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La “Caveja” dipinta da Maddalena Venturi con l’mmagine di Sant’Antonio Abate

 

LA “CAVEJA” RITROVATA

Fortunatamente esistono ancora in giro per il mondo e per l’Italia, le figure dei Collezionisti che per loro passione e amore del bello si dedicano alla ricerca ed al restauro di manufatti del tempo che fu che in tanti casi, come il nostro qui descritto, rappresentano piccole opere d’arte della Civiltà Contadina. Purtroppo non c’è grande abbondanza di simili ritrovamenti perchè i nostri Collezionisti che lavorano e cercano simili cimeli nel libero-mercato non possono fare fronte alla potenza economica del Mercato d’arte clandestino che si accaparra inevitabilmente pezzi di grande pregio che purtroppo a discapito della “Cultura e della Conoscenza” vanno a finire all’Estero o chiusi in ville private. Questa Caveja invece, insieme a tante altre più o meno simili, e tanti oggetti inerenti la Civiltà contadina dei trasporti, il suo proprietario e Collezionista, Sig. Paganelli Silvano, spesso e volentieri li espone al pubblico in occasione di eventi a tema.

 

Fotografia di un Carro con buoi allestito per un giorno di festa presumibilmente fine ‘800

 

Buoi “vestiti” ai giorni nostri presso il Museo Etnografico “Sgurì” a Savarna -RA

 

Nella foto in alto possiamo vedere come venivano vestiti a festa i buoi, la Coperta ricamata e stampata a mano, il Fermacoperta lavorato in legno, e al centro fissata nel Timone del carro la Caveja.

Nei giorni di festa l’addobbo del carro con i buoi rappresentava per tutti una solenne manifestazione delle tradizioni contadine che ognuno in base alle proprie possibilità metteva in essere nel corso delle più importanti ricorrenze che a quei tempi erano solo ed esclusivamente “Religiose”. Poi con il tempo sono scomparsi i buoi e sono arrivate le automobili con relative feste dalla mamma, del papà, il giorno del nonno, il telefono azzurro e … lasciamo perdere che andiamo fuori-tema.

 

La Caveja in un modello “standard” con le anelle tonde.

 

Le due immagini Sacre dipinte dalla Maddalena Venturi sopra un tipico carro Romagnolo. Da sin. Sant’Antonio Abate e la Madonna delle Grazie Patrona di Faenza.

 

E’ doveroso fare un piccolo preambolo riguardo i Carri per capire meglio l’insieme. I Carri sostanzialmente si dividevano in due tipologie; il Carro tipico “Bolognese”, ricco di intagli e ferramenta battuta a mano, mentre il Carro Romagnolo era quasi sempre dipinto con colori vivaci. Non esistevano ancora i cantanti Rok, le Telenovele e gli AD Manager pertanto le figure ricorrenti e apprezzate in quasi tutti i carri erano Sant’Antonio Abate e San Giorgio che sconfigge il drago. Trattandosi di una Caveja tipica Romagnola (ha le anelle “squadrate”) è facilissimo che i disegni fossero stati realizzati dalla più nota pittrice di carri dell’epoca, certa Maddalena Venturi di Granarolo Faentino, come poi testimoniano le immagini presso che identiche che si vedono disegnate su di un carro a sua firma.

 

Caveja vista di fronte

 

Caveja vista nel retro.

 

 

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Caveja ad un solo anello rotondo, la “pagella” reca un’aquila “bicipite” a due teste (Napoleonica/Austriaca). Primi ‘800

 

 

Caveja a due anelle tonde, tre pomelli in ottone e due due “fedi” punzonate. Primi ‘800

 

Caveja Romagnola, nella “pagella” le due colombe che si abbeverano al “Calice della Vita”

 

Caveja a quattro anelle squadrate ad angolo, tipiche Romagnole, datate 1934

 

 

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