir Mbasrudi, Paolo Galeotti, Daniele Cappelletti e Claudia Francioli.

In giuria Giuseppe Ramirez, Alberto Bellini e Gino Ceccarelli.

 

 

 

QUALCHE CENNO STORICO SULLE CARROZZE  INERENTI LA CITTA’ DI FIRENZE.

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Da  un manoscritto del Conte Giovanni Gozzadini datato 1862 (conservato presso Biblioteca Archiginnasio di Bologna) pare a suo dire, che le prime carrozze in circolazione per Firenze arrivassero nel 1534. Leggiamo le testuali parole dalla dettagliata cronaca del Lapini: “” S’incominciò ad usare i cocchi in Firenze nel 1534 che prima non ci se n’era visti; e il primo lo ferno fare e lo ferno venire di fuora certe signore dette Marchesane di Massa (della dinastia dei Cibo), che abitavano nel palazzo dei Pazzi qui in Firenze; colle quali molto praticava il canonico Berni “”

Un salto nel tempo e arriviamo alla metà dell’ottocento, con il mondo in trasformazione. Trasporti pubblici a Firenze: dall’omnibus al tranway 

Omnibus, ovvero “per tutti”; a questo scopo furono introdotte a metà ‘800 le carrozze per viaggiare, naturalmente a pagamento, da un punto all’altro della città di Firenze. Il primo omnibus a cavalli, prestava servizio nel 1846 da Piazza della Signoria alle Cure; le vetture erano dotate di un tetto detto “imperiale” e di tende di tela color verde per ripararsi dal sole estivo. Dopo l’Unità, al tempo di Firenze capitale, il servizio di  omnibus fu affidato alla ditta dei fratelli Monari di Bologna, già gestori della linea Pistoia-Porretta Terme, che aveva a disposizione 60 vetture (ciascuna con 12 posti), 160 cavalli e 48 cocchieri: il costo del servizio, tra Porta S. Gallo e il capolinea di Piazza della Signoria, era di 10 centesimi. L’omnibus ebbe però vita breve e fu sostituito da un’altra vettura trainata da cavalli, il “Tranway”, che seguiva un percorso prestabilito, delimitato dalle verghe poste sui lastrici delle strade. Questo servizio pubblico, osteggiato dai fiaccherai che vedevano in tal modo ridursi il loro lavoro, ebbe invece grande successo, soprattutto alla fine del secolo quando la trazione divenne elettrica. Proprio sulla linea Firenze-Fiesole (dove molti turisti stranieri benestanti si erano costruiti una villetta) fu realizzata nel 1888 una delle prime applicazioni europee del sistema di trasporto all’americana (con la corrente trasmessa via aerea), che però a pochi giorni dall’inaugurazione, il 23 settembre 1888, fu funestata da un grave incidente, che causò la morte di cinque passeggeri e il ferimento di altri 12 sui complessivi 36. La vettura aveva preso durante la discesa un’eccessiva velocità e il manovratore non era riuscito a controllarla: uscì dalle verghe per andarsi a schiantare contro il muro della villa di Doccia.

(Tratto dall’Archivio Storico del Comune di Firenze)

 

 

 

 

Particolare del dipinto risalente a dopo il 1581 con le ruote dotate di borchie (freccia gialla)

 

Ecco come si presentavano le cosiddette “strade” nel 1300 e nei 400 anni successivi

 

Una curiosità “storica” che forse non tutti conoscono (pochi di noi hanno viaggiato su cocchi del 1600) è data dalla particolare fattura delle ruote di carri e carrozze che si tramandava da tempi antichissimi. Come vediamo nell’antica stampa in alto i mezzi che circolavano erano sostanzialmente carri per trasporto merci e altri, carri con una copertura in legno o cuoio adibiti al trasporto persone. Fanali o illuminazioni varie neanche a parlarne, considerato le bande di “tagliagole” in circolazione al calar del sole. In sostanza la definizione di carro certifica un mezzo sprovvisto di qualsiasi tipo di sospensione e il cassone o telaio resta appoggiato sugli assali delle ruote. Novità non se ne vedono fino al 1450 dove in una località Ungherese denominata Kocsi appaiono i primi carri con la cassa sospesa dal telaio, ecco inventata la Carrozza. 

Ritorniamo alle ruote e considerati i terreni sui quali dovevano muoversi ai tempi è facile intuire che con il cerchione in ferro-liscio non c’era aderenza e la ruota scivolava con estrema facilità, mentre con il cerchione armato di borchie in ferro battuto si aveva una migliore aderenza, le tre stampe sotto riprodotte ci confermano il tutto.

 

Particolari di carri con ruote chiodate datati 1200 circa

 

Ad oggi non ne siamo molto sicuri di questa nostra affermazione perchè non abbiamo avuto il tempo materiale per le ricerche, ma siamo abbastanza certi che le due carrozze dei Vescovi di Imola rappresentino le più antiche testimonianze di Berline di gala italiane arrivate integre fino ai giorni nostri.

 

Berlina di Gala della Madonna del Piratello

 

http://www.imola.chiesacattolica.it/home_diocesi/00000002_Home.html

Il modello di Berlina di Gala della Madonna del Piratello (foto in alto) ed una carrozza simile custodite presso il Museo Diocesano di Imola risultano catalogate in un inventario del 1607 e una delle due, la meno lussuosa, probabilmente usata per gli spostamenti nelle campagne, conserva ancora le ruote con borchie che vediamo nella fotografia sottostante.

 

Una seconda carrozza più antica è conservata presso il Museo Diocesano ancora in fase di restauro. Possiamo notare la cerchiatura in ferro della ruota puntellata con borchie in ferro che consentivano di fare più presa nei terreni più disastrati, tipo le moderne gomme-chiodate delle auto.

 

Grandi ruote e “chiodate”, duplice motivo.

 

La ruota alta funge da aiuto a chi deve spingere

Dobbiamo tenere presente che nel periodo che va dal 1200 al 1500 nessuna carrozza o carro era munito di freni ma avevano solo delle “zeppe o biette” che in caso di necessità venivano utilizzate per bloccare le ruote posteriori. Seguendo poi il principio che nulla era costruito per caso ma ogni cosa aveva uno scopo preciso, eccoci alle ruote; piccole davanti esageratamente grandi dietro, perchè? Essendo perfettamente normale piantarsi in mezzo al fango o superare un piccolo fosso scavato dalla furia dell’acqua, le grandi ruote permettevano con più facilità di essere spinte o sollevate dagli uomini, come bene si vede nella antica stampa.  Per le carrozze più lussuose venivano utilizzate delle speciali “borchie” in ferro ribattute tra il ferro del cerchione ed il legno dei “gavelli”. Questi tipi di ruote sono chiaramente molto antiche e difficilmente alcuni modelli sono arrivati integri ai giorni nostri.

Si conclude qui il nostro report che nell’arco di una sola giornata ha attraversato i secoli, facendoci capire che cavalli e umani non hanno cambiato abitudini,  forse entrambi “abitudinari” si sono adeguati ( chi più e chi meno ) ai nuovi mezzi di locomozione.   

FINE  per oggi.

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

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