Stai guardando: Home » Sport, In Evidenza » 26/02/2017: BOYD THE KING, JÉRÔME THE DEVIL

 

Inarrestabile l’australiano dagli occhi di ghiaccio Boyd Exell: dopo aver vinto 5 tappe sulle 8 di qualificazione della FEI World Cup Driving 2016-2017 e dopo un primo giro a Göteborg con qualche incertezza che lo vedeva terzo dietro allo svizzero Jérôme Voutaz e all’ungherese Dobrovitz Senior, riusciva a mettere a segno nella gara finale con barrage la settima vincita del titolo di Campione della Coppa del Mondo Indoor. Una  conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, delle sue insuperabili capacità di guidatore ma anche dei suoi nervi di ferro. Purtroppo all’esaltazione per la vittoria fa da contrappeso l’ineluttabilità di un risultato praticamente scontato. Ben raramente il grande maestro è stato superato e in ogni caso solo i soliti noti sono riusciti ad interrompere le sue serie vincenti, vedi Ijsbrand Chardon nella scorsa edizione.

Ecco allora che il secondo gradino del podio conquistato dallo svizzero Jérôme Voutaz costituisce la vera notizia di questa edizione. Partito in sordina con un ultimo posto nella prima tappa di Stoccarda, reduce da un incidente due mesi prima nel concorso di Donaueschingen che lo costringeva ad effettuare la ricognizione del percorso con le stampelle – cosa che non gli impediva di rimanere ben ancorato alla serpa durante la gara – riusciva poi ad attirare l’attenzione su di sé con un costante crescendo, dal 4° posto di Ginevra al 3° di Mechelen e al 2° di Lipsia fino alla vittoria nella prima competizione della finale di Göteborg. Ciononostante i pronostici della vigilia non lo davano come pretendente al podio, forse perché nessuno più dà il giusto valore a delle performance in cui la regolarità sul percorso, una guida molto sensibile e l’estrema maneggevolezza dei cavalli riescono ad aver ragione di tanti inutili “smanettamenti”. Dopo la prima partecipazione a questo genere di gara con una Wild Card a Ginevra nella stagione 2014/2015, l’anno scorso si classificava 4° per poi migliorare quest’anno fino a raggiungere il secondo gradino del podio. Il suo commento è stato: “Nella finale ho fatto qualche errore nel maneggio delle redini, quindi c’è ancora margine di miglioramento” e, visto l’impegno e la passione, sicuramente le premesse sono molto promettenti.

Durante l’ispezione dei cavalli è ben evidente la ridotta statura di un Franches-Montagnes

Dopo la sua bella qualificazione per la finale di questa stagione invernale indoor inserendosi tra i 6 migliori del mondo il team svizzero aveva vissuto un’epopea incredibile: tre giorni di viaggio con 5 cavalle Franches-Montagnes, due soste presso amici degli attacchi, una traversata in battello ed eccoli a Göteborg per la loro seconda finale di questo livello. La competizione di sabato era molto importante per dare sicure indicazioni se le cavalle avessero sopportato bene il lungo viaggio. Jérôme era in gran forma e preciso più che mai ed ha lasciato alle spalle tutti i favoriti su un percorso veloce e tecnico che ben si adattava alle sue cavalle di piccola taglia, avvantaggiate nelle strettissime curve degli ostacoli tipo maratona e forse meno performanti sulle lunghe diritture. Durante il suo percorso e nel giro d’onore il meccanico svizzero in lacrime non cessava di indicare con il dito i suoi cavalli per presentarli al pubblico. Questo sarà sicuramente di grande aiuto nel rafforzare la notorietà della razza, anche se c’è ancora molto da fare perché gli allevatori capitalizzino i vantaggi di questa eccezionale vetrina, cominciando soprattutto col crederci …

Bravi noi, ma soprattutto brave loro!

Ma chi è Jérôme Voutaz?

E’ un giovane di 37 anni, single, che si guadagna da vivere lavorando a tempo pieno come meccanico in un’officina di Martigny, nel Cantone svizzero del Vallese. Terminato il suo impegno giornaliero inizia per Jérôme un’altra vita. Ogni sera e durante tutti i fine settimana in cui non è impegnato in gara, con qualsiasi tempo, spesso col buio, si reca alla fattoria “La Ferme des Moulins” dove i proprietari Pierre e Georgette Emonet allevano una trentina di bovine da latte ed una decina di razza Hérens da riproduzione, oltre a 15 cavalli di razza Franches-Montagnes, 7 dei quali, in comproprietà fra Pierre e Jérôme, sono destinati all’attività agonistica. Contrariamente a tutti gli avversari sportivi, Boyd Exell in testa, Voutaz ed il suo team sono ben lungi dal poter essere annoverati tra i professionisti: ognuno ha un altro lavoro a tempo pieno, non sono ricchi, non hanno cavalli di razze ambite, e per loro gli attacchi non sono un business, ma una vera passione. “Recentemente Exell ha venduto a degli spagnoli 6 cavalli a 100.000 Euro cadauno – spiega Voutaz – mentre i nostri cavalli, dei Franches-Montagnes che non erano nemmeno destinati a praticare lo sport degli attacchi, valgono solo qualche migliaio di franchi. Ad ogni modo, non sono in vendita!”.

Nemmeno le cavalle che hanno contribuito ai suoi brillanti risultati si possono considerare delle “professioniste”, visto oltretutto che partecipano non solo a gare di attacchi ma anche a competizioni di deforestazione nelle quali hanno già conquistato 2 titoli svizzeri di categoria. Voutaz ci tiene molto a liberare questa razza dai pregiudizi degli agonisti che la considera troppo grassa e maldestra per la competizione. In realtà, con il giusto allenamento, questi soggetti sostituiscono in breve tempo il grasso con un’ottima muscolatura che le rende capaci di ottime prestazioni. Chi considera questi cavalli alla stregua di cavalli a sangue freddo a causa del loro temperamento particolarmente tranquillo, si sbaglia. “Essi sono molto versatili e riescono molto bene ad adattarsi alle diverse richieste imposte a turno dalla maratona, dal dressage o dalla prova coni. E’ vero, sono tranquille, ma dispongono di una forte voglia di vincere” spiega Voutaz. Le quattro cavalle del team di Göteborg – 2 nate nel 2004 e 2 nel 2007 – sono cresciute insieme, sanno armonizzarsi perfettamente e costituiscono un’unica entità”.

Dietro ai successi di Voutaz c’è tuttavia una solida équipe. Ma soprattutto il via l’ha dato lui, Pierre Emonet.

“Avere un cavallo era il mio sogno di ragazzino. Quindi, quando ho acquisito la fattoria di Sembrancher vicina all’abitazione di Jérôme, ho ben presto comprato la mia prima cavalla, al tempo gravida”. Quando Pierre racconta come tutto è cominciato, gli si illuminano gli occhi, come se ritornasse indietro di 25 anni. Ora l’agricoltore possiede una quindicina di cavalli e ad essi dedica tutto il tempo libero. Quando il venticinquenne Pierre incontrò per la prima volta Jérôme, questi aveva solo 10 anni e gli piaceva andare di tanto in tanto a dare una mano in fattoria. Quello che però lo attirava maggiormente erano i cavalli. Un vicinato che ha unito i loro destini in una passione, un’impresa improbabile come solo un piccolo villaggio sa generare. Allora entrambi non sapevano nulla di cavalli e ancor meno di attacchi. Volendo progredire su basi sicure si iscrissero entrambi nel 2004 ad un corso per l’ottenimento del brevetto e si lanciarono insieme nelle piccole gare locali. Quando nel 2010 si trattò di affrontare il gradino successivo, quello della licenza per poter gareggiare in gare nazionali di completo, Pierre insistette perché si iscrivesse solo Jérôme. “Aveva più talento di me” ammette. Poi le stagioni si susseguirono ed i progressi furono veloci. “Il mio ruolo è cambiato col passare dei tempi – dice Pierre. Non riuscendo a liberarmi per tutte le gare all’estero, rivesto più raramente le funzioni di groom ma questo non mi crea dei problemi, non mi sono mai sentito frustrato o geloso. Ormai ci intendiamo alla perfezione, come una vecchia coppia”. Sì, una vecchia coppia che non discute neppure su questioni economiche. “Tutto è chiaro tra di noi: io mi occupo di quello che attiene ai cavalli, alla loro cura, al loro mantenimento, mentre Jérôme s’incarica di quanto concerne le competizioni, trasferte comprese”.  Se l’impresa funziona da così lungo tempo è perché tra i due uomini le faccende sono chiare, improntate più al buon senso che basate su contratti, anche se la loro passione risulta essere piuttosto cara. “Siamo solo noi due a prendere le decisioni. Ma c’è anche un altro fattore importantissimo. La mia età un po’ più avanzata mi permette di mantenere le idee chiare ed evitare le follie che ci lascerebbero sul lastrico.”

Fortunatamente i successi in gara hanno attirato negli ultimi anni qualche sponsor: campione Svizzero di tiri a quattro nel 2013, dopo aver conquistato il bronzo nell’anno precedente ed aggiudicandosi poi l’argento l’anno successivo e vincitore del CAI di Signy/Sui nel 2016 oltre a numerosi piazzamenti in importanti concorsi internazionali all’estero. “Capita che gente innamorata dei Franches-Montagnes venga alla Ferme des Moulins con una busta, spesso piuttosto piena. E poi ogni anno organizziamo una cena dei sostenitori che riunisce anche 350 persone. Sono momenti incredibili!” racconta ancora Jérôme.

A Göteborg il team svizzero ha vinto circa 8000 franchi per il titolo di vice-campione del mondo, al lordo di tasse ed altre deduzioni. Alla fine non resterà molto. “Non è grave. Gli attacchi sono una passione e un hobby. E’ anche il modo migliore per spendere il nostro salario” ammettono ridacchiando Jérôme e Pierre. A prova del fatto che i cavalli fanno parte della famiglia, basti dire che Pierre ha rifiutato di noleggiare i suoi Franches-Montagnes ad un americano per la stagione invernale ed è insorto asserendo: “Non sono delle automobili!”.

The winners in the prize giving ceremony FEI World CupTM Final Driving, Jérome Voutaz (SUI), Boyd Exell (AUS) and Koos de Ronde (NED) Photo (FEI/Stefan Lafrentz)

Gli spunti per riflettere sono tanti. Al lettore trarne le conclusioni.

 

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