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IVREA, anticamente sotto l’impero Romano “Eporedia” – Stazione di Cambio dei cavalli – ultimo baluardo in zona Italica e punto di partenza per migliaia di uomini a cavallo e sopra ai carri, alla conquista di nuovi territori. Aggiornamento della situazione al 2016. Armate assetate di vendetta, provenienti non si sa da dove (internet?), formate da Vegetariani, Vegani, Ecologisti, Animalisti, Qualunquisti e Pressapochisti, hanno decimato le truppe a cavallo e sopra ai carri, ancora una volta, il passato ritorna prepotentemente di attualità. Oggi 19 febbraio 2017 abbiamo visto qui a Ivrea centinaia di cavalli e migliaia di persone a contorno, veramente fiere e onorate di poter passare un paio di settimane in compagnia di quel bellissimo animale chiamato CAVALLO. Al momento non esiste in tutto lo stivale Italico una zona come quella del Canavese capace di raggruppare così tante persone che, come nell’antica “Eporedia”, fungono da ultimo baluardo per gli appassionati del Cavallo attaccato!  Che dire?  Nulla. E’ ora di fare!  Il Canavese, i Carri, i Cavalli e le sue genti … Patrimonio dell’Umanità subito, prima che sia troppo tardi!! 

 

 

 

 

 

 

 

Il nuovo carro “L’Ariete del Sacro Cuore”

 

IVREA 19 Febbraio 2017

Mossi dalla solita curiosità giornalistica, siamo andati a vedere una settimana prima del famoso Carnevale di Ivrea con getto delle arance, i preliminari di questo evento carnevalesco che coinvolge migliaia di persone amanti del nobile equino.  Arriviamo nella tenuta di campagna alle porte di Ivrea di Nino Pisarà dove è situato il campo base del Team “L’Ariete del Sacro Cuore” e per non intralciare troppo i preparativi, partiamo subito con qualche domanda a due esperti:

Emanuele Gastaldo e Luca Zacchia: “I primi carri utilizzati per il carnevale erano normalissimi carri per il trasporto di fieno o legname con dei teli dipinti sistemati lungo il perimetro dei lati raffiguranti antiche scene di battaglie Medievali. Con il passare degli anni e con la popolarità acquisita dalla manifestazione, si sono usati via via carri più moderni e funzionali che potessero unire in un tutt’uno la praticità e la sicurezza per gli occupanti ed il pubblico, senza dimenticare poi la leggerezza per aiutare i cavalli incaricati del tiro. La “pannellatura” dipinta del nostro carro è stata costruita con appositi supporti saldati e avvitati ad un normalissimo carro con ruote gommate molto simile ad un Break-Wagonette di grandi dimensioni. Questa soluzione permette, una volta terminato il Carnevale, di utilizzare la carrozza sportiva con i cavalli per tante altre manifestazioni a carattere equestre. Alcuni invece (forse con più posto a disposizione nelle rimesse) prediligono lasciare il carro montato fino al Carnevale dell’anno successivo.

 

Lo scheletro del “Carro da Getto” in ferro e alluminio denominato “Castello”

 

 

Emanuele Gastaldo e Luca Zacchia con Anna Ollearo ci parlano dei retroscena del loro Carro da Getto.

 

 

 

 

Emanuele G. e Luca Z.  “Il nome del nostro Carro da Getto deriva dall’omonima Chiesa che si trova nel nostro Rione di Ivrea chiamato San Bernardo e risale ad oltre 60 anni fa. I due pannelli laterali sono stati interamente dipinti a pennello seguendo gli originali disegni del tempo incisi su antiche pergamene del XII Secolo che narravano l’episodio della ribellione della popolazione di allora qui residente, contro il Signore e tiranno del Castello. Tutti i Carri da Getto che si vedranno in questi giorni portano dipinti dei nomi che in qualche modo richiamano le tradizioni delle proprie contrade, mentre tutti indistintamente cercano di raffigurare una o più scene che rievocano gli episodi di sangue del tempo. Trattandosi di un evento che con il passare degli anni ha acquisito carattere internazionale con turisti che arrivano un po’ da tutta Europa, e per evitare i soliti “deplorevoli e patetici” fai da te, nel 2013 la Fondazione Organizzatrice del Carnevale di Ivrea ha commissionato uno studio al Politecnico di Torino per regolamentare la costruzione dei Carri. Chiaramente lo scopo della ricerca storica è stato quello di regolamentare la costruzione e l’estetica dei carri ponendo dei vincoli e delle regole alle quali attenersi per il giusto decoro e prestigio che si merita uno dei più antichi Carnevali d’Italia“.

 

Inizio del lavoro a opera dell’artista che segue fedelmente i tratti dell’antichissima stampa

 

 

La freccia a sin. indica la Canzone del Carnevale mentre la freccia a destra l’apertura per lo scarico delle arance che tirano gli Aranceri a piedi nelle Piazze

 

La Canzone del Carnevale

 

Opera conclusa “alla perfezione”, complimenti!

 

GLI ARANCERI.  Al Carnevale di Ivrea esistono da sempre gli Aranceri a piedi e gli Aranceri sopra i carri, anche le squadre degli Aranceri a piedi, come quelle dei carri, hanno la loro Storia.

LA STORIA DELLA SQUADRA  (di Anna Ollearo)

Nel lontano 1965 al “Caffè Roma” in Piazza di Città un gruppo di giovani decise di fondare una nuova squadra di aranceri.
Questo gruppo era formato da Mario Paggi, Mario Zanotti, Beppe Telatin, Dino Petrossi e Dario Regalio (Drago). La nuova squadra doveva essere forte, piena di spirito, aggressiva in battaglia per conquistare il prestigio del primato: per questo fu scelto il nome ed il simbolo della Pantera Nera, sinonimo di egemonia e di conquista territoriale.
Con 22 iscritti la squadra partecipò al Carnevale del 1966.
La Pantera combattè dapprima in piazza di Città, poi in piazza Ottinetti, quindi, per due anni in piazza Ferrando ed in ultimo in piazza Rondolino. Piazza di Città era stata assegnata ufficialmente ai Picche e alla Morte; noi della Pantera, che avremmo voluto combattere in tale piazza, nel 1966 lanciammo una sfida a quelle due squadre. La battaglia la vincemmo noi, eravamo i più forti, i più generosi e i meglio organizzati. Il 5 marzo del 1975 fu stilato un documento, sottoscritto dalle 8 squadre di Aranceri allora presenti al Carnevale e dal comitato organizzatore, con cui veniva accordato alla Pantera il diritto per 8 anni di sfidare i tiranni dei carri in Piazza di Città per un giorno.
Dal 1975 al 1986 la Pantera è stata la squadra più numerosa e più amata dai giovani: ci sono 60 bambini quali mascottes.
Nel 1975 il comitato indisse una nuova sfida tra gli aranceri: “il Palio” e quella prima edizione ci vide vincitori assoluti. Nel 1976 fummo vincitori assoluti per tiro e per i colori della divisa; e come massimo riconoscimento ci guadagnammo sul campo “l’Arancia d’oro”.
Petrossi, il capo fondatore della Pantera Nera, nel 1977 ricevette un grande riconoscimento: l’assegnazione del primo trofeo “Walter Grava” da parte degli Scorpioni d’Arduino, in memoria di un loro amico e capo di sempre.
Purtroppo dopo qualche mese il caro Petrossi ci lasciò per sempre; il direttivo della squadra decise di ricordare l’amico scomparso con un trofeo alla memoria dedicato alla famiglia.

 

 

Affollatissimo lo Stand delle … Pantere Nere!

 

Nel 1981, nella sfilata del sabato sera, tra lo stupore e l’entusiasmo della città, gli Aranceri della Pantera Nera furono accompagnati da due magnifiche pantere nere in carne ed ossa. Qualche anno dopo ripetemmo la sfilata con il nero ed aggraziato felino. Il 1983 ci vide nuovamente vincitori del Palio dopo un avvincente e combattuto spareggio con i Diavoli. In quegli anni le squadre iniziarono a fare delle feste rionali subito dopo la sfilata e la Pantera Nera istituì i suoi momenti aggregativi in piazza Fillak, nostro rione giallo-nero. Ormai da un paio di anni accogliamo aranceri, amici, turisti in Piazza Balla ma sempre con grande affetto e dopo aver mangiato e bevuto, chi vuole può fare quattro salti presso la nostra discoteca mobile.
Nel 1995, per il nostro trentennale di fondazione, con i nostri cugini dello Scorpione d’Arduino organizzammo una grande festa in Piazza di Città con musica e stupendi laser che solcando il cielo disegnavano i simboli delle due squadre e la figura di un arancere nel momento della battaglia.
Nel 1994 il Drago ricevette con voto plebiscitario il trofeo “Walter Grava”.
Nel 2005 fummo i vincitori assoluti per la combattività.
Chi non vuole partecipare direttamente alla battaglia, trova ugualmente un ambiente sereno e coinvolgente. Da noi idee, progetti, iniziative sono le benvenute e si può anche dare una mano all’organizzazione della squadra partecipando all’imbandieramento della città o in quei mille lavori che favoriscono la crescita della Pantera Nera.

 

La nostra “Guida” Anna Ollearo della squadra degli Aranceri  “Pantera Nera”

 

Tutti i guidatori dei Carri da Getto sono obbligatoriamente iscritti ad un apposito “Albo dei Cavallanti” al quale si accede comunicando le proprie referenze. Negli ultimi anni il numero dei guidatori è abbastanza stabile e segue a ruota quello dei Carri da Getto che si è assestato in un numero che varia dai 48 ai 54.

A proposito di “Referenze” siamo andati a curiosare sui trascorsi di Rocco Cordera e salvo dimenticanze, ecco cosa abbiamo trovato. Anno 2004 – BRONZO ai Campionati Italiani di Completo a San Rossore (PI), BRONZO ai Campionati Italiani di Combinata a Punta Ala (GR). Anno 2011 – ORO ai C. I. Combinata a Migliarino Pisano (PI) e ARGENTO a Caravino (TO). Anno 2016 – L’anno scorso (2016) all’Internazionale di Attacchi di Chablis in Francia con una brillante 6° posizione otteneva la qualificazione per una eventuale selezione dei driver che rappresenteranno l’Italia ai Campionati del Mondo di Pariglie del 2017 che si svolgeranno in Settembre a Lipica/Slovenia.

 

Ore 6,30 del mattino. Che “nessun dorma” – siamo Gente di Cavalli!

 

Rocco Cordera ci spiega che le “treccine” devono essere dispari e indicativamente nel numero di 13. La ventata di novità di questo anno 2017 è stata quella di ritornare al vecchio sistema di fare le treccine e dipingere il Carro “come una volta”. Chiaramente una volta non c’erano le stampe laser o digitali e tutto si dipingeva a mano, stessa cosa per gli addobbi dei cavalli con le mascherine cucite dalla nonna all’uncinetto e le treccine decorate con fili di paglia e non con addobbi fantascientifici e sintetici.

 

Le “treccine”

 

Specialista “Internazionale” del settore, la moglie di Rocco Cordera, Evelin Huyghe

 

Preparativi del sabato

 

Anche se la parola dominante di questo Carnevale è LA BATTAGLIA delle povere arance, tutto il resto è sempre all’insegna della passione e collaborazione tra i proprietari dei Carri e dei relativi cavalli. Tutti hanno dentro al cuore una grande passione per il cavallo ma non tutti hanno dentro la scuderia quattro cavalli ben addestrati al tiro per condurre un carro importante come quello da Getto. Ecco che in occasioni come queste emergono tutti i lati positivi (la maggioranza quasi assoluta) della Gente di Cavalli. In men che non si dica ecco tra timone e volata infilarsi ognuno al proprio posto quattro bellissimi cavalli  Frisoni dal classico mantello morello. Alle redini un campione della specialità attacchi come Rocco Cordera che chilometro dopo chilometro valuterà la giusta posizione e attitudine di ogni soggetto onde evitare spiacevoli “fuori programma”.

 

Driver di lunga data e attento ad ogni dettaglio: Rocco Cordera

 

IL commento di ROCCO CORDERA, Guidatore al Carnevale di Ivrea da 25 anni.

“Tutti i Carri da Getto, con i relativi guidatori e cavalli provengono da un’area circoscritta del Canavese dove da tempi immemorabili esiste la passione per il Cavallo. Come Guidatore aggiungo alcuni particolari sul Carro da getto che mi riguardano da vicino. Fino all’anno scorso avevamo un Carro che pesava circa 13 quintali. Per un tiro a quattro cavalli poteva andare bene, alle volte per mancanza di una pariglia si dovevano attaccare solo due cavalli e purtroppo con le persone sopra risultava un po’ troppo pesante. Quello nuovo di quest’anno pesa sui 900 kg e si presta bene sia per l’attacco a pariglia che per un tiro a quattro. Stando alle ultime regole un Carro con una pariglia può trasportare 10 persone più 2 guidatori a cassetta, mentre un tiro a quattro cavalli può trasportare 12 persone (gli Arancieri) più i due guidatori.  I Carri con pariglie hanno un numero (1.2.3. ecc.) mentre i Carri con quattro cavalli hanno una lettera (A.B.C. ecc.). Al posto di guida ci possono stare due o tre persone rispettivamente: Guidatore, 2°Guidatore e Capo Carro”.

 

Si provano i cavalli, alcuni insieme per la prima volta.

 

 

 

Preparazione del tiro a quattro presso la Cascina di Nino Pisarà.

 

Ci troviamo alla Cascina di NINO PISARA’ adibita a punto di partenza per questa Presentazione Ufficiale dei Carri da Getto di domenica 19 febbraio 2017.  In questi spaziosi locali, oltre a svariati comodi box per i cavalli, anche una comoda rimessa per le carrozze e i finimenti di varie fogge e modelli. Una sala è naturalmente riservata ai preziosi finimenti firmati “Moirano” che per tradizione e per dovere devono indossare i cavalli del Carnevale. E’ chiaramente un onore poter sfoggiare finimenti della tradizione italiana costruiti interamente a mano da Maestri Sellai come i Moirano che da tantissimi anni portano avanti le tradizioni della Selleria Italiana nel mondo. Giochiamo d’anticipo per una domanda che viene spontanea sulla bocca di tutti: il prezzo? Per un tiro a quattro cavalli bisogna preparare più o meno 50.000 euro, poi si procede per eventuali dettagli. Possiamo dire che questi finimenti seguono l’andamento di barche e motoscafi da crociera o fuoriserie di lusso, leggermente in crescita considerato il penoso mercato delle imitazioni “fai-da-te che non sei capace”.

 

Una grande squadra tutta molto affiatata e compatta!

 

Finalmente qualcosa di interessante!

 

 

Rocco Cordera con la moglie Evelin e le loro due bambine

 

Rocco Cordera: “Abbiamo detto che sia con attacchi a due che a quattro cavalli ci devono essere sul carro i due guidatori e il Capo Carro, che nella giornata di oggi non indossano la maschera protettiva trattandosi della Presentazione Ufficiale, mentre il giorno della “Battaglia” è assolutamente obbligatoria. In base ai miei 25 anni di esperienza devo ammettere che nessuno si è mai permesso di tirare con violenza o cattiveria delle arance ai guidatori o tanto meno ai cavalli. C’è però da fare una considerazione importante: nei primi anni del Carnevale ci potevano essere cinque o sei Carri con una cinquantina di persone intorno a piedi, mentre ai giorni nostri si parla di 52/54 Carri che devono “combattere” con una media di 2.000/2.500 persone sistemate in ognuna delle piazze designate per la battaglia. Con una simile moltitudine di persone che per svariati e interminabili minuti lanciano in direzione dei Carri centinaia di arance è diventata prassi obbligatoria, sancita da apposito regolamento, indossare un corpetto protettivo e una maschera al volto. Per sintetizzare e fare meglio capire tutta la messa in scena, coreografia inclusa, diremmo che gli Aranceri sul carro rappresentano la nobiltà che difende il tiranno, mentre gli Aranceri a piedi sono i rappresentanti del popolo oppresso e vessato dal tiranno“.

 

 

Rocco Cordera alle redini

 

 

Partenza dalla Cascina di Nino Pisarà direzione centro di Ivrea. Tempo di percorrenza: 30 minuti.

 

ROCCO CORDERA: “Come detto in precedenza, alla base di ogni carro da getto c’è una squadra di amici e appassionati che contribuiscono con le loro professionalità, qualunque esse siano. L’importante è fare qualcosa per il Carro! La nonna che ricama una cuffia, il nonno che lucida un finimento, la mamma che fa una treccia e l’amico che quando hai sete ti versa una birra!

Inizialmente, anni or sono, il Carro era intestato a Domenico Moia, oggi il Capo Carro è Manuele Gastaldo e siamo insieme da 16 anni. Parliamo ora dei quattro cavalli Frisoni che volere o volare restano gli indiscussi protagonisti di questo Carnevale.

Destro di volata: “Guido” – 10 anni, stallone. Proprietario: NINO PISARA’

Sinistro di volata: “Willy” – 17 anni, castrone. Proprietario:  FRANCESCO  VILLANZUOLI

Destro di timone: “Geron” – 7 anni, castrone. Proprietario: GIOVANNI CROSA

Sinistro di timone: “Chicco” – 10 anni, stallone. Proprietario: LORENZO ALBERICO

 

 

 

 

Dopo le “mani che stingono le redini” anche il Look ha la sua importanza!

 

UNA RAPIDA VOLATA VERSO IL CENTRO DI IVREA DOVE INIZIANO A CONFLUIRE TUTTI I CARRI DA GETTO CHE IN QUESTO 19 Febbraio 2017 SONO 54 !

 

 

 

 

INCONTRIAMO VECCHI AMICI E CON LORO SCAMBIAMO DUE PAROLE PERCHE’ … C’E’ SEMPRE E CONTINUAMENTE BISOGNO DI IMPARARE!

 

Aldo Bessero con Anna Ollearo attenti a non perdersi lo spettacolo dei carri.

 

 

 

 

 

 

Tanti gli amici che si ritrovano al Carnevale. Mario Venegoni e Renato Bruzzone circondati da belle Signore.

 

Dopo aver incontrato il Dott. Aldo Bessero, incontriamo l’Avv. Renato Bruzzone che ci racconta di un incontro “Cultural Storico” del Carnevale 2016.

 

Qui la Caserma Lamarmora fronteggiava l’aulico Palazzo Mazzonis dalle linee classicheggianti e, a latere, spiccava l’edificio, stile littorio, sulla cui facciata era delineata la gigantografia dei possedimenti coloniali in Africa. Allora corso Botta si incontrava con la polverosa via Circonvallazione da cui due volte al dì passava la sferragliante tranvia Ivrea-Santhià, luogo questo fra i più “trafficati” della città; ivi transitavano fin dal mattino birocci, bighe trasporto vitelli, carri botte, tombarelli stracarichi di sabbia della Dora ancora grondante e, spesso, anche carretti trainati a mano colmi di verdure e primizie. Momenti irripetibili di vita contadina! Meno frequentemente, ma più piacevole per noi ragazzini, era il veder sopraggiungere i calessini al trotto per poi tentare di competere con i veloci destrieri sciamandogli dietro. Di quando in quando passavano carrozze dirette chissà dove…  Rarissima invece la visione del “Landaulet” del Vescovo, dal bel colore verde scuro, con cui il porporato si recava in visita pastorale ai confini della Diocesi. E proprio nel fabbricato d’angolo con via Palestro nel detto cortile “Bardessono” aveva la sua fucina il maniscalco Giuseppe Vercellone pubblicizzata sopra il portone d’ingresso con una grande insegna in ferro battuto. Il novello Vulcano, grembiule di cuoio, non appena s’accorgeva dell’arrivo del carro atteso per il lavoro, magari con la tenaglia in mano dell’opera ancora in essere sulla forgia, sbucava lesto lesto nel corso per osservare il passo dell’animale e coglierne così, in movimento, eventuali difetti d’appiombo. D’improvviso m’è parso di risentire la musicalità del suo gesto antico ed il ritmo cadenzato del martello sull’incudine seguito dalla ripresa ferrigna in sobbalzo del martello del garzone con la sensazione dell’acre pervasivo odore dell’unghia ancora fumigante dal calco del ferro rovente sciiuuuuuuu…   L’attigua bottega del sellaio Carena completava poi il luogo magico. All’interno, appese alle pareti, incombevano grosse collane con borchie e bastoni filettati, fruste di Nole, mazzi di crini per pettorine antimosche, briglie consunte in un angolo, e, su di un banchetto, mezze lune di Blanchard luccicanti, barattoli nerastri di pece per la “tra” (filo da sutura del cuoio), fustelle, punzoni, sellerine e poi rotoli di pellame e ritagli di cuoio dappertutto; roba da stampa inglese del ‘700.

 

 

Allora la vita scorreva così, con il passo lento del TPR (Tiro Pesante Rapido) accompagnato dal cigolio di qualche “fuso” fin troppo usurato, ecologica ninna-nanna del carrettiere che, sonnecchiante sul pianale, gambe ciondoloni sulla stanga, si lasciava condurre, sicuro, dal suo fido “Morello”. Ogni tanto si udiva qualche schiocco di frusta e la lanterna ciondolante sotto l’assale pareva anch’essa risvegliarsi. Per non parlare del passaggio di carri carichi all’inverosimile con i barrocciai sprofondati, su, in alto in mezzo ai covoni, tanto che le redini sembravan dritte dritte svanir nel nulla. Questo era un mondo a parte e l’Albergo “Corona d’Italia” con stallaggio e cambio cavalli in fondo alla corte era, a suo modo, luogo di aggregazione; chissà di quante storie, vicende, contrattazioni concluse con una semplice stretta di mano e fors’anche di qualche baruffa per un bicchiere di troppo, sono stati muti osservatori quei muri, mentre i cavalli stanchi, alla cavezza, “frangean” la lor scarsa profenda. Ancor più si animava il luogo durante la festa patronale di San Savino per la tradizionale fiera equina tutt’intorno alla romanica dominante Torre di Santo Stefano. 

 

 

Nel parco sotto gli alberi pervadeva, rumoroso, un universo di cultura agreste, fatta di consuetudini, esperienze, folclore, basti pensare alle scorrerie su e giù per il corso con i cavalli alla “longia” eccitati da sonori schiocchi di frusta, alle trattative ad oltranza per strappare qualche centesimo dal prezzo (allora il risparmio era regola di vita), alle prove di forza degli animali nella piazza del Rondolino con una trave tra i raggi del carro –magari anche zavorrato – per saggiarne lo spunto. E poi, colori, colori, tanti colori, nitriti, vociare indistinto ed ovunque profumo di fiera viva…

Sensazioni che la memoria ha fatto rivivere, intense, anche nei particolari, all’epoca quasi insignificanti ora invece magistrali tocchi di pennello del tempo perduto. Par quasi di rivedere il valligiano riconoscibile dalla particolare camminata, zaino in spalla che con il bastone ritorto saggia la reattività di un mulo sfiorandogli appena la groppa, il commerciante di foraggi, che, strappata, furtiva, una manciata di fieno dal carro, la odora (se profuma di tabacco è di buona qualità!), il contadino che con il rosso foulard annodato di traverso al collo e calzettoni di lana grezza solleva ad una ad una le zampe del “bardotto” di cui gli erano stati decantati i mille e mille pregi, il cestaio di Cossato annodare i vimini di roggia, l’impagliatore di sedie della Val Chiusella seduto a terra tra le sue paglie ed il pastore accovacciato presso il “burnel” intento ad intagliare zufoli e trottole di legno. Immancabile poi la predicente zingara dalla lunga treccia corvina.

 

 

E perché non ricordare le allegre monferrine del “duo” Cerina (mandolino) e Tumera (chitarra)?   Per quei conosciutissimi giullari eporediesi “aventi sede” alla Barra di Ferro, nota bettola della città, un buon bicchiere di Barbera offerto da commensali sistemati alla buona su balle di paglia tra le possenti groppe degli animali costretti ai canapi, era il “LA” per un pezzo vernacolare a richiesta; poi con l’immancabile “Piemontesina bella” s’accomiatavano… e l’asino accanto da par suo salutava muovendo, repentine, le orecchie.

Al termine della sagra, chi soddisfatto per gli acquisti, chi insoddisfatto per l’invenduto, tutti comunque hanno lasciato un’orma ancor oggi affascinante, non certo evanescente come la polvere sollevata dagli zoccoli del cavallo lanciato dal padrone, ebbro, al gran galoppo sulla via del ritorno, via che portava più a destini che a destinazioni. Grazie Aldo!   (testo a cura di Renato Bruzzone)

 

 

 

L’Avv. Renato Bruzzone durante la Conferenza

 

 

 

Per tutti coloro che dal vivo avessero piacere di passare un pomeriggio diverso dal solito ascoltando rare e preziose pillole di cultura equestre sul mondo della carrozza e dintorni, l’Avv. Renato Bruzzone ha sempre aggiornato il suo calendario di Conferenze a tema in numerose eleganti dimore di tante città Italiane. Nella foto a fianco lo vediamo impegnato al Museo Storico di Pinerolo.

 

 

DOPO UN PICCOLO INTERMEZZO CULTURALE, DOVEROSO IN QUESTI TRISTI TEMPI DI IMMAGINI SENZA UN PERCHE’, SEGUIAMO LE BATTUTE FINALI DEL CARRO DA GETTO “L’ARIETE DEL SACRO CUORE”

 

 

 

Concentratissimo Rocco Cordera alle redini.

 

Rocco Cordera 1°guida al fianco Nino Pisarà 2°guida.

 

 

 

 

Interpreti da Cinecittà !

 

Da svariati anni è stata introdotta una simpatica Premiazione per valorizzare maggiormente l’aspetto estetico e spettacolare della manifestazione; conoscendo l’esperienza e la professionalità di Tatjana Falconi e Giuseppe Del Grande possiamo certificare che l’operazione di immagine è perfettamente riuscita.

 

Qualificatissima e di grande livello la Giuria per l’assegnazione dei premi. Tatjana Falconi e Giuseppe Del Grande

 

Terminiamo qui la nostra “insalatona mista” fatta di racconti e immagini: tocca ora a voi, gentili lettori, “condirla” a piacere e digerirla nel migliore dei modi. Questa cronaca si riferisce alla Presentazione dei Carri da Getto che si è svolta a Ivrea domenica 19 febbraio 2017 (4 giorni fa), tra due giorni (oggi è il 24 febbraio, venerdì) potrete assistere alla chiusura del Carnevale di Ivrea con la classica “Battaglia delle arance” di domenica 26 febbraio 2017.

 

W Il Carnevale di Ivrea – W I Carri – W I Cavalli – W I Guidatori – W Il Pubblico – e perchè no… W l’Italia (foto in alto)

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