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L’unione fa la forza, ma in questo caso fa cultura, conoscenza e recupero delle tradizioni locali.

L’iniziativa dell’Associazione “Barcaioli e Lavandaie” di Lodi presieduta dal buon Giuseppe Boriani anche domenica 13 maggio 2018 ha colpito nel segno coinvolgendo il territorio compreso intorno al lago Gerundo, adottando il motto “STEM INSEMA CHE L’E BEL E CUNUSÈM CA’ NOSTA”.

 

 

Il Lago Gerundo tra leggenda e realtà

Nella zona tra le province di Bergamo, Milano, Cremona, Mantova e Lodi, nel tratto che da Cassano d’Adda va fino quasi a Cremona per una lunghezza totale di circa 60 km, nel Medioevo, esisteva un lago chiamato  Lago Gerundo (dalla voce dialettale lombarda gèra, gerù, gerùn che significa “ghiaia”) al cui centro si trovava l’Insula Fulcheria, isola dal toponimo longobardo su cui nacque la città di Crema. Il lago occupava un ampio tratto di territorio che iniziava a nord poco dopo Brembate per raggiungere a sud Pizzighettone, estendendosi ad ovest lungo l’attuale corso dell’Adda sino a lambire la città di Lodi. La costa est del lago, secondo alcuni autori, raggiungeva Fara Olivana e proseguiva, passando ad est di Crema, sino a Grumello Cremonese; continuando poi ad occupare parte delle valli del Chiese e dell’Oglio sin quasi alla sua immissione nel Po. In particolare, si può osservare una vasta zona delimitata da una scarpata che indica l’antico alveo del lago, o meglio la zona più profonda; tale demarcazione è oggi fortemente visibile nei pressi della sponda occidentale dell’Adda.  La sua scomparsa è da attribuire al lavoro di bonifica  dei monaci delle abbazie e  in particolare i lavori di potenziamento del canale della Muzza da parte dei lodigiani, oltre a fattori di drenaggio e assestamenti geologici, come il livellamento di depositi morenici nei pressi dell’immissione dell’Adda nel Po. Molti reperti dimostrano l’esistenza del lago Gerundo, come  il ritrovamento di  numerose piroghe rinvenute nei fiumi che interessano il territorio a dimostrazione del fatto che il lago fosse navigabile. Uno degli esemplari più belli e meglio conservati è visibile nel cortile del Museo di Crema, restaurato con sostanze speciali che ne hanno arrestato il processo di dissoluzione. E ancora alcuni reperti come le colonne per gli ormeggi delle navi (ad Arzago d’Adda, Pandino, Rivolta d’Adda, Casirate d’Adda, Truccazzano) e la toponomistica di alcune città (Brignano Gera d’Adda, Fara Gera d’Adda, Misano di Gera d’Adda etc.)

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Secondo le leggende popolari, il lago Gerundo sarebbe stato abitato da un drago chiamato Tarànto o più comunemente conosciuto come Tarantasio, un velenoso e mostruoso serpente, che col solo alito pestifero infestava l’aria; per cui molti dal pessimo puzzo ammorbati, morivano. In ogni leggenda di origine popolare c’è sempre del vero e sicuramente le acque paludose erano causa di febbri malariche e altre malattie di palude. Cominciando dall’inizio, dalla nascita del Tarantasio a Soncino il “Padre” della leggendaria bestia sarebbe  Ezzelino da Romano, vicario imperiale e genero di Federico III, signore di un territorio che comprendeva gran parte del Veneto e Brescia. Un condottiero tanto feroce che papa Innocenzo IV lo scomunicò e bandì una crociata contro di lui nel 1254, affidandone il comando ad Azzo VII d’Este. A Cassano d’Adda, nel 1259, Ezzelino fu sconfitto e mortalmente ferito. Secondo la tradizione sarebbe stato sepolto proprio a Soncino. Proprio in quel sepolcro, riferisce la credenza popolare, era nato il drago Tarantasio, come una specie di  reincarnazione malefica del crudele signore. Tracce di carattere più “scientifico” erano, e sono, custodite in alcune chiese del territorio, sotto forma di ossa gigantesche rinvenute in quelli che un tempo erano i fondali del lago. Un osso gigantesco, e precisamente una costola di drago del Gerundo, è ancora oggi visibile appesa al soffitto della sacrestia della chiesa di San Bassiano a Pizzighettone. In realtà la costola, probabilmente, appartiene a una balena fossile o a un elefante. Proprio da questa mitologica creatura prenderebbero il nome Taranta, frazione di Cassano d’Adda, così come le numerose ‘vie della Biscia’ site nei paesi che all’epoca si ritrovavano lungo le coste del lago (per quanto oggi molte di queste strade abbiano mutato nome). Ma una testimonianza ancor più tangibile, in tutti i sensi, la si aveva a Calvenzano, dove gli abitanti del luogo avevano eretto un muro alto tre metri per difendersi dagliattacchi del mostro. Sono sorte poi numerose leggende riguardo al drago, le quali sono tutte accomunate dalla concomitanza tra l’uccisione di Tarànto e il prosciugamento del lago. Alcune fonti popolari attribuiscono il prosciugamento e la bonifica del lago a san Cristoforo, che avrebbe sconfitto il drago, o a Federico Barbarossa. La più suggestiva riguarda l’uccisione del drago da parte del capostipite dei Visconti, il quale avrebbe poi adottato come simbolo la creatura sconfitta.

 

Disegno raffigurante Tarantasio, il drago del lago Gerundo, eseguito da Ulisse Aldrovandi

 

Tarantasio è poi noto a livello internazionale, anche se pochi lo sanno, perché l’Eni avrebbe preso spunto da Tarantasio per disegnare il cane a sei zampe dell’Agip, visto che il primo giacimento di metano venne scoperto nel 1944 a Caviaga, frazione di Cavenago d’Adda, nel Lodigiano, in piena zona Gerundo. Anche l’alito pestilenziale del drago ha una spiegazione scientifica: era dato dalla presenza di gas naturali dovuti al terreno formato da depositi alluvionali stratificati, costituiti da sedimento paludoso molle con residui fossili. E’ proprio qui che nel 1952 l’AGIP trova dei grossissimi giacimenti di gas metano e l’ENI si inventa come logo il famoso cane a sei zampe che non è altro che il nostro fantastico drago Tarantasio.

 

 

 

 

Questa storia è il filo conduttore che ha spinto Giuseppe Boriani a fare un progetto coinvolgendo i comuni di Abbadia Cereto, Corte Palasio, Crespiatica e Boffalora d’Adda, l’Associazione Cavalli Haflinger Italia, il Parco Adda Sud, l’Associazione Bimbinbici, l’Associazione Clay Regazzoni, e le Mule di San Cipriano di Alberto Mariani che effettueranno, secondo un calendario già fissato, percorsi con una carrozza ippotrainata per far conoscere il turismo lento sul territorio; inoltre una doverosa riconoscenza all’Associazione Amici dell’Abbazia e un grazie immenso all’amico Giovanni Papetti che da anni s’impegna per promuovere manifestazioni equestri sul territorio.

 

 

La mattina tutti pronti presso l’oratorio Cadilana nel comune di Corte Palasio: un gruppo di carrozze capeggiate dal dott. Francesco Ramella, vice presidente dell’Associazione Cavallo Haflinger, accompagnato da una trentina di cavalieri e in compagnia di un foltissimo numero di bimbi in bicicletta accompagnati a loro volta dai genitori hanno dato vita in una splendida giornata di sole ad una passeggiata che si è dipanata per oltre 15 km in quello che era il lago Gerundo.

 

L’Abazia di Abbadia Cerreto e Don Luigi Avanti che impartisce la benedizione al festoso gruppo di partecipanti alla passeggiata

 

I sindaci dei comuni di Abbadia Cerreto, sig.ra Agostina Marazzi, di Corte Palasio sig. Marco Stabilini e di Crespiatica sig. Fabrizio Rossi hanno preso parte alla manifestazione in carrozza ed hanno potuto personalmente constatare quanto sia interessante coinvolgere le popolazioni locali nella conoscenza del proprio territorio con un turismo lento.

 

C’è chi tiene il discorso di rito – la Sindaca di Abbadia Cerreto, Don Luigi Avanti e il dott. Francesco Ramella – e chi ascolta – Giovanni Papetti e Giuseppe Boriani

 

L’allegra carovana ha preso parte alla Messa ufficiata da Don Luigi Avanti presso la splendida Abbazia di Cerreto già monastero cistercense.

La comitiva ha quindi raggiunto un posto allestito per una sosta ristoratrice offerta dal comitato organizzatore, là dove si è potuto constatare quanta fosse la curiosità e la voglia dei bambini di sperimentare un viaggio in carrozza.

Lo scopo del signor Boriani è quello di unire mondi che una volta condividevano la quotidianità: infatti i barcaioli erano in stretto contatto anche con il mondo del cavallo, i cavalli servivano per il trasporto delle chiatte,  i cavalli erano attaccati ai carri per il trasporto della ghiaia utilizzata nelle costruzioni.

Il progetto prevede ogni anno un itinerario diverso ed ogni anno sarà interessato un comune facente parte del comprensorio in questione per cui ogni comune sarà attraversato ogni quattro anni.

Grazie alle associazioni locali il territorio vive e scopre le proprie origini, dando vitalità e valore a quella che molte volte viene trascurata, la natura che ci circonda, strappando i nostri figli da uno strumento elettronico e facendogli rivivere le bellezze dell’ambiente attraversato.

 

 

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