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L’uomo e la terra, scarpa-grossa, cervello-fino

 

 

La Folaga Rossa

 

 

Cavallo di razza “Comtois” di anni 10, nome “Tenor”

 

AGRICOLTURA, TURISMO E CULTURA ALLA “FOLAGA ROSSA” DI VERONA

Oggi ci troviamo in quel di Verona, all’interno del Parco dell’Adige Sud ed esattamente in Via Lazzaretto presso l’Azienda Agricola “Folaga Rossa”. Nel raggio di un solo chilometro ci siamo trovati abbracciati da un mix di cultura con i resti monumentali del “Lazzaretto”, i prodotti dei campi a km zero dell’Azienda Agricola, e la natura ancora incontaminata del Parco dell’Adige. Siamo nel pieno della bella stagione, le giornate si allungano a dismisura e una passeggiata con sosta ed eventuale spuntino da queste parti è proprio quello che ci vuole. Il motivo che ci ha spinti da queste parti lo vediamo arrivare all’orizzonte con la sua bianca criniera; si chiama “Tenor”, ha 10 anni, alle sue spalle un attrezzo agricolo e due uomini indaffarati, ad attenderli una piccola folla di curiosi.

 

 

 

 

 

E’ in corso d’opera la sarchiatura a trazione animale

 

Per saperne di più:  www.noieilcavallo.org   

Per le attrezzature: www.noieilcavallo.org/attrezzature/  

Per il Vostro futuro cavallo da tiro: un clik alla voce CONTATTI di Carrozze & Cavalli. Vi aiuteremo a non fare … brutti incontri!

Per le Vostre mete Turistiche: http://www.tourism.verona.it/it/cosa-fare/sport-e-benessere/natura/parco-dell-adige-sud#  

 

 

Albano Moscardo  ha pubblicato recentemente un manuale dove sono elencati alcuni tra i più diffusi finimenti da adottare per questo tipo di lavori. Anticamente il bue o il cavallo erano indispensabili per i duri lavori dei campi e per loro c’era il massimo rispetto, sia negli orari di lavoro che nell’alimentazione. Per chi decidesse di tentare l’avventura agricola con loro, come prima cosa occorre imparare a gestirli assistiti da personale pratico e capace (in Italia si contano sulle dita di una mano), poi si procederà all’acquisto, sempre affiancati dal personale pratico di prima, altrimenti vi fate male voi (nulla di grave) ma sopratutto fate soffrire “lui” che colpe non ne ha.

 

Finimenti idonei per il cavallo e corsi tecnici per imparare a gestirlo sono obbligatori

 

Il cavallo agricolo, fantasia o realtà?

Ai tempi nostri abbiamo la fortuna meravigliosa di poter usufruire di nuove tecnologie, copiarle da chi è più bravo di noi e applicarle, sistemarle su misura alle nostre esigenze invece … il solito maledetto difetto abitudinario … o tutto a destra o tutto a sinistra, una via di mezzo mai? Il cavallo è di proprietà di Albano Moscardo, esperto disegnatore meccanico e progettista di macchine agricole a trazione animale, attualmente unico, esclusivo e dimenticato sul territorio italico. Durante i suoi numerosi stage presso aziende agricole ha ripetuto più volte come ci si deve avvicinare a questo antico modo di fare agricoltura: 50% con i vecchi sistemi implementando il rimanente 50% con le nuove tecnologie. Tradotto in fatti cosa vuole dire? Semplicissimo: anche se l’uomo spaziale è innamorato delle macchine iper-tecnologiche che producono a ritmi serrati rondelle di ferro e rendono inutili migliaia di esseri umani lavoratori, in agricoltura le cose hanno una piega diversa; il seme a terra si deve piantare, osservando la luna nel cielo come al tempo dei Babilonesi, perché se non c’è la luna posizionata al posto giusto il seme non nasce e … non si mangia nulla! ( https://www.terranuova.it/Il-Mensile/Luna-e-lavori-agricoli ) Una buona pera si mangia quando il sole l’ha maturata sulla pianta e la mano del contadino l’ha staccata senza ammaccarla e riposta nel suo cestone di paglia, lo vogliamo capire o no?  L’agricoltura ha i suoi tempi e, alla faccia della tecnologia, continua per la sua strada da migliaia di anni; inutile pompare vitamine nel terreno per fare i piselli grossi come i cocomeri, tanto poi chi se li mangia? Oggigiorno si muore di più per il troppo nutrimento che per la fame, nell’anno 1000 il cavaliere errante si allenava due ore al giorno con l’enorme spadone per combattere orde di draghi fiammeggianti, aveva pertanto la necessità di mangiare un sacco di piselloni geneticamente modificati per rinvigorire la sua potente muscolatura, oggi milioni di persone combattono sempre le solite due ore al giorno, ma con il mouse del PC, comodamente stravaccati sopra una sedia o un divano; due zucchine da un etto sono sufficienti per una intera giornata di lavoro!

 

 

A sin. Andrea Taioli che insieme a Diego Piva dirige tutte le lavorazioni alla Folaga Rossa, a des. in alto Albano Moscardo e sotto il suo prezioso assistente di campo

 

 

 

 

Cavallo agricolo al lavoro

Presso l’Azienda Folaga Rossa si producono tantissimi prodotti da orto in maniera biologica o bio-dinamica che sia, il che in sintesi significa che questi prodotti non contengono sostanze dannose per il nostro organismo; inoltre queste coltivazioni che richiedono tempo vengono effettuate con la “macchina-cavallo” la quale mentre lavora non emana gas tossici. Vediamo ora in azione le due macchine a trazione animale concepite da Albano Moscardo che, come detto in precedenza, ha copiato l’antica tecnologia, migliorandola e rendendola più leggera e funzionale: addirittura alcuni attrezzi sono intercambiabili, ovvero allo stesso telaio possono essere applicati diversi attrezzi per diverse lavorazioni.

LA SARCHIATURA, ovvero togliere le erbe infestanti senza l’uso di sostanze chimiche.

In azione il mod. “Sarchio Multi-V”

 

Si estirpano le erbe infestanti dal terreno (sarchiatura)

 

Attrezzo “Sarchio Multi-V” in lavoro e sotto piegato leggermente per vedere come lavora il terreno

 

Attrezzature vari modelli:  www.noieilcavallo.org/attrezzature/  

 

 LA BAULATURA, ovvero predisporre il terreno per accogliere le sementi di fagioli o patate.

 

Si cambia attrezzo, questo serve per la “baulatura” del terreno

 

 

 

 

 IMPORTANTE: istruzioni per l’uso a carico dei consumatori

Fino a qualche anno fa questi appassionati che si divertivano nei momenti liberi a piantare dei pomodori e poi mangiarseli, erano apostrofati come dei romantici illusi; oggi sono diventati tanti, si sono posizionati con i loro gazebo in molte località, e hanno bisogno, come si dice in gergo, della “fase attuativa” ovvero i cittadini devono comperare i prodotti che loro producono, pagandoli il giusto prezzo, che sempre loro, decidono!  In questo modo gli agricoltori potranno trarre il giusto profitto dal loro lavoro e voi consumatori vi nutrirete meglio. Tutti sanno che l’insalata fa bene, ma quanti sanno che dopo un solo giorno che è stata raccolta perde il 50% dei suoi valori proteici? Iniziamo a ripensare le attività da svolgere in una bella domenica di luglio o agosto: un tour in un galattico centro commerciale in aria climatizzata con specialità da tutto il mondo, oppure un giro in bicicletta presso una delle tantissime aziende agricole come la Folaga Rossa? Mi raccomando, come detto più volte, si può benissimo alternare al 50% l’uno e l’altro ma … senza litigare per piacere, non se ne può più!

 

Alla Folaga Rossa è possibile acquistare i loro prodotti e, perchè no, mangiarseli sul posto

 

Girate pure gente, visitate tutti gli Iper, Super, Extra mercati che volete ma la crescenta farcita con l’insalata raccolta tre ore prima a “metri cinque” e la marmellata di more di gelso nere la trovate solo quì!

 

Albano Moscardo e il suo cavallo “Tenor” salutano, ringraziano e vi aspettano prossimamente qui su questi “terra-schermi”

 

 

 

 

Abbiamo citato anche la parola Cultura, quella con la “C” maiuscola, e a soli 50 metri dall’ingresso dell’Az. Folaga Rossa ecco che troviamo quello che rimane dell’antico edificio del Lazzaretto, adesso che abbiamo riempito lo stomaco di tante buone cose è il momento di riempire il cervello con tanta buona cultura. Andiamo a vedere di che si tratta.

 

 

Il Tempio centrale del Lazzaretto ancora agibile

 

Il Tempio posizionato al centro della struttura era dotato di una particolare acustica ambientale: infatti permetteva durante le celebrazioni eucaristiche di udire distintamente la voce del sacerdote anche dalle celle poste negli angoli più lontani.

 

https://lazzarettovr.jimdo.com/

 

STORIOGRAFIA

Il primo Lazzaretto in Europa fu istituito dalla Serenissima Repubblica di Venezia nel 1423 quando stabilì che il ricovero, eretto accanto alla chiesa di Santa Maria di Nazareth dai padri Eremitani e utilizzato, fino a quel momento, per alloggiare i pellegrini in transito per andare e tornare dalla Terra Santa, fosse destinato per porre in isolamento persone infette da malattie contagiose e per tenere in quarantena, a scopo profilattico, mercanzie sospette. Ai ricoverati veniva fornito vitto, medicinali e assistenza. Dopo Venezia altre città adottarono questo sistema di segregazione e cura dei malati contagiosi: Milano prima fra tutte e poi Verona. Il termine “Lazzaretto” deriva da “Nazaretum”(Santa Maria di Nazareth) denominazione data al primo ricovero d’isolamento veneziano.

 

I resti del lazzaretto oggi

 

L’occasione di istituire un’apposita costruzione per isolare le persone infette da malattie contagiose si presentò nel 1539, quando l’amministrazione comunale si trovò ad avere a disposizione dei fondi provenienti dagli introiti dell’ospedale di Tomba che da tempo provvedeva alla prevenzione ed alla cura delle malattie contagiose. Venne incaricato il priore per la realizzazione del progetto, avvalendosi dell’assistenza degli ordinari consiglieri e di tre cittadini, impegnandolo all’assunzione delle relative spese di costruzione. La commissione incaricata del progetto avrebbe dovuto riferire entro pochi mesi ma certamente più di una ragione ne ritardò l’esecuzione se solamente nel 1547, otto anni dopo, il Consiglio approvò il progetto e la località – S. Pancrazio – dove sarebbe sorta l’opera. La zona di S. Pancrazio, per la sua posizione, fu ritenuta idonea ad ospitare il lazzaretto; infatti, il suo territorio isolato e stretto in una grande ansa dell’Adige rispondeva pienamente alle esigenze sanitarie dell’epoca sia per la sua posizione fuori delle mura sia per la sua lontananza dalla città; tale distanza avrebbe ridotto il rischio di contagio che, come allora si credeva, poteva essere propagato anche dall’aria. Inoltre nella località prescelta, trovandosi a sud di Verona nelle immediate adiacenze della sponda destra del fiume, si potevano scaricare acque reflue attinte e usate per il funzionamento della nuova costruzione; ciò non avrebbe comportato pericolo alcuno per i cittadini avendo la corrente del fiume, in quel punto, già superato la città. Per di più il concentramento in un unico complesso avrebbe permesso un’adeguata dotazione di mezzi per la cura degli ammalati e una maggiore sorveglianza avrebbe ridotto il rischio di fughe dei segregati da quel luogo di dolore. Venezia non potè che approvare il progetto e nel gennaio del 1549 iniziarono i lavori. La costruzione del lazzaretto andò molto a rilento tanto che fu completata solamente nel 1628, ottanta anni dopo il suo inizio. Nel 1630, nei primi giorni dell’estate, due anni dopo la provvidenziale realizzazione dell’opera, scoppiò a Verona la grande epidemia introdotta da un soldato con un gran fagotto di vesti comprate o rubate ai soldati alemanni” di nome Francesco Cevolini che prese alloggio in località S. Salvar Corte Regia (vicino al Ponte Nuovo) presso Lucrezia Isolani. Dopo qualche giorno egli morì e seguirono la stessa sorte coloro che lo assistettero e curarono. In poco tempo il morbo, non riconosciuto e circoscritto, si diffuse rapidamente anche nei dintorni della città al punto che Venezia, seriamente preoccupata, mandò a Verona con pieni poteri il cavaliere Aloise Valleresso che, una volta accertato trattarsi di peste, emanò, per arginare il diffondersi del morbo, una serie di severissime ordinanze. Chi si opponeva era sotto pena di corda, bando, prigion, galera, confiscatione de’ beni, et anco della vita…”. La peste però, continuò a dilagare e la mortalità salì a un livello impressionante; coloro che manifestarono i primi sintomi della malattia furono caricati su barche e trasportati immediatamente al Lazzaretto che in poco tempo si riempì a tal punto da accogliere fino a 5.000 sfortunati ospiti. Le case funestate dalla peste vennero segnate con una croce e sbarrate dall’esterno; i sequestrati nelle case furono sostentati con quanto ricevevano calando con una corda la cesta dalla finestra … Continua                                            https://lazzarettovr.jimdo.com/storia-del-lazzaretto-deutsch-und-englisch-version/   

 

Il cavallo di razza “Comtois” Tenor di anni 10, Vi saluta e Vi invita a … seguirlo!

 

 

 

 

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