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I protagonisti di una bella favola a lieto fine: Harry, il principe, e Meghan, la borghese

 

A chi non piacciono le favole? Cenerentola – il principe – la carrozza con I cavalli Windsor Greyvalli –…  e vissero felici e contenti. A noi, amanti delle carrozze, tutto questo non può lasciare insensibili. Quando poi la favola si trasforma in realtà …

Così anche questo 19 maggio 2018 ha suggellato il realizzarsi di un sogno che era iniziato solo due anni fa con l’annuncio di un fidanzamento tra il principe Harry, nipote della Regina Elisabetta e figlio del principe ereditario Carlo con l’attrice americana Meghan Markle. D’accordo, ci sono molti precedenti in cui giovani rampolli di discendenza reale hanno infranto le convenzioni sposando semplici borghesi: come non ricordare, uno fra tutti, il matrimonio del Principe Ranieri di Monaco con l’attrice Grace Kelly o dello stesso fratello di Harry, il principe William con Kate, figlia di un venditore per corrispondenza di accessori per feste?

 

 

La monarchia si rinnova: viva la monarchia!

Qui il venir meno delle convenzioni assume un carattere ancora più evidente. Non solo la 36enne non ha sangue blu (come Kate Middleton), ma è americana (come Wallis Simpson), è cresciuta come cattolica (ha ricevuto il battesimo secondo il rito anglicano solo 2 mesi fa), è divorziata (come Camilla Parker Bowles), era un’attrice (come Grace Kelly), ha tre anni più dello sposo ed è bi-razziale (come ama definirsi lei) con sangue afroamericano nelle vene, la prima ad entrare nella genealogia dei Windsor. In quanto alla sua vita precedente, “Quando aveva solo dieci anni — racconta Andrew Morton alla presentazione del libro con la sua biografia — aveva organizzato una manifestazione a scuola contro la prima guerra del Golfo, mettendosi alla testa di un piccolo corteo. A undici anni ha scritto alla Procter&Gamble lamentandosi delle pubblicità sessiste dei detersivi, perché erano sempre le donne a lavare i piatti. Ha scritto pure a Hillary Clinton a questo proposito. E dopo un mese l’azienda ha cambiato la campagna pubblicitaria. È stata una delle più giovani aderenti alle organizzazioni femministe, nei primi anni Novanta. E infine andava ad aiutare nelle mense per i poveri e tornava a casa con le storie dei senzatetto di Los Angeles. Durante tutta la sua esistenza non ha mai lesinato ad esprimere le sue opinioni sull’indipendenza delle donne, sull’immigrazione e sulla segregazione razziale”. Ora la sua vita cambierà drasticamente, ma essendo una ragazza decisamente intelligente, starà attenta a non fare commenti sgraditi alla monarchia che ora anche lei rappresenta. Dovendo rinunciare al lavoro, sicuramente in futuro si dedicherà a questioni legate ai diritti delle donne e dell’infanzia, di cui si è sempre interessata, raccogliendo il testimone di Diana, la principessa con cui divide, se non le origini nobili, molte analogie nei rispettivi trascorsi: entrambe figlie di genitori divorziati, Diana si sentiva diversa a scuola per questo e Meghan si sentiva diversa perché era bi-razziale. C’era in tutte e due un senso di isolamento, di non essere parte del gruppo. La figura di Diana e la sua eredità hanno pervaso tutta la cerimonia, riprese in tanti piccoli accorgimenti come la composizione del bouquet con fiori scelti secondo le preferenze della compianta Principessa.

Tutta questa rivoluzione, se da un lato ha creato all’inizio qualche sacrosanta perplessità nella Regina, una volta superato lo shock ha sicuramente dato un impulso di modernizzazione alla corona che ne aveva assolutamente bisogno, se non altro per allontanare un temuto rafforzamento delle se pur deboli correnti repubblicane che serpeggiano ormai da anni nel paese.

 

I novelli Duca e Duchessa del Sussex con il Principe William, fratello di Harry e testimone di nozze; i nonni, Regina Elisabetta II e Principe Filippo di Edimburgo; i genitori, a sinistra il papà dello sposo, Principe ereditario Carlo con la moglie Camilla e, a destra, la mamma della Sposa, Doria

 

Una cerimonia religiosa con tanti distinguo

Sicuramente già la schiera dei 600 invitati alla cerimonia in chiesa rappresentava sfere ben diverse da quelle a cui si è soliti assistere in simili circostanze. Non è stato invitato nessun rappresentante politico; tutti i posti sono stati occupati invece da principi e reali, del parentado e non, ma anche da “reginette” del mondo cinematografico e televisivo, da ex colleghe della sposa, da attori come George Clooney con la moglie Amal, da cantanti come Elton John (con un paio di vistosi occhiali rosa) in compagnia del marito David Furnish; si sono fatti notare anche la regina dei talk-show americani Oprah Winfrey e il DJ nonché attore britannico Idis Elba, Victoria e David Beckham (sorpreso dalle telecamere a masticare vistosamente un chewing gum in chiesa, clamorosa violazione dell’etichetta), la tennista Serena Williams nonché – udite, udite – le due principali ex fidanzate dello sposo. La più emozionata di tutti sicuramente la mamma della sposa, Doria, che, molto emozionata, aveva incontrato per la prima volta la regina il giorno precedente le nozze a Buckingham Palace dove era stata invitata per il tè.

Inconsueto anche lo svolgimento della funzione religiosa. Harry è arrivato a piedi alla St. George’s Chapel, che fa parte del comprensorio del castello di Windsor, in compagnia del fratello William che sarà suo testimone. Meghan invece, dopo la provvidenziale defezione del padre per sedicenti problemi di cuore seguiti a un imbarazzante scandalo fotografico, è entrata da sola in chiesa, accompagnata unicamente dagli 10 tra paggetti e damigelle, tra cui i nipotini, principini George (4 anni) e Charlotte (3 anni), indaffarati a sostenere il velo e spargere petali di fiori. Da femminista convinta, Meghan ha percorso da sola la navata centrale avendo rinunciato a designare una damigella d’onore per non fare preferenze. Giunta a metà, il futuro suocero, Principe Carlo, le ha offrerto il braccio accompagnandola per gli ultimi metri fino quasi a raggiungere il suo promesso sposo che non è riuscito a trattenere un’esclamazione di assoluta ammirazione: “You look amazing” – Sei bellissima! Poi durante tutta la celebrazione i due sposi si sono tenuti per mano, scambiandosi sguardi d’intesa e accennando qualche sorriso di complicità. Visibilmente commosso lui, che ha persino pronunciato il suo “sì” prima che il celebrante avesse terminato la domanda di rito, scatenando una fragorosa risata da parte degli astanti; molto più sicura di sé e semplicemente radiosa di felicità lei che, infrangendo ancora una volta il protocollo, si è assunta tutti gli impegni legati al vincolo matrimoniale – amore, rispetto, protezione, fedeltà – ma, in un secolo di pari diritti, non ha giurato obbedienza al marito.

 

La sposa con il suo lunghissimo velo, percorre gran parte della navata principale da sola con paggetti e damigelle, tra cui la principessina Charlotte, 3 anni, figlia del Principe William e campionessa di simpatia

 

Il rito religioso è stato officiato dal decano di Windsor insieme all’Arcivescovo di Canterbury ma quello che ha suscitato un forte impatto sui presenti è stato il fervente e quasi teatrale sermone, affidato per la prima volta ad un predicatore di colore, il primo vescovo e primate afro-americano della Chiesa episcopale, propaggine americana della Chiesa d’Inghilterra e parte della comunione anglicana, Michael Curry, personaggio dall’innegabile carisma. Innovativi per la Chiesa d’Inghilterra i riferimenti alla schiavitù e al potere che ha l’amore di cambiare il mondo, poi una conclusione volta ad alleggerire la trattazione di temi così profondi quando il Rev. Curry ha detto, con molta semplicità: “Due giovani si sono innamorati e così siamo tutti qua”, provocando uno scroscio di risate.

Nemmeno nella scelta delle musiche si è rinunciato ad un’aria di rinnovamento. Partendo dal brano di un compositore inglese del ‘500, si è arrivati attraverso musiche di compositori classici come Bach passando via via ad autori più recenti fino all’esecuzione, da parte di un coro gospel giunto dagli Stati Uniti, della famosa Stand by me composta da Ben King nel 1962. Al termine della cerimonia è stato dato spazio al 19enne violoncellista Sheku Kanneh-Mason, vincitore due anni fa del premio della BBC per il migliore giovane musicista, riconoscimento assegnato per la prima volta ad un ragazzo di colore.

 

Funzione multiconfessionale con il sermone del sorprendente rev. Curry, la lettura del canto di Salomone da parte della sorella di Lady Diana, il giovane e talentuoso violoncellista Sheku Kanneh-Mason, il coro gospel e tante coppie di invitati famosi, una fra tutte George Clooney con la moglie Amal

 

I simboli tradizionali – con qualche divagazione anticonformista

Gli abiti destano sempre forte curiosità nei fan dei matrimoni importanti. Incominciamo dagli sposi.

Harry, così come il fratello William, indossava l’alta uniforme blu scuro dei “Blues and Royals”, reggimento di cavalleria nato nel 1969 dalla fusione delle “Royal Horse Guards” (i Blues) con i “Royal Dragoons” (i Royals), a capo del quale c’è la Regina con lo scopo principale, oltre che di rappresentanza, anche di garanzia di un costante informazione su quanto attiene all’esercito. Piccola curiosità: il corpo dei “Blues and Royals” è l’unico che permette di portare la barba, concessione di cui Harry ha fatto buon uso.

Per Meghan abito bianco, obbligatorio per tradizione nella famiglia reale e così stabilito dalla Regina Vittoria. A completare il vestito un raffinato velo bianco fermato in testa da una tiara di diamanti prestata dalla Regina, velo lungo 15 metri, tanto da oltrepassare di gran lunga lo strascico dell’abito confezionato da Givenchy, scelto per l’estetica elegante e senza tempo e la fattura impeccabile, di foggia molto semplice, per convogliare l’attenzione sul volto radioso della sposa. Meghan aveva espresso inoltre il desiderio di vedere rappresentati in questo giorno così importante tutti e 53 i paesi del Commonwealth; a tal fine è stato scelto per ogni singolo Paese un fiore distintivo che, unito agli altri, ha costituito una grande composizione floreale ricamata a mano lungo tutto il bordo del velo.

In quanto alle fedi, stranamente non sono identiche. Quella di Harry è costituita da una fascia di platino decorata ed il principe, contrariamente a tutti i familiari che l’hanno preceduto, ha dichiarato di volerla indossare sempre, mentre l’anello di Meghan è stato realizzato con oro gallese, secondo la più antica tradizione, ed è un dono personale della regina Elisabetta.

Come ogni matrimonio reale inglese che si rispetti, per gli abiti degli invitati stretto protocollo: tight o uniforme per gli uomini, abito da giorno sotto il ginocchio ma non lungo fino a terra per le signore e, obbligatoriamente, un cappello. Come è facile immaginare si è visto un po’ di tutto: le modiste hanno potuto dare libero sfogo alla più stravagante fantasia creando modellini talvolta … inverosimili!

 

L’elemento più tradizionale di ogni matrimonio reale che si rispetti: dopo il “sì” gli sposi si allontanano dalla chiesa in una prestigiosa carrozza. Da notare nella prima immagine i valletti a bordo del Landau che rimettono in testa il cilindro dopo esserselo tolto passando davanti alla Regina

 

Il bagno di folla in carrozza: trionfo della tradizione

Ormai marito e moglie, gli sposi si sono incamminati, tenendosi per mano, lungo la navata principale della Cappella e giunti sul sagrato, si sono dati il classico bacio, senza poter eccedere in effusioni, severamente vietate dall’etichetta.

E qui inizia la parte più tradizionale. Mentre tutti gli invitati hanno proseguito verso il castello di Windsor con mezzi motorizzati, solo Harry e Meghan hanno preso posto sul Landau scoperto attaccato alla Daumont, con 4 cavalli Windsor Grey di cui i 2 di sinistra montati da Jockey, preceduti da 2 cavalli sempre grigi, montati, a fare da battistrada e uno squadrone di Blues and Royals montati su cavalli bai, con la lunga coda del loro elmo svolazzante, a chiudere il breve corteo.

 

I cavalli attaccati alla carrozza e quelli che fanno da battistrada sono tutti Windsor Grey. mentre i “Blues and Royals” montano cavalli bai, quasi esclusivamente di razza Cleveland Bay

 

Al Parco del Castello erano stati ammessi poco più di 2600 sudditi di Sua Maestà (giovani, membri di associazioni benefiche, studenti di scuole locali, impiegati del castello e dipendenti della casa reale) che hanno avuto il privilegio di poter seguire più da vicino tutte le fasi che hanno preceduto e seguito la cerimonia in chiesa.

Con cielo azzurro e sole splendente la carrozza si è poi diretta verso l’abitato dove oltre 100 mila persone, provenienti dai quattro angoli del Regno Unito, si erano accampati sfidando gli 8 gradi di una notte fredda e umida per accaparrarsi i posti migliori da cui ammirare, applaudire e salutare i novelli sposi. Alla fine il piccolo corteo ha imboccato il lungo rettilineo di due miglia e mezza verso il castello, in quello scenario che gli appassionati di carrozze conoscono bene perché fa da sfondo al grande meeting dei coach durante il Royal Windsor Horse Show che si svolge ogni anno in maggio.

A conclusione dei festeggiamenti un ricevimento al Castello di Windsor, la cui costruzione iniziò nel lontano 1070, per 1200 invitati, offerto dalla Regina, con buffet in piedi e alla sera una festa per un numero più ristretto di amici – circa 200 -, offerta dal Principe Carlo, senza la presenza dei Reali.

In conclusione un matrimonio contraddistinto dalla spontaneità e dalla tenerezza degli sposi, insigniti del titolo di duca e duchessa del Sussex (anche se la sposa non è ancora cittadina britannica), con Meghan che ha portato una ventata di modernità nel protocollo di Corte entrando da subito nei cuori dei sudditi di Sua Maestà.

 

Il tragitto compiuto dalla carrozza dalla St. George’s Chapel, attraverso l’abitato di Windsor al lungo rettilineo che porta al Castello di Windsor

 

2600 gli ospiti privilegiati che assistono al passaggio della carrozza all’interno del Parco del Castello e 100.000 quelli lungo il tragitto esterno attraverso l’abitato di Windsor e il lungo rettilineo in fondo al quale si scorge il Castello di Windsor

 

Cavalli e carrozza: una presenza imprescindibile

La carrozza sulla quale hanno preso posto gli sposi è uno dei cinque Ascot Landau di cui dispone la corona britannica, destinati principalmente al tradizionale corteo che conduce la regina e i suoi familiari all’ippodromo di Ascot per le corse nel mese di giugno di ogni anno.

Quella scelta da Harry e Meghan è un modello dall’aspetto particolarmente leggero, con tappezzeria chiara, di dimensioni contenute, in cui si sta seduti piuttosto alti in modo da essere visti agevolmente dalla folla.

 

Uno dei cinque Ascot Landau di proprietà della corona britannica, scelto dagli sposi per le dimensioni contenute, quasi intime, per la sua leggerezza e luminosità, con alcuni particolari tra cui i mozzi recanti il nome del costruttore, “Cook and Holdway, 12 Mount Street, Grosvenor Square”

 

Si tratta di carrozze, simili ma non uguali, che vantano più di cento anni e presentano fiancate dipinte con un motivo a paglia di Vienna, opera di diversi carrozzieri e costruite per la Regina Vittoria, recanti sulle portiere lo stemma dell’Ordine della Giarrettiera (risalente al Medioevo, il più antico ed elevato ordine cavalleresco del Regno Unito il cui capo è il Sovrano) e dotate di particolari maniglie finemente cesellate. Nata già nel 1711, la tradizione della presenza del re o della regina all’apertura della settimana in cui si svolgono le mitiche corse di cavalli ad Ascot, è famosa per la sua rilevanza sociale fatta del raro connubio di regalità, sport e moda. Se le condizioni climatiche lo permettono, il trasferimento giornaliero dei reali dal castello di Windsor all’ippodromo di Ascot, distante circa 6 miglia, costituisce una delle occasioni imperdibili per ammirare uno spettacolo inconsueto.

 

 

video del bagno di folla in carrozza: link

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