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Testo a cura del Dott. Alessandro Battigelli

 

 

IL DIAVOLO FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI

La prima cosa da dire e da tenere ben a mente è che la normativa sul cavallo DPA /Non DPA è una necessità scaturita dalla modernità per garantire la sicurezza alimentare per il consumo di derrate di origine animale (equina). Si tratta infatti di una specie animale che, a parte i capi allevati specificatamente per la produzione di carne, fornisce per l’uomo attività sportive (ippica, equitazione, ludica) che richiedono spesso una medicalizzazione spinta a causa delle forti pressioni produttive e patologie indotte. Si tratta inoltre di una specie a elevata frequenza di movimentazione e passaggi di proprietà, sia sul territorio nazionale che estero, con una notevole difficoltà di controllo sanitario e dunque sulla sicurezza alimentare. Per questo il Parlamento UE ha regolamentato la materia istituendo le varie categorie. Questo ovviamente ha scatenato tutta una serie di conseguenze.

Quindi, se non ci fosse stata questa necessità sanitaria il destino finale del cavallo a fine carriera sarebbe rimasta, con molta probabilità, materia privata e regolamentata seconda la sensibilità soggettiva e le possibilità economiche del caso, senza che enti o le varie istituzioni eccepissero nulla in merito. Avremmo perseverato nel  macellare i cavalli  con scarse garanzie di sicurezza  per i residui di farmaci e sostanze, lecite e illecite. La norma ha suscitato da subito particolari interessi. L’industria del farmaco ha potuto avvantaggiarsi con notevoli agevolazioni per quanto riguarda la registrazione di farmaci per equidi NON DPA , enfatizzando l’opzione di scelta della esclusione del cavallo per l’uso alimentare  .

Ai veterinari ha permesso lo snellimento delle procedure burocratiche per la ricettazione e uso dei farmaci, non che  per i relativi controlli sanitari con riduzione di tempo e investimento di varie risorse. Questi alcuni degli aspetti che hanno indotto a sostenere l’opzione NON DPA fino a scomodare, talvolta ipocritamente, l’aspetto morale. Altrettanto chiaramente l’opzione di scelta ha messo in evidenza la questione sul piano bioetico del destino improduttivo di animali a fine carriera. Infatti, il cavallo utilizzato nello sport è vissuto oggi come un compagno e facilmente assimilabile al Pet, anche se con le proprie caratteristiche di specie e di gestione. Per molte persone, che hanno condiviso con il proprio cavallo esperienze di vita di vario tipo, è diventato sempre più difficile pensare alla macellazione come scelta di un destino finale. Spesso nel passato l’ipocrisia ci ha reso ciechi quando, per diversi motivi, si rendeva opportuno sostituire un proprio cavallo nell’illusione che continuasse la sua vita in mano ad altri accudenti proprietari o che finisse i suoi giorni nel parco della villa di qualche vecchia contessa amante dei cavalli. Poi con l’avvento dei regolamenti comunitari tutto è cambiato. Oggi, diversamente dal passato,  è praticamente impossibile che un commerciante ritiri per permuta un cavallo NON DPA se zoppo, bolso o comunque improduttivo e non macellabile.

 

 

 

Il proprietario decide il destino del proprio animale, ma vediamo meglio come: durate  l’epoca del recepimento della normativa  il proprietario, che in quel momento era responsabile dell’animale, ha fatto decisioni diverse a seconda delle informazioni ricevute e della propria opinione e sensibilità nei confronti della “questione animale”, non che  del  destino produttivo a fine carriera del cavallo. Questo anche in virtù di una proiezione ottimistica e di un futuro sostenibile per il cavallo a fine carriera in condizioni di Benessere Animale di una certa qualità. La realtà  è invece oggi assai diversa e critica ; dopo tutti questi anni di esperienza  il rischio di maltrattamento, abbandono e macellazioni clandestine non è più solo un evenienza ipotetica  ma una evidenza consolidata e diffusa. I cavalli anziani e improduttivi hanno bisogno di assistenza, accudimento e cure tanto quanto i cavalli in fase produttiva e talvolta anche di più se affetti da patologie croniche che non ne giustificano però l’abbattimento. L’eutanasia è una evenienza che ha confini mal definiti ed oscuri in cui l’uccisione di animali scomodi diventa una tragica realtà . L’esperienza anglosassone insegna molte cose.

La sostenibilità del cavallo NON DPA nella sua fase improduttiva  è assai onerosa e piena di criticità che sono state  lasciate solo ed esclusivamente sulle spalle e sulla responsabilità dei proprietari (privati cittadini) che si ritrovano a gestire le ricadute delle problematiche sociali del  cavallo a fine carriera . Spesso si tratta anche di persone inconsapevoli che si trovano a dover affrontare una realtà inaspettata quanto scomoda. Ci sono poi i cavalli da corsa (trotto e galoppo) con periodi produttivi relativamente brevi, talvolta incerti, e che possono diventare improduttivi con ancora prospettive di vita lunghe. Dove finiscono tutti questi cavalli NON DPA ? Sono tutti al pascolo a godersi la pensione curati e accuditi? O sono  riciclati nel mondo dell’equitazione e del turismo ? Sono tutti destinati alla riproduzione? Siamo così sicuri?   E le istituzioni, dove sono ?  Questo è un grande tema di cui ogni tanto emerge una qualche problematica.

 

 

 

 

Ad un certo punto del cammino coevolutivo  tra uomo e cavallo sono cambiate le regole e i costumi sociali, il cavallo sportivo diventa una specie non macellabile per garantire la sicurezza sociale (alimenti sani) e per assecondare la mutata sensibilità  nei confronti di animali tanto vicini alle dinamiche umane (principi ideali di comportamenti collettivi). Delle ricadute e dei problemi se ne deve far carico però solo il privato cittadino o il volontariato dedicato, ultimi attori di una lunga serie a cui resta in mano la paglia più corta.

Oggi l’allevatore che fa nascere il puledro è anche il primo proprietario che deve fare l’opzione di scelta. Per ovvie ragioni, nel caso di cavalli sportivi, l’opzione Non DPA è quella più praticata essendo auspicabile che il puledro di oggi sia venduto domani e possa percorrere la sua carriera più o meno produttiva di atleta. Il problema del destino finale rimandato e proiettato in un futuro ipotetico. Molti animali possono infatti anche morire per varie ragioni, oltre alle patologie gravi anche a causa del maltrattamento e delle tecnopatie da allevamento, allenamento e gare . Ai proprietari successivi non è data la possibilità di cambiare l’opzione da non Dpa in Dpa mentre è possibile il contrario (da DPA A NON DPA).

Non è però neppure infrequente che ci siano anche cavalli DPA,allevati e utilizzati per l’equitazione e l’ippica oltre a quelli allevati specificatamente per la produzione di carni equine. Il proprietario che detiene cavalli DPA è un OSA (operatore alimentare) per cui, secondo la legge, deve ottemperare alle prescrizioni dei regolamenti sanitari . I cavalli DPA hanno accesso solo ai farmaci a loro consentiti che sono sempre meno sul mercato perché una parte dell’industria del farmaco, ben prima del contesto sportivo, ha decretato le categorie di sere A e serie B , privilegiando ovviamente  il cavallo Non DPA e lasciando il povero DPA orfano di molti farmaci. I proprietari di animali NON  DPA, i loro  detentori e tutti gli operatori del settore che gravitano attorno all’indotto  non devono sottostare a regole sanitarie e alla  burocrazia relativa non dovendo garantire alcun tipo di sicurezza alimentare per la salute umana.

Dunque, a fronte di un iniziale entusiasmo per una ambigua tutela del cavallo amico dell’uomo, non si è affrontato  il problema di un mutamento epocale e culturale così forte che pochi hanno cercato di interpretare con una certa obiettività ed onestà intellettuale. Per rendere sostenibile e percorribile questo cambio culturale sono necessarie cognizioni di causa, risorse, investimenti, pascoli e competenze, oltre che all’ingrediente principale della responsabilità condivisa da tutti gli attori,  per evitare che il cavallo sia ancora la vittima finale della “questione animale” irrisolta. Molte realtà istituzionali che gravitano attorno al mondo del cavallo  mostrano un  comportamento ambiguo che caratterizza la loro natura ipocrita quanto opportunistica.

Dapprima si esclude il DPA da una porzione del mondo sportivo, elevandosi a paladini della tutela animale, ma contestualmente  questo non succede nell’ippica. Poi ci si ripensa perchè effettivamente la macellazione non è un illecito e anche l’esclusione dei cavalli DPA dalle attività sportive in fondo è una discriminazione e una regola non condivisa, o forse più banalmente una mancata opportunità.  Assistiamo dunque ad un fenomeno che alcuni avevano previsto e delineato quando ancora la norma era in embrione al parlamento europeo. Ma anche quando è diventata una realtà applicata a livello nazionale pochi hanno voluto ascoltare e fare considerazioni sistemiche in una complessità di cui oggi vediamo bene le conseguenze. Si è preferito cavalcare l’entusiasmo della semplificazione e di una fantomatica tutela del cavallo piuttosto che percorrere la strada faticosa e onerosa della responsabilità condivisa.

Siamo quindi regrediti, eravamo partiti sostenendo l’inevitabile affermarsi dell’equide Non DPA quale espressione della nostra maturata civiltà e ci ritroviamo a dover ripensare e ritornare sui nostri passi. L’opzione del cavallo DPA è ancora una opportunità da considerare poiché, evidentemente, abbiamo fatto la pentola senza il coperchio.

Oggi si ripropone questa querelle ma i problemi reali si vivono sul campo dove mancano risorse e investimenti , dove uomini, bestie ed eroi (umani e non umani) affrontano  le difficoltà del quotidiano a prescindere da tutte le belle parole lasciate al vento, che si possono dispensare con generosità nelle fiere e nei proclami, come i patrocini, che non costano nulla ma fanno sempre bella figura.

Dott. Alessandro Battigelli

 

 

 

 

Alla Redazione di C.& C. è sembrato giusto e doveroso lasciare spazio al parere di chi lavora a stretto contatto con le problematiche in questione, sia dal punto di vista professionale che come proprietario di cavalli .  Un punto di vista che ci pare condivisibile e ci induce a riflettere. Auspichiamo con tutto il cuore in “tempi di sospensione” abbastanza lunghi vista la campagna elettorale in corso con i soliti furbetti della poltroncina pronti a strumentalizzare tutti e tutto. Considerato l’arrivo imminente della ricorrenza di San Valentino, consigliamo a tutti di placare gli animi e dedicarsi con Desiderio Passione e Amore alle persone a noi più care.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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